martedì 2 giugno 2026

Tredici anni e l'eternità: Joseph Bara, il tamburino della Repubblica


 

Joseph Bara, o Barra come spesso venne chiamato, aveva appena tredici anni. Era un ragazzo povero della campagna francese, troppo giovane per essere un soldato eppure già immerso nel vortice della Rivoluzione. Faceva il tamburino nell'esercito repubblicano, uno di quei ragazzi che con il rullo del tamburo davano il passo alle colonne in marcia e cercavano di farsi coraggio in mezzo al fragore delle armi. Era il dicembre del 1793. La Francia era lacerata dalla guerra civile della Vandea. Bara stava conducendo due cavalli quando venne intercettato dagli insorti realisti. La storia, mescolando realtà e leggenda, racconta che gli fu chiesto di gridare "Viva il Re" per salvarsi la vita. Lui avrebbe risposto "Viva la Repubblica" e venne ucciso. Gli storici discutono ancora su quanto vi sia di vero e quanto di costruzione simbolica, ma il fatto essenziale resta: un ragazzo morì nel pieno della tempesta rivoluzionaria e la sua morte divenne il racconto di una generazione.

Robespierre ne fece un eroe della Repubblica. Jacques-Louis David lo dipinse come un giovane martire, bello e fragile come un personaggio dell'antichità. La Francia rivoluzionaria vide in quel ragazzo non tanto il soldato, quanto il simbolo della giovinezza che si sacrifica per un ideale. Forse, però, il modo migliore per ricordarlo oggi non è quello della propaganda. È quello suggerito da Edgar Morin, il grande pensatore della complessità scomparso pochi giorni fa, che per tutta la vita ci ha invitato a guardare gli esseri umani nella loro interezza, senza trasformarli in statue o slogan. Morin ci ha insegnato che la storia è fatta di luci e ombre, di realtà e mito, di individui concreti che diventano simboli più grandi di loro stessi. Così Bara non è soltanto il piccolo eroe della Repubblica. È un ragazzo di tredici anni trascinato dagli eventi del suo tempo, diventato immortale perché gli uomini hanno bisogno di raccontare il coraggio, la fedeltà e la speranza attraverso dei volti. E il suo volto, da oltre due secoli, continua ad affacciarsi dalla storia con la purezza malinconica dell'infanzia e con la forza dei miti che non smettono mai di interrogare il presente



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