E alla fine è solo una questione
di prezzo, per qualche dollaro in più il gigio nazionale si accaserà presso una
squadra o di milano o nella perfida albione oppure con i galacticos, Dal punto
di vista della remunerazione sicuramente soddisfacente, dal punto di vista dell’epica
romantica decisamente peggio. Un 18enne con un padrino come Rajola (beh se lo
hanno scelto avranno avuto i loro buoni motivi) ha un preciso ruolo quello di
sfruttarti e di farti guadagnare più soldi possibile. Ma nell’epoca dell’usa e
getta spero abbiano fatto i calcoli giusti. C’erano i crismi per la creazione
di una bandiera, il bacio alla maglia, la professione di imperituro amore per
la squadra per cui hai tifato, ti aveva portato l’amore incondizionato del
tifo. Ti avrebbero perdonato errori senza problemi, invece hai deciso di
monetizzare e di cambiare sponda o amore, e ti aspettano e ti aspetteranno al
varco, senza perdonarti nulla. Kaka ed altri come Sheva hanno provato cosa vuol
dire andare via dai Navigli, non sempre le aspettative possono essere
soddisfatte, e le minestre riscaldate non piacciono. Per cui auguri vivissimi e
in bocca al lupo ovunque andrai ma ricordati che hai buttato a mare una grande
opportunità, potresti pentirtene, valeva la pena per qualche dollaro in più
venerdì 16 giugno 2017
giovedì 15 giugno 2017
Pizza Olandese
foto fox sport
Sta diventando stucchevole il
ping pong tra il procuratore dei vip e la società. Un portiere si bravo, ma
appena fresco dei suoi 18 anni, un futuro enorme di fronte a se, fatto si spera
di successi e di speranze, ma il tutto si sta impantanando in una contesa
commerciale senza precedenti. Da una parte il suo agente che cerca di trarre
profitto per l’assistito, e, anche per se stesso, e dall’altro una società
giovane (sul fronte orientale) che non vuole lasciarsi scappare un pregiato e
talentuoso calciatore. Una telenovela che corre il rischio di diventare un boomerang
per tutti, sia per la parte eminentemente commerciale, che anche per quella più
degli affetti. Un movimento quello sportivo che sta perdendo sempre più la sua
dimensione da sport per tutti per diventare un impresa commerciale a tutto
tondo e con i giornali pronti a soffiare sulla vicenda. Una volta bastava una
stretta di mano e i compensi erano abbordabili. Ora tutto diverso con in più
l’aggravante delle mediaticità a fare da sfondo. Sarebbe bello che ci fossero
dei confini che non possono essere superati sia per gli agenti che per i loro
assistiti, una sorta di tetto salariale oltre cui non andare e anche una tutela
nei confronti di coloro che gestiscono e curano immagine e interessi.
Oltretutto stiamo parlando di un lavoro che dovrebbe essere, nel migliori dei
casi, anche un divertimento. Da rossonero sono affascinato dal portiere bambino,
ma dall’altro penso che lo stesso non possa tirare troppo a lungo la corda,
esistono dei limiti. Altrimenti ci appassioneremo a qualcun altro.
giovedì 8 giugno 2017
Stile Allegri
Ho conosciuto Max Allegri dopo la
semifinale vittoriosa del 2015 in Champions, un intervista per un video da
mandare in onda al Salone del Libro, una persona squisita, rispettosa e
paziente, nonostante un microfono che faceva le bizze e che comportò un ritardo
di una quindicina di minuti. Tempo prezioso per chi ha i minuti contati.
Intervista realizzata e cordialità sopraffina, il libro parlava di cooperazione
e lui originario di una terra che fa della cooperazione una bandiera (Livorno).
Oltretutto ricevuti nella sua magione in centro Torino mettendoci a
disposizione non solo il suo tempo, ma anche la sua privacy. Perché racconto
questo? ma perché mi sembra strano e oltremodo ingigantito tutto il can can
mediatico per un presunto alterco a suon di epiteti con una pattuglia di vigili
urbani che faceva il suo dovere. Ovviamente questa storia viene fuori a tre
giorni dalla finale persa di Cardiff, guarda caso come sempre le combinazioni
(avesse vinto ??). Una persona che ha un discreto emolumento si mette a
discutere animatamente per una multa che nella migliore delle ipotesi consta di
qualche centinaio di euro a poche decine di metri da casa??? La denuncia in Procura
al suono di: Lei non sa chi sono io, suona come la classica lotta dei poveri
contro i ricchi, una crociata millenaria per mettersi il cuore in pace. I
solerti vigili come capri espiatori di una furia toccata anche a Bonucci. Più
semplicemente mi sarei aspettato, si sanzioni, ma non che fior di giornali
sportivi (dovrebbero parlare di sport) si attaccassero a storie che di sport
hanno ben poco. Oltretutto corretto multare per infrazioni del codice della
strada, ma se i civich avessero applicato uguale rigore (detto per tesserati
juventini ha un doppio senso lo so) anche in Piazza San Carlo, forse non ci
sarebbero stati tutti quei abusivi venditori di bevande e i relativi casini
successivi, o no.
Il giornalista "sportivo"
Una categoria forse in disuso,
oggi c’è il giornalista tifoso, colpa dei social, colpa dell’eccessiva
esposizione mediatica del fatto che tutti si sentono deputati a sentenziare su
qualsiasi aspetto, non esiste più la mera analisi, ma la velina a favore o
contro a prescindere. Nessuno ne è immune, gli articoli tecnici, si contano
sulle dita di una mano, le belle prose dei Viola, dei Mura e dei Brera sono
monumenti del bel tempo che fu. E in tutto questo chi ci perde è l’obiettività
e la serena analisi sia dopo una vittoria e ancor di più dopo una sconfitta.
Tutto nasce dall’ultima partita di Champions la finale tra Real e Juve vissuta
non come un atto tecnico, la sfida tra due filosofie calcistiche, ma una sfida
di contrapposizione sia in Italia che in Spagna. Il titolo emblematico Voi Gufi
noi Cardiff, vale più di mille parole. Una lotta tra il bene e il male, tra chi
era a favore e chi contro, non una disamina calcistica. E il guaio, per la
squadra italiana, che è stata contagiata da questa retorica. L’ha patita e ha
pagato dazio sul campo, una sconfitta più psicologica che non fisica, quasi
come se la Coppa fosse un atto dovuto, da consegnare prima del tempo. Ed è per
questo che forse per chi l’ha persa che fa ancora più male. Giornalisti che si
sono lanciati in paragoni strani (uno su tutti Sconcerti, nomen omen, peggiore
poi la difesa d’ufficio a fine partita), fini commentatori televisivi che hanno
dato fiato a commenti e a riflessioni fuori luogo. Sarebbe bello tornare a parlare
dell’atto sportivo, di moduli e di gioco senza esaltare troppo prestazioni
tecniche normali. Un tempo questo era deputato al periodo estivo in cui i sogni
erano legittimi per tutti e allora si abbondava di fantasia, perché mancava
giustamente il calcio giocato, adesso è così tutto l’anno
martedì 30 maggio 2017
Il calcio è un gioco (da professare responsabilmente)
foto tratta da GOAL.COM
Non vorrei fare un tottilegio ma
a mio modo di vedere i peana celebrati per la dipartita romana del pupone
nazionale mi sono sembrati un po’ eccessivi. Certo la festa è stata giusta e ci
mancherebbe, in un mondo dove i vessilli non contano più, la fedeltà, peraltro
remunerata, nei confronti di un lavoro fa specie. Un mondo dove tutto si
consuma in un attimo e bandiere e atti d’amore che sembravano infiniti vengono
messi alla berlina dopo poco. Una festa che doveva rimanere circoscritta al suo
cerchio famigliare, la Roma, e che doveva finire tributandogli il giusto
omaggio. Ero a San Siro il giorno in cui Maldini finì la sue esperienza
rossonera e comprendo e ho vissuto quelle emozioni, giuste e di passione. Non necessariamente da far diventare un
fenomeno sociale, anche perché, lo stesso Francesco Nazionale è da tempo e con
lui altri grandi pedatori (Ronaldo su tutti) testimonial pubblicitario di una
piaga nazionale come quella del gioco (lotto ecc). Nelle pubblicità il capitano
gioca in modo impareggiabile sulla sua simpatia ma diventa di fatto un esempio da
non imitare. Hai voglia di dire gioca responsabilmente ma quante sono le
persone che possono rovinarsi giocando compulsivamente a lotterie ecc. Lui la
fortuna l’ha toccata e percepita facendo quello che sapeva fare meglio, per cui
Francè parliamo di calcio
venerdì 26 maggio 2017
Non tutto è spettacolo. Telefono Azzurro
foto repubblica
C’è un caso mediatico che sta
sconvolgendo il web, dedicato come sempre all’arte pedatoria, ovverosia le
presunte affinità elettive granata del figlio del difensore della Juve Bonucci.
Prima il derby con la maglia granata portato da Papà, poi la passeggiata
rabbuiata sul campo di Venaria e infine l’abbraccio affettuoso con Gallo
Belotti. In effetti il piccolo sta diventando una sorta di emblema di anti-juventinità
e meriterebbe di essere già affisso nella Hall of Fame del Filadelfia. Un caso
verrebbe da dire, ma mi piacerebbe che non lo diventasse, e non solo per l’età del
piccolo, ma anche e soprattutto, per non scatenare le orde di tifosi pro e
contro che non hanno certo bisogno di bandiere e vessilli da sventolare. Mi immagino
il prossimo 3 giugno, che farà il piccolo ? Esulterà per l’ennesimo trofeo vinto
dal babbo o lo sbeffeggerà come la metà degli italiani in caso di fato avverso
?? E se fosse una sorta di ambasciatore per portare il babbo a giocare nel
Torino ? Dubbi sicuramente amletici, quello che mi auguro è che il clamore
mediatico su di lui si spenga al più presto. Il piccolo deve crescere con le sue gioie e
le sue delusioni, come ogni bimbo che si rispetti, ma senza che ne venga creato
un caso. Facciamolo crescere e anche la sua famiglia lo preservi un po’,
purtroppo non è tutto spettacolo.
lunedì 15 maggio 2017
Grazie di tutto Mike
Stagione straordinaria quella del
basket, vale la pena sottolinearlo, perché alle volte si perde il filo della
logica quando si analizza il contesto di una singola partita. L’eliminazione
per mano di Verona, quasi sempre corsara a Biella negli ultimi anni, ha
lasciato il segno e qualche scoria che, siamo sicuri, dopo l’estate sarà
smaltita. Ma ora purtroppo brucia ancora. La pietra dello scandalo è stato
considerata quella di Mike Hall, giocatore sublime ma forse colpevole di aver
giocato come un giocatore normale gli ultimi 45 minuti al Forum. Non al cento
per cento ? forse, non si è impegnato ? difficile (quando sei sul campo ti butti
su ogni pallone), si doveva giocare con altri interpreti ? probabilmente, ci
sono stati errori ? certamente. Fin qui il campo delle ipotesi plausibili, poi è
diventato quasi una corsa a trovare il colpevole e l’estroso americano nel
mezzo a fungere da parafulmine. Il
commento migliore lo ha forse fornito coach Carrea abbiamo perso, punto, ci può
stare in un campionato di arrivare sul finale e poi perdere così. I play off
sono una brutta bestia, è l’elegia del momento, di chi ha i nervi più saldi, e
una squadra giovane può anche permettersi di non averli. Verona ha fatto quello
che doveva fare, un gruppo esperto ma con meno qualità cestistica, ha puntato
sul gioco ruvido e ha avuto ragione. Noi ci dovremmo godere la stagione
magnifica e strutturarci per fare ancora meglio la prossima, ringraziando chi
ha lavorato e chi ha regalato perle di gioco ad alto livello come Mike Hall.
Andrà via ? probabilmente si. Magari già giocherà i play off in Spagna ? Può
anche darsi, ma ciò non toglie che in due stagioni abbia contribuito a una
salvezza non per nulla scontata, la prima volta, e una magia dopo l’altra nella
seconda. Mi ricordo ancora la faccia buia seduto sul parquet dopo la finale
persa con Bologna, era il più arrabbiato di tutti, se non è amore per la maglia
quello. E allora guardiamo il bicchiere mezzo pieno e salutiamolo come si
conviene a un grande campione. Se poi rimane qui e guadagna qualche soldo in
più tanto meglio. Come on Mike
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