D.
La tua storia è quella di un ragazzo cresciuto in questo territorio,
che ha calcato parquet diversi ma che è tornato all’origine. Che
significato ha oggi indossare la fascia degli Orange?
R.
Tornare qui non è stato un passo indietro, ma una scelta
consapevole. Ho girato, ho visto altri ambienti, altri modi di vivere
il futsal, e tutto questo mi ha fatto crescere. Tornare agli Orange
significava riportare quell’esperienza a casa. Essere capitano oggi
vuol dire sentire una responsabilità che va oltre il campo: essere
un punto di riferimento, un equilibrio, una guida nei momenti
difficili. È qualcosa che sento mio.
D.
Il girone d’andata parla chiaro: 9 vittorie e 2 pareggi. Vi
aspettavate un rendimento del genere?
R.
Sapevamo di essere una squadra forte, ma i numeri non arrivano mai
per caso. Sono il frutto del lavoro quotidiano, dell’attenzione ai
dettagli e della maturità che abbiamo costruito nel tempo. Non
abbiamo mai guardato troppo avanti, abbiamo pensato partita dopo
partita. Questo equilibrio ci ha permesso di restare solidi anche nei
momenti complicati.
D.
In due anni siete passati dalle ultime posizioni a una squadra
dominante. Cosa è cambiato davvero?
R.
È cambiata la mentalità. Prima subivamo le partite, oggi le
gestiamo. Abbiamo imparato a soffrire senza disunirci, a vincere
senza esaltarci troppo. C’è stata una crescita collettiva: il
gruppo è diventato squadra. Ognuno sa cosa deve fare, dentro e fuori
dal campo, e questo fa la differenza.
D. Che giudizio dai al lavoro del mister in questo percorso?
R. Il mister ha avuto una visione chiara fin dall’inizio e soprattutto la forza di portarla avanti anche nei momenti più complessi. Ci ha dato un’identità precisa, regole condivise e fiducia, costruendo un percorso che non si è mai basato solo sul risultato immediato. Non ha mai abbassato l’asticella, nemmeno quando i risultati tardavano ad arrivare o quando sarebbe stato più facile cercare scorciatoie. Ha saputo valorizzare i singoli senza perdere di vista l’idea collettiva, facendo sentire ogni giocatore parte di un progetto più grande. Oggi raccogliamo ciò che lui ha seminato con pazienza: una squadra matura, consapevole dei propri mezzi e capace di affrontare le difficoltà con equilibrio e personalità.
D.
Nel futsal capita spesso di subire sfottò e talvolta anche insulti
dagli spalti. Come si reagisce?
R.
Fa parte del gioco, anche se non dovrebbe mai superare certi limiti.
La risposta migliore è sempre il campo. Personalmente cerco di
trasformare tutto in concentrazione, senza perdere lucidità. Da
capitano sento anche il dovere di proteggere i compagni più giovani:
il rispetto viene prima di tutto, ma la testa deve restare sulla
partita.
D. Come immagini il girone di ritorno?
R. Sarà più difficile dell’andata. Ora tutti ci conoscono, tutti vogliono batterci. Dovremo essere ancora più umili e determinati. Non possiamo permetterci cali di tensione. Se manterremo questo atteggiamento, potremo toglierci grandi soddisfazioni.
D. Cosa ti senti di promettere ai tifosi degli Orange?
R. Posso promettere impegno, serietà e rispetto per questa maglia. Ogni partita sarà giocata fino all’ultimo secondo. Siamo consapevoli di rappresentare una comunità e daremo sempre il massimo per renderla orgogliosa.
D. A livello individuale, ti sei posto un obiettivo?
R. Sì, l’obiettivo delle venti reti è uno stimolo personale, ma viene sempre dopo il bene della squadra. Se arriveranno quei gol e serviranno a vincere, sarà perfetto. Se servirà fare un passo indietro per aiutare il gruppo, lo farò senza esitazioni.
Nessun commento:
Posta un commento