Nell’Antico Egitto scrivevano sulle tombe: “Chi entrerà impuro e farà del male a questo sepolcro sarà giudicato davanti al grande dio.” I Romani erano ancora più pratici: “Se qualcuno violerà questo monumento…” e poi partivano sanzioni, maledizioni e pure multe. Perché oltre all’ira divina, c’era il portafoglio.Non era folklore. Era un messaggio semplice: le tombe non si toccano. Sono passati millenni. Abbiamo leggi, telecamere, assicurazioni, perfino gruppi WhatsApp di quartiere. Eppure c’è ancora chi entra in un cimitero per strappare il rame dai tetti. Non da una sola tomba, ma da una fila intera. Compresa la mia.
E allora, se proprio vogliamo aggiornare le antiche formule, potremmo incidere anche oggi qualcosa del genere: “Chi profana questo luogo non sarà giudicato dagli dèi, ma dalle telecamere. E se sfugge a quelle, dalla coscienza. Se ce l’ha.” Perché qui non si ruba solo rame. Si ruba rispetto. E il cimitero, spiace ricordarlo, non è una miniera self-service. Le civiltà cambiano, ma una regola resta sempre valida: i morti si rispettano. Anche senza bisogno di evocare faraoni.

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