C'è una figura che negli ultimi anni ha trovato una dimensione tutta sua nel racconto televisivo del calcio: il bordocampista. Nato per raccogliere sensazioni, umori e retroscena a pochi metri dalle panchine, oggi è diventato spesso il ponte tra il gioco e il divertimento. E forse va bene così. Perché ci sono partite che si raccontano con la tattica, i numeri e le statistiche. E poi ci sono le partite delle leggende, quelle in cui il risultato conta fino a un certo punto e dove il vero spettacolo è ritrovare personaggi che hanno scritto pagine di calcio e che oggi si concedono il lusso di raccontarsi con leggerezza.
È qui che il bordocampista trova il suo habitat naturale. Con una telecamera in mano e la libertà di muoversi ai margini del campo, diventa una sorta di esploratore del lato più umano del calcio. Raccoglie battute, sfottò, ricordi, provocazioni e aneddoti che altrimenti andrebbero persi. E come si fa a non sorridere davanti alle uscite di Senso d'Oppio (la maglietta sto yamal è da cineteca) o di Guarena? Come si fa a non divertirsi quando Ferrante, Tiribocchi o Pasquale Bruno alternano ricordi seri a battute che raccontano perfettamente l'atmosfera della giornata? E come non apprezzare le incursioni goliardiche di musicisti e personaggi come Matteo Baronetto che entrano nel gioco con lo spirito giusto?
In quei momenti il calcio torna ad essere ciò che è sempre stato: un grande racconto popolare. Non c'è nulla di costruito. Non ci sono conferenze stampa, dichiarazioni preparate o frasi studiate. C'è soltanto il piacere di stare insieme, di ricordare e di scherzare. Forse è proprio questo il segreto del successo di certe trasmissioni e di certi eventi. Far capire che dietro i campioni, dietro le maglie e dietro le carriere ci sono persone. Persone che sanno ancora ridere di sé stesse, prendere in giro gli amici di una vita e condividere con il pubblico un pezzo della propria storia. E allora ben vengano i bordocampisti quando riescono a catturare questi momenti.
Perché a volte una battuta racconta un personaggio meglio di una scheda tecnica. E una risata condivisa spiega il calcio molto più di tante analisi tattiche. Soprattutto quando in campo non ci sono soltanto ex giocatori, ma vecchi amici che per novanta minuti (pardon settanta) tornano ragazzi.



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