Nel ricordare la Shoah, la Giornata della Memoria non serve solo a commemorare le vittime, ma anche a interrogarsi sulle scelte individuali dentro uno dei sistemi più criminali della storia. In questo senso, la figura di Albert Battel rappresenta una storia scomoda e potente, capace di rompere le semplificazioni.
Battel era un avvocato tedesco e tenente della riserva della Wehrmacht, in servizio nel 1942 a Przemyśl, nella Polonia occupata. Non era un oppositore esterno al regime, né un eroe “puro”: era un ufficiale dell’esercito tedesco, iscritto al Partito Nazionalsocialista. Proprio per questo, la sua scelta assume un valore straordinario.
Quando le SS decisero la liquidazione del ghetto della città, Battel ordinò il blocco armato dell’unico ponte di accesso, arrivando a minacciare l’uso delle armi contro i reparti delle SS. Nello stesso giorno fece evacuare centinaia di ebrei, nascondendoli in una caserma militare. Grazie a quell’atto di disobbedienza, circa 500 persone furono salvate dalla deportazione nel campo di sterminio di Bełżec.
La sua vicenda dimostra che anche dentro un sistema criminale la responsabilità individuale non scompare. La Wehrmacht, nel suo insieme, collaborò con il regime nazista, ma Battel dimostra che la scelta morale era possibile, anche a costo di conseguenze personali gravissime.
Ricordare Albert Battel nella Giornata della Memoria significa affermare che la memoria non è solo condanna del passato, ma richiamo al presente: non esistono contesti che annullino del tutto la coscienza. Anche quando obbedire è la norma, scegliere di non farlo resta una possibilità.

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