giovedì 24 settembre 2026

MA A NOI, CHE IMPORTA?


Ormai tutti hanno una biografia da pubblicare. Modelle, calciatori, politici: nessuno sembra disposto a rinunciare al piacere di raccontarci la propria vita. Corna, tradimenti, amori clandestini, pulsioni fisiche, storie e storielle di letto. Confessioni che dovrebbero sorprenderci, retroscena che dovrebbero scandalizzarci, rivelazioni che dovrebbero finalmente farci conoscere la persona dietro il personaggio.

Ma a noi, francamente, che importa?

Il calciatore ci racconta le sue conquiste sentimentali, la modella le sue disavventure amorose, il politico le tentazioni alle quali ha ceduto o alle quali sostiene di aver resistito. Tutti convinti che la propria camera da letto sia un capitolo fondamentale della storia contemporanea. E così la biografia diventa un lungo esercizio di esibizionismo, nel quale anche la più banale vicenda privata viene confezionata come una rivelazione destinata a cambiare il nostro modo di vedere il mondo.

Non è che queste persone non abbiano diritto di raccontarsi. È che avere una vita privata non significa necessariamente avere una storia che valga la pena leggere. Forse dovremmo tornare a distinguere tra chi ha qualcosa da raccontare e chi ha semplicemente un ego troppo ingombrante per tenerselo per sé. Perché il vero problema non è che tutti vogliano scrivere la propria biografia. È che qualcuno li abbia convinti che le loro corna, le loro pulsioni e le loro miserie sentimentali siano materia letteraria.

Una volta, per finire in un libro, bisognava aver fatto qualcosa di memorabile. Oggi basta aver fatto qualcosa di imbarazzante e non avere il buon gusto di tenerlo per sé.



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