giovedì 23 luglio 2026

Da Massimo Decimo Meridio a Marco Pisellonio


L'abuso della storia è diventato ormai un mantra. Tutti si atteggiano a generali vittoriosi, pronti a brandire il fascio littorio delle celebrazioni della Roma imperiale, salvo poi ignorarne il significato storico e simbolico. Mi torna alla mente una battuta de Il Gladiatore. Quando a Massimo Decimo Meridio viene prospettata una carriera politica, risponde: «Preferisco vedere il mio avversario negli occhi piuttosto che alle spalle.» È forse la definizione più efficace della differenza tra il campo di battaglia e la politica: nel primo il nemico porta un'uniforme, nella seconda spesso si confonde tra gli alleati. Forse anche per questo in Italia c'è una certa fascinazione per il "generale prestato alla politica", come se il comando di un esercito fosse automaticamente una scuola di governo. La storia, però, racconta qualcosa di diverso. Così può capitare che chi ha servito il grigioverde si ritrovi a navigare nei ben più insidiosi mari della battaglia politica. E da Massimo Decimo Meridio a Marco Pisellonio, diciamolo, il salto è un attimo

L'ultimo grande condottiero che possa essere definito tale, almeno nella tradizione italiana, fu probabilmente Eugenio di Savoia, il comandante che nel 1706 liberò Torino dall'assedio francese e divenne uno dei più grandi strateghi della storia europea. Dopo di lui, il bilancio è molto meno glorioso. Il Risorgimento produsse figure straordinarie, ma anche comandanti discussi. L'Italia unita attraversò le sconfitte di Custoza e Lissa, gli errori di Luigi Cadorna, le tragedie del Novecento e le pagine più controverse di Rodolfo Graziani. L'eccezione fu Armando Diaz, che seppe ricostruire un esercito dopo Caporetto e condurlo alla vittoria di Vittorio Veneto. Garibaldi, più che un generale di accademia, fu un capo capace di trasformare un ideale in forza militare. La sua vera arma non era la tattica, ma la capacità di convincere uomini comuni a seguirlo.

Forse è proprio questo che insegna la storia: i veri condottieri non hanno bisogno di evocare Roma imperiale per legittimarsi, né di trasformare ogni confronto politico in una battaglia epica. La storia è una disciplina seria, non un guardaroba dal quale estrarre, di volta in volta, l'elmo o il fascio che più conviene alla polemica del giorno.

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Ciao Walter

Chi frequenta conferenze stampa, consigli comunali, mattinali delle forze dell'ordine o semplicemente le piazze dove ogni giorno nasce ...