Per me non è mai stata una
partita normale, ma piena di sfottò benevoli tra padre e figlio con sudditanza
psicologica quasi sempre di marca paterna viste le fortune del Milan soprattutto
dalla fine degli anni ottanta, Siamo anche andati allo stadio alcune volte a
vedere dal vivo e notavo il tuo malcelato imbarazzo quando la tua squadra non
riusciva a emergere dalla secche della bassa classifica, anche quella volta che
fini 5 a 1 a San Siro. Ma ricordo anche la tua contentezza quando al Trofeo Pozzo
a Ponderano sono riuscito a portare il poeta del goal, al secolo Claudio Sala, alfiere di quello scudetto di marca radice che ti aveva reso così felice. E
quel giorno accanto a me ti sei sentito pieno e realizzato come l’autografo sui
cimeli del grande Toro che ti aveva apposto proprio lui. E ora che non sei più
accanto a me a disquisire delle scorribande pedatorie, il tuo toro ci prende a
portellate in campionato, ci sbarra la strada dell’Europa che conta e, quel che
peggio, ci relega nei bassifondi. Va bene babbo abbiamo capito, ma adesso basta,
lasciaci ancora tornare a sognare, ne abbiamo bisogno, da quando non ci sei più
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