mercoledì 3 aprile 2019

Dal 3 aprile 1896 le notizie sportive sulla Gazzetta



Per trattare quindi lo sport bisogna sentirsi in grado di correre coi tempi, prevedere, arrivare. I giornali sportivi non devono soltanto fornire le notizie, commentare il progresso, registrare il successo, no, essi devono predire, correre l'alea stessa di tutte le cose di questo fine di secolo, devono arrivare. Arriveremo? Modestamente osiamo sperarlo, ad ogni modo non sarà certo da parte nostra che finiranno volontà e tenacia di propositi.

Questo quanto si scriveva il 3 aprile 1896 e che dava il via al primo numero della Gazzetta dello Sport il quotidiano sportivo più amato e pubblicato in patria. Una lunga tradizione che dura da oltre 120 anni e che fa del giornalismo oltreché dello sport il connubio più efficace e valido nel panorama dell’informazione italiana. Cronaca, giudizi, sentenze, eventi. Chi non ha comprato almeno una copia di quel giornale. Con i titolisti sempre pronti a coprirsi di gloria con titoli da copertina in grado di suscitare reazioni e perché no acquisti. Ricordo solo sul bagnasciuga di Pescara in una torrida estate il titolo che campeggiava a favore del Milan ARRIVALDO bastò quello per acquistarlo. Buon compleanno

mercoledì 20 marzo 2019

Ci mancava questa il reddito di cittadinanza per gli arbitri



Ci mancava il reddito di cittadinanza per gli arbitri tra tutte le varie boutade sentite ogni giorno in rete questa è una perla che merita di essere segnalata. Me li immagino già i vari Agnelli pronti a concorrere per sovvenzionare gli arbitri – ma non lo facevano già ? – indigenti. Una vita col fischietto in bocca e poi ????. insomma si rasenta il ridicolo per quello che spesso non è un mestiere ma un vero e proprio hobby e comunque profumatamente ripagato. Vogliono una sorta di risarcimento integrativo ci pensi la FIGC naturalmente ma usare oggettivamente un termine o una misura che va ad aiutare eventuali indigenti rapportarla con il mondo pedatorio rasenta il ridicolo oltre che l’insulto


venerdì 15 marzo 2019

Una coppa di passione


Se per Carducci, Asti andava ricordata ed immortalata come "repubblicana", per lo scrivano occasionale, assai più prosaicamente, l'aggettivo preso in prestito è "futsaliana". Esattamente come capitale piemontese e nazionale del calcio a 5. Il luogo per destinazione è il PalaErrebiSanQuirico, qui dove la Coppa Italia di serie A2 si assegna in un mini torneo tra i padroni di casa Città di Asti, il Lido di Ostia, il Cobà di Porto S. Giorgio (Fermo) e il Sandro Abbate di Prato La Serra (AV). I campani hanno già regolato ai rigori, dopo un incontro tiratissimo conclusosi sul 5 a 5 e poi 8 a 7 finale, i marchigiani, qualificandosi per la finalissima del sabato pomeriggio. Ora Ostia - Asti. Se si preferisce, Asti - Ostia, questione di cacofonia. Prima metà del tempo iniziale in assoluta supremazia di Asti che però non concretizza e si espone un un paio di occasioni alle ripartenze laziali. Fino a quando Itria non perfora di potenza il portiere Barigelli incolpevole. Asti avanti al 10'30" e con merito. 1 a 0. Lido di Ostia vicinissimo al pareggio, ma la palla scagliata da Cutrupi si stampa sulla traversa al 15'. Il Città di Asti fraseggia in modo prolungato, mostrando un possesso palla di notevole fattura; molto più veloci e verticali le azioni del Lido di Ostia, che portano alla conclusione con crescente pericolosità. Logico quindi il pareggio raggiunto grazie a Jorginho al 17'15". Giusto così. La parità dura poco. Con un grande shoot dal limite dell'area, Fortino firma il vantaggio astigiano al 18'20". La classe non è acqua e fa 2 a 1. Con questo punteggio finisce il tempo. Si riprende. Parte fortissimo Asti che sfiora il gol su punizione e reclama un rigore non assegnato. La partita si fa vibrante e la manona di Tropiano è provvidenziale nel deviare un tiro sporco del Lido di Ostia. Le difese reggono l'urto dei rispettivi attacchi. Ma un fallo di Celentano al limite viene sfruttato da Schacker che trasforma la punizione con un tiro chirurgico. 2 a 2. 5'40" Il Lido di Ostia si porta in vantaggio con Gattarelli all' 8' in una classica azione di contropiede. E Asti si riversa in avanti nel tentativo di riequilibrare la situazione. Itria manca la rete di un soffio su tiro da fermo. Ongari viene ammonito per trattenuta prolungata: le ripartenze di Ostia sono sempre fastidiose. Ongari contina ad essere protagonista: dopo l'ammonizione si proietta in area e realizza con una giravolta che non lascia scampo al portiere laziale. 3 a 3 al 10'30" Nemmeno il tempo per rifiatare che Itria fa la doppietta con un tiro in diagonale di rara bellezza ed ora Asti conduce 4 a 3 al 10'50". Asti raggiunge i 5 falli al 12'40". Da questo momento per ogni fallo commesso scatterà un tiro libero. Occhio. Ammonito Fiscante per proteste e paratona di Eric Tropiano. Il risultato è salvo, per il momento. Ostia attacca con veemenza, ma Asti regge incitata a gran voce dal proprio pubblico, mentre Ostia inserisce il "portiere di movimento", nel disperato tentativo di pervenire alla parità. Time out a 1'14" dal termine, prima del forcing finale. Papù si cerca il rigore, ma viene ammonito per simulazione ed espulso per somma di ammonizioni. A 38 secondo dal termine la tensione si taglia a fette. Finalmente Siviero insacca a porta vuota il gol del 5 a 3 a 28" dalla fine. Ed è la fine davvero. Asti va in finale meritatamente insieme al Sandro Abbate per la Coppa Italia di categoria. Sarebbe la seconda per Asti, dopo quella vinta dagli Orange 4 anni fa. Asti repubblicana e futsaliana. 
Marco SANFELICI

mercoledì 6 marzo 2019

Folla ergo sum



Sta diventando una sorta di mantra dimmi quante persone porti e la tua idea avrà sostenibilità, ormai non c’è più controllo, all’alba del terzo millennio solo i numeri possono giustificare la bontà di una proposta o di una campagna, la sindrome da folla oceanica ha preso tutti. La manifestazione pro e contro tav della fine dello scorso anno veniva valutata solo dagli spazi occupati in piazza castello non nella bontà dell’operazione e così via dicendo partendo dagli spazi occupati da varie forze politiche in piazza del popolo, oppure da quanti votanti vanno sulla piazza virtuale in rete oppure a votare nei gazebi. Insomma sembra un dialogo tra bambini dell’asilo per far vedere se il mio giocattolo è più bello del tuo. E purtroppo da questa sindrome non sono immuni i giornalisti che, a seconda della partecipazione, certificano successo o sconfitta di una iniziativa spesso senza entrare nel merito. In passato le folle oceaniche si sono viste davanti a Palazzo Venezia durante la dichiarazione di guerra alla Francia salvo pochi mesi dopo tutti a imprecare contro i cugini , oppure durante i raduni oceanici dei nazisti o degli aficionados di Stalin. Matureremo mai andando oltre a quella che è la prova muscolare della piazza, eppure dovremmo averlo capito che non è in questo modo che si fa politica o si programma il futuro, se proprio vogliamo farlo facciamolo per le manifestazioni sportive, a proposito per Milan Sassuolo eravamo in 62.000

giovedì 21 febbraio 2019

Il linguaggio paraverbale



Gli ottavi di finale tra Atletico e Juve saranno ricordati dai più come la partita dei gesti, tutti e due poco eleganti verrebbe da dire. Uno il campione planetario che risponde ai tifosi dei colchoneros con la Manita ricordando, probabilmente le cinque Champions (tra la malcelata invidia di Chiellini ancora al palo) e le mani sul pacco di Simeone chiaro e significativo gesto per ricordare che la squadra ha gli attributi. Insomma cinquemila anni di evoluzione e non abbiamo ancora imparato a esprimerci ?? parrebbe di si. Certo lo stadio non viene frequentato dagli accademici della Crusca però la considerazione che sovviene è che gli attori protagonisti sul campo dovrebbero evitare di fomentare i propri hincia (tifosi in spagnolo) con gesti da trogloditi anche perché poi dobbiamo sorbirci commenti e prese di posizione che sono altrettanto ridicole così come fotografie e fermi immagine da tramandare. Tutti schiavi dell’immagine quindi e in un mondo civilizzato un rutto ci seppellirà !!! Sic.

domenica 27 gennaio 2019

Heydrich vita di un criminale di guerra



A volte un film per chi non ha vissuto la storia può rappresentare un modo per tornare sul luogo di una tragedia e provare sentimenti e compartecipazione, quello sulla vita di Heydrich ha un taglio biografico potente e ne fa intravedere l’ascesa e la fine di un uomo assolutamente mediocre ma che nel posto sbagliato al momento sbagliato possa diventare un truce alfiere di un male difficile da estirpare. Episodi che a volte possono modificare il corso non solo della vita personale ma anche del tuo posto all’interno della comunità. Heydrich era solo un allievo ufficiale con una brillante carriera in un mondo esclusivo, quello della marina militare. Una relazione non portata a termine con la figlia di alto ufficiale lo porta alla radiazione del corpo e a incontrare un'altra donna Lina Von Osten che lo induce sulla strada del nazionalsocialismo. L’incontro con le persone sbagliate Himmler lo porta ad alti incarichi e a pianificare delitti ricatti e violenze. L’ascesa è irresistibile, Hitler è un pretesto ma riesce a insinuarsi negli alti comandi. Non ha mai rimorsi è glaciale e diventa di fatto un uomo potentissimo, tanto potente da sovrastimarsi. Si fa nemici tra gli ufficiali della Wermacht, ma è intoccabile e la sua ferocia gli vale il soprannome di Boia Biondo e altri epiteti. A Praga trova la sua morte, per un gerarca del suo peso, senza scorta, diventa un bersaglio privilegiato per la resistenza ceca che lo uccide il 27 maggio 1942 (all’apogeo della potenza tedesca). Non prima però di aver condotto una conferenza che pianifica la soluzione finale. L’uso del gas era diventata una necessità perché i soldati non se la sentivano più di uccidere centinaia di migliaia di oppositori con il solo fucile. Wannsee diventa così l’archetipo della burocrazia finalizzata allo sterminio. Una brutta pagina della storia macchiata del sangue di milioni di persone

domenica 13 gennaio 2019

Libertà significa la supremazia dei diritti umani ovunque


Le parole e la politica, i bei discorsi suscitano emozioni, la scelta delle parole è quanto mai importante, lo diceva anche Nanni Moretti nel suo film Palombella Rossa. Saper emozionare e al tempo stesso, senza fronzoli, cercare di catturare l’attenzione è quanto di mai difficile e a volta testi che sono pronunciati a distanza di decine di anni diventano quanto mai attuali. Il discorso di Lincoln a Gettysburg è una delle pietre miliari in tal senso quello della capacità di fronte a un lutto, i morti in battaglia, di trovare un futuro condiviso. Oppure come non pensare ai famosi punti di Wilson che diedero il via alla società delle Nazioni, in nuce l’Onu. O il carattere motivazionale delle frasi di Churchill nel periodo più buio dell’Inghilterra nella seconda guerra mondiale (we shall never surrender). Il 6 gennaio 1941 un certo Roosvelt (il presidente) tenne un discorso molto partecipato al Congresso degli Stati Uniti, quello delle quattro libertà – economiche, di parola, di religione e di libertà dalla paura. In tempi bui un buon ripasso anche di questi temi dovrebbe farci capire che poi la storia si ripete, e allora per evitare certi errori meglio impararla fino alla fine
“ Nei giorni futuri, che cerchiamo di rendere sicuri, attendiamo con impazienza un mondo fondato su quattro libertà umane essenziali.
Il primo è la libertà di parola e di espressione, ovunque nel mondo.
Il secondo è la libertà di ogni persona di adorare Dio a modo suo - ovunque nel mondo.
Il terzo è la libertà dal bisogno - che, tradotto in termini mondiali, significa comprensioni economiche che garantiranno ad ogni nazione una vita di pace in pace per i suoi abitanti, ovunque nel mondo.
Il quarto è la libertà dalla paura - che, tradotto in termini mondiali, significa una riduzione a livello mondiale degli armamenti a tal punto e in modo così completo che nessuna nazione sarà in grado di compiere un atto di aggressione fisica contro qualsiasi vicino, in qualsiasi parte del mondo.
Questa non è la visione di un lontano millennio. È una base definita per un tipo di mondo raggiungibile nel nostro tempo e nella nostra generazione. Quel tipo di mondo è l'antitesi del cosiddetto nuovo ordine di tirannia che i dittatori cercano di creare con lo schianto di una bomba.A quel nuovo ordine ci opponiamo alla più grande concezione: l'ordine morale. Una buona società è in grado di affrontare schemi di dominio mondiale e rivoluzioni straniere allo stesso modo senza paura. Sin dall'inizio della nostra storia americana, siamo stati impegnati in una rivoluzione perpetua e pacifica - una rivoluzione che procede stabilmente, adattandosi tranquillamente alle mutevoli condizioni - senza il campo di concentramento o la calce nel fosso . L'ordine mondiale che cerchiamo è la cooperazione di paesi liberi, che lavorano insieme in una società amichevole e civile.Questa nazione ha posto il suo destino nelle mani e nelle teste e nei cuori dei suoi milioni di uomini e donne liberi; e la sua fede nella libertà sotto la guida di Dio. La libertà significa la supremazia dei diritti umani ovunque. Il nostro sostegno va a coloro che lottano per ottenere quei diritti e per mantenerli. La nostra forza è la nostra unità di intenti


Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...