La bandiera neonazista appesa nella cameretta
del milite (per il momento ancora ignoto) ha come si poteva pensare scatenato i
pro e i contro. C’è persino chi disquisisce sul fatto che trattasi non di croce
uncinata, ma di bandiera del secondo reich. Verissimo, però questo è il simbolo
utilizzato diventato da tempo icona ineludibile dei vari movimenti neonazisti
dell’Europa. Un richiamo a un passato di cui francamente non si sente la
nostalgia, ma notiamo come crassa sia ancora l’ignoranza in materia sia da
parte di chi critica sia da parte di chi difende. Ancora una volta uno studio
anche solo superficiale della storia non guasterebbe. Una domanda però sorge
spontanea ma perché le estreme destre vogliono circondarsi di icone perdenti
(nazismo, fascismo ecc.) cosa sperano di dimostrare, il presunto ordine di cui
parlano non ha portato altro che disordine e povertà. Ha mandato a morire
centinaia di migliaia di persone in nome di cosa ?? un ideale ?? quale? la
sopraffazione? Di una cosa bisogna aver paura, non bisogna sottovalutare il
peso di questi gesti teatrali sono il frutto di una crassa ignoranza che deve
essere combattuta solo con la cultura. Quanto al milite lo si costringa a
studiare e a informarsi, se poi invece di attaccare poster inutili, appende la
copertina di play boy, forse è meglio.
domenica 3 dicembre 2017
MALEVENTUM
La citazione storica
è quasi d’obbligo oggi dopo la rete di Brignoli, poliedrico portiere del Benevento
che realizza una rete storica per il primo punto della squadra campana in serie
A. contro ci sono quei barbari che scendono da Milano anche se capitanati da
quel guitto di Rino Gattuso. Il richiamo è alle guerre sannitiche di 2292 anni
fa, quando Pirro, re dell’Epiro, affrontò le truppe romane con i suoi elefanti
e i suoi reparti e soccombette grazie alle tecniche di guerra riscoperte dagli
eredi di Romolo e Remo, Mario Curio Dentato (frecce incendiarie lanciate sugli
animali) la vittoria fece cambiare il nome del posto da Maleventum a Beneventum,
perchè il ricordo è importante e i Romani erano anche vogliosi di ricordare eventi
fortunati. Oggi, temo, che il mio Milan si ricorderà di una partita non giocata
poi così male ma che, proprio per il carattere storico del primo punto in serie
A per i campani, si trascinerà nella memoria per diverso tempo. Mala tempora
currunt
giovedì 30 novembre 2017
Quella volta che il Toro di Bonetto battè il Milan in finale di Coppa Italia (1971)
Raramente scrivo in memoriam, credo sia più bello parlare
delle emozioni che lo sport ti regala sul campo o sugli spalti ma faccio un
eccezione per l’amico Marcello Bonetto in ricordo di quel signore del football
che fu suo padre Beppe. L’occasione viene quando con Piemonte Notizie,
programma dedicato alle eccellenze piemontesi, cercammo di realizzare un
servizio dedicato al mondo del pallone visto dalla parte dei procuratori; parliamo
di qualche anno fa, non c’era ancora quella giungla che abbiamo poi visto negli
anni seguenti con gestori dell’immagine e dei servizi, più star degli stessi
loro assistiti. Marcello ci ha aperto le porte del suo ufficio del suo studio e
ci ha presentato un mondo professionistico fatto di cortesia e qualità, permettendoci
anche di intervistare un campione del mondo come il terzino di Juve e Milan
Zambrotta. Li ho visto il tocco di classe di un servizio offerto dalla Ifa
Bonetto che è una sorta di marchio di fabbrica di un modo di gestire persone
che derivava dalla lunga militanza del padre Beppe nel mondo del pallone negli anni sessanta e
settanta. Per chi come me è cresciuto con il Torino di Pulici e Graziani,
Bonetto voleva dire una gestione di una squadra costruita con il vivaio e con
la passione, quella che forse oggi manca a tanti club. Bonetto voleva dire le
sfide tra Juve e Toro degli anni settanta, lo scudetto di Radice, quello perso
nonostante i cinquanta punti due coppe italia di cui una strappata proprio al
Milan. Su quel ricordo pubblico ora un inedito che mi concesse
-Coppa Italia 1971, finale a Genova fra Milan e Torino
(miracolosamente portata ai supplementari ed ai successivi rigori, che allora
potevano essere calciati da un medesimo giocatore), con prima rete realizzata
da Rivera e fallita da Cereser e successivo determinante intervento di quella
"volpe" di Aldo Agroppi (cui spetta tra l'altro il copyright per
l'appellativo di "Gianni lacrima") che prendendo in mano le redini
della situazione e ritardando l'esecuzione con mille scuse, e mille battute,
riuscì ad innervosire Gianni ed a condurre il Toro (con i rigori realizzati da
Sergio Maddè) ad un titolo importante ed insperato.
lunedì 27 novembre 2017
Chi nasce tondo non può morire quadrato
Doveva succedere quando programmi
una stagione e alla fine dopo una prima parte del percorso che non va devi
porre dei correttivi. 23 formazioni diverse, un po’ di confusione e quel che è
peggio, tanta ma tanta approssimazione e aspettative. Naturale finisse così,
senza risultati e ora sotto col prossimo, consapevoli che sarà un esame
continuo. I giocatori ci sono, tocca al mister trovare l’amalgama, che come
vaticinava Massimino, vulcanico presidente etneo, quanto costa questo amalgama
che lo compro. Ecco la speranza è che l’entusiasmo dei 65.000 di un afosa
giornata di luglio non vada disperso, non si chiede di vincere subito, ma di
giocare bene e di emozionare questo si. Ieri sinceramente non ho visto nulla di
tutto questo, Gattuso, se riesce a mettere un po’ di quella grinta che lo contraddistingueva
quando entrava in campo allora sarà un acquisto notevole. Sei anni dall’ultimo
successo cominciano a diventare troppi occorre sterzare e in fretta. E per uno
che entrava per primo in campo per il pre gara è quasi un obbligo: benvenuto
Rino
L'ultima ridotta a Gondar nel 1941
Era il 27 novembre 1941, iniziava
ufficialmente l’assalto inglese che decretava la fine dell’impero italiano in
Africa Orientale e quindi in Etiopia. Tutti ricordano l’Amba Alagi la ridotta riconquistata
nel maggio del 1941, ma di fatto la presenza italiana va avanti ancora per
qualche mese e, grazie al generale Nasi, l’avamposto italiano tiene fino al 30
novembre. 13 battaglioni di italiani e altrettanti di ascari con qualche
brigata di cavalleria. Nasi riesce a reggere lo scontro contro truppe inglesi
maggiormente equipaggiate e supportate da un numero crescente di etiopi. Gli italiani
si ingegnano nel costruire addirittura carri armati con trattori agricoli ma
alla fine sono costretti a cedere con l’onore delle armi. Rimangono sul terreno
circa 4.000 difensori. Da libro cuore alcuni episodi come il pilota Ildebrando
Malavolta alla guida dell’unico aereo un Fiat CR42 a disposizione degli italiani
che muore in azione. Il 30 novembre cessa ogni attività bellica e di fatto
finisce quell’Impero che Mussolini aveva fortemente voluto ma che, di fatto,
era stato solo una sorta di specchio per le allodole di una potenza che
rimaneva sulla carta. Il valore degli uomini quello no c’era, ma non bastava
martedì 14 novembre 2017
Cronache di una sconfitta: i media
Non andremo ai mondiali di
calcio, ogni tanto può succedere a una nazione che sull’arte pedatoria ha
costruito la sua repubblica di parole di commenti e di improvvisati CT. E d’altronde
con decine di testate cartaceee online e televisive lo psicodramma è proprio
quello, di cosa parliamo? A volte c’è un cambio generazionale i Rivera e i
Mazzola, così come i Baggio, i Del Piero, i Pirlo non spuntano ad ogni
stagione. Può succedere poi di non imbroccare l’allenatore, e ci sta. Ma farla
diventare un isteria collettiva mi sembra francamente ridicolo. La frase che
dovrebbe far pensare, oltre alle facce funeree, era quella di un giornalista Rai
che testualmente l’altra sera diceva “non andiamo ai mondiali”, ma dal tono
sembrava che oggettivamente fosse un problema personale e probabilmente era
cosi. Ho assistito improvvidamente su Rai sport alla conferenza stampa di
Ventura post partita e li ho visto uno spaccato che ha confermato sospetti e
qualità del commento made in Italy. Tra Sky, Mediaset, Radio varie e fior di
cronisti, dieci domande al CT Ventura tutte improntate, non al fatto sportivo
(non gli si poteva chiedere se aveva sbagliato formazione o se aveva provveduto
a cambi di modulo in corso ad esempio ???) ma a quello che sarebbe successo in
seguito: dimissioni si no ? vergogna si no ?. La qualità del giornalismo
purtroppo è questa, non accettare verdetti sul campo e scatenare la caccia al
colpevole, l’immagine da bruciare e da consegnare alla folla modello
rivoluzione francese. Quando impareremo a non fare processi sommari e a
ragionare ?? Quando le analisi tecnico tattiche prenderanno il sopravvento
sulle emozioni? E in ultima analisi come non sottolineare la grandissima
stupidaggine scritta dai ct da tastiera sulla contaminazione degli stranieri
anche nei vivai ??? Francia 1998 e Germania 2014 sono il miglior esempio di
come col melting pot, se c’è classe, vinci.
lunedì 13 novembre 2017
Bisogna menà ?? No bisogna giocà
foto il napolista
Nella irreprensibile conferenza stampa del mister della Ternana
ha spiegato da par suo perché non abbiamo vinto a Solna. La sostanza è che il
pallone per andare in porta ha bisogno di randellate a prescindere; tanti
saluti ai vari Messi e compagnia che predicano che il calcio è il frutto di bei
lanci e di geometrie sofisticate. Alla faccia del tiki taka, gli alfieri
italici del bel calcio che fu, arringano dicendo che solo con il pugno si
conquistano i mondiali. Invocando una filiera di Pasquale Bruno tutti pronti a
difendere l’italico onore. Insomma istrionico e sardonico, sarebbe comico
vedere un suo intervento negli spogliatoi, un suo incipit motivazionale, non mi
sembra che il suddetto abbia vinto né Champions, né manifestazioni di prestigio
e allena una squadra che non sta facendo sfracelli. Insomma sembra il classico
commento da hater della rete. Per battere la Svezia, che non è squadraccia di
brocchi, occorre qualità e velocità e certamente non paura tutto qua. Se
meriteremo passeremo, altrimenti estate davanti alla tv, alla volte serve una
Corea per trovarsi poi successivamente all’Azteca, ma per favore non chiudiamo
le frontiere, quella sì che sarebbe la peggior paura possibile (vengono a
rubarci il lavoro ???)
Iscriviti a:
Post (Atom)
Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931
I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...
-
(fonte www.arkistudio.eu) TUA MADRE E’ MORTA La parola Collegio ha sempre evocato nelle menti di tutti una connotazione negativ...
-
D. La tua storia è quella di un ragazzo cresciuto in questo territorio, che ha calcato parquet diversi ma che è tornato all’origine. Che si...
-
Pascolati , un presidente con un grande aplomb, british style, ma mosso da una grande passione che lo morde e lo lacera dentro. Immancabi...






