Era il 27 novembre 1941, iniziava
ufficialmente l’assalto inglese che decretava la fine dell’impero italiano in
Africa Orientale e quindi in Etiopia. Tutti ricordano l’Amba Alagi la ridotta riconquistata
nel maggio del 1941, ma di fatto la presenza italiana va avanti ancora per
qualche mese e, grazie al generale Nasi, l’avamposto italiano tiene fino al 30
novembre. 13 battaglioni di italiani e altrettanti di ascari con qualche
brigata di cavalleria. Nasi riesce a reggere lo scontro contro truppe inglesi
maggiormente equipaggiate e supportate da un numero crescente di etiopi. Gli italiani
si ingegnano nel costruire addirittura carri armati con trattori agricoli ma
alla fine sono costretti a cedere con l’onore delle armi. Rimangono sul terreno
circa 4.000 difensori. Da libro cuore alcuni episodi come il pilota Ildebrando
Malavolta alla guida dell’unico aereo un Fiat CR42 a disposizione degli italiani
che muore in azione. Il 30 novembre cessa ogni attività bellica e di fatto
finisce quell’Impero che Mussolini aveva fortemente voluto ma che, di fatto,
era stato solo una sorta di specchio per le allodole di una potenza che
rimaneva sulla carta. Il valore degli uomini quello no c’era, ma non bastava
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