giovedì 5 marzo 2026

Una serata di storia e geopolitica con il Rotary


Una serata dedicata alla storia come chiave per comprendere il presente si è svolta nei giorni scorsi su invito del Rotary, del presidente Massimo Calliera e dell’avvocato Fabrizio Ponzano, promotori dell’incontro che ha riunito soci e ospiti in un momento di confronto e riflessione sui grandi temi della storia e della geopolitica.

Partendo dal libro La guerra negli occhi (Edizioni Golem), la serata si è sviluppata come un viaggio tra episodi storici, contesti internazionali e racconti che hanno mostrato come la storia non sia soltanto una successione di date, ma soprattutto un intreccio di vite, scelte e dettagli che permettono di comprendere davvero un’epoca.

Al centro dell’incontro il rapporto tra storia e presente: osservare gli eventi di oggi attraverso la lente del passato, cogliendo come le dinamiche geopolitiche e le vicende individuali siano spesso profondamente collegate.

La conversazione ha toccato anche il tema della ricerca storica, dell’importanza delle fonti e della cura dei particolari che permettono di ricostruire contesti e atmosfere, trasformando documenti e testimonianze in narrazione.

Particolarmente apprezzato il racconto di alcuni passaggi del libro La guerra negli occhi, che ha consentito ai presenti di immergersi in una storia in cui la dimensione umana si intreccia con quella degli eventi storici più ampi.

La serata si è così trasformata in una vera lezione di storia, capace di unire racconto, approfondimento e passione per il passato, dimostrando come guardare alla storia possa aiutare a comprendere meglio il mondo di oggi.






sabato 28 febbraio 2026

Nona vittoria consecutiva in casa. Sabato prossimo Match point

 

Un palazzetto caldo. Caldo come sa esserlo solo quando sente che qualcosa di grande sta per compiersi. E tra otto giorni diventerà caldissimo.

Di fronte una squadra tosta, l’Aosta, orgogliosa della propria cantera, in serie positiva e pronta a vendere cara la pelle. Alle spalle, invece, una sconfitta bruciante al Palacimbro di Sesto che aveva lasciato qualche interrogativo sulla tenuta del gruppo in questo finale di stagione.

Dubbi spazzati via in pochi minuti.

Pronti e via: Ibra e compagni azzannano la partita fin dalle prime battute, con la fame di chi sa che il destino non aspetta. Ad aprire le marcature è il solito Cannibale, caparbio e spietato nel mettere alle spalle del portiere valligiano la rete dell’uno a zero. Un gol che non è solo un vantaggio, ma una dichiarazione d’intenti.

Sbloccato il risultato, la strada si fa in discesa. Pur privi di Vitellaro e del Condor, la squadra non arretra di un centimetro. Sale in cattedra Bisco, che firma una doppietta d’autore, fatta di tecnica e determinazione. Il sigillo di Amico chiude il primo tempo e accende definitivamente il palazzetto: è una sinfonia orange, è un’orchestra che suona all’unisono.

Nella ripresa l’Aosta prova il tutto per tutto, inserendo subito il portiere di movimento. Ma la mossa non sortisce l’effetto sperato. La capolista resta lucida, feroce, compatta. Itria, Curallo e l’algoritmo Montauro mettono il ghiaccio sul match, blindando il risultato nonostante la doppietta di Veronesi che prova a rendere meno amara la serata dei valdostani.

È una vittoria che pesa, che profuma di traguardo. Ora manca un solo punto nelle prossime tre partite per sigillare un sogno che è lì, a portata di mano.

Un sogno che potrebbe diventare realtà alle Idi di marzo.

E allora sì, quel palazzetto sarà davvero incandescente.


domenica 22 febbraio 2026

A proposito di furti nelle tombe

Nell’Antico Egitto scrivevano sulle tombe: “Chi entrerà impuro e farà del male a questo sepolcro sarà giudicato davanti al grande dio.” I Romani erano ancora più pratici: “Se qualcuno violerà questo monumento…” e poi partivano sanzioni, maledizioni e pure multe. Perché oltre all’ira divina, c’era il portafoglio.Non era folklore. Era un messaggio semplice: le tombe non si toccano. Sono passati millenni. Abbiamo leggi, telecamere, assicurazioni, perfino gruppi WhatsApp di quartiere. Eppure c’è ancora chi entra in un cimitero per strappare il rame dai tetti. Non da una sola tomba, ma da una fila intera. Compresa la mia.

E allora, se proprio vogliamo aggiornare le antiche formule, potremmo incidere anche oggi qualcosa del genere: “Chi profana questo luogo non sarà giudicato dagli dèi, ma dalle telecamere. E se sfugge a quelle, dalla coscienza. Se ce l’ha.” Perché qui non si ruba solo rame. Si ruba rispetto. E il cimitero, spiace ricordarlo, non è una miniera self-service. Le civiltà cambiano, ma una regola resta sempre valida: i morti si rispettano. Anche senza bisogno di evocare faraoni.

 

Un pomeriggio troppo Real... ma ora sabato tutti al Palabrumar


 

Contro il Real Sesto – imbattuto nel girone di ritorno, squadra esperta e guidata da un allenatore come Di Lemma capace di plasmare carattere e organizzazione – l’Orange incappa nella seconda sconfitta stagionale lontano dal suo fortino, il PalaBrumar. Ma per un tempo è stata una sfida vera. Di quelle che si giocano con orgoglio e personalità. Colpo su colpo, senza arretrare di un passo. L’Orange ha guardato negli occhi un avversario in grande forma e ha dimostrato di potersela giocare fino in fondo. Poi l’episodio che cambia il destino di un pomeriggio: l’eurogol di Galvan. Una traiettoria imprendibile, una scintilla che spezza l’equilibrio e costringe i nostri a scoprirsi, a rischiare tutto pur di riaprire la battaglia. Il 6-1 finale è severo, forse oltre quanto raccontato dal campo, ma rientra nella logica di un campionato feroce ed equilibrato.

Nulla però cancella quanto costruito fin qui: traguardi importanti, crescita continua, una squadra che ha saputo stupire e meritare rispetto. Ora restano quattro battaglie. Tre si giocheranno al PalaBrumar, contro Aosta, Crema e Verona. Per continuare a inseguire il sogno servono quattro punti. Non è un’utopia. È una missione concreta.

Siamo padroni del nostro destino. Ma il destino si conquista. Nei prossimi due incontri serve il pubblico delle grandi occasioni. Serve un PalaBrumar che spinga, che ruggisca, che accompagni ogni azione. Adesso è il momento di stringersi. Adesso è il momento di esserci. Insieme, fino alla sirena

mercoledì 18 febbraio 2026

il coraggio delle parole: la Rosa Bianca



Nel cuore della Germania nazista, mentre il consenso attorno al regime sembrava compatto e la guerra devastava l’Europa, un piccolo gruppo di studenti scelse di opporsi. Non con le armi, ma con la parola. Si chiamavano La Rosa Bianca (Weiße Rose). Erano giovani universitari di Monaco di Baviera, uniti da una profonda convinzione morale: il silenzio di fronte all’ingiustizia equivale alla complicità.

Tra i membri più noti vi erano Sophie Scholl, suo fratello Hans Scholl e il professor Kurt Huber. Avevano poco più di vent’anni. Studiavano medicina, filosofia, teologia. Non erano militanti politici di professione, ma studenti che avevano maturato una crescente consapevolezza di fronte ai crimini del regime di Adolf Hitler.

Tra il 1942 e il 1943 scrissero e diffusero volantini clandestini nei quali denunciavano la persecuzione degli ebrei, la brutalità della guerra e la perdita delle libertà fondamentali. Invitavano i cittadini tedeschi a riflettere, a non accettare passivamente la propaganda, a riappropriarsi della propria responsabilità civile.

Il 18 febbraio 1943 Sophie e Hans Scholl furono arrestati mentre distribuivano volantini nell’atrio dell’Università di Monaco. Processati dal Tribunale del Popolo, furono condannati a morte e giustiziati pochi giorni dopo. La stessa sorte toccò ad altri membri del gruppo.

La propaganda del regime cercò di minimizzare l’episodio, sostenendo che, in un tempo di guerra totale, giovani come loro avrebbero comunque potuto trovare la morte al fronte. Era un modo per ridurre la portata politica e morale del loro gesto. In realtà, non morirono in guerra. Furono messi a morte per aver espresso un dissenso, per aver richiamato i propri concittadini a una responsabilità etica.

La Rosa Bianca rimane uno dei simboli più significativi della resistenza civile al nazismo: una testimonianza di come, anche nei contesti più oppressivi, la scelta individuale possa affermare la dignità della coscienza contro la violenza del potere.

Orange avanti in Coppa


 Sarà ancora il Cornedo l’avversario da battere nella corsa alle prime quattro della Coppa Italia di Serie A2. Le due formazioni si preparano a uno scontro che si preannuncia intenso e combattuto. Una sfida che vale il passaggio del turno ma che misura certezze, posizione e slancio mentale.

Negli ottavi di finale, la squadra di Patanè ha mandato un segnale forte superando l’Energy Saving con un netto 7-1. Una gara chiusa praticamente nei primi venti minuti, grazie a un approccio aggressivo, ritmo alto e grande concretezza sotto porta. Ogni occasione creata è stata capitalizzata con freddezza, mettendo subito in salita la serata degli avversari. Il primo tempo si è chiuso sul 3-0, frutto di una gestione ordinata del possesso e di transizioni rapide ed efficaci. La squadra ha mostrato compattezza tra i reparti e una buona lettura delle situazioni di gioco, concedendo pochissimo e mantenendo costante pressione offensiva. A inizio ripresa l’espulsione di un giocatore dell’Energy Saving ha cambiato ulteriormente l’inerzia del match: la superiorità numerica è stata sfruttata con lucidità per allungare nel punteggio e mettere definitivamente al sicuro il risultato. La gara, di fatto, si è indirizzata senza più possibilità di rientro.

L’Energy Saving ha provato a riaprirla inserendo il portiere di movimento a dodici minuti dalla fine, trovando anche una rete, ma la fase difensiva ha retto con compattezza, chiudendo linee di passaggio e concedendo pochissime conclusioni pulite. Gestione matura del vantaggio e controllo totale fino al triplice fischio.Una vittoria larga, che vale fiducia, morale e consapevolezza dei propri mezzi. Ma ora il livello si alza. Contro il Cornedo fischio d’inizio alle 19 di martedì 3 marzo.

lunedì 16 febbraio 2026

Breaking Bad Koivonen


 

La Lapponia era un deserto bianco. Il vento tagliava la pelle, il silenzio pesava più dello zaino. Aimo Koivunen sciava per restare vivo. Dietro di lui, il nemico. Davanti, solo neve infinita. Era esausto. Le gambe cedevano, la vista si offuscava. Nella tasca aveva il pervitin: piccole compresse distribuite ai soldati per restare svegli, per combattere la stanchezza, per non sentire il freddo. Doveva prenderne una. Solo una. Ma le mani tremavano. Il cuore batteva forte. In un gesto disperato, ingoiò tutte le pastiglie insieme.

Il mondo esplose in luce e velocità.

La fatica scomparve. La paura si dissolse. Sciò come se il vento lo spingesse, come se il suo corpo non avesse più limiti. Giorno e notte si confusero. La neve diventò un mare luminoso, il tempo un’eco lontana. Il pervitin lo teneva sveglio, lo bruciava dall’interno, lo trascinava oltre ogni soglia umana. Ma ogni miracolo ha un prezzo.

Il cuore correva più veloce degli sci. La fame diventò un vuoto feroce. Quando colpì una mina e venne scaraventato nella neve, il suo corpo era già al limite. Eppure si rialzò. Continuò. Sempre avanti. Quando lo trovarono, settimane dopo, era un’ombra: magrissimo, febbricitante, con il cuore impazzito. Ma respirava ancora. Il pervitin gli aveva dato ali di fuoco, spingendolo oltre l’impossibile. E in quell’inferno bianco, tra delirio e sopravvivenza, Aimo Koivunen era riuscito a fare l’unica cosa che contava:

restare vivo.

Una serata di storia e geopolitica con il Rotary

Una serata dedicata alla storia come chiave per comprendere il presente si è svolta nei giorni scorsi su invito del Rotary , del presidente...