In un tempo in cui il giornalismo
anche quello televisivo è percorso da fremiti e da urla mi è sempre piaciuto
chi invece con la sola forza delle parole e dell’ironia a volte pungente a
volte sottile ha saputo e sa dare in modo diretto una lezione di giornalismo
alle giovani generazioni. Ieri incontrando Marino Bartoletti, l’epigono di un
Beppe Viola moderno ho potuto realizzare un’intervista quanto mai efficace e
utile: mi è piaciuta in particolar modo la parte in cui sollecitato sulle
motivazioni per cui ha abbandonato il calcio parlato ha detto testualmente: oggi
tutti sono opinionisti e lascio volentieri a loro l’abilità di parlarne”. Ecco
l’essenza è il succo di un abile osservatore in grado di percepire l’evolversi
dei tempi e, dopo aver reso una disciplina alla portata di tutti, averla
abbandonata per dedicarsi al racconto di altri sport e altre storie. La tavola
rotonda condotta tra un esuberante Ghedina, una timida Belmondo e un
emozionante e ieratico Bendotti è stata la summa di una serata di abilità
giornalistica. La conduzione di un talk di questo genere vale più di mille
corsi di formazione, è un vero e proprio pilastro di come uno dei mestieri più
belli al mondo dovrebbe essere. Grazie Marino
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