mercoledì 10 ottobre 2018

Il primo reparto militare che usò il Tricolore. La legione Lombarda


11 ottobre 1796 siamo in piena epoca napoleonica e viene costituito il primo reparto militare della legione lombarda, il primo reparto che si dota di una bandiera tricolore. E’ incredibile pensare come la regione che ha dato i natali alla Lega abbia visto proprio oltre due secoli orsono il battesimo i prodromi della Nazione Italiana. All’epoca difendeva i confini della repubblica Transapadana che si sarebbe fusa con la Cisalpina e dopo il trattato di Campoformio avrebbe invece decretato la fine della repubblica Veneziana, quella si che avrebbe potuto essere la culla del sistema Italia. Insomma un epoca di stravolgimenti

lunedì 8 ottobre 2018

Pillone di storia vera - intelligence mantovana



Era all’incirca il 25 di marzo del 1945 la guerra ormai era destinata alla fine, le notizie che circolavano erano pessime per la guarnigione, la 66, di stanza nel cortile della cascina Gregnane di mio nonno Beppe, la truppa tedesca contava forse i giorni che mancavano alla fine, con notizie sempre peggiori che provenivano dal fronte orientale. Ogni giorno un aereo americano (nome in codice Pippo per la popolazione mantovana) sorvolava il fiume Po, forse per valutare la forza militare nemica. La linea Gotica a qualche decina di chilometri a sud al momento reggeva per le linee tedesche, mentre i partigiani nell’appenino poco distante tenevano impegnate le milizie della RSI. Il nonno aveva visto gli orrori della prima guerra mondiale 3 anni di trincea con decine di commilitoni uccisi a pochi centimetri di distanza. Non amava la guerra il nonno, anche in vecchiaia tendeva a dimenticare gli episodi, nauseato da quell’odore acre di morte che aveva dovuto inalare per così tanto tempo. E quel giorno era andato nei campi per sistemare e tagliare un po’ d’erba per le mucche. Aveva visto quei tre vestiti con divise tedesche che non aveva riconosciuto e che sostavano in un fosso, forse un po’incuriosito aveva indugiato tanto da attirare la loro attenzione, Richiamato sentì distintamente un come on, erano tre militari inglesi in perlustrazione, per nulla intimorito svelò, su loro richiesta, l’entità della forza della 66 di stanza in cortile, il comando di una delle divisioni tra le più attive sul fronte italiano e che aveva combattuto a Cassino. Date le informazioni il nonno tornò al suo lavoro, per nulla intimorito da quello che aveva realizzato, la vita da trincea lo aveva portato a dissimulare le emozioni di quell’incontro. Aveva rischiato tantissimo in quei frangenti eppure non si tradì e poco più di mese dopo, il 25 aprile vide le truppe tedesche fuggire a gambe levate dal cortile di Carbonara pronte a gettarsi nel fiume Po per guadagnare la riva opposta, Quel giorno per gli uomini della 66 fu un massacro, a decine perirono tra i flutti del grande fiume. Mentre gli aerei che sorvolano la zona bombardarono la fattoria distruggendo la stalla e una trentina di mucche, il tesoro del contadino Beppe. Durante il bombardamento fu anche ucciso un vecchio zio di famiglia Claudio Negrelli. Nessuno ha passato indenne le forche caudine della storia, soprattutto della seconda guerra mondiale, ecco perché è utile ricordare.

giovedì 27 settembre 2018

Marco Licinio Crasso il triumviro che aveva un patrimonio di un miliardo di euro



2064 anni fa moriva assassinato Gneo Pompeo e con lui finiva tragicamente il triumvirato di uomini forti che aveva retto Roma nel primo secolo Avanti Cristo. Pompeo, Cesare e Crasso di fatto trascinarono Roma al limite dell’impero, uomini di cultura, abili strateghi militari e potenti. Pompeo che era diventato generale ai tempi di Silla nella guerra civile, Crasso che aveva debellato la rivolta di Spartaco e Cesare che aveva portato in dote la Francia. Era la Roma giovane non ancora consumata dall’impero e della grandezza infinita. Era la Roma più sincera, in cui i potenti si facevano la guerra ma si rispettavano tra di loro. Cesare pianse quando fu ucciso Pompeo, forse presagendo anche la sua fine in quello scontro civile che segui a Roma, Ma la figura più controversa dei tre fu Marco Licinio Crasso. Uomo ricchissimo con un patrimonio di 170 milioni di sesterzi che Forbes stimo nel 2008 pari a un miliardo di euro odierni. la sua fine non fu gloriosa sconfitto dai parti a Carre venne ucciso e decapitato, le sue legioni che non disponevano di una cavalleria agile come quella dei parti furono messe in rotta   

lunedì 24 settembre 2018

il cancro un dono ?? No grazie


Il cancro è un dono. Non voglio giudicare, non devo giudicare, ma questa frase mi suona un po’ come un cazzotto nello stomaco. Per chi ha vissuto a lungo condividendo questa brutta bestia diventa difficile accettare un’affermazione come il claim di un libro forse di successo. La malattia è sempre personale, l’ottimismo ci deve essere, ma ognuno la vive a modo proprio, e anche la spettacolarizzazione è un elemento che non riesco ad accettare. I viaggi in ospedale, le analisi, le sedute di chemio, di radio, ognuno vive la malattia in modo diverso. La speranza c’è ma il vortice di emozioni che ti prende è soggettivo e spesso lo sconforto ti prende. Siamo un numero in fondo a una cartella, siamo esperimenti per vedere se la cura è giusta e ogni corpo reagisce come può. Non credo che comprerei mai il libro della giornalista delle jene. Mi rimane il ricordo del vissuto, le prime analisi, lo sconforto, le cadute e le ricadute e le speranze di un miracolo purtroppo non avvenuto. Il cancro un dono?? No grazie se proprio devo scegliere vorrei altri regali

mercoledì 12 settembre 2018

Operazione Quercia Mors organizza ed esegue e Skorzeny raccoglie gli onori



L’operazione Quercia per la liberazione di Mussolini fu voluta da Hitler per permettere all’alleato di tornare in pista. Mussolini si trovava a Campo Imperatore sul Gran Sasso scortato da diversi militari ma di sicuro non da feroci carcerieri, l’otto settembre e il caos susseguente avevano creato un turbinio di ordini e di gerarchie non rispettate su cui i tedeschi ebbero buon gioco. 

Skorzeny fu il militare, anzi delle SS, che si gloriò per l’impresa e fece di tutto per attribuirsi il merito, in realtà il maggiore Mors non comandò affatto il solo reparto secondario che occupò la stazione della funivia di Assergi per l'impresa della liberazione di Mussolini, ma fu l'ideatore del piano d'assalto a Campo Imperatore e il comandante responsabile dell'intero reparto protagonista dell'impresa. 

Come sempre accade, la lingua più veloce e la predisposizione per la teatralità (anche quello di pilotare il veicolo che portò via il Duce dalla sua prigione) venne sfruttata da Otto per fini personali. Ma non fu l’unica impresa, anche il rapimento del figlio del Comandate Horthy è ascrivibile a Skorzeny. E così il corpulento SS ebbe onori e gloria, non solo sotto Hitler, ma anche in seguito, mentre il povero maggiore Mors fini per fare l’insegnante di ballo a Ulma

sabato 8 settembre 2018

8 settembre .... la vocazione commerciale dell'Italia


Oggi come 75 anni la vocazione commerciale dell’Italia aiutò ad uscire da un momento difficile…. Comincia così, con un’uscita decisamente infelice e quanto mai ignorante, il discorso del Presidente del Consiglio Conte a Bari, in una giornata amara che segnò come spesso accade quando le decisioni sono poco chiare il destino di uomini e donne del nostro paese e consegnò il periodo post Mussoliniano ad un suolo diviso in tre fasce e che avrebbe portato ancor a tanti lutti e tragedie nel nostro paese. Spesso abbiamo avuto una classe dirigente non all’altezza e proprio nel settembre 1943 ad un’uscita dalla guerra quanto mai giusta, atteggiamenti e tentennamenti vari fecero fare all’Italia figure barbine e costarono migliaia di morti. Roma poteva essere liberata già l’otto settembre e la dignità del nostro popolo provata da vent’anni di menzogna ne sarebbe uscita rinfrancata. Badoglio, come già in passato non fu all’altezza, lo stesso dicasi della famiglia reale. E così in una confusione sovrana pagarono i più deboli, un esercito che mantenne in molti casi un sussulto di dignità e Cefalonia è li a ricordarcelo. In fin dei conti noi riusciamo a essere migliori delle persone che ci governano; il guaio è che non impariamo mai

mercoledì 5 settembre 2018

Lo schiaffo di Tunisi (1881). Un Deja Vu



Francia e Italia che lottano per la supremazia di un pezzo d’Africa ??? già fatto nel 1868 L’Italia allora cercava la sua quarta sponda in Africa e la trova nella Tunisia, la vecchia Cartagine con quel suo approdo in mezzo al Mediterraneo faceva gola a tanti  L’Italia era in pole position, la Francia, poco dopo, subisce la disfatta del 1870 per opera dei tedeschi e di fatto l’Italia che ha appena riconquistato Roma cerca di acquisire potenza e rispetto. Ma la Francia post napoleonica ha altre mire e ambizioni e nel 1881 interviene militarmente instaurando un protettorato in Tunisia, sottraendola così alla sfera d’influenza italiana. Un bel pacco che porterà l’Italia ad andare tra le braccia dei tedeschi e degli austriaci con la Triplice Alleanza. Le commesse perse in quel periodo non si contano e il neo stato Italiano dovrà aspettare la crisi dell’Impero ottomano e il 1911 per affacciarsi nell’altra regione libera, ma molto problematica per la presenza di numerose tribù sempre in lotta tra di loro, la Libia con tutto quello che ne consegue. La Libia non è la Tunisia è un coacervo di tribù non un popolo. Ora la storia di ripete e si rischia la frizione e la contrapposizione con la Francia per il protettorato sulla Libia, all’epoca benedetto Cairoli presidente del Consiglio ci rimise il posto per non aver saputo prevenire e mediare, lo stesso per Conte ora ??

Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...