Il capitano inteso come il Ministro
dell’Interno che tutto sa e tutto provvede e pontifica oggi o forse ieri pontifica
sul puntero del Milan, di fatto affermando che si aspetta una lunga squalifica
per l’attaccante di Gattuso. A parte il fatto che da una persona delle
istituzioni mi aspetto di tutto tranne che si metta appunto a pontificare anche
sullo sport nazionale, ma il fatto comico è che al Ministro non piace l’atteggiamento
(!!!!!!) proprio lui – direbbe Piccinini. E così con questa sciabolata morbida tra
un selfie e l’altro abbiamo anche l’Interno pensiero di un tifoso qualsiasi che
si vergogna del comportamento dell’attaccante (si vergogna? cosa dovremo dire
noi allora). Allora se lo ha fatto lui mi permetto di dire quello che penso
della partita di domenica. Troppo il divario tra le due società in termini
tecnici, una partita nelle gambe durissima contro il Betis Siviglia, con
relativa trasferta, una serie di infortuni che nemmeno a Lourdes ci aprono più.
Una svista difensiva che di fatto ci condannava a una partita diversa, un
rigore che avrebbe dovuto portare all’espulsione del difensore (anche se non
sarebbe cambiato il destino del match). E il solito protagonismo di Mazzoleni,
lo hai ammonito per proteste, due gialli per proteste sono assolutamente
eccessivi visto certo permissivismo. Detto questo ci si può anche incazzare, ha
sbagliato, pagherà con due giornate e ci rifaremo. E prima o poi torneremo
anche il ventennio ha avuto il suo epilogo, vero Matteo ?
martedì 13 novembre 2018
domenica 11 novembre 2018
Pennivendoli ??
“Sciacalli infami” questo lo spregiativo epiteto che il
Ministro che dovrebbe gestire anche il mondo dell’informazione ha lanciato a
favore della categoria. Motivo aver osato raccontare la cronaca giudiziaria ed
esprimere, ebbene si è nella facoltà del mestiere che facciamo, giudizi, sull’operato
o a volte il non operato di quelli che sono i colleghi di partito. Ce ne
sarebbe abbastanza per sputare valanghe di insulti nei confronti di una persona che
riveste, purtroppo, un ruolo istituzionale che impone ben altra sobrietà. Ma nell’epoca
dei leoni da tastiera, del tutti contro tutti, del vaffanculo perenne lanciato
anni fa dal loro nume tutelare, sembra quasi la normalità. Il mestiere che noi
facciamo fatto di ore improbabili di lavoro, di attenzioni, di scritture e
riscritture, quando alle volte non sono tagli e contro tagli su servizi
televisivi, di professionalità che crescono sul campo che si affinano, a volte
attraverso errori, altre volte attraverso gavette. L’oscuro lavoro di mille e
più collaboratori che a volte per un tozzo di pane perdono anche il sonno e il
riposo per essere attenti su tempi e lavori. Ecco mi piacerebbe che quando un
Ministro della Repubblica parla di una categoria di lavoratori avesse un po’
più di accortezza. E invece termini come sciacalli, puttane, pennivendoli la
fanno da padroni in una sorta di delegittimazione perenne. Verrà un tempo in
cui la gente perbene, ed è la maggioranza, prenderà le distanze da questi
loschi figuri, perché urlare così è facile, come prendere l’applauso, ma nel
tempo questi spettacoli indecenti non durano. E noi siamo qui come Confucio
sulla riva del fiume
La fine della prima guerra mondiale. Rethondes 11 novembre 1918
Esattamente un secolo fa la vecchia Europa cessava di
esistere e al suo posto nasceva un periodo che di li poco sarebbe imploso. Su
un vagone ferroviario, mentre oggi andiamo in piazza per avere un treno ad alta
velocità, i corsi e i ricorsi della storia, si siglava l’armistizio che sarebbe
poi stato ratificato tra Francia e Germania
Ritiro entro 15 giorni delle truppe
tedesche da tutti i territori occupati in Francia, Lussemburgo, Belgio, nonché dall'Alsazia-Lorena
Entro i successivi 17 giorni abbandono
di tutti i territori sulla riva sinistra del Reno, e consegna delle guarnigioni
di Magonza, Coblenza e Colonia alle
truppe d'occupazione francesi
Consegna alle forze alleate di 5.000
cannoni, 25.000 mitragliatrici, 3.000 mortai e 1.400 aeroplani e relativa consegna di tutte le navi da guerra moderne. Consegna a titolo di riparazione di
5.000 locomotive e 150.000 vagoni ferroviari. Annullamento del trattato di Brest Litovsk
Si trattava di condizioni volte ad
impedire che il Reich potesse riprendere le ostilità, e vennero di fatto
confermate con il successivo trattato di Versailles, un errore con il senno di
poi. Torti e riparazioni e non magnaminità nella vittoria avrebbero consentito
di covare rivincite e di fare poi scattare la seconda guerra mondiale. In
italia più o meno successe la stessa cosa. Non avevamo imparato nulla dopo 50
mesi di guerra e milioni di morti. Oggi ricordare quelle ecatombi può essere
utile per guardare sempre con spregio ai nazionalismi più sfrenati perché portano
solo guai e ulteriori guerre, mentre a volte per progredire è più utile
riflettere
giovedì 8 novembre 2018
Come fregare i giornalisti italiani (non sono mica un pirla cit.)
Dite quello che volete ma Mou più
che un allenatore è un grande esperto di comunicazione, al termine di una
partita in cui la sua squadra è stata decisamente dominata e ha vinto con
fortuna con un mezzo tiro, si è inventato una sceneggiata consapevole che il
cronista italiano lo avrebbe poi intervistato solo ed esclusivamente per il
fatto di cronaca finale. Un giornalista sportivo serio lo avrebbe incalzato sul
dominio della Juve per 80 minuti, sulle tattiche usate da allegri, sull’incapacità
della sua squadra di trovare le giuste contromisure. Invece solo il gesto delle
orecchie che fa il verso al triplete dell’andata. Quello che un cronista
avrebbe dovuto notare è che in 180 minuti la sua squadra che una volta era la
dominatrice della Champions è stata dominata dai bianco neri. Poi, si sa, ci va
fortuna e nel doppio confronto lui ne ha avuta parecchia. MA siccome gli
italici pennivendoli per un click in più si venderebbero l’anima eccoli pronti a
trovare le polemiche e lui che conosce il panorama sportivo dei giornalisti del
bel paese ci ha sguazzato come pochi. In fin dei pochi è mica un pirla (cit.
Mou)
domenica 4 novembre 2018
Nonno Beppe festeggiamola insieme
Caro Nonno mi chiedo oggi a cent’anni esatti dalla tua
gioventù, dalle tue speranze e dalla tua voglia di combattere per un Italia
migliore cosa ne penseresti delle tue azioni se rapportate ad oggi e come tu
rileggeresti le tue azioni dell’epoca. Il ricordo della mia infanzia era quello
di un nonno che non amava ricordare quel periodo. Troppi amici morti, troppa
sofferenza vista troppo patimento, me lo avevi fatto intendere. Per te ogni
giorno sulla terra in più era un dono. Tu che aborrivi gli esaltati, quelli che
urlavano a favore della guerra, ma poi forse erano gli ultimi a lanciarsi dal
terrapieno, quando andava bene. Tu socialista non certo guerrafondaio ma che
hai fatto il tuo dovere. Per te il Piave era la frontiera da difendere a ogni
costo perché, la fattoria, la tua terra era minacciata da quegli austriaci che
il trisnonno aveva già contrastato decine di anni prima. La guerra non era la
soluzione era una necessità.
L’hai subita sia la prima che la seconda ma sempre
con grande dignità e a testa alta. Una decorazione perchè avevi preso in
ricognizione decine di prigionieri con due commilitoni, ma non ne hai mai fatto
vanto. Un grado raggiunto per la qualità del tuo essere come sempre e come
avresti poi fatto anche in futuro, di essere al servizio. Comandante di
plotone, poi del casello, poi amministratore pubblico. Per te il 4 novembre era
la fine di un periodo e ostentavi la medaglia celebrativa e ti fregiavi di un
titolo Cavaliere di Vittorio Veneto, ottenuto in ritardo solo perché non ritrovavi
più il foglio del congedo, ma quel titolo era una medaglia da tenere sul petto
gonfiato non per retorica militare ma perché avevi contribuito alla crescita
del paese. Grazie nonno e buon anniversario
domenica 28 ottobre 2018
Il 28 ottobre a Ponte Milvio ci fu un'impresa, ma il Duce non c'entra
Il 28 ottobre richiama infaustamente la marcia su Roma
quando in tono più folcloristico che militare il duce prese possesso con la
connivenza della Corona l’Italia costringendola a un ventennio di stupidità poi sfociate nella tragedia della seconda
guerra mondiale e di tutto quello che ne consegue, leggi razziali comprese. Però
a ben guardare la storia ci pone nella stessa data altre consapevoli ricorrenze
che è bene sottolineare. Il 28 ottobre di 22 anni dopo la marcia su Roma
Predappio fu liberata dagli alleati, quando si dice la ricorrenza, ma il 28
ottobre è anche la giornata, ribatezzata la giornata dei no da parte della grecia
che respinse al mittente l’ultimatum del Duce e così lo spezzeremo le reni alla
greca divenne solo metaforico. Nel 1918 poi di fatto vedeva la conclusione
della guerra sul fronte italiano con la vittoria a Vittorio Veneto e se vogliamo
andare ancora più in la battaglia di Ponte Milvio quella in cui Costantino
batte il suo rivale Massenzio con la famosa visione della luce in cielo “in hoc
signo vinces” ecco possiamo ricordare che quei segni non erano fasci littori
giovedì 25 ottobre 2018
Domani Vittorio Veneto. Il futuro dell'Italia non è mai stato così radioso
Il 23 è arrivato l’ordine di attacco alla sera, alla mattina alle sei
abbiamo attraversato d’impeto il fiume sul ponte di barche messo dai genieri,
il fiume spaventava un po’, ma abbiamo fatto una corsa d’impeto e così siamo
arrivati dalla parte opposta. Le scharwlose erano schierate contro il ponte ma
non c’era nessuno dietro di loro, eppure erano cariche con migliaia di colpi
nei caricatori, ne ho contate otto schierate contro il ponte di barche, non
abbiamo avuto nemmeno un ferito. Il grosso della compagnia è passato, c’è una
strana euforia eppure più avanti due cecchini hanno ammazzato cinque dei
nostri, ci sono volute due ore per stanarli a forza di bombe a mano. Stiamo
veramente galoppando in pianura verso le montagne, la sensazione è che ci
stiamo avvicinando alla fine di questa follia chiamata guerra. Morire adesso
sarebbe autolesionista oltre che stupido. In tre anni è cambiato tutto, ci sono
grandi aspettative, siamo maturati, ho solo 21 anni e anche se il mio futuro è
la terra, la lavorerò con passione, voglio una stalla tutta mia, mi impegnerò per
il mio paese e voglio costruirmi una famiglia che mi segua. Porterò con me lo
sguardo e la morte di tanti miei amici caduti sotto la pioggia, sotto il sole,
nelle guardie, negli assalti per delle stupidaggini, non voglio più parlare di
guerra, non dirò tutto ai miei, delle sofferenze e della morte vista in queste
trincee. Se Dio esiste spero che prove di questo genere non capitino più. C’è
aria nuova, se penso che mio bisnonno Massimiliano serviva nell’esercito
austriaco e mio nonno Natale trattava con lo Stato pontificio per la gestione
della terra è passata un’era. Ora tutto è nuovo, tutto è diverso il futuro è nelle
nostri mani: mai più divise: mai più guerre
Iscriviti a:
Post (Atom)
Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931
I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...
-
(fonte www.arkistudio.eu) TUA MADRE E’ MORTA La parola Collegio ha sempre evocato nelle menti di tutti una connotazione negativ...
-
D. La tua storia è quella di un ragazzo cresciuto in questo territorio, che ha calcato parquet diversi ma che è tornato all’origine. Che si...
-
Pascolati , un presidente con un grande aplomb, british style, ma mosso da una grande passione che lo morde e lo lacera dentro. Immancabi...






