mercoledì 29 luglio 2026

I coccodrilli e la verifica delle fonti


 

C'è uno sport che negli ultimi anni sembra conoscere un successo crescente. Potremmo chiamarlo la politica del coccodrillo e del selfie con il morto. Accade ogni volta che una persona conosciuta lascia questa terra. Nel giro di pochi minuti i social si riempiono di fotografie scattate anni prima, magari durante un convegno, una cerimonia o un incontro occasionale. Improvvisamente tutti diventano amici fraterni del defunto, tutti hanno un ricordo indelebile, tutti sentono il bisogno di esibire quella foto come una sorta di certificato di vicinanza.

Più che un gesto di cordoglio, sembra una gara a dimostrare: "Io c'ero. Anch'io lo conoscevo." Il dolore, quello vero, è un'altra cosa. Non ha bisogno di essere fotografato, né tantomeno pubblicato. Appartiene alla sfera personale, al rispetto verso chi non c'è più e verso i suoi familiari. Il problema, però, non riguarda soltanto i social. Sempre più spesso questo meccanismo contagia anche il giornalismo.

La corsa ad arrivare per primi porta a sacrificare la regola più importante di questa professione: verificare la notizia. È successo ancora ieri con la falsa notizia della morte del capitano del Milan degli Immortali, il "Piscinin". Alcuni organi di informazione, anche autorevoli, lo avevano già consegnato alla storia, salvo poi dover fare precipitosamente marcia indietro. Un errore che avrebbe potuto essere evitato con una semplice telefonata, con una verifica presso la famiglia o attraverso una fonte ufficiale.

Il giornalismo, quello vero, si è sempre fondato su un principio tanto semplice quanto impegnativo: meglio arrivare un minuto dopo che pubblicare una notizia sbagliata. Oggi, invece, sembra prevalere la logica opposta. Prima si pubblica, poi – eventualmente – si corregge. Ma nel frattempo la notizia falsa ha già fatto il giro della rete, è stata condivisa, commentata, rilanciata e, spesso, rimane impressa nella memoria collettiva anche dopo la smentita.

Paradossalmente è proprio Internet, spesso accusata di diffondere fake news, a offrire gli strumenti per evitarle. I dubbi, le smentite, le rettifiche e le repliche compaiono in tempo reale. Basta fermarsi qualche minuto, confrontare le fonti, attendere una conferma. Chi fa informazione dovrebbe avere il coraggio di cestinare una notizia quando la sua provenienza non è certa. Non è un segno di debolezza, ma di professionalità. Perché il primo dovere del giornalista non è arrivare prima degli altri: è raccontare la verità.

E forse dovremmo impararlo anche tutti noi. Non ogni lutto richiede un post. Non ogni conoscenza occasionale diventa un'amicizia da esibire. A volte il rispetto si manifesta nel modo più semplice e più difficile: con il silenzio. Perché il cordoglio non si misura dal numero di selfie pubblicati, ma dalla sincerità con cui si onora la memoria di una persona. E la credibilità dell'informazione non si costruisce sulla velocità, ma sulla pazienza di verificare i fatti prima di consegnarli, davvero, urbi et orbi.

Nessun commento:

Posta un commento

I coccodrilli e la verifica delle fonti

  C'è uno sport che negli ultimi anni sembra conoscere un successo crescente. Potremmo chiamarlo la politica del coccodrillo e del self...