Si
chiamava Charles Coward.
E il paradosso della sua vita è tutto
nel suo cognome: “Coward”, vigliacco. Perché nella realtà fu
esattamente il contrario.
Sergente della British Royal Artillery, venne catturato dai tedeschi vicino a Calais nel maggio del 1940. Ma già nelle prime ore di prigionia tentò più volte la fuga, iniziando una lunga serie di evasioni che negli anni lo resero uno dei prigionieri britannici più problematici per i tedeschi.
Coward aveva una capacità fuori dal comune: sapeva osservare, adattarsi, interpretare ruoli. In una delle sue fughe riuscì persino a fingersi un soldato tedesco ferito all’interno di un ospedale militare. La messinscena funzionò così bene che il personale tedesco arrivò ad assegnargli la Croce di Ferro, una delle principali decorazioni del Reich, convinto che fosse uno dei loro. Un soldato britannico decorato dai nazisti senza che loro se ne accorgessero.
La storia di Charles Coward sembra inventata, ma è reale. E racconta bene quanto, a volte, il coraggio non abbia nulla di spettacolare: è sangue freddo, intelligenza, ostinazione e la capacità di non smettere mai di cercare una via d’uscita.


