Se c’è una cosa che mi ha insegnato il recente viaggio a
Londra, per fini lavorativi, è che dal punto di vista calcistico la passione
per i colori rossoneri travalica i nostri patrii confini. Non è soltanto perché
disponiamo di sette coppe campioni, ma perché l’imprinting che hanno dato le
giocate di Gullit Van Basten, Sheva, Inzaghi, Savicevic sono li a ricordarci
che queste hanno affascinato una platea di giovanissimi che poi sono diventati
grandi con quelle icone. Ed è così che mentre parli con un taxista senti la
frase che ti fa sobbalzare il cuore: “italy is AC Milan”e non è piaggeria ma
proprio riconoscenza di un carattere europeo che ha sempre contraddistinto i
colori rossoneri. Il video del Manchester City poi, pubblicato in questi giorni,
testimonia ancora di più la qualità di queste parole. Una riconoscenza, per
bocca di un certo Haaland, non proprio l’ultimo dei peones, ai colori del
nostro team, che nato inglese (Kilpin) ha mantenuto una tradizione secolare
mitteleuropea. Se poi a questo unisci la pervicacia del dinamico duo Maldini Massara
che stanno costruendo un gruppo con giocatori spesso misconosciuti ma dal grande
valore sportivo (Hernandez, Diaz, Leao, Tomori, Kalulu e speriamo prossimamente
de Katalaere) fa ben sperare per i futuri successi a tinte milanesi per cui:
come on Ac Milan e se lo dicono gli abitanti della perfida Albione che hanno
inventato il gioco più bello del mondo c’è da esserne fieri.
venerdì 22 luglio 2022
AcMilan is Italy football
lunedì 4 luglio 2022
Il presunto flop di Barbero in Tv. C'è voglia di narrazione storica ??
Il flop di Barbero, titolano così
alcune testate per mettere alla berlina il professore universitario che di mestiere
fa il divulgatore e che sabato in prima serata ha portato la vita di Dante
sulle major di Stato. Oddio quasi 700 mila persone che si sono acculturate in
Italia il sabato sera meriterebbero un’inchiesta approfondita, perché significa
che c’è speranza di cultura quando questa interessa così tante persone. Ma facendo
un approccio di tipo comunicativo vorrei tracciare un’analisi. Innanzitutto
credo che il posizionamento in prime time di una trasmissione di questo genere,
se si vogliono fare ascolti sia sbagliato, in secondo luogo la lunghezza della trasmissione,
nel mordi e fuggi odierno l’attenzione la tieni desta per dieci quindici minuti
non di più, temi interessanti come la vita del Sommo Poeta se tirata per le
lunghe può non scaldare i cuori, terzo pur essendo un bravo divulgatore Barbero
non ha l’aplomb di un Angela, molto più istrionico e capace di ammaliare le
folle. Se poi la didattica non è supportata e spezzata da immagini, anche di
fiction, per rendere la narrazione più incisiva, allora il rischio è di
annoiare. Senza voler dare lezioni a nessuno il divulgatore, soprattutto di
storia, oggi, se vuole essere capace di attirare l’attenzione deve essere
rapido, capace di fare parallelismi con l’attualità e instillare curiosità
senza svelare il tutto. In questo modo riesce a catturare l’attenzione e a
creare un rapporto sinergico con l’ascoltatore. Uno dei migliori format che ho
trovato, a proposito della storia sono i cosiddetti tweet (140 caratteri) che
riportano in tono giornalistico gli avvenimenti del passato, sono testi e temi
intelligenti in grado di incuriosire e di legarli al presente. Mentre sul
fronte video la durata di spiegazioni e lezioni, spesso con dotte citazioni e
situazioni intriganti non devono mai superare i dieci minuti. Se poi qualcuno
vuole approfondire vi sono libri e lezioni universitarie ma questa è tutta un’altra
storia
domenica 3 luglio 2022
La nuova comunicazione sportiva meneghina
Ci siamo si ricomincia, sembra
ieri la conquista del 19 titolo e invece è già passato un mese, un lasso di
tempo fatto di seimila annunci, di improbabili trattative di ritardi, di
silenzi, e di analisi che trovano per il momento poco spazio. Ho apprezzato il
nuovo stile societario del Milan che in barba alle più elementari normi comunicative, si
muove su certezze e non alimenta illusioni o speranze vane. La serietà con cui
si comunica e si gestisce in modo preciso il mondo del calcio meneghino, al di
là dello stucchevole e poco serio festeggiamento sbeffeggiando i cugini, da l’idea
di un nuovo modus operandi che metterà a dura prova il sistema social
calcistico, ridefinirà i ruoli dei procuratori e taglierà anche le eventuali
polemiche pre, post e durante le partite. Finirà il calcio urlato, o il doppio
telecronista privilegiando il silenzio come vaticina il buon Aldo Grasso ?
chissà. Nell’anno del più improbabile mondiale forse uno spiraglio di luce per
tornare a parlare di atto sportivo e meno di quello che succede fuori dal campo?
Sarebbe una vera rivoluzione, se partisse poi da noi ancora meglio
Cancel culture o autodeterminazione: il caso lettone
Oggi sul Corriere in un articolo
a firma Imarisio si parla della volontà dei lettoni di cancellare alcuni
monumenti simbolo della lotta contro i nazisti nella seconda guerra mondiale ed
eretti durante il 50ennio successivo alla fine della stessa. Una lotta cruenta
quella nell’est europeo ma in cui la
vulgata è sempre stata quella della gloriosa lotta dei russi/sovietici contro
il pericolo nazista. Eppure bisognerebbe analizzare un po’ meglio il contesto. Quando
l’operazione Barbarossa prende il via il 22 giugno 1941 le armate della Wermacht
all’inizio trovano poca resistenza anche perché il tedesco viene visto come un
liberatore non un invasore, l’esercito che invade è composto e sarà anche
composto in seguito di una serie multietnica di popoli tutti contro l’Urss, è
una questione di sopravvivenza, ucraini e lettoni forniscono in numero
crescente soldati per le divisioni delle SS (in quanto non erano reclutati
nella Wermacht) ma li in quei battaglioni troviamo anche estoni, belgi,
olandesi, croati, albanesi ecc. Questo da la dimensione di una lotta ritenuta
sempre a est molto cruenta. Se vogliamo il popolo più bistrattato fu quello
polacco (preso a calci sia da Hitler che da Stalin). Certo poi i nazisti
esagerarono nei paesi baltici e alla fine ci furono diverse fasce della
popolazione che combatterono coi russi ma tornati a governare su quei territori
gli stessi non tennero conto delle legittime aspirazioni delle popolazioni
locali. Facile quindi ipotizzare che non appena se ne presentasse l’occasione,
nel 1991, i lettoni insieme alle altre popolazioni baltiche divennero autonome,
e ricordiamo anche le 14 vittime di quella stagione per rivendicare l’indipendenza
e che oggi sostituiranno targhe e monumenti di russi esponenti di spicco del
secondo conflitto mondiale. Non si può certo parlare di nazificazione o
russificazione, molto più semplicemente un popolo che vuole la propria
indipendenza e che si trova schiacciato in prima linea. Ricordiamo ancora un
fatto la popolazione lettone allo scoppiare della seconda guerra mondiale era
di oltre due milioni di abitanti nel 1950 non superava il milione. Ovvio che ci
sia tanta tensione in quel teatro di guerra
La fortuna al Comando Monty e Dieppe 1942
Se c’è una cosa che ho imparato
nel leggere le cronache e le strategie della seconda guerra mondiale e che ci
sono stati personaggi fortunati e altri meno, storie di uomini che si sono
sempre trovati al posto giusto nel momento giusto e altri che invece pur avendo
fatto disastri sono sempre riusciti a sfangarla. Ricorrerrà fra poco più di un
mese l’ottantesimo anniversario dello sbarco a Dieppe un vero disastro per le
truppe canadesi e per chi architettò quella sfortunata operazione, si parla di Ian
Fleming, più conosciuto come il padre di James Bond ma soprattutto do
Montgomery, il generale britannico famoso per El Alamein e per la vittoria in
africa ma anche per Market Garden, Ardenne e anche altre sonore disillusioni.
Dieppe fu il primo tentativo di sbarco nella zona francese dopo che due anni
prima Dunkerque aveva segnato l’abbandono dell’Europa continentale, si dice per
fare un favore a Stalin e distogliere l’attenzione dei tedeschi dal Caucaso, si
dice per recuperare enigma o altre carte segrete. Fatto sta che 4000 canadesi e
1000 britannici furono sacrificati su questa operazione insieme a 119 aerei che
furono la tassa pagata alla Wermacht che ebbe ragione di questa operazione e
che forse ebbe l’unico effetto di instillare nei tedeschi la convinzione che un’operazione
anfibia non avrebbe avuto mai successo sulla costa francese. Per un’assurda
fortuna personale Monty non condusse l’attacco ma poco prima dello sbarco fu
riassegnato in Africa e al suo posto venne messe Lord Mountbatten, un
antesignano del principe consorte Filippo di origine tedesca, quando si dice la
botta di c.
domenica 19 giugno 2022
Guerra nell'est l'ennesimo inutile parallelismo storico (non è la Corea)
Oggi l’analisi geopolitica si sofferma sulla crisi ucraina-russa e dalle colonne di un quotidiano nazionale scatta l’ennesimo inutile parallelismo con la storia. La crisi nell’est europeo potrebbe finire come la situazione in Corea, una pace armata che dura da decenni. Ancora una volta in barba alle più elementari norme di analisi storiche/politiche si filosofeggia su confronti errati. La guerra in Corea fu il primo scontro a distanza tra sfere d’influenza diverse, blocco occidentale vs blocco comunista: imporre uno stile di vita sull’altro e finì in pareggio oltre che con migliaia di morti e una tensione che non è scemata nel corso degli anni. Ucraina e RUSSIA sono due enclave diverse con motivazioni e interessi notevolmente differenti. C’è la motivazione economica: ucraina il granaio d’Europa oltre che risorse e giacimenti minerari di grande impatto: ecco perché la Wermacht nel 1942 puntò decisamente in quell’area e non alla conquista di Mosca. Poi vi sono le ragioni della Russia con il malcelato interesse di avere uno sbocco sul mediterraneo, per motivazioni economiche e politiche, che uno stato indipendente ai suoi confini gli aveva impedito dal 1991 (senza contare i vari tentativi putiniani di entrare nelle sfere d’influenza turche e siriane). Insomma da una parte la volontà di un popolo di mantenere la propria indipendenza e dall’altra la Weltanshauung russa con tutto quello che ne consegue, la storia poi ci insegna, basta scorrere la clessidra del tempo indietro che in quei territori, gli scontri hanno sempre avuto un sapore pari a quello della sopraffazione di una corrente sull’altra che rasenta lo sterminio. Ora non sono in grado di pronosticare il risultato finale ma quello che è certo che vincerà chi avrà più risorse per portare avanti il conflitto. L’Urss vinse la sua partita nella seconda guerra mondiale grazie alle innumerevoli risorse che l’entrata in guerra degli americani portò, oltre all’apertura di due fronti in Italia e in Francia che depotenziò la Wermacht a est. Senza risorse non vai da nessuna parte e se a questa aggiungi anche le motivazioni vedi Afghanistan/Vietnam diventa difficile vincere.
domenica 12 giugno 2022
Giugno un mese da sempre decisivo in guerra
Tra tutti i periodi della seconda
guerra mondiale sui vari teatri di guerra il mese di giugno ha sempre
rappresentato una sorta di spartiacque, un momento in cui una manovra, una
ritirata, una battaglia ma anche una situazione fortuita ha di fatto
indirizzato il corso della guerra. Scorrendo la cronologia i destini del mondo
sono stati soggetti a queste forche caudine, quasi che tutti si decidesse con i
primi caldi. E allora andiamo a indicare queste date. 1940 fine maggio e inizio
giugno (precisamente tra il 26 maggio e il 4 giugno Hitler sconfigge inglesi e
francesi ma la ritirata a Dunquerke grazie a quella vecchia volpe di Churchill diventa
una vittoria per la capacità di recuperare nella manica più di 300 mila soldati.
In questo caso retorica e mondo dell’informazione punta sul “we never surrender”
piuttosto che sulla disfatta. 1941 il 22 giugno con un ritardo di un mese la Wermacht
da il via all’operazione Barbarossa di fatto è l’inizio della fine il moloch
della guerra distruggerà divisioni su divisioni dell’Asse e porterà alla rovina
la Germania. 1942 la svolta della guerra nel Pacifico a Midway si consuma la
tragedia della flotta nipponica che in sei minuti vedono perdere 4 portaerei e
di fatto a delegare la vittoria agli americani (4/6 giugno) dopo sei mesi di
successi è il turno degli uomini a stelle e strisce. 1943 giugno ma anche
luglio se vogliamo sono i teatri du due scontri che cambiano le sorti della
guerra la spallata a Kursk in cui Hitler perde la quasi totalità delle sue
truppe corrazzate T34 vs Tiger e lo sbarco in Sicilia degli angloamericani. In chiusura
nel giugno 1944 il D- Day lo sbarco in Normandia che chiude il capitolo. Giugno
mese quindi decisivo nelle sorti e nell’economia della guerra chissà se queste
erano anche le valutazioni degli Stati Maggiore dei vari eserciti
Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931
I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...
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(fonte www.arkistudio.eu) TUA MADRE E’ MORTA La parola Collegio ha sempre evocato nelle menti di tutti una connotazione negativ...
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D. La tua storia è quella di un ragazzo cresciuto in questo territorio, che ha calcato parquet diversi ma che è tornato all’origine. Che si...
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Pascolati , un presidente con un grande aplomb, british style, ma mosso da una grande passione che lo morde e lo lacera dentro. Immancabi...






