Con la scomparsa di Peppo Sacchi se ne va uno dei protagonisti più coraggiosi e visionari della storia della comunicazione italiana. Un uomo che, quando tutto sembrava immutabile, ebbe il coraggio di immaginare un sistema diverso e la determinazione di battersi perché diventasse realtà. Il suo nome è legato a Telebiella, la prima televisione via cavo italiana, un'esperienza che avrebbe cambiato per sempre il panorama dell'informazione e della comunicazione nel nostro Paese.
In un'epoca in cui il monopolio televisivo appariva inscalfibile, Sacchi intuì che la tecnologia poteva aprire nuove strade alla libertà di espressione, all'informazione locale e al pluralismo delle idee. Non si limitò a immaginarlo. Lo fece. Fu una battaglia lunga, difficile e spesso solitaria. Una battaglia culturale, perché dietro la richiesta di poter trasmettere liberamente non c'era soltanto un'innovazione tecnologica: c'era l'idea che la democrazia si rafforza quando si moltiplicano le voci, i punti di vista e le opportunità di comunicare. Il percorso avviato da Telebiella contribuì infatti ad aprire una breccia nel monopolio radiotelevisivo dell'epoca, anticipando trasformazioni che avrebbero portato alla nascita delle televisioni locali e alla progressiva liberalizzazione dell'etere. Oggi può sembrare normale accendere una televisione e scegliere tra decine di emittenti nazionali e territoriali. Negli anni Sessanta e Settanta non lo era affatto.
Per questo Peppo Sacchi va ricordato come uno di coloro che hanno contribuito a cambiare il rapporto tra informazione, tecnologia e libertà nel nostro Paese. Da Biella lanciò una sfida che sembrava impossibile e che invece contribuì a riscrivere una parte importante della storia italiana della comunicazione. Una lezione di coraggio imprenditoriale, di innovazione e di ostinazione che ancora oggi conserva tutta la sua attualità.

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