C’è un momento nella vita di un evento in cui non sono più soltanto gli ospiti, i nomi importanti o il programma a renderlo riconoscibile. È l’evento stesso che comincia ad avere una voce propria, a dettare un linguaggio, a creare connessioni e a produrre immagini e contenuti capaci di viaggiare molto oltre i giorni della manifestazione. È quello che sta succedendo a Bolle di Malto.
La fisica della birra raccontata da Vincenzo Schettini, il panino di Gucci, le bolle di Santero. Tre esempi molto diversi tra loro, accomunati dalla capacità di mettere insieme universi che, almeno sulla carta, sembrerebbero avere poco a che fare l’uno con l’altro. Scienza, moda, food, comunicazione, impresa, spettacolo. Tutto entra nel racconto e tutto può diventare un modo diverso per parlare di birra artigianale, di territorio e soprattutto di Bolle di Malto.
Ed è forse questo il passaggio più interessante raggiunto dalla manifestazione: Bolle di Malto non cerca semplicemente influencer/opinion/imprenditori per raccontarsi. Sta diventando influencer di se stessa. Non si limita a intercettare linguaggi e tendenze, ma prova a generarli. Crea contaminazioni, mette insieme persone e mondi differenti, gioca con la propria identità e riesce così a raggiungere pubblici che probabilmente non sarebbero arrivati a Biella soltanto per una degustazione o per conoscere un nuovo birrificio.
La birra artigianale rimane il punto di partenza, l’identità originaria e il filo che tiene insieme tutto. Ma non è più il confine.
Diventa una chiave per parlare di cultura, creatività, gastronomia, impresa, territorio e persino di scienza. E proprio questa capacità di uscire dal proprio perimetro senza perdere la propria identità rappresenta probabilmente uno degli elementi più interessanti della crescita di Bolle di Malto. Perché costruire un evento di successo significa certamente portare persone in una piazza. Costruire un brand significa fare in modo che quelle persone continuino a parlarne anche quando la piazza si svuota.
E quando un evento riesce a far parlare di sé attraverso Schettini, Gucci o Santero, giocando ogni volta con un linguaggio diverso ma rimanendo immediatamente riconoscibile, significa che qualcosa è cambiato. Bolle di Malto non è più soltanto il contenitore nel quale accadono delle cose. È diventata il motivo per cui certe cose vengono immaginate, messe insieme e fatte accadere. Qui l’evento compie il salto più difficile: quando smette semplicemente di comunicare ciò che fa e comincia a creare qualcosa che gli altri hanno voglia di raccontare.
Questa edizione segna quindi definitivamente il raggiungimento di una maturità culturale, musicale e organizzativa che permette di guardare ancora più avanti, con le basi e l’ambizione necessarie per costruire il futuro di un evento sempre più internazionale.
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