martedì 18 novembre 2025

Tha spasoume ti mesi stin Ellada ....... spezzeremo le reni ....


 

Il 18 novembre 1940, dal balcone di Palazzo Venezia affacciato su Piazza Venezia, Mussolini pronunciò una delle frasi più celebri e più vuote della retorica fascista: «Spezzeremo le reni alla Grecia».

Era un proclama roboante, concepito per galvanizzare la folla e mascherare le difficoltà crescenti dell’esercito italiano, già impantanato tra pioggia, montagne e carenze logistiche. A Roma si recitava la parte dell’Italia invincibile; nei Balcani si combatteva con materiali insufficienti, mezzi antiquati e piani improvvisati. L’immagine che il regime voleva trasmettere era quella di una potenza sicura di sé, guidata da un capo infallibile. Ma la realtà smentì presto il mito: l’offensiva italiana fu respinta, e l’esercito ellenico passò al contrattacco, costringendo Mussolini a chiedere l’intervento tedesco.

Quella frase, declamata con tono minaccioso alla folla di Piazza Venezia, divenne così il simbolo della distanza abissale tra parole e fatti, tra la propaganda che prometteva vittorie facili e la guerra che rivelava tutta la fragilità del sistema fascista. Il Duce, maestro di messa in scena, sapeva come usare slogan, immagini e toni enfatici per costruire consenso. Ma la comunicazione, pur potente, non poteva compensare la mancanza di strategia, organizzazione e preparazione. Con il tempo, “spezzeremo le reni alla Grecia” è rimasta come una citazione amara e ironica, ricordata non per la forza, ma per la sua inconsistenza. Un monito su quanto la retorica politica possa apparire grandiosa… finché non si scontra con la realtà e questo vale sempre.

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