domenica 8 marzo 2026

Asti Elite è Orange Futsal


 

La lunga marcia degli Orange verso l’élite è fatta. Serviva un punto, e quel punto è arrivato. Ma quella contro Crema è stata molto più di una semplice partita. Di fronte c’era una squadra tosta, una di quelle che non mollano mai. E nel futsal lo sai: l’imprevedibilità è sempre dietro l’angolo, basta un attimo e la partita cambia volto. All’inizio sembra tutto sotto controllo. Gli Orange giocano bene, tengono il campo e poi, quasi all’improvviso, si scatena la tempesta. Angelino rompe l’equilibrio, poi nel giro di pochi minuti arrivano i colpi in rapida successione di Vitellaro e Montauro, due volte. Tre gol in tre minuti che mandano in visibilio il palazzetto. A orchestrare tutto c’è un capitano Ibra in versione monumentale, capace di far impazzire la difesa ospite con giocate e movimenti che aprono spazi ovunque. Il tabellone dice 4 a 0 e le occasioni continuano ad arrivare. La difesa lombarda fatica a reggere l’urto, il pubblico spinge e il traguardo sembra lì, a pochi passi. Ma il futsal è fatto anche di episodi. Una punizione dal limite a cinque minuti dalla fine del match riapre tutto: Greco trova il pertugio giusto e dà nuova energia a Crema. La partita cambia ritmo, gli ospiti iniziano a crederci davvero e quando mancano cinque minuti succede quello che nessuno si aspettava. Girardi, con grande astuzia sotto porta, finalizza tre azioni consecutive e in un attimo il risultato torna in equilibrio: 4 a 4.



Per un momento un brivido attraversa il palazzetto e corre lungo la schiena degli Orange. Ma è proprio lì che la squadra dimostra maturità. I ragazzi si compattano, stringono i denti e difendono con lucidità l’ultimo minuto, chiudendo ogni spazio e portando a casa il punto che serviva. E quel punto vale tantissimo. Perché se si guarda indietro, solo due anni fa questa squadra chiudeva il campionato all’ultimo posto, pur mostrando già lampi di qualità. Oggi molti di quei ragazzi sono ancora qui. È la filosofia Orange: crescere insieme, puntare sulla cantera, costruire nel tempo un gruppo vero. Il risultato è un percorso che parla da solo: campionato vinto, quarti di Coppa Italia e qualificazione alle Final Four di Coppa Under 19 per la decima volta. Se il futsal è uno stile di vita, ad Asti questa passione è decisamente di casa. E questa squadra continua a dimostrarlo, partita dopo partita.

8 marzo: il coraggio delle donne che la storia ha dimenticato. La guerra negli occhi - edizione Golem


Nel racconto della Seconda guerra mondiale le donne compaiono spesso ai margini, quasi fossero figure di contorno in una storia scritta soprattutto dagli uomini. Eppure molte di loro hanno vissuto, combattuto e scelto con lo stesso coraggio. Il libro La guerra negli occhi, pubblicato da La guerra negli occhi per Golem Edizioni, restituisce proprio questo sguardo umano sulla guerra, fatto di volti, vite e decisioni difficili.

Tra le storie più intense c’è quella di Maria Raskova, aviatrice sovietica diventata un simbolo del coraggio femminile. Fu lei a convincere Stalin a creare reparti aerei composti interamente da donne. Tra questi il celebre 588º reggimento bombardieri notturni, passato alla storia come le “Streghe della notte”. Pilotavano vecchi biplani di legno e tela, senza radar né protezioni, spegnendo i motori prima dell’attacco per planare silenziosamente sugli obiettivi.

Era una guerra combattuta con mezzi fragili ma con una determinazione straordinaria. Quelle giovani pilote dimostrarono che il coraggio non ha genere e che anche nelle pieghe più dure della storia le donne hanno avuto un ruolo decisivo.

Ricordarle oggi significa restituire completezza alla memoria della guerra: non solo strategie e battaglie, ma persone. E tra quelle persone, molte donne che hanno guardato la guerra negli occhi senza voltarsi indietro.

giovedì 5 marzo 2026

Da Mazzini passando per Garibaldi fino a combattere con Custer, più che una vita un film


 

Ci sono uomini che sembrano attraversare la storia senza appartenere davvero a un solo luogo. Uomini che partono da un angolo d’Europa e finiscono per trovarsi, anni dopo, nel cuore di eventi che cambiano il destino di interi continenti. Carlo Camillo Di Rudio fu uno di questi uomini. Nacque a Belluno nel 1832, tra le montagne venete, in una famiglia aristocratica. Avrebbe potuto vivere una vita tranquilla, fatta di privilegi e di sicurezza. Ma l’Europa di quegli anni era attraversata da un vento nuovo, un vento che parlava di libertà e di popoli che volevano decidere il proprio destino. Le idee di Giuseppe Mazzini circolavano tra i giovani come un richiamo irresistibile. Non erano soltanto parole: erano una promessa di futuro.

Di Rudio ne rimase affascinato. Era giovane, inquieto, e sentiva che la sua vita doveva avere un significato più grande. Così, quando il Risorgimento italiano accese le rivolte contro il dominio austriaco, non ebbe esitazioni. Si unì ai volontari che combattevano per l’indipendenza. In quei giorni incontrò uno degli uomini più straordinari del suo tempo, Giuseppe Garibaldi. Garibaldi era molto più di un comandante: era un simbolo. Tra quei volontari non contavano i titoli nobiliari o le ricchezze, ma solo il coraggio. Di Rudio dimostrò di averne.

Ma il suo destino non era quello di fermarsi a una sola battaglia. L’Europa di metà Ottocento era un continente inquieto, attraversato da complotti e rivoluzioni. Alcuni patrioti italiani erano convinti che la causa dell’Italia potesse essere accelerata colpendo il potere che dominava il continente. Così nel 1858 Di Rudio si trovò coinvolto nel piano organizzato da Felice Orsini per uccidere l’imperatore francese Napoleone IIILa scena si svolse davanti all’Opera di Parigi. Era sera, le carrozze arrivavano tra le luci dei lampioni e la folla elegante si accalcava all’ingresso. Poi, all’improvviso, il fragore delle bombe squarciò la notte. Il piano però non riuscì. L’imperatore sopravvisse e i congiurati vennero catturati. Il processo fu rapido e severo. La sentenza per Di Rudio fu la condanna a morte.

In quel momento sembrava che la sua storia dovesse finire lì. Ma accadde qualcosa di inatteso: la pena fu commutata. Non la ghigliottina, ma la deportazione in una delle colonie penali più terribili dell’impero francese, nella Guyana sudamericana. Fu così che Di Rudio venne spedito nella famigerata Isola del DiavoloLì il tempo sembrava fermarsi. La giungla soffocava ogni cosa, l’aria era pesante, le febbri tropicali e il lavoro forzato spegnevano lentamente la vita dei prigionieri. Molti non sopravvivevano a lungo. Ma Di Rudio non era disposto a rassegnarsi. Continuava a pensare alla libertà, e a come riconquistarla. Una notte riuscì a fuggire insieme ad alcuni compagni. Rubarono una piccola imbarcazione e si lanciarono in mare aperto. Fu una fuga disperata, tra onde, fame e sete, senza sapere se sarebbero mai arrivati a riva. Eppure riuscirono a salvarsi. Dopo un viaggio lungo e incerto Di Rudio raggiunse prima l’Inghilterra e poi gli Stati Uniti.

Sembrava l’inizio di una nuova vita. Ma anche l’America stava attraversando una delle sue ore più drammatiche. Nel 1861 scoppiò la American Civil War, la guerra civile tra Nord e Sud. Ancora una volta Di Rudio scelse da che parte stare: si arruolò nell’esercito dell’Unione. Combatté come aveva già fatto in Europa, portando con sé l’esperienza delle rivoluzioni e delle guerre del Vecchio Continente. Terminata la guerra rimase nell’esercito. La sua carriera lo portò nel leggendario 7° Cavalleria, il reggimento comandato da uno degli ufficiali più celebri della frontiera americana, George Armstrong Custer. Le grandi pianure dell’Ovest erano allora il teatro di una nuova e dura frontiera, dove l’esercito degli Stati Uniti si scontrava con le nazioni native.

Nel 1876 quel reggimento entrò nella leggenda. Nelle praterie del Montana incontrò una grande coalizione di guerrieri Lakota e Cheyenne. Lo scontro passò alla storia come la Battle of the Little Bighorn. Fu una battaglia feroce e rapidissima. Il distaccamento guidato da Custer venne circondato e annientato. In poche ore il campo di battaglia si riempì di silenzio e di fumo. Eppure, ancora una volta, Di Rudio riuscì a sopravvivere. Si nascose lungo il fiume, tra i cespugli, rimanendo immobile per quasi due giorni mentre attorno a lui si muovevano i guerrieri vittoriosi. Solo quando la battaglia era ormai finita riuscì a ricongiungersi con i soldati americani rimasti.

Negli anni successivi continuò a servire nell’esercito fino al grado di maggiore e infine si ritirò in California. Morì nel 1910, lontano dalle montagne dove era nato. Guardando la sua vita sembra quasi impossibile pensare che appartenga a un solo uomo. Fu patriota del Risorgimento, cospiratore contro un imperatore, prigioniero in una colonia penale nella giungla e ufficiale della cavalleria americana nelle grandi pianure dell’Ovest. Servì le idee di Mazzini, combatté con Garibaldi e cavalcò nelle campagne militari di Custer.

Una vita che attraversa rivoluzioni, imperi e frontiere.
Una vita che sembra uscita da un romanzo, e che invece è stata interamente reale.

Una serata di storia e geopolitica con il Rotary


Una serata dedicata alla storia come chiave per comprendere il presente si è svolta nei giorni scorsi su invito del Rotary, del presidente Massimo Calliera e dell’avvocato Fabrizio Ponzano, promotori dell’incontro che ha riunito soci e ospiti in un momento di confronto e riflessione sui grandi temi della storia e della geopolitica.

Partendo dal libro La guerra negli occhi (Edizioni Golem), la serata si è sviluppata come un viaggio tra episodi storici, contesti internazionali e racconti che hanno mostrato come la storia non sia soltanto una successione di date, ma soprattutto un intreccio di vite, scelte e dettagli che permettono di comprendere davvero un’epoca.

Al centro dell’incontro il rapporto tra storia e presente: osservare gli eventi di oggi attraverso la lente del passato, cogliendo come le dinamiche geopolitiche e le vicende individuali siano spesso profondamente collegate.

La conversazione ha toccato anche il tema della ricerca storica, dell’importanza delle fonti e della cura dei particolari che permettono di ricostruire contesti e atmosfere, trasformando documenti e testimonianze in narrazione.

Particolarmente apprezzato il racconto di alcuni passaggi del libro La guerra negli occhi, che ha consentito ai presenti di immergersi in una storia in cui la dimensione umana si intreccia con quella degli eventi storici più ampi.

La serata si è così trasformata in una vera lezione di storia, capace di unire racconto, approfondimento e passione per il passato, dimostrando come guardare alla storia possa aiutare a comprendere meglio il mondo di oggi.






sabato 28 febbraio 2026

Nona vittoria consecutiva in casa. Sabato prossimo Match point

 

Un palazzetto caldo. Caldo come sa esserlo solo quando sente che qualcosa di grande sta per compiersi. E tra otto giorni diventerà caldissimo.

Di fronte una squadra tosta, l’Aosta, orgogliosa della propria cantera, in serie positiva e pronta a vendere cara la pelle. Alle spalle, invece, una sconfitta bruciante al Palacimbro di Sesto che aveva lasciato qualche interrogativo sulla tenuta del gruppo in questo finale di stagione.

Dubbi spazzati via in pochi minuti.

Pronti e via: Ibra e compagni azzannano la partita fin dalle prime battute, con la fame di chi sa che il destino non aspetta. Ad aprire le marcature è il solito Cannibale, caparbio e spietato nel mettere alle spalle del portiere valligiano la rete dell’uno a zero. Un gol che non è solo un vantaggio, ma una dichiarazione d’intenti.

Sbloccato il risultato, la strada si fa in discesa. Pur privi di Vitellaro e del Condor, la squadra non arretra di un centimetro. Sale in cattedra Bisco, che firma una doppietta d’autore, fatta di tecnica e determinazione. Il sigillo di Amico chiude il primo tempo e accende definitivamente il palazzetto: è una sinfonia orange, è un’orchestra che suona all’unisono.

Nella ripresa l’Aosta prova il tutto per tutto, inserendo subito il portiere di movimento. Ma la mossa non sortisce l’effetto sperato. La capolista resta lucida, feroce, compatta. Itria, Curallo e l’algoritmo Montauro mettono il ghiaccio sul match, blindando il risultato nonostante la doppietta di Veronesi che prova a rendere meno amara la serata dei valdostani.

È una vittoria che pesa, che profuma di traguardo. Ora manca un solo punto nelle prossime tre partite per sigillare un sogno che è lì, a portata di mano.

Un sogno che potrebbe diventare realtà alle Idi di marzo.

E allora sì, quel palazzetto sarà davvero incandescente.


domenica 22 febbraio 2026

A proposito di furti nelle tombe

Nell’Antico Egitto scrivevano sulle tombe: “Chi entrerà impuro e farà del male a questo sepolcro sarà giudicato davanti al grande dio.” I Romani erano ancora più pratici: “Se qualcuno violerà questo monumento…” e poi partivano sanzioni, maledizioni e pure multe. Perché oltre all’ira divina, c’era il portafoglio.Non era folklore. Era un messaggio semplice: le tombe non si toccano. Sono passati millenni. Abbiamo leggi, telecamere, assicurazioni, perfino gruppi WhatsApp di quartiere. Eppure c’è ancora chi entra in un cimitero per strappare il rame dai tetti. Non da una sola tomba, ma da una fila intera. Compresa la mia.

E allora, se proprio vogliamo aggiornare le antiche formule, potremmo incidere anche oggi qualcosa del genere: “Chi profana questo luogo non sarà giudicato dagli dèi, ma dalle telecamere. E se sfugge a quelle, dalla coscienza. Se ce l’ha.” Perché qui non si ruba solo rame. Si ruba rispetto. E il cimitero, spiace ricordarlo, non è una miniera self-service. Le civiltà cambiano, ma una regola resta sempre valida: i morti si rispettano. Anche senza bisogno di evocare faraoni.

 

Un pomeriggio troppo Real... ma ora sabato tutti al Palabrumar


 

Contro il Real Sesto – imbattuto nel girone di ritorno, squadra esperta e guidata da un allenatore come Di Lemma capace di plasmare carattere e organizzazione – l’Orange incappa nella seconda sconfitta stagionale lontano dal suo fortino, il PalaBrumar. Ma per un tempo è stata una sfida vera. Di quelle che si giocano con orgoglio e personalità. Colpo su colpo, senza arretrare di un passo. L’Orange ha guardato negli occhi un avversario in grande forma e ha dimostrato di potersela giocare fino in fondo. Poi l’episodio che cambia il destino di un pomeriggio: l’eurogol di Galvan. Una traiettoria imprendibile, una scintilla che spezza l’equilibrio e costringe i nostri a scoprirsi, a rischiare tutto pur di riaprire la battaglia. Il 6-1 finale è severo, forse oltre quanto raccontato dal campo, ma rientra nella logica di un campionato feroce ed equilibrato.

Nulla però cancella quanto costruito fin qui: traguardi importanti, crescita continua, una squadra che ha saputo stupire e meritare rispetto. Ora restano quattro battaglie. Tre si giocheranno al PalaBrumar, contro Aosta, Crema e Verona. Per continuare a inseguire il sogno servono quattro punti. Non è un’utopia. È una missione concreta.

Siamo padroni del nostro destino. Ma il destino si conquista. Nei prossimi due incontri serve il pubblico delle grandi occasioni. Serve un PalaBrumar che spinga, che ruggisca, che accompagni ogni azione. Adesso è il momento di stringersi. Adesso è il momento di esserci. Insieme, fino alla sirena

Asti Elite è Orange Futsal

  La lunga marcia degli Orange verso l’élite è fatta. Serviva un punto, e quel punto è arrivato. Ma quella contro Crema è stata molto più d...