Il cancro è un dono. Non voglio
giudicare, non devo giudicare, ma questa frase mi suona un po’ come un cazzotto
nello stomaco. Per chi ha vissuto a lungo condividendo questa brutta bestia
diventa difficile accettare un’affermazione come il claim di un libro forse di
successo. La malattia è sempre personale, l’ottimismo ci deve essere, ma ognuno
la vive a modo proprio, e anche la spettacolarizzazione è un elemento che non
riesco ad accettare. I viaggi in ospedale, le analisi, le sedute di chemio, di
radio, ognuno vive la malattia in modo diverso. La speranza c’è ma il vortice
di emozioni che ti prende è soggettivo e spesso lo sconforto ti prende. Siamo un
numero in fondo a una cartella, siamo esperimenti per vedere se la cura è giusta
e ogni corpo reagisce come può. Non credo che comprerei mai il libro della
giornalista delle jene. Mi rimane il ricordo del vissuto, le prime analisi, lo
sconforto, le cadute e le ricadute e le speranze di un miracolo purtroppo non avvenuto.
Il cancro un dono?? No grazie se proprio devo scegliere vorrei altri regali
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