Due giorni prima dell’inizio dell’Operazione Barbarossa, a Samarcanda accadde qualcosa che non aveva nulla di militare e tutto di simbolico: la tomba di Tamerlano venne aperta. Gli archeologi sovietici sollevarono la lastra del Gur-e Amir, documentarono i resti del conquistatore e portarono alla luce ciò che per secoli era rimasto intoccabile. Un atto di scienza, di studio, di razionalità. Ma anche una sfida a una leggenda antica, quella che vaticinava una guerra terribile per chiunque avesse osato disturbare il sonno di Tamerlano.
Il 22 giugno 1941 la Germania invase l’Unione Sovietica. E la voce si diffuse rapida, quasi inevitabile: la guerra era stata risvegliata.
Per mesi l’Armata Rossa arretrò. Città perse, eserciti accerchiati, milioni di morti. In quel tempo cupo, la storia della tomba di Tamerlano tornò a circolare con insistenza, non più come semplice mito popolare, ma come una vera e propria scaramanzia di Stato. Anche Josif Stalin, che ufficialmente disprezzava superstizioni e simboli, iniziò a tollerare l’idea che certi equilibri non andassero violati.
Così, nel 1942, mentre la guerra raggiungeva il suo punto più drammatico, arrivò la decisione: la tomba di Tamerlano doveva essere richiusa. I resti furono ricollocati con rito islamico, le lastre rimesse al loro posto, il silenzio restituito al mausoleo. Non fu un gesto pubblico né dichiarato. Fu un atto discreto, quasi privato. Un modo per “rimettere le cose a posto”.
Poco dopo, alla Battaglia di Stalingrado, l’Armata Rossa fermò e poi sconfisse l’esercito tedesco, cambiando il corso della guerra. La prima grande, irreversibile svolta del conflitto. Coincidenza, diranno gli storici. Suggestione, diranno gli studiosi.
Ma
nella memoria collettiva rimase un’altra sequenza:
tomba
aperta → invasione → tomba richiusa → vittoria.
Da allora, la storia della tomba di Tamerlano non è più soltanto una leggenda. È diventata una forma di scaramanzia storica, il racconto di come, nei momenti più bui, anche le potenze moderne cerchino conforto in gesti antichi. Perché quando la storia precipita, persino gli imperi sentono il bisogno di chiedere permesso ai morti.
Speriamo solo che Vladimir Putin non abbia mai l’idea di riaprirla o l ha già fatto ??

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