Pascolati,
un presidente con un grande aplomb, british style, ma mosso da una
grande passione che lo morde e lo lacera dentro. Immancabile al
Palabrumar con il suo fido destriero, pardon cane, che segue con la
stessa passione il futsal astigiano. The gentleman
Caccialupi.
Uomo organizzativo e gestionale di un fenomeno del futsal astigiano
che ha sulle sue spalle decine di ragazzi per un movimento ramificato
in città e nella provincia. Passione orange, anche un po’ granata,
scaramantico alla follia. Il
Regista.
Max
Iglina,
l’interfaccia di Caccialupi ma addetto alle cose pratiche: dai
colori delle
maglie alla panchina, con gli inserimenti sul sito della Divisione,
nonché accompagnatore
della squadra. Sguardo burbero ma cuore grande. Il
Sergente
di ferro.
Patanè,
l’uomo
degli schemi, dell’approccio giusto al mondo del futsal.
Un
grande teorico e motivatore, interprete autentico del futsal
made in orange,
capace di trasformare idee e principi in identità di gioco. Geloso
dei suoi segreti applicati, li custodisce con rigore quasi maniacale,
come ogni vero studioso del dettaglio. Si concede una tregua solo
quando sorseggia un po’ del suo mate, momento di calma apparente
prima di tornare a leggere il campo, le persone, le dinamiche. Patanè
non si limita a guidare una squadra, ma costruisce metodo, mentalità
e visione. Motivatore
Ibra.
Di lui Boskov avrebbe detto, come per Gullit: “È come un cervo che
esce dalla foresta”. Molto meno prosaicamente, lui esce dal Tanaro
e lo fa con grinta. Grande promessa mantenuta del futsal, è maturato
tantissimo nel corso della stagione e il suo dribbling è ormai
registrato alla SIAE. Il
Ruggito.
Edo
Piazza,
detto il Condor. Una new entry di questa stagione, prestanza fisica
notevole e somiglianza con il calciatore del Cesena e del Milan
Agostini: da lì il nickname che è ormai diventato un marchio di
fabbrica. Uomo dell’ultimo minuto, pardon secondo. Il
Rapace.
Itria.
Il Cannibale è tornato a giocare nel suo palazzo e ha ancora una
fame atavica. Fiuto pazzesco della rete e abilità talentuosa nel
sapersi trovare al posto giusto nel momento giusto. L’Insaziabile.
Curallo:
Eleganza in campo e lucidità fuori. La passione per lo studio lo
accompagnerà presto a diventare avvocato a tutti gli effetti, con
l’esame di abilitazione attualmente in corso. In parquet è simbolo
di fair play, equilibrio e calma: una presenza che trasmette
tranquillità ai compagni nei momenti più delicati e iconici della
partita. L’elegante
Francalanci.
Una barriera che si è affinata nel corso delle ultime due stagioni.
Da ruvido marcatore che non concede nulla agli avversari a fine
realizzatore, con puntate improvvise lascia sempre il segno nella
partita. Memorabile il suo scontro con Sardella dell’Energy, fatto
di sportellate al limite. The
Wall.
Vitellaro.
El Peluca, per via della sua passione per il giocatore del Milan
Bacca, sembra la trasposizione della canzone Bartali
del chansonnier Conte, capace di risolvere le contese con giocate
brillanti e sovrapposizioni uniche. Il
cantastorie
Montauro.
L’algoritmo orange, per la sua qualità di saper giocare in modo
sopraffino, di dare la carica nel momento giusto così come di
controllare, quando si deve, il match. Si fa sempre trovare pronto e
non si nasconde mai. Il
Metronomo.
Merlo,
un numero dieci di vecchia scuola, dovessimo dare i numeri come nel
calcio a undici. La visione, l’estro, la qualità e il piede alla
Juninho Pernambucano o alla Edgar Bertoni se parliamo di calcio a 5.
Non a caso trova spesso nel suo guardaroba la maglia azzurra. Il
dieci
Cavallo,
Crazy Horse: passione orange che si manifestava anche quando lo
trovavi sulle balaustre a fare il tifo e che ha portato lo stesso
entusiasmo in campo. L’indomito.
Amico.
Il ruolo è quello più solitario del futsal, perché devi difendere
quei centimetri quadrati che separano la felicità e la gioia dal
dolore, ma ha sviluppato un timbro vocale che lo fa risuonare in
tutti i palazzi. La
Sicurezza.
Davi.
Il Carnevale di Rio potrebbe essere il suo soprannome perfetto: mai
visto arrabbiato, sempre solare e con un sorriso che non conosce
confini. La gioia applicata allo sport. Anche quando tutto va male,
lo ammiri per la sua caparbietà nel trovare un messaggio positivo,
sempre e comunque. La
gioia
Angelino,
Caracciolo, Ferrara, Bisco, Alves, Cesari
sono la futura nidiata degli Orange, sempre in grado di sfornare
prospetti e profili che calcheranno i parquet d’Italia per una
passione che non conosce confini. La
cantera
Simona
Merlone,
il medico, ormai diventata una colonna e una presenza costante. Il
fatto di indossare la tuta orange, ormai una seconda pelle, la
qualifica come dirigente-tifoso sul campo: la passione la si vede
tutta. L’anima
Stefano
Ghidella,
il
social media manager come si dice prosaicamente ma più semplicemente
il collega e l uomo in grado di non perdere l’attimo, con un piglio
giornalistico, e di immortalarlo con una canzone che di solito è
tutta un programma.
Event manager
Bruno
Scavino.
Uno sport ha bisogno di risorse e di passione e Bruno rappresenta
perfettamente questo binomio vincente. Ma il discorso andrebbe
allargato a tutti coloro che, a vario titolo, contribuiscono a una
storia di successo (a prescindere dal risultato sul campo) con
attenzione e vicinanza. I
mecenati
Pubblico.
Parlare di futsal ad Asti è come parlare di religione. Qui, nel
corso degli anni, si è sviluppata una vera e propria passione,
determinata dalla qualità fatta mettere sul campo da Giovannone
di uno sport veloce e unico, capace di far innamorare per i suoi
virtuosismi (la
foto dello scudetto è li a suggellare un patto tra sport e
territorio).
Un pubblico caldo, ma che, se diventasse caldissimo, farebbe
diventare il Palabrumar come lo stadio Alberto José Armando di
Buenos Aires, più conosciuto come la Bombonera. Il
sesto uomo
avremo
dimenticato qualcuno ? probabilmente si, ma tutti coloro che si
riconoscono in questo ritratto di fatto fanno parte attiva di una
famiglia che ha scelto un colore vivo e combattivo: l’Orange