domenica 4 gennaio 2026

ORANGE: Ritratto di una famiglia sportiva incredibile


 

Pascolati, un presidente con un grande aplomb, british style, ma mosso da una grande passione che lo morde e lo lacera dentro. Immancabile al Palabrumar con il suo fido destriero, pardon cane, che segue con la stessa passione il futsal astigiano. The gentleman

Caccialupi. Uomo organizzativo e gestionale di un fenomeno del futsal astigiano che ha sulle sue spalle decine di ragazzi per un movimento ramificato in città e nella provincia. Passione orange, anche un po’ granata, scaramantico alla follia. Il Regista.

Max Iglina, l’interfaccia di Caccialupi ma addetto alle cose pratiche: dai colori delle maglie alla panchina, con gli inserimenti sul sito della Divisione, nonché accompagnatore della squadra. Sguardo burbero ma cuore grande. Il Sergente di ferro.

Patanè, l’uomo degli schemi, dell’approccio giusto al mondo del futsal.
Un grande teorico e motivatore, interprete autentico del
futsal made in orange, capace di trasformare idee e principi in identità di gioco. Geloso dei suoi segreti applicati, li custodisce con rigore quasi maniacale, come ogni vero studioso del dettaglio. Si concede una tregua solo quando sorseggia un po’ del suo mate, momento di calma apparente prima di tornare a leggere il campo, le persone, le dinamiche. Patanè non si limita a guidare una squadra, ma costruisce metodo, mentalità e visione. Motivatore

Ibra. Di lui Boskov avrebbe detto, come per Gullit: “È come un cervo che esce dalla foresta”. Molto meno prosaicamente, lui esce dal Tanaro e lo fa con grinta. Grande promessa mantenuta del futsal, è maturato tantissimo nel corso della stagione e il suo dribbling è ormai registrato alla SIAE. Il Ruggito.

Edo Piazza, detto il Condor. Una new entry di questa stagione, prestanza fisica notevole e somiglianza con il calciatore del Cesena e del Milan Agostini: da lì il nickname che è ormai diventato un marchio di fabbrica. Uomo dell’ultimo minuto, pardon secondo. Il Rapace.

Itria. Il Cannibale è tornato a giocare nel suo palazzo e ha ancora una fame atavica. Fiuto pazzesco della rete e abilità talentuosa nel sapersi trovare al posto giusto nel momento giusto. L’Insaziabile.

Curallo: Eleganza in campo e lucidità fuori. La passione per lo studio lo accompagnerà presto a diventare avvocato a tutti gli effetti, con l’esame di abilitazione attualmente in corso. In parquet è simbolo di fair play, equilibrio e calma: una presenza che trasmette tranquillità ai compagni nei momenti più delicati e iconici della partita. L’elegante

Francalanci. Una barriera che si è affinata nel corso delle ultime due stagioni. Da ruvido marcatore che non concede nulla agli avversari a fine realizzatore, con puntate improvvise lascia sempre il segno nella partita. Memorabile il suo scontro con Sardella dell’Energy, fatto di sportellate al limite. The Wall.

Vitellaro. El Peluca, per via della sua passione per il giocatore del Milan Bacca, sembra la trasposizione della canzone Bartali del chansonnier Conte, capace di risolvere le contese con giocate brillanti e sovrapposizioni uniche. Il cantastorie

Montauro. L’algoritmo orange, per la sua qualità di saper giocare in modo sopraffino, di dare la carica nel momento giusto così come di controllare, quando si deve, il match. Si fa sempre trovare pronto e non si nasconde mai. Il Metronomo.

Merlo, un numero dieci di vecchia scuola, dovessimo dare i numeri come nel calcio a undici. La visione, l’estro, la qualità e il piede alla Juninho Pernambucano o alla Edgar Bertoni se parliamo di calcio a 5. Non a caso trova spesso nel suo guardaroba la maglia azzurra. Il dieci

Cavallo, Crazy Horse: passione orange che si manifestava anche quando lo trovavi sulle balaustre a fare il tifo e che ha portato lo stesso entusiasmo in campo. L’indomito.

Amico. Il ruolo è quello più solitario del futsal, perché devi difendere quei centimetri quadrati che separano la felicità e la gioia dal dolore, ma ha sviluppato un timbro vocale che lo fa risuonare in tutti i palazzi. La Sicurezza.

Davi. Il Carnevale di Rio potrebbe essere il suo soprannome perfetto: mai visto arrabbiato, sempre solare e con un sorriso che non conosce confini. La gioia applicata allo sport. Anche quando tutto va male, lo ammiri per la sua caparbietà nel trovare un messaggio positivo, sempre e comunque. La gioia

Angelino, Caracciolo, Ferrara, Bisco, Alves, Cesari sono la futura nidiata degli Orange, sempre in grado di sfornare prospetti e profili che calcheranno i parquet d’Italia per una passione che non conosce confini. La cantera

Simona Merlone, il medico, ormai diventata una colonna e una presenza costante. Il fatto di indossare la tuta orange, ormai una seconda pelle, la qualifica come dirigente-tifoso sul campo: la passione la si vede tutta. L’anima

Stefano Ghidella, il social media manager come si dice prosaicamente ma più semplicemente il collega e l uomo in grado di non perdere l’attimo, con un piglio giornalistico, e di immortalarlo con una canzone che di solito è tutta un programma. Event manager

Bruno Scavino. Uno sport ha bisogno di risorse e di passione e Bruno rappresenta perfettamente questo binomio vincente. Ma il discorso andrebbe allargato a tutti coloro che, a vario titolo, contribuiscono a una storia di successo (a prescindere dal risultato sul campo) con attenzione e vicinanza. I mecenati

Pubblico. Parlare di futsal ad Asti è come parlare di religione. Qui, nel corso degli anni, si è sviluppata una vera e propria passione, determinata dalla qualità fatta mettere sul campo da Giovannone di uno sport veloce e unico, capace di far innamorare per i suoi virtuosismi (la foto dello scudetto è li a suggellare un patto tra sport e territorio). Un pubblico caldo, ma che, se diventasse caldissimo, farebbe diventare il Palabrumar come lo stadio Alberto José Armando di Buenos Aires, più conosciuto come la Bombonera. Il sesto uomo

avremo dimenticato qualcuno ? probabilmente si,  ma tutti coloro che si riconoscono in questo ritratto di fatto fanno parte attiva di una famiglia che ha scelto un colore vivo e combattivo: l’Orange

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