martedì 30 giugno 2026

l'Anabasi il viaggio che cambia chi lo compie


 

L' Anabasi di Senofonte, scritta nel IV secolo a.C., racconta la spedizione dei Diecimila mercenari greci che, rimasti senza comandante nel cuore dell'Impero persiano, sono costretti a trovare da soli la strada per tornare a casa. È il racconto di un viaggio lungo, difficile e incerto, ma è anche molto di più.

Nel tempo, l'Anabasi è diventata una metafora dell'esistenza. Ogni uomo, prima o poi, affronta la propria "anabasi": un percorso nel quale perde i punti di riferimento, si trova lontano dalle proprie certezze ed è costretto a riscoprire le proprie risorse interiori

Filosoficamente, l'opera rappresenta il passaggio dalla dipendenza all'autonomia. Quando vengono meno il capo, le sicurezze e le protezioni, emerge la responsabilità individuale. Senofonte mostra che la leadership non nasce dal potere, ma dalla competenza, dall'esempio e dalla capacità di infondere fiducia negli altri. L'Anabasi insegna anche che il viaggio conta quanto la meta. Il ritorno non è semplicemente uno spostamento geografico: è una trasformazione interiore. I Diecimila non tornano gli stessi uomini che erano partiti. Le prove affrontate li hanno cambiati. Per questo l'opera è stata letta nei secoli come un racconto di formazione, di resilienza e di rinascita.

Il celebre grido "Il mare! Il mare!" – con cui i soldati salutano la vista del Mar Nero, non celebra soltanto la fine della fatica. Celebra la speranza. È il momento in cui, dopo aver attraversato il caos, si torna a intravedere un orizzonte. Per questo quel grido è diventato uno dei simboli universali della liberazione, del ritorno alla speranza e della vittoria della perseveranza sulla disperazione.

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