domenica 10 gennaio 2021

I ragazzi del 99

Ci risiamo la storia questa volta viene abbinata allo sport. E a proposito di giovani calciatori appartenenti alla classe del 99 – fine secolo – viene fatto il parallelismo con altri giovani che un secolo prima all’alba dei loro 18 anni vennero mandati a combattere sul fronte del Piave. Per dire mio nonno classe 1897 al fronte era già da tre anni, purtroppo per lui. Se il paragone non regge dal punto di vista delle opportunità, da una parte i ricchi figli di un’arte quella pedatoria che non comporta soverchi sacrifici, dall’altra una classe di coscritti chiamati a rendere meno amaro un periodo difficilissimo dopo Caporetto; il parametrarsi al 99 e a una ventata nuova fu un atto di marketing militare quanto mai utile per risollevare lo spirito di una nazione sull’orlo del collasso. Il disastro di Caporetto, la ritirata lasciando decine di chilometri di suolo patrio in mano agli odiati nemici croati, sloveni e ungheresi non era il massimo. Fu cambiata la classe dirigente dell’epoca, militari di stampo antico come Cadorna, e si diede il via a una sorta di cambiamento e di positività che contagiò un po’ tutti. Meno punizioni e più razioni era il motivo dell’epoca. E fu cosi più che le divisioni di ricalzo francesi e inglesi di stanza a Mantova che la nostra nazione seppe far fronte al nemico. La battaglia del Solstizio fu una sorta di prova generale per quello che sarebbe successo a ottobre, il Piave diventò il limite invalicabile, le storie di quei ragazzi divennero leggenda, come gli eroi di Bligny (mandati in Francia a combattere i tedeschi e a sancire il sodalizio con le Potenze dell’Intesa). Amilcare Bertozzi, Rodolfo Carabelli, Pietro Caruso, Bixio Cherubini, Ugo de Carolis, Carlo Margottini, Emanuele Morselli, Giovanni Battista Stucchi e Adamo Zanelli sono solo alcuni dei ragazzi del 99 che la storia ci tramanda. Sarebbe dovuto essere il futuro radioso del 900 e invece vuoi la pandemia della Spagnola, vuoi la nascita dei totalitarismi si spalancò il mondo a un ventennio di lutti e di tragedie     


sabato 9 gennaio 2021

Gli Orange tornano alla vittoria e passano a Morbegno 5 a 2


Trasferta dal sapore dolcissimo per gli Orange Asti in quel di Morbegno. Mr Patanè arriva all’appuntamento privo di Itria, Morellato, Rivella, Vitellaro e con in distinta tre giovani del 2002. Una partita non facile e con un avversario molto agguerrito come il MGM 2000. E infatti Di Gregorio e compagni partono con un pressing molto alto che mette in difficoltà Celentano e compagni anche se i lombardi non impensieriscono Casalone. Su una ripartenza invece Casile trova con una scavetto davanti a Casalone la rete che manda avanti i padroni di casa. Ma gli Orange non si scompongono e con pazienza trovano il pareggio grazie a una magia di Morrone che trova il pertugio da una percussione laterale. Pareggio sostanzialmente giusto per quello visto in campo nel primo tempo. Nella ripresa parte di nuovo forte l’MGM, ma è Casalone a dire di no in più di un’occasione a Villa, Casile e a Di Gregorio e su un bell’assist invece Amico si fa trovare pronto per ribattere in rete il vantaggio per gli Orange. Quando poi su schema di punizione Ongari si inventa un tiro imparabile al sette la partita si indirizza a favore di Celentano e compagni. C’è pure lo spazio per un tiro libero parato dal portiere lombardo, poi, Cannella di forza e Curallo di precisione, quando i padroni di casa cercano il recupero col portiere di movimento, sigillano la partita. Per il tabellino solo la seconda segnatura dei lombardi a sei secondi dalla fine. Insomma l’anno che si era aperto con l’amarezza per il Videoton, diventa molto più dolce dopo questo risultato. Ma non c’è tempo di rifiatare, martedì sera, alle 19, sfida delicata con il Lecco, che oggi ha avuto ragione della capolista Leon per 6 a 5 in trasferta.

 

MGM 2000 vs Orange Futsal Asti 2 – 5 (1 -1 pt)

Marcatori Orange: Morrone, Amico, Ongari, Cannella, Curallo    

mercoledì 6 gennaio 2021

Solo grazie


 

304 giorni senza una sconfitta, un gioco ritrovato, dei giovani di belle speranze, la spensieratezza di un gruppo che è cresciuto, giovani e non primedonne. Sono tutti elementi di una squadra che mi ha stupito e che mi ha accompagnato in questo anno di Covid lockdown. Passare da una scoppola come contro l’Atalanta, 5 a 0 a stasera, altra scoppola ma di altra levatura, fa solo incacchiare con chi rimediata, ma come dice Pioli, una pacca sulle spalle va fatta a questo gruppo. Ha fatto tornare il sorriso, la voglia di vedere una partita, la gioia anche di un’appartenenza, che da sempre ci accompagna. Come finirà? Non lo so. Non amo conoscere il finale, potrà essere bello, ci potrà essere un traguardo raggiunto, non importa. Ho passato ben altre buriane, due retrocessioni, delusioni in finali e attese mancate per colpa di arbitraggi fraudolenti. Ma la ruota della fortuna o della vita mi hanno sempre insegnato, e me lo ricordava sempre anche mio padre, che occorre godere del momento e pensare che se, ben operi, qualcosa torna. E io ne sono sicuro. Per cui grazie ragazzi orgoglioso dei due colori, il rosso e il nero, e continuate a farci divertire  

Orange Futsal Asti vs Videoton Crema 1 – 3 ( 0-1 pt)


 

Un vero peccato il risultato di oggi perché la squadra ha lottato fino alla fine contro una compagine tosta e arcigna che ha messo a frutto un gioco di rimessa che l’ha portata a incamerare i tre punti in palio. Capitan Celentano ha guidato a più riprese il gioco in attacco supportato da tutti i ragazzi Orange ma una certa difficoltà nell’ultimo tocco ha di fatto limitato le occasioni Orange soprattutto nel primo tempo concluso in svantaggio al termine di un’azione di rimessa conclusa da Di Maggio a sei minuti dalla sirena. Un primo tempo in cui le due squadre si sono equivalse. Di tutt’altra levatura la ripresa con gli uomini di Patanè molto più aggressivi e capaci di collezionare occasioni non sfruttate fino al tap in vincente di Del Bianco che ha rimesso in parità le sorti dell’incontro. Subito dopo diverse altre opportunità con un pressing che ha mandato in confusione la difesa lombarda, ma proprio nel momento migliore della squadra, Porceddu ha trovato con perizia la rete del vantaggio per Crema, rete che ha tolto forze e grinta ai padroni di casa. Il vantaggio è stato legittimato anche da un paio di legni in contropiede e poi sigillato a due minuti dalla fine, quando l’Orange ha cercato con il portiere di movimento di pareggiare, con una palla recuperata e la rete del 3 a 1 che ha sancito di fatto la vittoria del Videoton. Mister Patanè sconsolato a fine partita ha analizzato il match, gli automatismi devono ancora essere portati al meglio, la squadra ha giocato con impegno e a parte le assenze di Rivella e Vitellaro anche altri giocatori non erano al meglio, il ritmo partita lo trovi solo giocando e questo sarà un gennaio con molte partite

Marcatori

1 tempo: 14’08 DI Maggio (C )

2 tempo: 8’48” Del Bianco (O) 13’54” Porceddu ( C) 17’50 Videoton (C )

Orange: Casalone, Montauro, Itria, Amico, Celentano, Curallo, Scavino, Del Bianco, Cannella, Ongari, Morrone, Morando

Videoton Crema: Mastrangelo, Di Maggio, Lopez, Vanelli, Martinelli, Roncalli, Porceddu, Maietti, Caobianco, De Freitas, Poggi, Ghezzi

Ammoniti: De Freitas e Lopez (Crema) Amico (Orange)  

martedì 5 gennaio 2021

Comunicare la sconfitta. Noi italiani non siamo proprio in grado


 

La storia dell’uomo è piena di momenti e di date che vengono ricordate e tramandate ai posteri come momenti fondanti, episodi che alle volte cambiano il corso della storia e altre volte ne definiscono i contorni. Nell’800 al di là della lotta per la supremazia continentale che vide scontrarsi imperi centenari come quello austriaco e russo con potenze di nuovo conio come la Germania e l’Italia ci fu la corsa ai domini oltremare. Ultima arrivata alla spartizione dei domini oltremare l’Italia andò a incancrenirsi nel Corno d’Africa, mentre Francia e Inghilterra invece furono decisamente più attive su tutto il continente. Alle potenze continentali sembrava fosse sufficiente mandare qualche battaglione di soldati con le armi più moderne per avere ragione di quelli che consideravano selvaggi e, invece, tutti incapparono in sonore e brucianti sconfitte. Il 1 marzo 1896 per l’Italia avvenne quella più cocente, ad Adua, un vero disastro. Eppure le truppe coloniali italiani si erano ben comportate in Eritrea, contro il Mahdi, un fanatico Bin Landen dell’800 a kassala e in altri teatri e scontri. Adua rappresentò un’onta difficilmente cancellabile, eppure se si guarda la storia degli inglesi i rovesci subiti dai soldati della Regina, in quel caso Vittoria, non furono meno clamorosi di quello italico. Isandlwana nel 1879 contro gli zulù, oppure Khartoum nel 1884/1885 con l’uccisione di Gordon Pascià ad opera dei fanatici islamici (ma guarda un deja vu), ma anche la guerra anglo boera, sono stati tutti episodi che dimostrano come i soldati britannici abbiano avuto anche loro vicissitudini negative. C’è una differenza sostanziale però noi le sconfitte le viviamo male, la ricerca del colpevole con il ritiro immediato abbandonando la posizione acquisita, gli inglesi, invece, con pazienza hanno sempre minimizzato e si sono preparati alla rivincita in poco tempo. Tutta una questione anche di comunicazione, come dimostrato anche nella seconda guerra mondiale con l’operazione Dynamo a Dunkirk. Un disastro epocale per l’esercito inglese, a fronte di 338.000 soldati salvati, i britannici persero tutta l’artiglieria, la sussistenza, un’armata completamente distrutta con la nazione in balia di una probabile e futura invasione. Eppure nell’ora più buia, come celebrato da un film didascalico su Wiston Churchill, nella difficoltà più nera fu una brillante comunicazione a infondere coraggio e dare le giuste motivazioni a una squadra, un popolo che sembrava in balia della disperazione. Noi italiani dovremmo imparare da questi atteggiamenti, sarebbe stato utile in passato e avremmo evitato tanti sbagli, ma potrebbe diventare anche un utile strumento per il futuro perché come diceva sempre Churchill: “Nella guerra, determinazione; nella sconfitta, resistenza; nella vittoria, magnanimità; nella pace benevolenza”, a cui aggiungerei nella comunicazione lungimiranza

sabato 2 gennaio 2021

In Italia le grandi storie esistono già. Basta saperle raccontare


 

Trovo che questo pay off di Netflix per promuovere alcune serie e film sia di una bellezza rara e potrebbe essere anche un manifesto politico per il futuro prossimo venturo. Ammorbati da un clima spesso funereo nei commenti sulla qualunque in rete varrebbe la pena di scoprire il lato positivo nella quotidianità. Nell’enogastronomia, nei mille e più rivoli di prodotti che deliziano il palato degli italiani, nei prodotti vitivinicoli, ogni collina, ogni vitigno potrebbe raccontare storie di vita e di passione. E se ci apprestiamo a guardare anche le aziende che vivono e prosperano sul territorio, ci sono tantissime storie da raccontare fatte di testardaggine, di fallimenti ma anche di nuove opportunità e di successi imprenditoriali che mettono l’ingegno al primo posto. Per non parlare di turismo, di storia, di tessuti, di qualità, di ingegno, di sport, di teatro, di ricerca, di cinema, di arte, di scrittura insomma non possiamo certo lamentarci. E allora lasciamoci sfiorare dalla bellezza e dal gusto di saperle raccontare, questa forse è una caratteristica che dovremmo fare evolvere, evitando di fracassarci i cosiddetti guardando solo ed esclusivamente aspetti negativi. Sappiamo essere migliori di come ci dipingono.  

venerdì 1 gennaio 2021

Un arte sempre in voga: prevedere il futuro con il lituo


 

Ha fatto un gran discutere una delle ultime scoperte a Pompei il Thermopolio, una sorta di fast food romano in cui gli antichi fuori casa si recavano per mangiare, l’atto decorativo, i cibi ancora li depositati raccolti in quel mese di agosto/ottobre in cui la città fu seppellita per tramandarla ai posteri e conoscere usi e costumi di una società lontana. E allora così sovviene pensare come all’alba del 79 d.c. nel farsi i cosiddetti auguri di fine anno si comportassero gli antichi. Gli auguri erano presi molto seriamente dai romani ed erano di doppia valenza, sia privata che pubblica. L'arte degli auguri era chiamata augùrio o auspìcio.

L'àugure, come insegna, aveva un bastone ricurvo a forma di punto interrogativo: il lituo (in fin dei conti il futuro era sempre incerto). Stessa importanza avevano i segni (i signa) inviati dagli dei e che dovevano essere interpretati c’erano quelli provenienti dal cielo (fulmini, saette) quelli proferiti da animali (quadrupedi e rettili) e poi quelli utili alla battaglia (i polli sacri che a seconda di quanto mangiavano predicevano vittorie difficili oppure grandi trionfi. Insomma l’arte della predizione ha sempre suscitato grande interesse. Chissà il primo di gennaio del 79 quali erano le aspettative alla falde del Vesuvio?

    Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

      I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...