domenica 11 settembre 2022

l'Assedio di Malta

Malta 1565, uno scontro epocale tra i turchi che volevano entrare e conquistare l’Europa e gli stati nazionali europei con l’aiuto delle repubbliche italiane genova e venezia in testa. Un avamposto sul mare che se conquistato avrebbe permesso un invasione su larga scala e una colonizzazione che ci avrebbe portato a diventare tutti islamici e se nel 1529 l’assedio di Vienna diede un po’ di tempo agli europei per organizzarci nella meta del 1500 con francesi e spagnoli che si scannavano il rischio per noi italiani era latente. Nei primi mesi del 1565 sull’isola cominciarono a circolare le voci di uh invasione. Jean de la Valette  si occupò delle più immediate misure di difesa: reclutamento di nuovi soldati in Italia, accumulo di cibo, e accelerazione dei lavori di riparazione e ristrutturazione delle fortezze di San Angelo, San Michele e Sant'Elmo, evacuazione dei civili e realizzazione della tattica della terra bruciata a Malta e Gozo. Tuttavia attese del tempo prima di cominciare i preparativi a causa del costo delle operazioni ed essendo convinto che il nemico non sarebbe arrivato prima di giugno, che in realtà si presentò il 18 maggio dello stesso anno. La flotta truca era imponente 193 navi per trasportare più di 45.000 uomini tra cui corpi speciali come gli spahi e i giannizzeri.. i primi assalti al forte di sant’elmo a giugno oltre al fuoco greco, erano diffuse le "pignatte", rudimentali bombe a mano riempite del potente composto, accese mediante una corta miccia, avevano un utilizzo simile a quello delle moderne molotov. Non solo bombe ma anche lanciafiamme: "la tromba", un lungo tubo che sputava fuoco sui nemici. Ma forse, l'arma che maggiormente impressionò i soldati turchi, fu il "cerchio". Quest'arma, usata per la prima volta proprio a Sant'Elmo, era formata da un anello di legno ricavato dalle botti e rivestito di un tessuto imbevuto di pece. Il cerchio veniva acceso e fatto rotolare giù contro i nemici ammassati sotto le mura con effetti devastanti. Dragut che era il capo dei corsari alleati dei turchi fu ucciso da un colpo di archibugio ma il forte di sant elmo fu preso e i turchi si vendicarono sui sopravvissuti crocifiggendoli, la difesa cristiana a sua volta decapitò tutti i prigionieri presi sparando con il cannone le teste dei poveri malcapitati sull’accampamento avversario. A inizio settembre dopo mesi di assedio la ritirata provocata anche dall’arrivo di una sorta di santa alleanza cristiana via nave. Le perdite registrate furono: 31.000 turchi, 239 cavalieri di Malta, 2.500 fanti di tutte le nazionalità, 7.000 cittadini maltesi (uomini, donne e bambini). Per l'Impero ottomano, al contrario, la sconfitta di Malta fu un grave colpo anche sul piano finanziario, poiché l'economia turca si reggeva principalmente sulle razzie e sul bottino di guerra: per la prima volta la loro moneta fu svalutata, e i turchi conobbero l'inflazione. Meno di un terzo dell'esercito ritornò a Costantinopoli e la flotta fu guidata nel porto in piena notte per evitare che il popolo si rendesse conto dei danni subiti. Solimano intendeva ripetere l'attacco l'anno successivo, e questa volta probabilmente Malta non avrebbe potuto resistere; ma durante l'inverno, sabotatori dell'Ordine di Malta riuscirono ad entrare nell’arsenale turco e a far esplodere il deposito delle polveri, distruggendo parte della flotta turca che era ormeggiata nei bacini

sabato 3 settembre 2022

Prima amichevole per gli Orange Ramon inventa Rasero finalizza


 

Il settembre astigiano da sempre è foriero di grandi eventi che mettono la città di Alfieri tra le mete preferite di questo mese che sancisce la chiusura del periodo estivo. Non è da meno il futsal che di solito riprende la propria attività a fine agosto per farsi trovare pronto per gli impegni stagionali. E così, dopo una decina di giorni in cui si è lavorato per preparare il fisico degli atleti per una stagione che proietta gli Orange in serie A, è tempo di provare il clima partita. L’occasione è ghiotta per vedere anche l’esordio con la maglia Orange di Ramon e gli spalti si riempiono di curiosi e di tifosi. Lo sparring partner è il Nizza che annovera giocatori di qualità del calibro di Turello, Marchiori, Modica e Maschio. Partita vera con continui capovolgimenti di fronte, utile per dare indicazioni al nuovo head coach, Dodo Morellato, e per provare schemi e velocità. Tropiano, Mendes, Curallo, Rivella e Celentano è il primo quintetto, dopo cinque minuti si vede in campo proprio Ramon, e, da una sua azione, in combinazione con Ibra, nasce il vantaggio di Rasero lesto a realizzare un tap in sotto porta. SI gioca per 30 minuti senza interruzioni e il risultato segna alla fine del primo tempo 1 a 0 per i padroni di casa, ma quello che colpisce è la reattività degli Orange e soprattutto la qualità del gioco, con, manco a dirlo, Ramon in veste di assist man. Nella ripresa ancora in rete Rasero e Rivella al termine di una gradevole combinazione con Curallo (per un risultato finale di 3 a 0 per gli Orange), dall’altra parte Modica scheggia il palo. Ma in questa fase non è il risultato a essere importante, ma il rinnovato feeling con il gioco da parte del gruppo, e la squadra sta viaggiando in questa direzione. Sabato prossimo si replica con un amichevole con Top Five prima di entrare nel vivo delle competizioni ufficiali: Coppa di Divisione e Campionato. Il 24 inizia la A2 sul campo di quel Domus Bresso che nella passata stagione ha strappato la promozione sul campo nella categoria superiore.

venerdì 2 settembre 2022

Tutti a casa. A Cassibile la firma dell'armistizio


 

14 chilometri da Siragusa, siamo a Cassibile, è la fine dell’estate, un anno che si è aperto con il disastro dell’Armir, 84.000 soldati sono stati inghiottiti dal moloch della guerra nelle steppe russe, Kasserine ha rappresentato il colpo di coda in Africa ma poi gli americani hanno preso il sopravvento. Nella notte del 25 luglio il fascismo è crollato, non prima di aver perso la sicumera con l’invasione il 9 luglio della Sicilia. Il paese è ridotto male, i bombardamenti non guardano in faccia a nessuno, la miseria è nera, manca la catena di comando. E’ tempo di cambiare registro, l’Italia è sulla via della resa. E proprio in campagna sotto una tenda viene firmato l’armistizio per mano del generale Castellano. Mancano poco più di cento ore all’annuncio, bisogna fare in fretta, c’è l’opportunità di liberare Roma, ma occorre fare in fretta. L’82 potrebbe paracadutarsi nella città eterna, ma Eisenhower non si fida degli italiani e di Badoglio, manda in avanscoperta il 7 settembre a Roma due colonelli e scopre che gli italiani tergiversano, non sanno come muoversi, c’è anarchia. I tedeschi subodorano il voltafaccia e sono in allerta, anche se non dispongono delle truppe necessarie per respingere un eventuale offensiva. Com’è andata lo sappiamo, caos estremo, la fuga a Brindisi della famiglia reale e militari italiani che con eroismo hanno subito la forza della Wermacht, in Italia e in altri avamposti. E allora torna alla mente quel giorno di settembre a quali prospettive si potevano aprire per la nostra gente, a quanti lutti avrebbero potuto essere risparmiati se solo si avesse avuto un po’ più di coraggio. Peccato   

giovedì 18 agosto 2022

Comunicare nel modo giusto è importante, l'esempio degli antichi romani


 A volte mi chiedo come sia possibile che i nostri avi abbiano dominato il mondo per oltre mille anni e poi analizzando leggendo testi e documenti ti rendi conto che quella dell’Impero Romano non era solo un impero ma una vera e propria struttura geometrica e infallibile governata in modo perfetto. Aveva regole e strutture che ne facevano un esempio verso cui tutte le popolazioni tendevano cercando di imitarne la struttura. Non solo dal punto di vista militare ma organizzativo e quando si trovavano in difficoltà imparavano dai propri errori e si mettevano in pari. Recentemente ho letto un saggio pubblicato dal foglio che spiega nei dettagli il significato della Colonna Traiana eretta dall’imperatore, che porta il suo nome, che relegò l’impero al suo apogeo e mi sono reso conto che al di la dell’aspetto organizzativo su una cosa erano imbattibili i romani: la comunicazione. Massime, aneddoti, sentenze, oratoria tutti elementi che ne fanno un popolo sopra la media in grado anche di indirizzare la storia. Basterebbe imparare dal loro modo di comunicare valido anche oggi per trarre ispirazione. La campagna di conquista della Dacia praticamente la porzione di Europa che confina con l’odierna Ucraina e la sottomissione di Decebalo e della sua popolazione diede il via a una celebrazione del trionfo che è possibile ammirare sulla Colonna Traiana e qui come riporta l’articolista del foglio ci sono regole ben precise di comunicazione. Non si parla mai delle perdite subite dal proprio esercito, ma solo di quelle dell’avversario, si mettono in evidenza solo i benefici ma mai i costi della campagna, la severità della punizione dell’avversario crea più consenso della moderazione, la leadership si misura nella capacità di farsi valere sia nella vittoria ma anche nella gestione del post vittoria non solo dal punto di vista militare ma anche tecnologico ed economico. Il leader, parole dell’articolista che si possono condividere, deve saper dimostrare che i costi sono a carico degli sconfitti e che la campagna non è costata nulla al contribuente che anzi può beneficiare delle conquiste. Tutto questo fedelmente riprodotto a uso e consumo dei concittadini ma anche dei posteri. Ci sarebbe da svolgere un trattato su come si comunica e ne potrebbero beneficiare anche i comunicatori moderni così come già con von clausewitz o con sun tzu le cui teorie sono state rilette a uso e consumo dei manager. La storia o meglio i nostri avi ci insegnano, sulla base della loro esperienza a come usare le leve comunicative sta a noi trarne beneficio    

mercoledì 17 agosto 2022

Il tercio: quando gli spagnoli dominavano il mondo


 

Chi si ricorda di Viggo Mortesen impavido Aragorn nella prima trilogia del Re degli Anelli lo ha visto pronto a brandire la spada per difendere il suo regno dalle forze del male, chi invece lo ha visto in Alatriste ha potuto ammirare una sua presenza in un film storico che ha reso onore a una caratteristica delle truppe spagnole che dominarono il mondo conosciuto soprattutto nel 500 e nel 600 stiamo parlando del leggendario Tercio spagnolo. Una formazione che se vogliamo prende la sua origine dallo schieramento macedone fatto di diversi battaglioni e ognuno dotato di alabarde e di moschetti, o forse meglio archibugi, dotati, visto che erano pesanti, di supporto e permettevano ai soldati di colpire con precisione il nemico. Erano le battaglie in cui gli eserciti si schieravano l’uno di fronte all’altro, dove prevaleva il coraggio e vinceva chi riusciva ad affrontare prima la paura e poi il contatto con il nemico. Il tercio era così famoso che solo la loro presenza riusciva a promuovere tra gli avversari il timore e la paura e spesso indirizzava le contese. Una prevalenza che i francesi subirono per oltre un secolo e che spezzarono nella battaglia di Rocroi (1643) dove i transalpini erano condotti dal principe di Condè che tutti noi ricordiamo anche grazie al Manzoni. E proprio Viggo Mortensen alias Alatriste cade proprio a Rocroi nell’ultima carica di cavalleria francese quando, i pochi spagnoli rimasti, preferiscono morire sul campo piuttosto che arrendersi all’egemonia della cavalleria francese. Un ultima curiosità nel tercio potevano prendere servizio solo spagnoli o naturalizzati, non erano ammesse deroghe.

martedì 16 agosto 2022

Adalbert von Bredow e l'ultima carica di cavalleria a Mars-la-Tour


 

Adalbert von Bredow è un nome che dice poco e forse ancora di meno comunica il villaggio di Mars -la Tour a 15 km da Metz eppure nel 1870 ad agosto qui avvenne un episodio storico della guerra Franco Prussiana che possiamo considerare non a torto una delle cariche più epiche di cavalleria delle battaglie risorgimentali. Lo sfondo è la guerra Franco Prussiana con cui la Germania diventa di fatto una potenza dominatrice della scena mondiale e di fatto spezza la grandeur francese. In questo villaggio si consuma questa battaglia che non ha nulla da invidiare alla carica di Balaklava né tantomeno di quelle delle guerre napoleoniche, ma sappiamo che gli inglesi sono i cantori moderni della gloria in battaglia, mentre gli altri popoli toccano le briciole. Non era ancora il tempo delle famigerate mitragliatrici ma i cavalieri si dovevano scontrare contro le munifiche batterie dei cannoni degli avversari e la carica della cavalleria era l’unica che potesse spezzare il giogo degli avversari e fu così che i tedeschi in difficoltà (quella che doveva essere una guerra lampo in effetti non fu così e i tedeschi ebbero diversi problemi) ricorsero a una carica di dragoni e ulani per fare in modo che le batterie francesi non distruggessero le riserve tedesche. Von Bredow diresse la carica in quella che venne poi chiamata come la Cavalcata della morte di von Bredow. Su 800 effettivi 420 rimasero sul campo e tra i feriti troviamo anche Herbert von Bismark il figlio del cancelliere, la battaglia venne persa dai tedeschi che poi si rifecero con gli interessi a Sedan il 1 settembre ma questa, nell’iconografia è rimasta come l’ultima carica di cavalleria nell’Europa Occidentale, certamente non paragonabile a quella di Isbuskenki della seconda guerra mondiale che vide protagonisti gli italiani

 

sabato 6 agosto 2022

Le accise nei secoli fedeli, fu così che nacque il bourbon


 

Le accise sono una prerogativa dei nostri tempi? chi lo ha detto? la storia ci insegna che passano i secoli ma la tassazione, odiosa fin che si vuole, è una usanza che si perde nella notte dei secoli. E così scopri che dopo la guerra di indipendenza americana che era costata non solo lutti e lunghi anni di campagna militare ma anche costi reali e debiti che gli americani dovevano liquidare e così sotto la Presidenza di Washington il commissario del tesoro Hamilton emise, approvata dal Congresso nel 1791 la tassa sugli spiriti e sui distillati che era di 6 centesimi al gallone e ben 9 per i piccoli produttori, quasi tutti scozzesi e irlandesi. Come potete immaginare questa tassa, odiosa perché andava a colpire uno degli interessi maggior dell’epoca (un po' come la benzina ai giorni nostri) fu osteggiata al punto da arrivare a una ribellione armata tanto da riconvocare un esercito/milizia che sventò il golpe, senza peraltro provocare vittime. La tassa, odiatissima, fu abrogata nel 1803 e fu contrastata dalla crescita di piccoli produttori, quasi caserecci, che di fatto sfuggivano alle maglie del fisco che unita al mais e alle acque pure di alcuni stati portò alla creazione del Bourbon. Insomma paese che vai accise che trovi

Giornalista sportivo o match analyst?

Ho una profonda nostalgia per i pezzi di Gianni Brera e, più tardi, di Gianni Mura . Non perché il calcio di allora fosse necessariamente m...