venerdì 20 marzo 2026

Orange alle Final Four: gruppo, consapevolezza e voglia di provarci


 

Le Final Four di Coppa Italia rappresentano il coronamento di una stagione straordinaria per gli Orange, culminata con la promozione in A2. Un percorso costruito su solidità e continuità, come sottolinea Fabio Montauro: «È il frutto di un lavoro intenso, soprattutto nel girone d’andata, dove abbiamo costruito le basi del nostro cammino».

Determinante, però, è stato il gruppo. «Abbiamo affrontato momenti difficili ma siamo sempre rimasti uniti – spiega il vice capitano Simone Vitellaro – ed è stata proprio questa la nostra forza. Ora vogliamo giocarci tutto fino alla fine».

Sulla stessa linea Alessandro Merlo: «Arrivare fin qui non era scontato, ma abbiamo dimostrato di poter competere a questi livelli grazie alla compattezza della squadra».

Ora la sfida con Russi, avversario solido e organizzato. Serviranno determinazione, lucidità e spirito di squadra. Gli Orange arrivano alle Final Four con entusiasmo e la consapevolezza di potersi giocare le proprie carte.

giovedì 19 marzo 2026

Quando la storia pesa: la gaffe di Trump e il rischio della memoria usata male


Le parole, in politica internazionale, non sono mai neutre. E quando toccano la storia, possono diventare ancora più pesanti. È quanto accaduto nelle ultime ore quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, rivolgendosi al premier giapponese durante un confronto sul tema dell’Iran e degli attacchi preventivi, ha dichiarato: “Voi siete esperti di attacchi preventivi”Una frase che, nel contesto delle relazioni tra Stati Uniti e Giappone, richiama inevitabilmente un riferimento storico preciso: l’attacco di Pearl Harbor del 1941. Un episodio che non è solo un fatto militare, ma una ferita profonda nella memoria americana e, allo stesso tempo, un passaggio cruciale nella storia giapponese.

Il risultato è stato un evidente imbarazzo da parte del premier giapponese, colto in un momento che ha trasformato un confronto geopolitico in un cortocircuito storico e simbolico. Non si tratta semplicemente di una battuta infelice. È qualcosa di più. È il segnale di quanto sia delicato maneggiare la memoria storica nelle relazioni internazionali, soprattutto tra Paesi alleati che hanno costruito nel tempo un equilibrio basato anche sulla rielaborazione condivisa del passato.

Per capire la portata di quella frase, basta immaginare analogie altrettanto fuori luogo: come se un premier italiano, rivolgendosi a quello tedesco, ricordasse con leggerezza le imboscate di Teutoburgo, oppure se un leader francese, parlando con il sovrano britannico, evocasse con sarcasmo la tradizione rivoluzionaria di “tagliare la testa ai re”. Paragoni volutamente estremi, ma utili a far comprendere quanto certe immagini, anche se lontane nel tempo, restino cariche di significato.

La politica internazionale si muove su un equilibrio sottile fatto di parole, simboli e memoria. E proprio per questo richiede misura, consapevolezza e rispetto. Una frase fuori posto può incrinare un clima, alimentare tensioni o semplicemente creare un disagio che, pur non producendo effetti immediati, lascia tracce nei rapporti diplomatici.

C’è poi un elemento ulteriore: il contesto. Il riferimento è arrivato mentre si parlava di attacchi preventivi e della situazione iraniana, un tema già di per sé estremamente sensibile. Inserire in questo scenario un richiamo storico così delicato rischia di spostare l’attenzione dal merito della discussione alla forma, indebolendo il messaggio politico.

Le gaffe in politica esistono e spesso vengono archiviate rapidamente. Ma non tutte hanno lo stesso peso. Alcune rivelano uno stile comunicativo, altre una sottovalutazione dei contesti, altre ancora – come in questo caso – mostrano quanto sia facile scivolare quando si intrecciano storia e attualità senza la necessaria attenzione.

Perché la storia, soprattutto quella condivisa tra nazioni, non è mai solo passato: è parte integrante del presente e delle relazioni tra i Paesi. E usarla con leggerezza, anche solo per una battuta, può trasformarsi in un errore politico prima ancora che comunicativo.



domenica 15 marzo 2026

Verso le Final Four di Coppa con tanta energy in corpo


Trasferta lombarda contro l’Energy per gli Orange, ultima uscita di campionato al termine di una settimana che ha messo a dura prova nervi ed emozioni.

Prima la promozione conquistata davanti al pubblico di casa, poi – martedì – la qualificazione alle Final Four di Coppa Italia. Una doppietta di traguardi che avrebbe fatto perdere la trebisonda a chiunque. Non ai giovani Orange, però. Pur in versione rimaneggiata e con qualche assenza importante, la squadra è scesa in campo con l’unico obiettivo possibile: difendere l’onore del proprio marchio. La partita si è subito messa in salita. I padroni di casa lombardi hanno trovato due reti nel primo tempo, costringendo gli Orange a inseguire. A mitigare il ritardo ci ha pensato Montauro, accorciando le distanze e riaprendo una sfida che sembrava complicarsi.

Nella ripresa, però, è venuto fuori lo spirito della squadra. Gli Orange hanno alzato ritmo e intensità, giocando con coraggio e determinazione. Il pareggio è arrivato ancora una volta grazie al nostro Algoritmo, che ha riportato il match in equilibrio. Da quel momento i ragazzi di mister Patanè hanno provato anche a vincerla, spingendo con generosità e cercando il colpo decisivo. Ma alla fine, sulla ruota lombarda, è uscita la X. Un pareggio che vale molto più di quanto dica il risultato. Per quello che si è visto in campo è un punto solido, meritato e corroborante, che prepara al meglio l’assalto alle Final Four. Ora all’orizzonte c’è la sfida contro la forte squadra Russi, dominatrice dell’altro girone di categoria.

Se c’è un’immagine che racconta questa stagione degli Orange è semplice:
una squadra che ha lottato su ogni singolo pallone. Non ci sono molti aggettivi per descrivere l’impegno di questi ragazzi.Solo uno spirito che non si è mai spento, partita dopo partita.



 

venerdì 13 marzo 2026

Guardati dalle Idi di marzo


 

Alla vigilia delle Idi di marzo del 44 a.C., una figura quasi dimenticata della storia pronunciò una frase destinata a diventare leggenda. Era l’indovino Spurinna, che secondo le fonti antiche avvertì Giulio Cesare del pericolo imminente: “Guardati dalle Idi di marzo”. Non era una profezia nel senso moderno del termine, ma l’interpretazione di segni e presagi secondo la tradizione religiosa romana.

Nel mondo antico la divinazione non era considerata superstizione, bensì uno strumento di lettura del futuro. Gli aruspici e gli auguri osservavano il volo degli uccelli, le viscere degli animali sacrificati, i fenomeni naturali. In quella cultura, politica e religione erano strettamente intrecciate e il potere stesso cercava spesso legittimazione nei presagi.

Secondo il racconto di Plutarco, Cesare non ignorò completamente l’avvertimento. Il 15 marzo, incontrando l’indovino lungo la strada verso il Senato, gli disse con ironia: “Le Idi di marzo sono arrivate”. Spurinna rispose con una frase rimasta famosa: “Sì, ma non sono ancora finite”. Poche ore dopo, Cesare veniva assassinato nella Curia di Pompeo.

Quell’episodio mostra quanto il potere, anche ai suoi livelli più alti, fosse permeabile al timore del destino. La previsione di Spurinna non cambiò il corso degli eventi, ma dimostra il peso simbolico che la previsione aveva nella mentalità romana.

Ancora oggi, quella scena continua a evocare una domanda universale: se il futuro sembra annunciarsi davanti a noi, siamo davvero capaci di ascoltarlo? A volte la storia suggerisce che il potere più grande non sia prevedere il destino, ma avere il coraggio di prenderlo sul serio.

mercoledì 11 marzo 2026

Un anno memorabile qualunque sia l'epilogo finale. Verso le Final Four


Se fosse un film con Russell Crowe si potrebbe chiamare “Un’ottima annata”. Se fosse un’opera d’arte sarebbe la La nascita di Venere. Se fosse una partita di calcio entrata nella leggenda sarebbe il Italia–Germania 4-3. Ma la bellezza che sta regalando questa stagione Orange non ha paragoni. Per raccontarla bisogna scavare nella memoria e tornare indietro di dieci anni, a quel rigore di Ramon che consegnò lo scudetto agli astigiani e aprì una pagina indimenticabile della storia.

Oggi quella storia sembra aver ritrovato nuova linfa. Con la larga vittoria contro i vicentini del Cornedo, Patanè ha centrato con una squadra interamente autoctona tutti gli obiettivi della stagione: campionato vinto, finali di Coppa raggiunte e Under 19 qualificata per la decima volta alle finali di Coppa Italia. E il campionato giovanile non è ancora finito: anche lì gli Orange guidano la classifica. Alla domanda sul perché di questo successo, Patanè ha parlato di una filosofia prima ancora che di una squadra: un gruppo cresciuto nel tempo, con serietà e lavoro quotidiano, senza mai farsi travolgere dall’entusiasmo ma costruendo passo dopo passo.

Lo si è visto al PalaBrumar, contro Cornedo: il tunnel di Francalanci a un monumento come Amoroso, l’anticipo di Angelino su Del Gaudio. Non è irriverenza, è la voglia di crescere, la dimostrazione che ogni giocatore sente di poter dare qualcosa in più. La partita è stata lo specchio della stagione: un primo tempo di attesa, prudente, poi lo shock dell’uno-due veneto. Ma questa squadra non va in affanno, respira, si ricompone e, trascinata dal suo capitano, cambia il destino della gara. Proprio come ha fatto durante tutto l’anno.

Certo, nel futsal anche gli episodi contano e a volte aiutano. Ma in casa, quest’anno, nessuno ha dettato legge – eccezion fatta per Crema – ed è lì, tra le mura amiche, che gli Orange hanno costruito il loro percorso. Adesso si va alle finali con la leggerezza di chi ha già raggiunto qualcosa di grande e con la consapevolezza di avere ancora molto da dire. Senza pressione, ma con la forza di un gruppo che sa quello che vale. E se da quelle finali dovesse arrivare qualcosa di più, qualcosa che assomigli a una coppa, allora non sarà soltanto un’ottima annata.

Sarà una stagione destinata a restare nella memoria di Asti



domenica 8 marzo 2026

Asti Elite è Orange Futsal


 

La lunga marcia degli Orange verso l’élite è fatta. Serviva un punto, e quel punto è arrivato. Ma quella contro Crema è stata molto più di una semplice partita. Di fronte c’era una squadra tosta, una di quelle che non mollano mai. E nel futsal lo sai: l’imprevedibilità è sempre dietro l’angolo, basta un attimo e la partita cambia volto. All’inizio sembra tutto sotto controllo. Gli Orange giocano bene, tengono il campo e poi, quasi all’improvviso, si scatena la tempesta. Angelino rompe l’equilibrio, poi nel giro di pochi minuti arrivano i colpi in rapida successione di Vitellaro e Montauro, due volte. Tre gol in tre minuti che mandano in visibilio il palazzetto. A orchestrare tutto c’è un capitano Ibra in versione monumentale, capace di far impazzire la difesa ospite con giocate e movimenti che aprono spazi ovunque. Il tabellone dice 4 a 0 e le occasioni continuano ad arrivare. La difesa lombarda fatica a reggere l’urto, il pubblico spinge e il traguardo sembra lì, a pochi passi. Ma il futsal è fatto anche di episodi. Una punizione dal limite a cinque minuti dalla fine del match riapre tutto: Greco trova il pertugio giusto e dà nuova energia a Crema. La partita cambia ritmo, gli ospiti iniziano a crederci davvero e quando mancano cinque minuti succede quello che nessuno si aspettava. Girardi, con grande astuzia sotto porta, finalizza tre azioni consecutive e in un attimo il risultato torna in equilibrio: 4 a 4.



Per un momento un brivido attraversa il palazzetto e corre lungo la schiena degli Orange. Ma è proprio lì che la squadra dimostra maturità. I ragazzi si compattano, stringono i denti e difendono con lucidità l’ultimo minuto, chiudendo ogni spazio e portando a casa il punto che serviva. E quel punto vale tantissimo. Perché se si guarda indietro, solo due anni fa questa squadra chiudeva il campionato all’ultimo posto, pur mostrando già lampi di qualità. Oggi molti di quei ragazzi sono ancora qui. È la filosofia Orange: crescere insieme, puntare sulla cantera, costruire nel tempo un gruppo vero. Il risultato è un percorso che parla da solo: campionato vinto, quarti di Coppa Italia e qualificazione alle Final Four di Coppa Under 19 per la decima volta. Se il futsal è uno stile di vita, ad Asti questa passione è decisamente di casa. E questa squadra continua a dimostrarlo, partita dopo partita.

8 marzo: il coraggio delle donne che la storia ha dimenticato. La guerra negli occhi - edizione Golem


Nel racconto della Seconda guerra mondiale le donne compaiono spesso ai margini, quasi fossero figure di contorno in una storia scritta soprattutto dagli uomini. Eppure molte di loro hanno vissuto, combattuto e scelto con lo stesso coraggio. Il libro La guerra negli occhi, pubblicato da La guerra negli occhi per Golem Edizioni, restituisce proprio questo sguardo umano sulla guerra, fatto di volti, vite e decisioni difficili.

Tra le storie più intense c’è quella di Maria Raskova, aviatrice sovietica diventata un simbolo del coraggio femminile. Fu lei a convincere Stalin a creare reparti aerei composti interamente da donne. Tra questi il celebre 588º reggimento bombardieri notturni, passato alla storia come le “Streghe della notte”. Pilotavano vecchi biplani di legno e tela, senza radar né protezioni, spegnendo i motori prima dell’attacco per planare silenziosamente sugli obiettivi.

Era una guerra combattuta con mezzi fragili ma con una determinazione straordinaria. Quelle giovani pilote dimostrarono che il coraggio non ha genere e che anche nelle pieghe più dure della storia le donne hanno avuto un ruolo decisivo.

Ricordarle oggi significa restituire completezza alla memoria della guerra: non solo strategie e battaglie, ma persone. E tra quelle persone, molte donne che hanno guardato la guerra negli occhi senza voltarsi indietro.

Orange alle Final Four: gruppo, consapevolezza e voglia di provarci

  Le Final Four di Coppa Italia rappresentano il coronamento di una stagione straordinaria per gli Orange, culminata con la promozione in A2...