Il calcio si sa non è una scienza
esatta altrimenti mercoledì scorso dalla torcida del Santiago Bernabeu ne
sarebbe uscita vincitrice la Juventus, autrice di una prova suntuosa in grado
di annichilire l’ex corazzata di Zidane. Certe squadre come i blancos incutono
più timore di quello che esercitano in pratica, l’assenza di Ramos, un vero
campione di provocazione in campo faceva il resto e così all’andata aveva
regolato la squadra di Venaria. Detto ciò fa male quando prendi una rete al 92,
ne sappiamo qualcosa anche noi, anche su rigore non solare, ma ci sta è il
gioco del pallone. Facendo un parallelismo la famosa finale del 2005 persa
contro il Liverpool ( e sfido i tifosi juventini a dire che non avevano provato
gioia – il tifo contro in Italia ma
anche all’estero è uno dei requisiti essenziali del tifo) dal Milan lasciò lo
stesso amaro in bocca, una squadra che subimmo per soli 6 minuti e poi una
serie di sfortune assommabili decretò l’infausto epilogo. Poi ti riprendi e
magari hai migliore occasione in futuro o per lo meno ci riprovi. Invece le
esternazioni di Buffon, uomo che dovrebbe essere di sport, alla fine lasciano
veramente l’amaro in bocca. Si prende atto anche quando va male e poi si lotta
subito dopo per altri traguardi, tacciare di malafede la terna e far infuocare
i tifosi con quelle dichiarazioni gli avrà fatto guadagnare consensi tra gli ultrà ma come uomo di sport ne esce a pezzi. Esigere rispetto per la storia e
la tradizione non è sport, così come non era sport la dichiarazione post rete,
non convalidata di Muntari. Due pesi e due misure a seconda del proprio
tornaconto, insomma il classico italiano, un futuro in politica è quanto mai scontato
a questo punto
martedì 17 aprile 2018
Lezioni di stile anche nel football
Ci si accorge che si diventa
vecchi quando si ha una forte nostalgia per il passato, anche nel mondo
pedatorio non sono solo le immagini in bianco e nero (e qui non si parla di
Juve) a stimolare questa fantasia ma il fatto che grazie a tv e mondo social
tutti possono dire il contrario di tutto. E così capita che un giocatore dica
una cazzata, un comico che per fare audience dia spago allo stronzata e relativo
cartone di insulti rispedito al mittente. Cui prodest? Ma alla discussione, ai
profili dei suddetti che troveranno schiere di adepti pronti a seguire un profilo
invece che l’altro, con sponsor a contendersi i favori di un soggetto piuttosto
che l’altro. Insomma una fantastica querelle di cui avremmo fatto a meno. La
nostalgia nasce dal fatto che la famosa partita del Bernabeu sarebbe stata
approcciata in tutt’altro modo alla fine con una battuta di fine umorismo,
anche ironico da parte dell’Avvocato, lui sapeva vincere con stile e quando
perdeva lo faceva con il sorriso sulle labbra. Da Pinturicchio a Coniglio Bagnato
per poi non considerare nel palmares la Coppa del 1985. Altro stile e altro
lignaggio, anche se istigato dal culto del potente era di un altro pianeta. Ma
erano i tempi dei giornalisti fini e preparati e non urlatori, un po’ come la
politica, un po’ come il giornalismo. Lo diceva mio nonno che avremmo rimpianto
quel periodo. Ora governa il pressapochismo e l’ignoranza. Mala tempora
mercoledì 4 aprile 2018
I cross al bacio di Raymond Colin Wilkins
Il segno
dei tempi che passa quando un idolo della tua gioventù, quello per cui tifavi
ai tempi dell’università milanese e che ti portava a San Siro a godere delle
sue giocate come Razor Wilkins trapassa,
è inevitabile. E allora andiamo di coccodrillo. Le frontiere erano riaperte da
poco tempo , dopo il poco brillante esordio di Joe Jordan e la meteora Luther
Blisset, ecco la coppia inglese che precedette il Milan degli olandesi Raymond
Colin Wilkins e Mark Hateley, un doppio indovinato in grado di aumentare l’autostima
dei tifosi del Milan. La capocciata di Hateley fu il preludio a un periodo di
successo, l’avvento di Berlusconi la consacrazione, il suo stile pacato pulito
in grado di aprire le difese avversarie. Era un Milan da Coppa Uefa ancora non
in grado di scalfire lo strapotere del Napoli di Maradona e della Juve di
Platini, ma ci fece fare quel salto di categoria quanto mai indispensabile e
malta per i successivi traguardi raggiunti dopo. Un quinto posto e una finale
di Coppa persa contro la Sampdoria di Souness l’epilogo di quella stagione, ma
i cross di Raymond Colin erano una spettacolo, allora ci divertivamo con poco
lunedì 2 aprile 2018
Elezioni in Germania 1929 / 1933 corsi e ricorsi storici.
Oggi quando si parla del passato
lo si tratta sempre con una sorta di insofferenza, dicendo che quello che è
stato non potrà mai più tornare, poi però leggi la storia, la confronti e un po’
di spavento ti prende perché poi alla fine i concetti e i temi della politica
sono sempre gli stessi. L’economia, il lavoro, i privilegi della kasta, la
manipolazione dell’informazione, la nascita degli estremismi. Guardate la Germania
post crisi del 1929. Elezioni federali del 1930 il Partito socialista e quello
Comunista mettono in guardia dal pericolo degli estremisti soprattutto rivolti
nei confronti del Partito Nazionalsocialista che passa in due anni dal 2,6 % al
18 %. Le elezioni vengono vinte dai socialdemocratici, ma la situazione è
ingovernabile. Hitler deve il suo successo a Gobbels che gli orchestra una
campagna elettorale grintosa, non ci sono ancora le folle oceaniche in piazza
per Hitler, anzi gli avversari attirano di più in termini di consenso. Ma la
rabbia e la frustrazione della gente, per motivi economici (ma pensa) premia il
partito Nazista. Di fatto una situazione ingovernabile con il Centro Moderato
ridotto ai minimi termini. Chiamato a reggere le sorti del governo Bruning, che
in poco meno di due anni tiene a battesimo prima un governo di Grosse Koalition
(ma è un vizio allora) e poi un esecutivo di centro destra. Al suo posto Franz
Von Papen nel giugno del 1932 che porta a nuove elezioni. Questa volta i
nazisti fanno un grosso balzo in avanti che ancora però non gli garantisce il
dominio assoluto. Temi della campagna la delegittimazione del sistema politico,
la grande crisi economica e il lavoro. Il 37 % va ai Nazisti, il 22 al SPD e il
14,6 ai Comunisti. La crisi del sistema politico con un governo come quello di Von
Papen detto dei baroni (potremmo chiamarlo Tecnico ??) qualche scandalo che
faceva parlare portarono a nuove elezioni già nel novembre 1932, ma in questo
caso il partito Nazista, proprio per le sue posizioni ondivaghe perse due
milioni di elettori, pur restando il primo partito politico con il 33 %, arretra
SPD al 20 mentre avanzarono forte i comunisti al 16,9, mentre i partiti di
centro rimasero sostanzialmente stabili. Questa volta l’accordo tra il centro e
la destra porta al potere Hitler e fu l’inizio della fine per il popolo tedesco,
le successive elezioni del 5 marzo 1933 sanciscono “democraticamente” la
vittoria di Hitler con il 43 % dei suffragi (i sondaggi gli davano il 51 ma si
sa anche allora prendevano poco) l’incendio del Reichstag porta all’arresto di
tutti i deputati comunisti, il resto della storia la sapete
mercoledì 28 marzo 2018
Il disagio sociale la cura è la prevenzione
Il disagio sociale che porta le persone a togliersi la vita è sicuramente una piaga della nostra società, la realtà biellese non né è immune e spesso, fatti di cronaca, riportano alla luce l’epilogo di una storia di sofferenze. Chi scrive, come molti, ha avuto i suoi lutti in famiglia, determinati da un disagio che non è stato colto in tempo per evitare l’estremo gesto, per cui la sensibilità sul tema è quanto mai presente nell’animo di chi scrive. Proprio per questo motivo e dopo aver fatto un tentativo tre anni fa in consiglio con altri colleghi (che generò un tavolo tecnico alla presenza di esperti Asl che presero decisione di non proseguire sul discorso barriere), ho chiesto agli estensori della mozione di rimandare l’argomento in consiglio a una successiva riunione tecnica, ritenendo luogo più consono quello rispetto alla seduta pubblica. La discussione ingenerata in quel consesso non mi è piaciuta per niente, è sembrato solo un modo per guadagnare un minimo di notorietà che, un tema del genere, non meritava. Da qui la manifesta volontà di non proseguire la discussione sul tema e la successiva uscita, di tutti i consiglieri del PD, dall’aula consigliare. Non è una questione di pudicizia e men che meno di nascondere la testa sotto la sabbia come solerti commentatori hanno sottolineato, ma quello di rimandare a un più elevato consesso, dotato delle necessarie competenze, la risoluzione del tema. Ben sapendo che qualsiasi verdetto avrebbe incontrato il mio pieno appoggio. Il clamore mediatico che poi è stato suscitato con la posa di un’installazione artistica che, nelle intenzioni dell’autore, dovrebbe far riflettere e che invece trovo di cattivo gusto (giudizio personale) non ha fatto che scatenare i partigiani di due filosofie come se stessimo assistendo a una partita di calcio. Ma qui in gioco non c’è una vittoria di una fazione sull’altra, qui si sta parlando di un tema profondo come il disagio sociale e credo, sommessamente, che maggiore attività di prevenzione con incontri mirati nelle scuole (per aiutare i più giovani) oppure un sostegno ai tanti, associazioni comprese, che lavorano sul dialogo e sulla prevenzione al disagio possa fare di più di una qualsiasi barriera mentre una sedia penzolante nel vuoto evoca purtroppo brutti ricordi.
martedì 27 marzo 2018
Dai nostri 643 cuori un unico grido. Tutti a Balaklava
Guardando le varie ricorrenze e soprattutto
i corsi e i ricorsi storici la data odierna era quella che indicava la
dichiarazione formale tra i governi inglesi e francesi da una parte e russo
dall’altro della Guerra di Crimea. Una dichiarazione che viene fatta nel 1853
ma, che per le lentezze dei vari eserciti, e anche di una verifica di quelli
che erano gli equilibri europei verrà giocata solo più tardi. Lo scontro
avviene nella penisola della Crimea dove si fronteggiano gli eserciti europei e
dove muove i primi passi, dopo la sconfitta di Novara, anche il novello
esercito piemontese. Guidati dai fratelli biellesi Alfonso e Alessandro, la
Campagna di Crimea darà il via alla presenza dell’Italia (all’epoca ancora
regno di Sardegna) nel contesto europeo. Sarà l’occasione per i “pistapauta” come
era affettuosamente chiamati i fanti piemontesi, di entrare in azione contro
eserciti ben più rodati. Scontri pochi ma epici, la famosa carica di Balaklava
(la light brigade inglese contro i cannoni russi) e quella della Cernaia in cui
di distinsero i nostri. Più che morti in battaglia a migliaia morirono sotto i
colpi delle malattie epidemiche per un risultato che poteva essere anche
raggiunto a tavolino, ma si sa all’epoca la forza delle armi voleva essere una
dimostrazione di forza quanto mai importante per incutere timore all’avversario.
Strano solo notare che, nella recente guerra delle spie, a distanza di 165 anni
sia ancora in atto uno scontro muscolare tra Russia da una parte e Inghilterra
ed Europa dall’altra, attaccheremo mica ancor la Crimea? Impareremo mai ?? No !!!!
E allora tutti a Balaklava
Cos'è il genio se non equilibrio sul bordo dell'impossibile
Non pensavo che a questo punto
della stagione dopo la fase deficitaria con Montella e l’innesto di Ringhio
potessimo essere a una sorta di punto di svolta della stagione. E che siamo
tornati a essere un pelino importanti è la determinazione con cui il marchio
viene attaccato. Prima sul fronte societario, fallimento in Cina della cosiddetta
cassaforte del Presidente LI e lungo elenco di articoli che ci spiegano che
siamo falliti (ma stipendi e resto sono puntuali mah) poi ci attaccano per un
murales imbrattato per i 110 anni dell’Inter, non mi sembra di aver visto la
squadra tirare pomodori sul suddetto dipinto, manco fosse l’urlo di Munch.
Probabilmente torni a fare paura, rientri nel cosiddetto calcio che conta e
allora vai di discredito che è uno dei mantra della comunicazione social e non
solo di questo periodo. La madre di tutte le partite si giocherà sabato contro
la Juve, la potentissima Juve allo Stadium. Abbiamo il vantaggio di poter
giocare contro una squadra che ovviamente penserà al Madrid (si sa la Champions
ormai è una sorta di ossessione) e quindi la possibilità di fare il colpaccio
potrebbe essere lì da cogliere. Sinceramente preferirei vincere non in
campionato ma alla finale di Coppa ma quella partita è lontana e quindi il
tifoso si gode il momento. Certo è che potrebbe essere l’occasione per chi
doveva spostare gli equilibri di farlo veramente. Vedere gioire Bonucci allo
Stadium sarebbe di per se uno spettacolo e forse ricaccerebbe in gola tutti gli
sfottò di questi mesi. Ma non facciamoci la bocca buona, la speranza è di aver
finalmente intrapreso un cammino positivo, i successi arriveranno
Iscriviti a:
Post (Atom)
Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931
I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...
-
(fonte www.arkistudio.eu) TUA MADRE E’ MORTA La parola Collegio ha sempre evocato nelle menti di tutti una connotazione negativ...
-
D. La tua storia è quella di un ragazzo cresciuto in questo territorio, che ha calcato parquet diversi ma che è tornato all’origine. Che si...
-
Pascolati , un presidente con un grande aplomb, british style, ma mosso da una grande passione che lo morde e lo lacera dentro. Immancabi...






