I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazione dei cittadini. Quando l'affluenza è troppo bassa, anche consultazioni molto dibattute possono trasformarsi in un fallimento politico.
Un esempio emblematico è il plebiscito del 9 agosto 1931 in Prussia, allora il più grande Stato della Repubblica di Weimar. Promosso dall'organizzazione nazionalista e antirepubblicana Stahlhelm, il referendum puntava a sciogliere anticipatamente il Landtag prussiano e a far cadere il governo socialdemocratico di Otto Braun.
Nonostante una campagna molto intensa e il sostegno di diverse forze ostili al governo, gli elettori non risposero in massa all'appello. Alle urne si presentò appena il 39,21% degli aventi diritto, ben al di sotto del quorum del 50% richiesto dalla legge. Di conseguenza, il referendum fu dichiarato nullo e il Landtag rimase in carica.
Il caso dimostra come un referendum possa trasformarsi in un boomerang per i suoi promotori. La mancata partecipazione, infatti, può rappresentare non solo disinteresse, ma anche una scelta politica: in presenza di un quorum, l'astensione può diventare uno strumento attraverso cui gli elettori decidono di non favorire il raggiungimento dell'obiettivo referendario.
La storia offre numerosi esempi di consultazioni fallite proprio per la scarsa affluenza. Il plebiscito prussiano del 1931 ricorda che il successo di un referendum non dipende soltanto dal consenso raccolto tra chi vota, ma anche dalla capacità di coinvolgere una parte significativa dell'intero corpo elettorale.






