giovedì 10 agosto 2023

Day I da Bayeaux a Caen


 

Tutti noi ricordiamo il giorno più lungo (6 giugno) le immagini dei film di Spielberg e di quelli girati in precedenza testimoniano l’impatto dell’organizzazione di un colosso economico come gli Usa nel secondo conflitto mondiale e la certezza che dopo lo sbarco tutto fosse stato semplice per le truppe alleati. Niente di più falso, se la battaglia delle spiagge, tranne che per gli americani a Omaha, era stata una passeggiata, nell’entroterra il fuoco di sbarramento della Wermacht fu micidiale e nei due mesi successivi, fino al 25 agosto i soldati americani e inglesi dovettero combattere palmo a palmo il terreno per avere ragione di truppe tedesche molto ben motivate. Bayeaux e Caen è esemplificativo di ciò che avvenne in quei giorni dal 7 al 14 giugno gli attacchi inglesi furono respinti con perdite pesanti che fecero di quelle città, oltre che un cumulo di rovine anche una battaglia che nulla aveva da invidiare allo scontro avvenuto a Stalingrado, dove si lottò casa per casa. Reggimenti tedeschi reduci dal fronte orientale e fanatici delle Hitlerjugend opposero una difesa strenua supportati come sempre da truppe corrazzate e solo l’enorme mole di mezzi e di rinforzi potè avere la meglio nello scontro  

L'operazione Perch fu un'offensiva durante la seconda guerra mondiale tra il 7 e il 14 giugno 1944, durante la battaglia di Normandia. Lo scopo dell'operazione era di circondare e catturare la città di Caen, in mano tedesca, la quale era uno degli obiettivi principali. L'efficace resistenza tedesca e alcuni errori dei comandanti britannici fecero fallire l'operazione prima che gli obiettivi fossero raggiunti. Ancora una volta di fronte a Rommel Monty non andò al di là che di un pareggio, in ambiti calcistici, e ancora una volta Patton ebbe ragione dell’inconsistenza al comando del generale inglese, vittorioso solo perché seppe sempre trovarsi al posto giusto nel momento giusto, ma non chiedeteglielo ai suoi uomini


lunedì 31 luglio 2023

I dieci giorni del luglio 1798 Napoleone vs Nelson - Egitto


 Dal 21 luglio al 2 di agosto del 1798 l’epopea di Napoleone in Egitto prende forma. In attesa di vedere al cinema l’epopea del Corso filmata da quel marpione della macchina da presa che risponde al nome di Ridley Scott. Dieci sono i giorni che intercorrono tra la battaglia delle Piramidi con cui Napoleone sbaraglia l’esercito dei Mamalucchi e pone fine a un dominio durato 700 anni in Egitto sotto l’egida della frase: soldati dall’alto di queste piramidi 40 secoli di storia vi guardano” non quindi la conquista dell’Egitto, ma lo scopo del condottiero francese era quello di mettere alla berlina i possedimenti inglesi e disporre della porta dell’Oriente voleva dire mettere in difficoltà quella popolazione che faceva dei traffici commerciali la propria ragion d’essere. La sconfitta di Abukir dei primi di agosto oltre a distruggere la flotta francese e a intaccare il mito di Napoleone, crea il contro-personaggio, quell’Orazio Nelson che sarà praticamente l’alter ego del francese per tutta la disputa continentale. Ottima conoscenza del terreno, da sempre un elemento imprescindibile per chi attacca, una predisposizione maggiore per le battaglie in mare faranno la differenza tra Napoleone genio assoluto sulla terra e sul principe dei mari. Napoleone sembra alzare bandiera bianca, disperso com’è tra le sabbie ma il suo ritorno in patria, accolto come un eroe, ne consacra ancora di più il mito. Era il tempo dei condottieri non degli eserciti, dell’acume tattico, della manovre ardite, degli uomini che scandivano la storia   

domenica 16 luglio 2023

Vae Victis ...galli


 

Ci stiamo avvicinando al dies allienses ovverosia, come dicevano gli antichi romani, una giornata da dimenticare, in un afoso mese di luglio i Galli Senoni guidati da Brenno ebbero la meglio sulle due legioni mandate a contrastarlo sul fiume Allia. Non una sconfitta se vogliamo pesantissima, i romani, mal comandati si diedero alla fuga lasciando di fatto la capitale alla merce del saccheggio. Un pesante tributo era quello ch era richiesto per liberare dal giogo Roma e la frase Vae Victis pronunciata dal capo straniero suonava come beffa per i perdenti. La leggenda narra che Furio Camillo condottiero romano venne per equilibrare la bilancia dei pagamenti e a sua volta pronunziò altra frase di sicuro effetto: non auro sed ferro recuperanda est Patria. Frasi da plot seriale, quanto ci sarà di vero. La bellezza della storia romana, sta negli episodi, nella loro capacità di tramandare il passato, nella brillante definizione del loro idioma breve e diretto, nella loro capacità organizzativa e nel loro prendersi anche poco sul serio. Un impero il loro inclusivo, nella loro sete di sapere, e nella capacità di assorbire qualsiasi nozione. Insomma vae victis è il caso di dire ma non erano loro a dover aver paura bensi gli altri. Fa un po’ sorridere poi che gli scontri ripetuti siano sempre avvenuti contro i Galli/francesi   

l Amore al tempo degli emoticon




 

Estate tempo di amori furtivi, di scappatelle, ma anche di chiusure e di fine di grandi storie d’amore che durano nel tempo. La prova della canicola, come sempre, è fondamentale per comprendere se un rapporto può durare oppure sciogliersi per il gran caldo. Non sto parlando della nuova edizione di Orgoglio e Pregiudizio, nè tanto meno delle ultime lettere di Jacopo Ortis, il riferimento neppure tanto velato è al mondo pedatorio che in assenza dell’evento sportivo cucina sulle pagine dei giornali e dei siti dedicati innamoramenti repentini, promesse eterne e abbandoni celeri. E’ lo specchio di una società fast and Furious, di consumi accelerati, in cui i sentimenti sono banditi per dar spazio all’effimero e così può capitare, ad esempio che il buon Lukaku, più famoso per le finali perse che per la sua possanza fisica, passi con disinvoltura da maglie a strisce azzurre nere a quelle stinte col bianco, in cui un emoticon lasciato su un messaggio social da un calciatore sia il preludio di abbandoni o di innamoramenti fulminei. C’è un gran bisogno di mettere in piazza tutto quello che passa per la mente, mentre una volta le trattive e gli amori erano più discreti e forse anche più forti. Chiudo con Tonali che ci ha sedotto e abbandonato per seguire i petrodollari sulla via di Newscastle e non può non venirmi in mente la canzone di un autoctono locale, al secolo Mark Knopfler, che nel 1980 sulle note di Tunnel of love diceva: “in the roar of dust and diesel I stood and watch away I could have caught up with her easy enaugh. But something must have me stay”. Per cui occhi aperti, l’appartenenza è un sentimento profondo che non può essere usato con disinvoltura.

sabato 24 giugno 2023

L'ultimo ad arrivare a Mosca fu un certo Napoleone 212 anni fa

La veloce e repentina invasione della divisione Wagner che da Rostov e Voronezh si è diretta a Mosca e poi ha virato a 200 km dall’obiettivo, se da un lato complica ancora di più un teatro di guerra che non ha mai avuto pace nei secoli, dall’altro certifica un record di un oriundo italiano, tal Napoleone Bonaparte, l’unico riuscito ad arrivare a Mosca 212 anni orsono, a conquistare quella città simbolica dell’impero zarista e Santa Madre Russia. Un record imbattuto anche se non ha portato fortuna allo stratega che ne ha definito i contorni. Da li in poi, dopo l’ecatombe di uomini e mezzi Napoleone ha conosciuto la sua parabola discendente. Hitler arrivò solo nei sobborghi di Mosca nel dicembre 1941; ma negli ultimi mille anni il teatro all’est è sempre stato foriero di scontri all’ultimo sangue, lotte per la supremazia dell’uomo per avere terreni e possessi che proprio non sono il massimo. Borodino, Tanneberg, Grunwald, Backmut, Kiev, Kursk sono solo pietre miliari di scontri all’ultimo sangue, in cui non è bello perdere per mille motivi. Come recitava Hillgruber le guerre all’est sono sempre scontri di sterminio. Ora non so come andrà a finire il conflitto russo-ucraino ma so per certo che non ci sarà comunque un vincitore

venerdì 2 giugno 2023

Quando si lavora con il cuore tutto è possibile: Air


 Approfittando di una pausa nella giornata lavorativa ho deciso di gustarmi un film interessante e al tempo stesso dedicato al mondo del marketing sportivo: air con Ben Affleck e Matt Damon è decisamente affascinante per chi come il sottoscritto è cresciuto a pane e pic and roll. In questo film trovi la grinta del lavoro, la capacità di agire per emozioni e una filosofia sportiva e di business legata al gioco unica. Il convitato di pietra non esiste se non sui titoli di coda, è giocato sulle emozioni che lo sport sa darti e sul raggiungimento di obiettivi che ti sembrano preclusi. Ma fa vedere anche che quando desideri una cosa se ci lavori, se programmi, e se soprattutto parli con il cuore riesci quasi sempre nell’intento. Se il cinema vuol dire emozioni, se il basket sa disegnare magia e se la programmazione economica sportiva ha un valore aggiunto, be cosa state aspettando a guardarlo: Airrrrrrrrrrrrr

 

 

Grazie ragazzi: ci riproveremo


 

Il viaggio dei ragazzi under 15 e 17 si interrompe sul più bello e viene loro negata, sportivamente, la gioia di concorrere a una finale che, per quanto fatto durante l’anno, avrebbero sicuramente meritato. Ma non è solo il tempo delle recriminazioni, se quella palla non fosse entrata, se fosse durata un secondo di più la partita. Ora il momento è quello di applaudire gli avversari che ci hanno battuto e di gonfiare il petto orgogliosamente per il percorso, per il viaggio effettuato. Per chi ha avuto modo di vedere anche solo un minuto delle loro partite sa quanto impegno, quanta voglia, quanta passione ci mettono e lo hanno dimostrato anche oggi. Questa è la filosofia orange che portiamo in giro nei palazzetti che accomuna i nostri giovani e li fa crescere e mutuando la frase di un grande sportivo come Michael Jordan “posso accettare la sconfitta ma non posso accettare di non provarci” ed è quello che continueremo a fare sia per le finali per il terzo posto che naturalmente per la prossima stagione. Forza Orange

F4 Under 15   Orange vs Reggio Calabria 3 – 4 dts

F4 under 17    Orange vs Roma 1 – 2  

Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...