Oggi giro del Piemonte di ciclismo, un occasione di promozione e di sviluppo turistico con un percorso intelligente con salita e ascesa al Favaro, città non blindata ma per un paio di ore le vie centrali della cittadina sono state percorse da questa carovana multicolore che è rappresentata dai ciclisti. Eppure tutto ciò non piace, Biella e i biellesi vogliono solo due cose, lavorare (ma di questi tempi risulta difficile) e dormire, negli anni chi ha voluto portare concerti e fare musica all’aperto a Biella si è dovuto rigorosamente scontrare con balzelli e divieti dal vago sapore medioevale. La domanda purtroppo retorica è far capire che il mondo non finisce a Buronzo c’è tutto un universo fuori da qui vissuto e vivo. Non siamo più la cosiddetta isola felice se vogliamo crescere, al di là di accorpamenti irrealizzabili con Vercelli Novara e quant’altro, sarebbe bello che la gente mutasse la propria identità. Sarà dura ma altrimenti Biella è destinata a perire
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Il culto del capo Nicola Bombacci
Il culto del capo è il filo rosso che attraversa le grandi derive del Novecento, a destra come a sinistra. È il momento in cui la politica...
-
D. La tua storia è quella di un ragazzo cresciuto in questo territorio, che ha calcato parquet diversi ma che è tornato all’origine. Che si...
-
Pascolati , un presidente con un grande aplomb, british style, ma mosso da una grande passione che lo morde e lo lacera dentro. Immancabi...
-
(fonte www.arkistudio.eu) TUA MADRE E’ MORTA La parola Collegio ha sempre evocato nelle menti di tutti una connotazione negativ...
Nessun commento:
Posta un commento