sabato 30 novembre 2019

Una lezione di giornalismo. Grazie Marino



In un tempo in cui il giornalismo anche quello televisivo è percorso da fremiti e da urla mi è sempre piaciuto chi invece con la sola forza delle parole e dell’ironia a volte pungente a volte sottile ha saputo e sa dare in modo diretto una lezione di giornalismo alle giovani generazioni. Ieri incontrando Marino Bartoletti, l’epigono di un Beppe Viola moderno ho potuto realizzare un’intervista quanto mai efficace e utile: mi è piaciuta in particolar modo la parte in cui sollecitato sulle motivazioni per cui ha abbandonato il calcio parlato ha detto testualmente: oggi tutti sono opinionisti e lascio volentieri a loro l’abilità di parlarne”. Ecco l’essenza è il succo di un abile osservatore in grado di percepire l’evolversi dei tempi e, dopo aver reso una disciplina alla portata di tutti, averla abbandonata per dedicarsi al racconto di altri sport e altre storie. La tavola rotonda condotta tra un esuberante Ghedina, una timida Belmondo e un emozionante e ieratico Bendotti è stata la summa di una serata di abilità giornalistica. La conduzione di un talk di questo genere vale più di mille corsi di formazione, è un vero e proprio pilastro di come uno dei mestieri più belli al mondo dovrebbe essere. Grazie Marino

lunedì 25 novembre 2019

gli accordi politici di novembre e il taglio dei parlamentari (ops)

 

Gli accordi governo non sono una novità dell’ultima ora nè una prerogativa della repubblica italica ma avevano valenza politica anche duemila anni or sono, proprio a novembre del 43 a.c. dopo l’uccisione di Cesare, si strinse un accordo che durò per dieci anni, due legislature se usiamo il metro attuale. L’accordo fu siglato a Bologna (un tempo Bononia). Il patto aveva durata quinquennale ma fu prorogato ed ebbe avvallo legislativo (la lex Titia) tra Ottaviano Augusto, Marco Antonio e Lepido.  Ottaviano all’epoca era il più debole dei tre, ma con le legioni che obbedivano a Marco Antonio si fece fronte comune contro l’esercito dei ribelli che si stava aggregando in Oriente e contro la flotta di Sesto Pompeo figlio dell’avversario di Cesare che invece imperversava nel Mediterraneo: Ad Antonio toccò il governo della Gallia Cisalpina a Lepido la Gallia Narbonense e la Spagna mentre ad Ottaviano le isole e l’Africa. Per trovare i fondi necessari all’arruolamento di truppe necessarie per vincere furono redatte le liste di proscrizione, in cui avversari politici e nemici tra senatori e cavalieri furono iscritti per procacciarsi i loro beni. Praticamente caddero sotto i colpi dei sicari oltre 300 senatori (non vi preoccupate non era il previsto taglio dei parlamentari) e oltre 2000 cavalieri. Non potendo armare sicari fu data una ricompensa a chi, diciamo svolgeva il lavoro sporco. 25.000 denari agli uomini liberi, 10.000 agli schiavi con l’aggiunta della cittadinanza. Insomma un bel repulisti da cui non si salvò neppure Cicerone, che aveva sbeffeggiato Marco Antonio e il triumviro non aveva certo dimenticato l’offesa. Quo usque tandem …. (no questa è un'altra storia chi di invettiva ferisce, di invettiva perisce)

la Gaffe



 
Prima l’ha fatto Van Basten, rispondendo sig heil a un cronista che aveva fatto un intervista approssimativa in tedesco, poi è stato il turno di Cellino che parlando di Balotelli ha usato l’infelice espressione schiarirsi. Due uscite a vuoto se fossero stati dei portieri, due gaffe sesquipedali in un mondo dove il politically correct non esiste da sempre, ma etichettiamole come tali cioè due gaffe e finisce li. In un mondo dove sentiamo ben di peggio usiamo i mezzi di comunicazione di massa per educare al meglio e smarcare gli stereotipi tipici di una società che fa fatica a crescere e si perde dietro luoghi comuni. Ma soprattutto e questo sarebbe bello per chi lavora nel settore enfatizziamo gli episodi positivi. Uno su tutti il bel rapporto ieri tra tifosi del Lecce e del Cagliari con i primi pronti a ospitare i secondi causa partita rinviata, oppure proposta perché non premiare le società in cui le tifoserie invece di sbeffeggiare gli avversari inneggiano solo ed esclusivamente ai propri colori con un tifo pulito assordante e positivo. Cosi enfatizzando un premio invece che una punizione magari creeremmo una buona cultura. Federazione pensaci

sabato 23 novembre 2019

j'accuse molto più di una storia



Ci sono storie che meritano di essere raccontate e che non hanno tempo perché nei temi e nella cronologia degli eventi sono di grande attualità. Non sfugge allo spettatore che un evento del 1894 è stato raccontato in modo perfetto, con grande sensibilità sia nella sceneggiatura che nella fotografia che nell’allocare nel giusto contesto storico quell’evento che segnò in maniera indelebile la Francia di fine secolo. Era una repubblica che aveva patito oltre misura la disfatta contro la Prussia del 1871. Al di là dell’Alsazia e La Lorena persa era in gioco la grandeur dei pantaloni rossi e la classe militare francese era decisamente invecchiata male. Trovare un capro espiatorio una scusa era quasi una necessità per coprire l’incapacità che sarebbe risultata in tutta la sua evidenza anche durante il primo conflitto mondiale. Se poi il capro espiatorio era ebreo ancora meglio, l’antisemitismo latente in quasi tutti gli stati era una ghiotta opportunità. In una società così ingessata la buona prova di un militare tutto d’un pezzo come Picquart e di uno scrittore come Zola fecero il resto, scalfirono quella patina e decretarono, pur con una tempistica lenta ed eterna, la giusta verità. Fu un caso, fu la storia, Polanski l’ha raccontata nella sua interezza e nella sua semplicità ed ha realizzato un piccolo capolavoro che dovrebbe essere proiettato a scuola su come raccontare la storia. Varrebbe più di mille lezioni

giovedì 21 novembre 2019

La quarta sponda- la guerra italo turca


Se all’inizio del 1800 la nostra bestia nera erano gli austriaci, Custoza è il monumento nazionale alla sfortuna sul campo di battaglia, qualche volta ricercata a dire il vero dall’incapacità del comando, l’africa di fine 800 e inizio secolo è sempre stata foriera di sconfitte, patite anche dai nativi, e se Dogali, Amba Alagi Maccallè e Adua sono solo alcune delle pietre miliari della cronica incapacità degli eserciti nazionali di vincere, quella di Tobruch è un pagina poco conosciuta nella guerra italo turca. E se per le altre battaglie saltarono persino governi, quella del 22 novembre 1911 fu una pagina secondaria e poco gloriosa ma in linea con il solito refrein che ci impediva di trarre profitto dalle colonie. La guerra è quella per il possesso della Libia, protettorato turco e sono proprio i turchi con alcune tribù libiche, quelle che imperversano tutt’ora a dare del filo da torcere. Tobruch è un avamposto vitale, chi la possiede detta la linea in quasi tutto lo stato, sarà così anche nella seconda guerra mondiale. Il 22 novembre basta un commando di dieci uomini turchi per avere ragione di una guarnigione di 200 uomini, gli italiani la perdono ma la riconquistano l’anno dopo. La guerra libica durerà solo un anno fino alla fine del 1912 con la perdita di 3500 soldati italiani contro i 15.000 turchi  e sarà una sorta di preview per la prima guerra mondiale anche se i ribelli libici battaglieranno per oltre cinque lunghi anni

La storia va insegnata bene


Torna la Storia, la grande storia, alla maturità si cambia ancora una volta e torna il tema di storia, come se bastasse questo per rivitalizzare la conoscenza e la passione di una materia sempre insegnata troppo male. Se il tema era un simbolo credo sia opportuno che cambi il sistema con cui viene tramandata alle giovani generazioni. Spesso e volentieri relegata a puro momento di svago. E invece la storia contiene in se i germi per sviluppare la mente, per conoscere il passato, attualizzarlo, perché l’uomo è sempre lo stesso con le sue passioni le sue esigenze e le sue nefandezze. La storia non è una sequenza di battaglie date come ricorda il ministro in un’intervista ma anche le battaglie e le date servono per tracciare il nostro percorso futuro, per comprendere perché determinate popolazioni mal si sopportino, perché la natura geopolitica di uno stato si è formata in quel modo, quali e quante contaminazioni abbiano subito la cultura di un luogo. Insomma tanti e tali sono le occasioni di comprendere e amare la storia che questa ha bisogno solo di essere valorizzata ma per farlo gli insegnanti si devono preparare e far capire ai loro allievi che questa materia rappresenta la più alta forma di conoscenza, in lei c’è veramente tutto. Se questo viene capito dai docenti e sapranno trasmetterlo ai loro allievi allora la storia potrà essere una valida chiave formativa culturale ed emozionale

mercoledì 20 novembre 2019

Bogia nen IL giovane Cavour e il Risorgimento








Era giovane, appena 37 enne, ma aveva già una vasta esperienza pubblica, era il 17 dicembre 1947 e da buon collega di stampa dà alla luce il nuovo giornale che si intitola: Risorgimento. Di chi stiamo parlando ? Ma del futuro primo ministro Camillo Benso Conte di Cavour, nato nel 1810, che proprio in quell’anno che sta per finire e che di fatto apre al luminoso 1848, quello che di fatto spalanca alla prima presa di posizione per creare il futuro stato italiano, Cavour diventa direttore, redattore e gestore del foglio distribuito a Torino. Si tratta di una testata di ispirazione moderata e propugnatrice di nuove idee di rinnovamento politico e moderato. Cavour è nel pieno della sua vita personaggio serio e concreto che in quegli anni supera il neoguelfismo di Gioberti e va oltre anche allo stesso programma di unità nazionale di Cesare Balbo. Cavour non desidera solo l’unità nazionale ma vuole evidenziandolo nel suo programma anche una libertà di pensiero e di culto. Il 23 marzo spinto anche da appelli di altri uomini di cultura esorta Carlo Alberto a correre in soccorso della popolazione di Milano che si era affrancata con le cinque giornate e segui in modo patriottico anche la successiva e ahimè sfortunata guerra di indipendenza. Da buon collega Cavour era a favore di una libertà di stampa quanto mai unica e la difese fieramente con un articolo di fondo sullo stesso giornale datato 19 dicembre 1849 quando sembrava che tra le clausole della pace firmata con l’Austria fosse previsto un restringimento delle libertà della stessa richieste dall’occupante austriaco. Il periodo compreso tra il 1847 e il 1850 fu quello in cui Cavour fondò il suo consenso e la sua fortuna politica. Fu uno degli artefici delle fusione tra la Banca di Genova e quella di Torino che diede vita alla Banca Nazionale degli Stati Sardi. Inoltre le elezioni che si erano tenute nel dicembre del 1849 lo avevano fatto assurgere quale capo movimento della maggioranza moderata che si era costituita in Parlamento. Il passo successivo fu la promulgazione delle leggi Siccardi che ovviamente gli costò l’ostilità del Clero, ma le sue indubbie capacità lo portarono prima al dicastero dell’Agricoltura e poi a quello delle Finanze. Inviso a D’Azeglio, capo del governo fu messo ai margini e il Cavour sfruttò questo periodo per intrecciare con il Rattazzi una nuova alleanza e infine a girare per l’Europa, soprattutto in Inghilterra, dove prese molti contatti che sarebbero stati utili di li a poco con uomini d’affari agricoltori e industriali. L’unità d’Italia si stava costruendo così tra le relazioni personali e d’intenti del 1851/1852. E proprio alla fine del 1852 tornò a Torino dove di fatto si prese il Governo per un decennio riuscendo là dove avevano fallito in molti

Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...