E’ ovvio che in questi ultimi
anni i colori rossoneri non se la passano particolarmente bene l’ultimo
successo è datato 2016 a Doha e poi una lunga serie e sequela di tentativi, di
passioni scaldate e di rapide delusioni. E allora come sfottono tutti pronti a
lucidare l’argenteria, le sette Champions e i ricordi di un bel tempo che fu. Ma
in definitiva non è poi passato tanto tempo. Lo scudetto del 2011 aveva Ibra in
campo, la Champions del 2007 non è un secolo fa, ma poco più di dieci anni con
tre finali nel breve volgere di quattro anni. Insomma il ricordo è ben nitido
non sbiadito. E se Atene piange Sparta
Juve e Inter non ridono di certo, allori in Italia ma oltre il confine ben poco.
In tutto questo contesto si parla del valore del marchio secondo i media
svalutato da allori scarsi e da pendenze economiche simili a stati
sudamericani. E qui invece sta l’errore, il valore del brand non dipende solo
dai risultati immediati ma dalla storia, un coacervo di appartenenze e di
valori quanto mai consolidati. Chi ha vissuto la serie B e annate storte non si
arrende di certo e anzi nella difficoltà trova ancora più certezze. Se la
società punta sull’appartenenza potrà decuplicare i ricavi e aumenterà sempre
di più il suo appeal, quello è il patrimonio reali di questi colori e non c’è
comparazione che tenga. Appartenenza e storia nelle difficoltà sono i modelli
da seguire
mercoledì 23 ottobre 2019
lunedì 30 settembre 2019
Lasciatevi tentare dal gusto della Granda. Un ottobre da leccarsi i baffi
I
Partecipare alle iniziative
legate al gusto della Granda non è mai un esercizio banale, perché si viene a
conoscere il sapore profondo di una provincia che negli ultimi anni
in modo sapiente e lungimirante ha lavorato molto sulla promozione della sua
terra e dei suoi prodotti. E così mese dopo mese conosciamo e apprezziamo i
saperi e i sapori di un territorio quanto mai sconfinato e che sa vellicare
tutti i palati. Una cultura enogastronomica che si permea della cultura di un
territorio, di uomini e di comunità che si stringono attorno al loro tesoro, una ricchezza fatta di tradizione ma al tempo stesso di innovazione. E così scopriamo il Galà
della Castagna d’oro di Frabosa che premia ogni anno i migliori sportivi in circolazione
e fa parlare di se e del suo territorio misto tra tattica (Arrigo Sacchi) e
velocità (Dominik Paris) e ancora di più il gusto di un piatto tipicamente
piemontese come la Bagna Caoda di Faule, dove il piatto tipicamente povero
diventa raffinato e godibile, uno dei migliori mai assaggiati. E come non
parlare della Tuma & Bodi di Entracque o della Fiera della Zucca di Piozzo o
della Fiera Nazionale del Marrone di Cuneo. Un gusto unico ma anche culturale
con la Notte delle Streghe di Riffreddo e l’Uvernada di Saluzzo. Insomma un’occasione
settimanale, se non alle volte quotidiana, di incrociare il vero gusto della provincia.
Una Provincia non solo Granda come dimensioni ma anche con quella di una tavola sempre imbandita
e pronta a deliziarci con le sue opportunità. E di questi tempi non è poco
Non può piovere per sempre tornerà a splendere il sole
Ieri sera tra il faceto e l’incazzato
mi sono abbuffato sul divino alla ricerca del perché di una stagione per i
colori rossoneri che potrebbe rivelarsi farsa, se non addirittura tragedia. L’invettiva
migliore era per Suso, quando non per il turco 10. Pronto a brandire come un
Robespierre qualsiasi la ghigliottina per tutti i colpevoli di questa ennesima
partita finita in disastro. Poi, come sempre, la notte porta consiglio e ti fa
affiorare i ricordi, soprattutto per chi è di lunga data e ha passato sulla propria
pelle fior di gioie e di delusioni. Allora ti torna alla mente il periodo più
bello, quello dell’infanzia, quello del domani tutto è possibile e ti ricordi Albino
Buticchi, Tosetto, l’allenatore Gigi Radice, lo squalo, al secolo Joe Jordan, l’immarcescibile
Tassotti, oscuro terzino acquistato nell’anno della tregenda. E ti chiedi,
eravamo da buttare in quella stagione, abbiamo smesso di amare forse il Dia
volo allora. Il tifoso milanista è sempre stato uno destinato a soffrire, a
passare da gioie grandissime; Campioni d’Europa e del Mondo nel 1969 al doppio
sorpasso sul filo di lana 1972/73 (lo Bello tu quoque), alle secche di metà
anni Settanta a Giagnoni e a Calloni. Le forche caudine della serie B, le
partite con la Cavese e anche in quei momenti abbiamo sempre investito nella
nostra passione senza abbatterci. Noi siamo così, destinati a soffrire le pene
dell’inferno (siamo il Diavolo no) ma sempre attaccati ai nostri colori
qualunque cosa accada. I fasti di inizio del terzo millennio sembrano lontani
anni luce, ma sono un fiero ricordo che deve farci capire che nella giostra
della vita, dopo gli anni delle vacche grasse ci sono quelli delle vacche magre
e se non bisogna specchiarci troppo nei primi, non dobbiamo neppure abbatterci
troppo nei secondi. Il nostro DNA è l’appartenenza, l’attaccamento ai nostri
colori, nel mondo dell’effimero, dei like sui social, conta più di qualsiasi
altra cosa. E se c’è una società che recita vincere è l’unica cosa che conta
per noi essere attaccati ai nostri colori è l’unica cosa che ci
contraddistingue dagli altri. Non può piovere per sempre tornerà a splendere il
sole
giovedì 26 settembre 2019
Babbo lasciami tornare a sognare per favore
Per me non è mai stata una
partita normale, ma piena di sfottò benevoli tra padre e figlio con sudditanza
psicologica quasi sempre di marca paterna viste le fortune del Milan soprattutto
dalla fine degli anni ottanta, Siamo anche andati allo stadio alcune volte a
vedere dal vivo e notavo il tuo malcelato imbarazzo quando la tua squadra non
riusciva a emergere dalla secche della bassa classifica, anche quella volta che
fini 5 a 1 a San Siro. Ma ricordo anche la tua contentezza quando al Trofeo Pozzo
a Ponderano sono riuscito a portare il poeta del goal, al secolo Claudio Sala, alfiere di quello scudetto di marca radice che ti aveva reso così felice. E
quel giorno accanto a me ti sei sentito pieno e realizzato come l’autografo sui
cimeli del grande Toro che ti aveva apposto proprio lui. E ora che non sei più
accanto a me a disquisire delle scorribande pedatorie, il tuo toro ci prende a
portellate in campionato, ci sbarra la strada dell’Europa che conta e, quel che
peggio, ci relega nei bassifondi. Va bene babbo abbiamo capito, ma adesso basta,
lasciaci ancora tornare a sognare, ne abbiamo bisogno, da quando non ci sei più
domenica 22 settembre 2019
La risoluzione europea e la storia
Fa un gran parlare di sè in questi ultimi giorni la risoluzione
approvata a maggioranza dalla comunità europea relativa al ruolo di Stalin e
della Russia nel secondo conflitto mondiale e mi sembra che si stia facendo un
grande Casino per nulla. Innanzitutto, com’è nello stile di risoluzioni di
questo genere è un gran pateracchio che fa un polpettone di carattere generale,
sbagliando alcuni termini, mescolando parole come regime, comunismo, stalinismo
ecc. Al di là della confusione c’è un aspetto geopolitico da tenere conto.
Della Comunità Europea fanno parte ormai da tempo paesi che sono usciti nel
1989 dal Patto di Varsavia quello creato dal blocco sovietico alla fine della
seconda guerra mondiale e che diede il via all’antagonismo e alla Guerra Fredda.
Questi paesi da sempre sono stati in guerra contro la Russia, e Stalin, che
voleva ricreare e ci riuscì, l’impero Sovietico, combatterono streanuamente per
liberarsi dal gioco sovietico contro l’obiettivo dichiarato da parte di Stalin di
creare un forte blocco continentale. Il patto Molotov Ribbentrop andava in questa
direzione spartirsi l’Europa in due zone di influenza, a Stalin serviva per
soggiogare i paesi del blocco orientale (Polonia in primis e l’uccisione della
classe borghese militare a Katyn) a Hitler serviva avere mano libera in
occidente per sconfiggere Francia e inghilterra. Una volta conquistata l’Europa la
Germania aveva bisogno di conquistare anche l’Est per avere risorse e per
compiere il weltanshauung tedesco. Li si scontrarono nazisti e sovietici.
E la
guerra all’est fu differente da tutte le altre, perché non era solo una guerra
di conquista, ma di vero e proprio sterminio i tedeschi consideravano carne da
macello i russi e viceversa, si pensi che fino al gennaio 1943 i russi non facevano
prigionieri (ne sanno qualcosa gli italiani dell’Armir) e lo stesso dicasi per
i tedeschi fu una lotta di annientamento, e i campi di concentramento russi non
avevano nulla da invidiare a quelli tedeschi. Certo i russi sono stati
fondamentali nella lotta contro i nazisti, ma senza i cospicui aiuti americani,
in termini di materiali sarebbe stata una guerra lunghissima e pericolosa,
alleati che poi cominciarono a guardarsi con circospezione fin dalla conferenza
di Yalta del marzo 1945. Per cui tornando alla risoluzione guardandola nel
dettaglio sembra solo ed esclusivamente una presa di posizione contro le mire
espansionistiche russe sui paesi dell’est europeo, e, la guerra tra Ucraina e Russia
degli ultimi anni ne è un fulgido esempio. Una condanna verso la politica
estera russa e una sorta di autotutela della Ue nei confronti dei suoi Stati Membri.
Forse a tutti detrattori e fautori farebbe sempre utile avere una spolverata
reale di fatti
lunedì 16 settembre 2019
Alla sera
Forse perché della fatal Verona
tu sei l’imago a me si cara vieni o sera. Ho citato l’incipit del carme di Ugo
Foscolo per riadattarlo alla partita di ieri sera, una citazione postuma per il
genetliaco di Gianni Brera a cui questi intercalari piacevano e molto. Una
partita scialba come può esserlo una di fine stagione o peggio di inizio annata
quando i meccanismi non sono ancora oliati, tre punti pesanti, nel 1973 avremmo
fatto firma per un risultato così, io pure e pur giocando male sono tre punti
che a fine stagione potrebbero fare la differenza. Arbitro peggiore in campo ? Può
darsi, I peggiori come sempre sono gli ululati sugli spalti, all’alba del 2019
siamo ancora a discriminare sul colore della pelle, crescere no ?!!. Una
persona la giudichi dal suo operato non dalla pigmentazione, ma tant’è.
Tornando alla partita Juric ha modellato una squadra a sua immagine tutta
grinta e velocità e con queste squadre, quando non sei al top, paghi dazio, aver
portato a casa la pelle, pardon i tre punti è tanta roba. Il gioco, la velocità,
la bellezza dei fraseggi, verranno più avanti nel frattempo godiamoci il
momento e arrivare al derby da sfavoriti non è mai una brutta cosa. I conti,
pardon conte, si fanno sempre alla fine
martedì 3 settembre 2019
Quando Davide batte Golia: la tv del territorio
Fare giornalismo non è facile, un
mestiere in cui anche se hai emozioni, sensazioni e tifi per qualcuno devi necessariamente
mantenere uno stile sobrio e di racconto nel presentare aprioristicamente il
tuo lavoro. Devi essere critico certamente, ma questa caratteristica non deve
mai rasentare la partigianeria e il tifo altrimenti non svolgi bene il tuo
lavoro, devi fare il cronista raccontando ciò che vedono i tuoi occhi senza
lasciarti influenzare. Le emozioni possono anche esserci, ma quando parli di
politica, di sport, di manifestazioni è sempre opportuno raccontare e mai
scendere in commenti da tifoso e se proprio devi lo fai rappresentando e permettendo
ai tuoi lettori di valutare tutte le opzioni. A volte sono importanti i tempi,
i silenzi e il puntare attraverso una regia accorta su dettagli e particolari
che sappiano rendere l’emozione. Purtroppo, anche con l’avvento dei social
tutto questo è stato derubricato, tutti si sentono investiti del sacro furore
di fare critica, spesso senza averne nemmeno le competenze, ma su un elemento
il commentatore deve fare tesoro, quello di fare sentire la passione per il suo
lavoro, cercando di porre le domande giuste o i giusti quesiti che farebbero
gli spettatori a casa. Quest’anno, per la terza volta ho condotto, grazie alla
collaborazione di una super squadra molto affiatata, la diretta di una
manifestazione che è passione tradizione e territorio: il Palio di Asti. Uno sforzo
collettivo di cinque ore in cui abbiamo cercato, come televisione del
territorio, di dare massimo risalto ai colori, ai saperi e ai sapori di un
evento unico nella nostra regione. E il pubblico ci ha ripagato con commenti
benevoli e con numeri importanti riconoscendo alla nostra testata il merito di
un buon lavoro. Certo si può sempre migliorare (ad esempio i sottotitoli per i
non udenti è una legittima richiesta) ma vedere al contempo che chi dispone di
molti mezzi in più non è stata apprezzata, e anzi apertamente criticata, ci
rende orgogliosi di aver fatto bene il nostro lavoro e di aver raggiunto il
nostro scopo. Oggigiorno nonostante l’avvento incessante dei social la
televisione e l’uso delle immagini video è ancora di più da considerare come un
elemento imprescindibile della comunicazione del futuro
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