venerdì 30 dicembre 2022

Vai Fernandez è .... tua

Se Maradona era genio e sregolatezza Edson Arantes do Nascimiento in arte Pelè sempre è stato soltanto genio, pioniere di un futbal bailado che, chi viaggia negli anta, ha saputo apprezzare tantissimo, dove l’invenzione era sempre a scapito della forza bruta e della velocità e ti permetteva di gustare azioni, tiri e palleggi che hanno fatto dell’arte pedatoria uno degli sport più conosciuti e amati al mondo. Al crepuscolo di questa annata, che ha mietuto vittime illustri anche tra gli sportivi, ultimo in ordine di tempo Sinisa Mihalovic, il Dio del calcio ha preteso a se anche quest’icona brasiliana che è stata il messaggero del futbal. Centinaia e migliaia i messaggi che hanno invaso la rete, ognuno con un ricordo, un peana, un pensiero perché in fin dei conti un personaggio di questo genere era una sorta di parente stretto, una figura insostituibile che abbiamo accanto. Un calciatore che ha attraversato gli assi sessanta portandosi a casa tre coppe del mondo: Svezia Cile e Messico, con l’ultima proprio soffiata all’Italia in quella finale in cui sovrastò quella roccia di Burgnich segnando una rete che sigillò il match a favore dei verdeoro. Di lui ricordiamo il sorriso e i mille e più paragoni per stabilire chi fosse il più grande, non preoccupatevi vinceva sempre lui, o quanti giocatori sono stati accostati a lui: eredi, emuli o semplicemente capaci di imitarlo. Lui però era inimitabile come quando diventò attore e nello stadio di Colombes a Parigi, a favore della telecamera di John Houston, segnò persino ai nazisti in rovesciata: Vai Fernandez è Tua …… fuga per la vittoria  


pubblicata su newsbiella

lunedì 26 dicembre 2022

Il Natale del 1942 nella valle di Arbuzovka


 Molti hanno scritto del clima di pace che si manifestò al primo Natale di Guerra sul fronte belga tra inglesi e tedeschi alla vigilia di Natale, una pagina epica anche un po’ romanzata. La supremazia dell’uomo sull’inutile stupidità della guerra. Un atto romantico che avvenne nei primi mesi di un conflitto che poi diventò sempre meno epico e più tetro, basta leggersi Remarque o guardare il film Niente di Nuovo sul Fronte Occidentale. Però se si fa un passo avanti e si va verso il secondo conflitto mondiale, la soprattutto sul fronte orientale dove la guerra era sporca, cattiva e senza pietà i Natali avevano un sapore diverso. Lo sapevano senz’altro i militi della Celere della Torino e della Sforzesca che proprio tra il 21 e il 25 combatterono per uscire da una sacca che vive tantissimi caduti tra gli italiani dei 25.000 che li stavano aprendosi la via del ritorno in mezzo ai T34 ai mitragliatori russi, al gelo dell’inverno, spesso anche a mani nude quasi 21.00 rimasero su quelle bianche distese di Arbuzovka, soprannominata poi la valle della morte, spesso una fine orribile, la morte arrivava tra i cingoli dei carri armati, del tiro preciso dei russi, che dominava le alture di quella valle, una strage. Era il Natale del 1942. La brutalità di quelle zone del conflitto su cui in passato si sono sfidati e massacrati generazioni di soldati quella volta era toccata agli italiani

Il giornalista Gareth Jones e l'Holodomor


 

Nel pantheon dei giornalisti meritevoli di citazione per il loro lavoro, spesso non compreso merita una citazione Gareth Jones, gallese, che troviamo su tre eventi importanti degli anni trenta quelli che poi consegnarono all’Europa al secondo conflitto mondiale. Dapprima alla salita al potere di Adolf Hitler in Germania, fu uno dei pochi ammessi al seguito di un volo aero che condusse il Fuhrer a Francoforte e in tono profetico disse che se quel volo fosse caduto sarebbe cambiata la storia non solo della Germania ma dell’Europa. Poi entrò in Unione Sovietica e sfuggendo al controllo delle autorità fu autore di un reportage che testimoniò l’Holodomor la grande carestia indotta che sterminò milioni di ucraini, un vero e proprio genocidio. Gli articoli scritti da Jones con il proprio nome gli costarono l’ostracismo sovietico ma non furono tenuti nel dovuto conto da molte testate, compresa quella che aveva pubblicato il suo rapporto. E’ curioso come negli anni trenta molte situazioni, in germania, in russia e in molti altri paesi non vennero tenute nel dovuto conto, una maggiore accortezza avrebbe portato a meno lutti ma a un cambio deciso della storia. Jones tenta allora la via dell’Asia e va in Giappone anche qui interviste e pezzi non si contano ma viene catturato in Cina dai ribelli e finisce la sua vita colpito da tre proiettili non si capisce per mano di chi. C’è chi ipotizza che sia stata una vendetta russa, tanto in voga nell’epoca, un incidente, oppure altre motivazioni poco plausibili. Un giornalista Jones che amava fare il suo mestiere andando di persona a verificare la veridicità dei fatti, spiace che il suo rapporto sull’Ucraina non sia stato accolto dai media, la solidarietà all’Unione Sovietica era molto forte e di fatto questo influì l’opinione pubblica. Certo il tributo di sangue pagato dagli Ucraini spiega anche l’atavico odio che le due popolazioni riversano l’un l’altro, oltre 4 milioni di morti sono li a certificarlo  

domenica 25 dicembre 2022

Attila: l'erba non cresceva prima o dopo il suo passaggio? Il passato rivelato dagli anelli degli alberi ?? Ma per piacere

Va bene il politically correct, l’agenda 2030, l’ecosostenibilità e compagnia cantante, ma certificare la storia su supposizioni e su studi scientifici basati sui “dati raccolti dagli anelli degli alberi combinati con informazioni archeologiche e ambientali” mi sembra una follia. Lo studio redatto da due studiosi di Cambridge avrebbe certificato che le scorribande di Attila, il famoso flagello di Dio, sarebbero avvenute per colpa della siccità; insomma parafrasando quello che abbiamo sempre studiato e cioè dopo il suo passaggio non cresceva più l’erba, in realtà l’erba, quella dei prati, era già scomparsa prima. Ora basterebbe leggersi un po’ meglio la storia senza interpretare gli anelli degli alberi. Italia terra di scorribande lo era stata già ai tempi dei cimbri e dei teutoni nel 101, prima ancora di Brenno 390 e poi di Annibale, si andava non solo verso la terra più calda e ricca, ma anche per conquistarla militarmente e non perché spinti da chissà quali eventi climatici, si andava dove c’era la ricchezza, semplice no. A proposito di Attila forse gli studiosi non sapevano che, già a far data dal 439, era a libro paga dei vari imperatori romani che usavano le truppe unne per difendersi da altre popolazioni barbare, visigoti su tutte. Solo che gli accordi spesso non venivano rispettati e gli Unni, ma insieme a questa popolazione ve n’erano delle altre, facevano razzia e distruggevano tutto quello che incontravano, a casa di chi li aveva prezzolati. I visigoti e i romani poi si allearono e con il generale Ezio, romano, li bloccarono poi ai Campi Catalaunici e subito dopo in Italia, ma nella penisola Attila, che era superstizioso, fu fermato più che dal Papa da presagi e da un grosso esercito che stava arrivando alle sue spalle. Fu il global warming la causa scatenante degli Unni? No, semplicemente un continente che non avendo più un regno forte e coeso (Roma) diventò il centro delle dispute di una serie di popolazioni che cercavano il predominio. Longobardi, Franchi e poi Arabi queste le tappe successive con in mezzo la caduta formale dell’Impero Romano nel 476. Cosa c’entri in questo la siccità francamente è un mistero, certo ci furono stragi, anche stagioni aride e le malattie che mietevano migliaia di vittime, ma ininfluenti sul corso della storia geopolitica del nostro continente. Un’analisi più completa a volte è utile per evitare inutili stupidaggini       

giovedì 22 dicembre 2022

Al Palabrumar passa la Domus, troppi errori sottoporta degli Orange


 

Natale amaro per l’Orange Futsal Asti che nel turno infrasettimanale cade fra le mura amiche del Palabrumar contro la Domus Bresso al termine di una partita in cui gli errori non sono mancati. Più attenta la squadra lombarda ad approfittare dei momenti di difficoltà della squadra di Morellato. Un punteggio poi dilatato nel finale che però non rende giustizia della mole di occasioni, non sfruttate peraltro, da parte di Curallo e soci. Un primo tempo a doppia tinta in cui dapprima la squadra di casa ha stretto gli ospiti nella sua area e poi punita da due incursioni in cui Da Silva e la difesa hanno perso palloni mortiferi in area. Sul due a zero Morellato ha chiamato time out e il concione ha sortito effetti portando prima Ibra a dimezzare il divario e poi Tra Ramon, Curallo, Rasero e Mendes a sbagliare reti quasi fatte e in alcuni casi sventate dall’estremo difensore lombardo. Nemmeno la superiorità numerica per il doppio giallo a Di Biasi ha sortito effetto e, a inizio ripresa, gli errori commessi sotto porta hanno di fatto condannato gli Orange alla terza sconfitta casalinga, con la Domus che ha rimpinguato il bottino. Finale convulso con l’allenatore ospite che ha chiamato time out a 25 secondi dalla fine che ha suonato un po’ come una beffa per i padroni di casa, con conseguenti discussioni, poi subito sedate. Ora un po’ di serenità non guasta, occorre ritemprarsi e prepararsi bene perché alla ripresa ci sarà una trasferta proibitiva a Verona e li bisognerà mettere un’attenzione tripla.

martedì 20 dicembre 2022

Memories: quella volta con Ruud Gullit a Milano


 Pubblico quanto detto oggi in Chiesa a ricordo, un modo per salutarla per un ultima volta  

 Nel rivolgermi a voi contravvengo a una sua precisa richiesta, ma giuro che è l’ultima volta che le disubbidisco, e lo faccio, pur con la morte nel cuore perché quando hai convivere passi importanti hai voglia di condividere con amici, parenti e tutti voi che siete qui oggi un pensiero per Lei

Un’indole buona, un carattere dolce e una manualità incredibile che l’aveva portata all’età di dodici anni ad imparare un mestiere che poi aveva seguito per tutta la vita.

Maglie, maglioni gilet che a distanza di 30 anni sono ancora li patrimonio personale frutto di una incredibile capacità di costruire manufatti a regola d’arte. E se vogliamo anche un attaccamento a una terra che l’aveva accolta nel 1952 trasferita da quel luogo che aveva dato i natali a Virgilio e di cui andava fiera nei suoi racconti. Una fierezza ancora di più manifestata dal dna contadino che l’aveva generata e che ha custodito gelosamente.

Quanti racconti e quanta nostalgia di un tempo in cui l’economia domestica delle grandi famiglie contadine crescevano e prosperavano sfruttando al meglio i frutti della terra, quanti trucchi e quante sottigliezze mi hai e ci hai insegnato. Il tuo sogno era quello di avere un fazzoletto di terra in cui poterti rilassare e coltivare quelle poche cose che davano una dimensione domestica e di focolare; e questo impegno l’abbiamo sempre portato avanti, tranne quest’anno forse.

Mi hai insegnato la dimensione del lavoro, senza orari e senza inceppamenti, da vera partita iva, concedetemi questa licenza poetica, che non esistono cose impossibili ma solo tempi più lunghi di realizzazione ma che si riesce a finire sempre il tutto

Cercherò di portare avanti i tuoi insegnamenti e di trasmetterli mettendoci la stessa passione che mettevi tu in tutto quello che facevi, continuando la tradizione rossonera con cui abbiamo vissuto; tra esperienza negative, come la serie B, e successi in Champions (i festeggiamenti in auto con Fabio Sonia e il sottoscritto), con lo stesso stupore di quando quella volta a Milano in via Montenapoleone abbiamo incrociato Ruud Gullit con cui abbiamo scambiato due chiacchere e gli parlavi in mantovano stretto e lui annuiva (chissà cosa avrà inteso).  

Terminerò quella serie di racconti (ne hai letta e approvata una gran parte) che riguardano un momento importante della mia formazione e che abbiamo vissuto insieme, avrei dovuto farlo tempo fa, ma ho preso con te, proprio la settimana scorsa,  l’impegno di finirlo e sarà un piacere dedicarti questa fatica, un tempo perduto e lontano ma che probabilmente abbiamo vissuto con serenità e che ora guardo con tremenda nostalgia.

Eri una persona tranquilla e con gusti semplici Tu stessa amavi dire che hai vissuto bene da bimba nel mantovano, da ragazza qui nel biellese, soddisfatta come sposa e come madre e nonna lasciandomi come testamento di buoni sentimenti di essere sempre contenti di ciò che si ha e di guardare sempre al lato positivo delle cose che quando “as sera na porta as svers an porton.

Insomma tutto ciò per dire che c’è sempre un domani e in questo domani o metaverso che sia tu sarai sempre con noi.

sabato 17 dicembre 2022

Ciao Ma' saluta il Babbo

mi piace pensarvi così ora 
 

Il 17 non mi porta fortuna è anche questa volta devo dire che la legge che mi riguarda tiene fede. Te ne sei andata in una fredda giornata d’inverno al caldo di un reparto che è sinonimo di condanna (hospice) pur con tutte le amorevoli cure della famiglia e del reparto. Un calvario durato dodici anni contro la peste del secolo, prima al seno e poi alla colonna vertebrale. Hai sofferto ne sono sicuro, ma lo hai sempre fatto con dignità, senza pietire nulla, se non attenzione e condivisione. Mi macero al pensiero che avrei potuto fare di più, intervenire prima, ma la sensazione è che contro queste malattie la lotta sia quasi sempre persa. Gioie e ricadute, attese e speranze sfumate, delusioni e tentativi. E allora di fronte al tristo mietitore non rimane altro che il ricordo, fatto di attimi vissuti insieme, di esperienze e di emozioni condivise. Di gioie, se vuoi anche stupide, di una passione sfrenata per i colori rossoneri vissuta a San Siro, di una formazione culturale cresciuta e coltivata grazie anche a te. Eri la collezionista dei miei articoli, delle mie imprese televisive, pronta anche a bacchettarmi se qualcosa non era andata per il verso giusto. E con l’orgoglio della madre che custodiva dvd, scritti e libri. Mi rimane il rammarico di non aver terminato il libro dal titolo purtroppo profetico (tua madre è morta) dedicato al Collegio Dal Pozzo, ma ti ho promesso di portarlo a termine e ottempererò. Dentro di me rimangono i natali mantovani, qualche idioma, l’attaccamento alle origini (carbonara Po, i tortelli ecc) e i tanti racconti che mi hanno fatto amare la parte contadina della mia famiglia. Buon viaggio Ma saluta il Babbo.  

Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...