venerdì 14 giugno 2019

Il mix tape 2019 di Collisioni


Torna per la sua undicesima edizione il festival agrirock Collisioni, una compilation di generi artistici differenti, un mix tape culturale con fasce di pubblico diverse che si ritrovano insieme a contemplare la complessità del mondo dalla prospettiva di un piccolo paese di collina. La cornice del festival, come sempre, è il paese di Barolo, mecca del vino italiano, immerso nel magnifico paesaggio delle Langhe piemontesi patrimonio UNESCO, palcoscenico naturale per ospitare nelle sue piazze musica, incontri, dialoghi con premi Nobel per la letteratura, star della musica italiana e internazionale, attori protagonisti della scena del cinema contemporaneo ma anche esibizioni di artisti di strada, degustazioni dei più eccellenti vini e prodotti agricoli del panorama nazionale e tre diversi palchi non stop dedicati alla musica emergente.
 
Tra i grandi nomi attesi per il weekend di letteratura e musica in collina, sabato 6 e domenica 7 luglio a Barolo: John IrvingStefano AccorsiIl VoloLuca ArgenteroGiorgio Panariello,Mauro Corona con Omar PedriniGino StradaChuck PalahniukLoredana BertèMassimo GilettiVittorio SgarbiSelvaggia LucarelliBeppe Severgnini, Roberto SavianoFrankie hi-nrg mcAmbra AngioliniPaola TurciMarco TravaglioJonathan CoeCarl BraveClaudio MagrisDiodatoEnrico MentanaFrancesca Reggiani, RkomiEmmanuel CarrèreValerio Massimo ManfrediNina Zilli, GhemonEzio GreggioThe JackalOrnella VanoniDaniele Silvestri, i SeltonMax GazzèSimona VenturaMaurizio CarucciLazzaLodovica Comello.

Ricca anche la programmazione legata alle eccellenze enogastronomiche piemontesi e da tutta Italia grazie al Progetto Vino, al Palco Wine&Food e al Progetto Food, con maratone di assaggi e degustazioni aperti al pubblico e incontri e dibattiti tra esperti del settore.

A Pettinengo si ricorda la prof. Zumaglini

Come ormai da tradizione presso l'Istituto Comprensivo di Valle Mosso-Pettinengo e, più precisamente, presso la nuova e bellissima scuola secondaria di primo grado di Pettinengo, si è svolta l'annuale consegna delle borse di studio in ricordo della professoressa Alessandra Giorgini Zumaglini. Gli studenti più meritevoli sono stati premiati durante la festa di fine anno scolastico, nel corso della quale è stata dapprima eseguita una bellissima performance musicale diretta dal professor Mattia Gamba con i ragazzi di II e III. 
Dopo la consegna degli attestati di merito è stato proiettato il mediometraggio “Storie di Gio”, progetto di cinema della classe III diretto dalla professoressa Stefania Fornaro e Andrea Battagin, dedicato alla memoria di Giovanna Fontana, fondatrice dell'Associazione “Piccola Fata”.  Grande commozione da parte di tutti i presenti in sala ricordando la figura di “Gio”. I premi sono stati così suddivisi: per la classe I A il premio è stato assegnato ad Edoardo Prina Mello, per la II A all'alunno Leonardo Magnani, mentre per la classe III A l'allieva Marta Prione si è aggiudicata la borsa di studio.
Come lo scorso anno infine la famiglia Zumaglini ha voluto istituire un'ulteriore borsa di studio per uno studente che, durante l'anno scolastico si fosse distinto per un impegno costante ed una condotta ineccepibile: questo premio è stato assegnato a Davide Perazio.

domenica 26 maggio 2019

Un maestro per noi





Un senso di vuoto mi pervade sempre quando una persona con cui ho avuto modo di confrontarmi scompare. Avevo avuto la fortuna di intervistare Giorgio Bocca prima della sua dipartita e la stessa sensazione mi pervade ora dopo aver sentito quanto occorso a Vittorio Zucconi. Un giornalista vero, un uomo ma soprattutto un sagace fustigatore dei costumi italiani e non solo. Ho ammirato le sue lotte, spesso senza speranza contro gli hater sul web, lui sempre pronto a battagliare anche se a volte era senza speranza. Ci accomunava la passione per il Milan, per il Milan non quello stellare, ma quello del golden boy, gli anni del Milan proletario, del Paron Rocco e di chi soffre. Ecco come umile cronista mi piacerebbe poter dire di assomigliare un poco a lui vorrebbe dire avere l’umiltà di comprendere al meglio le cose. In un mondo in cui gli arguti cronisti scarseggiano sempre più un maestro di cui sentiremo la mancanza



venerdì 24 maggio 2019

Barcellona 24 maggio 1989 io c'ero



Come passa il tempo, trent’anni fa prendevo un treno destinazione Barcellona insieme ad alcuni amici di Milano per andare alla scoperta del mio futuro, giovane universitario con tutte le icnognite sul proprio futuro, lavorativo e non solo, ma aveva la tenacia e la spavalderia dalla mia parte. Era un treno carico di desideri, con mio padre e mia madre prodighi di consigli, in fin dei contri la tragedia dell Hillsborough stadium era avvenuta appena un mese prima. La sosta a Genova con i doriani che insultavano gli occupanti dei treni speciali, come il nostro, l’attraversamento della Francia meridionale e poi la sveglia alle sei del 24 per prendere i bus a Perpignan. Due ore per arrivare a Barcellona e la gioia di trovare striscioni di benvenuto sui cavalcavia, in fin dei conti aVEVAMO BATTUTO IL Madrid 5 a 0 in semifinale. Quel giorno gli abitanti di Barcellona ci coccolarono, ho mangiato gratis in un pizzeria proprio perché portavo i colori del Milan. A ogni rambla e plaza era un tripudio di bandiere rossonere. Eravamo in 90.000 una transumanza incredibile di tifo e di gioia. Il risultato mai in discussione anche alla vigilia, avevamo già vinto, uno stadio che ribolliva di passione, Marco Van Basten a pochi cm da me, l’invasione sul prato toccata per pochi minuti del Camp Nou. Il ritorno l’arrivo a Biella San Paolo alla stazione con la bandiera ancora piantata nello zaino e l’abbraccio con la famiglia. Ecco trent’anni fa è stata un’esperienza unica e irrepetibile come quella squadra ed è stato bello parteciparvi. Una metafora della vita forse, un avventura e un patrimonio di ricordi da condividere  

mercoledì 8 maggio 2019

La sindrome di Liverpool



Tra pochi giorni saranno 14 gli anni che mi separano da Istanbul, che come testimoniava Abantatuono nel suo film cezziunale era la notte più brutta della sua vita. E in effetti quella sera faticai a prendere sonno, una partita perfetta tranne sei maledetti minuti, la disfatta più cocente, il passaggio tra quello che poteva essere, una stagione fantastica alla delusione più accesa. Perché ricordo questo perché immagino come si debba sentire il tifoso del barca in questo momento. A un passo dall’apoteosi con il giocatore più forte al mondo ti inchini alla passione, alla voglia di lottare fino in fondo e un po’ anche alla sfortuna. La storia delle squadre inglesi è questa palla lunga e pedalare e voglia di metterci l’anima in ogni contrasto. Una filosofia che si è un po’ persa a queste latitudini e che sarebbe bene ritrovare non fosse altro perché in fin dei conti le partite giocate come quella di ieri sera trasmettono la passione vera per lo sport e le leggende sono fatte per essere come sempre rinnovate

domenica 28 aprile 2019

Città di Asti una stagione di grande spessore


Alle olimpiadi la medaglia più temuta è quella di legno, il primo degli esclusi, ai piedi del podio, e quando uno la conquista non può essere soddisfatto al cento per cento, almeno quando finisce la competizione. Poi però, come sempre accade bisogna guardarsi alle spalle, analizzare per bene tutto quello che è successo e tracciare un bilancio. Il Città di Asti alla sua prima stagione in serie A2 ha realizzato un’impresa, non è il discorso della Volpe e l’Uva è una constatazione reale, 22 partite, cinque sole sconfitte e 41 punti sul campo, hanno permesso al sodalizio di Lotta di disputare una stagione veramente di grande respiro. Cominciamo con il ricordare che le tre squadre che ci hanno preceduto in classifica, almeno una volta in stagione sono state battute (Padova, Mantova e Sestu). Siamo stati campioni di inverno, e anche se fittizio è un titolo che ci fa piacere. E poi siamo riusciti a disputare una finale di Coppa Nazionale di fronte al nostro pubblico e ai nostri tifosi in quella che è stata una festa di sport e di territorio. Questo ci portiamo dentro, questo rimarrà nel nostro DNA. I play off avrebbero potuto essere la nostra ciliegina sulla torta ma obiettivamente la lunga e usurante stagione e un probabile quarto di finale con Mantova e/o semifinale con il Sandro Abate avrebbe segnato un finale forse non distante dall’epilogo maturato nell’ultima di campionato. Dobbiamo essere orgogliosi di quanto realizzato, delle migliaia di follower alle nostre partite, delle giocate da vero futsal e dell’entusiasmo maturato e di quanto raccolto in termini di credibilità e di consenso anche dalle altre compagini. Lo sport è un condensato di emozioni e di sensazioni e crediamo di averle trasmesse e ci troveremo ad agosto con lo stesso entusiasmo e con la stessa voglia di fare delle passate stagioni. Due anni orsono di questo periodo festeggiavamo la permanenza a Bresso nella serie cadetta, la passata stagione a otto secondi dalla fine il regalo di Celentano al suo territorio, la prossima stagione chissà, le favole sportive sono belle per questo motivo, perché danno sempre un motivo per sognare; e noi siamo il Città di Asti 

lunedì 15 aprile 2019

Meno social più allenamenti


Il mantra di Gattuso si presta bene a tutto quello che si è visto sui campi da calcio dopo il fischio finale, troppo presi dalla stessa immagine dal risultato a ogni costo dalla provocazione fune a se stessa il prode sul campo diventa una belva social con tutte le conseguenze del caso. Nella società che ha liberato la comunicazione compulsiva e selvaggia ogni occasione è buona per dileggiare e per autoincensarsi. Una volta la facevano da padrone i ritiri, oggi con lo smartphone in mano sarebbe meglio un ritirare i telefonini suonerebbe come una punizione medioevale ma giusta. Insomma siamo prigionieri dei selfie in cui l’immagine dice tutto e in cui tu sei protagonista anche se non sai fare nulla. Ne siamo schivi, ne siamo partecipi ma il guaio è che sotto questa patina di palcoscenico non c’è nulla manca l’aspetto più rilevante la cultura, il saper non solo fare ma approfondire, e così diventano tutti bulletti di periferia: i vari Ronaldo, Acerbi, Bakayoko, bulletti di periferia. Servirebbe proprio un bagno di umiltà e di cultura ma i protagonisti ne saranno capaci ?? dubito fortemente

Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...