venerdì 16 giugno 2017

Per qualche dollarumma in più


E alla fine è solo una questione di prezzo, per qualche dollaro in più il gigio nazionale si accaserà presso una squadra o di milano o nella perfida albione oppure con i galacticos, Dal punto di vista della remunerazione sicuramente soddisfacente, dal punto di vista dell’epica romantica decisamente peggio. Un 18enne con un padrino come Rajola (beh se lo hanno scelto avranno avuto i loro buoni motivi) ha un preciso ruolo quello di sfruttarti e di farti guadagnare più soldi possibile. Ma nell’epoca dell’usa e getta spero abbiano fatto i calcoli giusti. C’erano i crismi per la creazione di una bandiera, il bacio alla maglia, la professione di imperituro amore per la squadra per cui hai tifato, ti aveva portato l’amore incondizionato del tifo. Ti avrebbero perdonato errori senza problemi, invece hai deciso di monetizzare e di cambiare sponda o amore, e ti aspettano e ti aspetteranno al varco, senza perdonarti nulla. Kaka ed altri come Sheva hanno provato cosa vuol dire andare via dai Navigli, non sempre le aspettative possono essere soddisfatte, e le minestre riscaldate non piacciono. Per cui auguri vivissimi e in bocca al lupo ovunque andrai ma ricordati che hai buttato a mare una grande opportunità, potresti pentirtene, valeva la pena per qualche dollaro in più

giovedì 15 giugno 2017

Pizza Olandese

foto fox sport 

Sta diventando stucchevole il ping pong tra il procuratore dei vip e la società. Un portiere si bravo, ma appena fresco dei suoi 18 anni, un futuro enorme di fronte a se, fatto si spera di successi e di speranze, ma il tutto si sta impantanando in una contesa commerciale senza precedenti. Da una parte il suo agente che cerca di trarre profitto per l’assistito, e, anche per se stesso, e dall’altro una società giovane (sul fronte orientale) che non vuole lasciarsi scappare un pregiato e talentuoso calciatore. Una telenovela che corre il rischio di diventare un boomerang per tutti, sia per la parte eminentemente commerciale, che anche per quella più degli affetti. Un movimento quello sportivo che sta perdendo sempre più la sua dimensione da sport per tutti per diventare un impresa commerciale a tutto tondo e con i giornali pronti  a  soffiare sulla vicenda. Una volta bastava una stretta di mano e i compensi erano abbordabili. Ora tutto diverso con in più l’aggravante delle mediaticità a fare da sfondo. Sarebbe bello che ci fossero dei confini che non possono essere superati sia per gli agenti che per i loro assistiti, una sorta di tetto salariale oltre cui non andare e anche una tutela nei confronti di coloro che gestiscono e curano immagine e interessi. Oltretutto stiamo parlando di un lavoro che dovrebbe essere, nel migliori dei casi, anche un divertimento. Da rossonero sono affascinato dal portiere bambino, ma dall’altro penso che lo stesso non possa tirare troppo a lungo la corda, esistono dei limiti. Altrimenti ci appassioneremo a qualcun altro.

giovedì 8 giugno 2017

Stile Allegri



Ho conosciuto Max Allegri dopo la semifinale vittoriosa del 2015 in Champions, un intervista per un video da mandare in onda al Salone del Libro, una persona squisita, rispettosa e paziente, nonostante un microfono che faceva le bizze e che comportò un ritardo di una quindicina di minuti. Tempo prezioso per chi ha i minuti contati. Intervista realizzata e cordialità sopraffina, il libro parlava di cooperazione e lui originario di una terra che fa della cooperazione una bandiera (Livorno). Oltretutto ricevuti nella sua magione in centro Torino mettendoci a disposizione non solo il suo tempo, ma anche la sua privacy. Perché racconto questo? ma perché mi sembra strano e oltremodo ingigantito tutto il can can mediatico per un presunto alterco a suon di epiteti con una pattuglia di vigili urbani che faceva il suo dovere. Ovviamente questa storia viene fuori a tre giorni dalla finale persa di Cardiff, guarda caso come sempre le combinazioni (avesse vinto ??). Una persona che ha un discreto emolumento si mette a discutere animatamente per una multa che nella migliore delle ipotesi consta di qualche centinaio di euro a poche decine di metri da casa??? La denuncia in Procura al suono di: Lei non sa chi sono io, suona come la classica lotta dei poveri contro i ricchi, una crociata millenaria per mettersi il cuore in pace. I solerti vigili come capri espiatori di una furia toccata anche a Bonucci. Più semplicemente mi sarei aspettato, si sanzioni, ma non che fior di giornali sportivi (dovrebbero parlare di sport) si attaccassero a storie che di sport hanno ben poco. Oltretutto corretto multare per infrazioni del codice della strada, ma se i civich avessero applicato uguale rigore (detto per tesserati juventini ha un doppio senso lo so) anche in Piazza San Carlo, forse non ci sarebbero stati tutti quei abusivi venditori di bevande e i relativi casini successivi, o no.

Il giornalista "sportivo"

Una categoria forse in disuso, oggi c’è il giornalista tifoso, colpa dei social, colpa dell’eccessiva esposizione mediatica del fatto che tutti si sentono deputati a sentenziare su qualsiasi aspetto, non esiste più la mera analisi, ma la velina a favore o contro a prescindere. Nessuno ne è immune, gli articoli tecnici, si contano sulle dita di una mano, le belle prose dei Viola, dei Mura e dei Brera sono monumenti del bel tempo che fu. E in tutto questo chi ci perde è l’obiettività e la serena analisi sia dopo una vittoria e ancor di più dopo una sconfitta. Tutto nasce dall’ultima partita di Champions la finale tra Real e Juve vissuta non come un atto tecnico, la sfida tra due filosofie calcistiche, ma una sfida di contrapposizione sia in Italia che in Spagna. Il titolo emblematico Voi Gufi noi Cardiff, vale più di mille parole. Una lotta tra il bene e il male, tra chi era a favore e chi contro, non una disamina calcistica. E il guaio, per la squadra italiana, che è stata contagiata da questa retorica. L’ha patita e ha pagato dazio sul campo, una sconfitta più psicologica che non fisica, quasi come se la Coppa fosse un atto dovuto, da consegnare prima del tempo. Ed è per questo che forse per chi l’ha persa che fa ancora più male. Giornalisti che si sono lanciati in paragoni strani (uno su tutti Sconcerti, nomen omen, peggiore poi la difesa d’ufficio a fine partita), fini commentatori televisivi che hanno dato fiato a commenti e a riflessioni fuori luogo. Sarebbe bello tornare a parlare dell’atto sportivo, di moduli e di gioco senza esaltare troppo prestazioni tecniche normali. Un tempo questo era deputato al periodo estivo in cui i sogni erano legittimi per tutti e allora si abbondava di fantasia, perché mancava giustamente il calcio giocato, adesso è così tutto l’anno

martedì 30 maggio 2017

Il calcio è un gioco (da professare responsabilmente)

foto tratta da GOAL.COM


Non vorrei fare un tottilegio ma a mio modo di vedere i peana celebrati per la dipartita romana del pupone nazionale mi sono sembrati un po’ eccessivi. Certo la festa è stata giusta e ci mancherebbe, in un mondo dove i vessilli non contano più, la fedeltà, peraltro remunerata, nei confronti di un lavoro fa specie. Un mondo dove tutto si consuma in un attimo e bandiere e atti d’amore che sembravano infiniti vengono messi alla berlina dopo poco. Una festa che doveva rimanere circoscritta al suo cerchio famigliare, la Roma, e che doveva finire tributandogli il giusto omaggio. Ero a San Siro il giorno in cui Maldini finì la sue esperienza rossonera e comprendo e ho vissuto quelle emozioni, giuste e di passione.  Non necessariamente da far diventare un fenomeno sociale, anche perché, lo stesso Francesco Nazionale è da tempo e con lui altri grandi pedatori (Ronaldo su tutti) testimonial pubblicitario di una piaga nazionale come quella del gioco (lotto ecc). Nelle pubblicità il capitano gioca in modo impareggiabile sulla sua simpatia ma diventa di fatto un esempio da non imitare. Hai voglia di dire gioca responsabilmente ma quante sono le persone che possono rovinarsi giocando compulsivamente a lotterie ecc. Lui la fortuna l’ha toccata e percepita facendo quello che sapeva fare meglio, per cui Francè parliamo di calcio  

venerdì 26 maggio 2017

Non tutto è spettacolo. Telefono Azzurro

foto repubblica

C’è un caso mediatico che sta sconvolgendo il web, dedicato come sempre all’arte pedatoria, ovverosia le presunte affinità elettive granata del figlio del difensore della Juve Bonucci. Prima il derby con la maglia granata portato da Papà, poi la passeggiata rabbuiata sul campo di Venaria e infine l’abbraccio affettuoso con Gallo Belotti. In effetti il piccolo sta diventando una sorta di emblema di anti-juventinità e meriterebbe di essere già affisso nella Hall of Fame del Filadelfia. Un caso verrebbe da dire, ma mi piacerebbe che non lo diventasse, e non solo per l’età del piccolo, ma anche e soprattutto, per non scatenare le orde di tifosi pro e contro che non hanno certo bisogno di bandiere e vessilli da sventolare. Mi immagino il prossimo 3 giugno, che farà il piccolo ? Esulterà per l’ennesimo trofeo vinto dal babbo o lo sbeffeggerà come la metà degli italiani in caso di fato avverso ?? E se fosse una sorta di ambasciatore per portare il babbo a giocare nel Torino ? Dubbi sicuramente amletici, quello che mi auguro è che il clamore mediatico su di lui si spenga al più presto. Il piccolo deve crescere con le sue gioie e le sue delusioni, come ogni bimbo che si rispetti, ma senza che ne venga creato un caso. Facciamolo crescere e anche la sua famiglia lo preservi un po’, purtroppo non è tutto spettacolo.

lunedì 15 maggio 2017

Grazie di tutto Mike

Stagione straordinaria quella del basket, vale la pena sottolinearlo, perché alle volte si perde il filo della logica quando si analizza il contesto di una singola partita. L’eliminazione per mano di Verona, quasi sempre corsara a Biella negli ultimi anni, ha lasciato il segno e qualche scoria che, siamo sicuri, dopo l’estate sarà smaltita. Ma ora purtroppo brucia ancora. La pietra dello scandalo è stato considerata quella di Mike Hall, giocatore sublime ma forse colpevole di aver giocato come un giocatore normale gli ultimi 45 minuti al Forum. Non al cento per cento ? forse, non si è impegnato ? difficile (quando sei sul campo ti butti su ogni pallone), si doveva giocare con altri interpreti ? probabilmente, ci sono stati errori ? certamente. Fin qui il campo delle ipotesi plausibili, poi è diventato quasi una corsa a trovare il colpevole e l’estroso americano nel mezzo a fungere da parafulmine.  Il commento migliore lo ha forse fornito coach Carrea abbiamo perso, punto, ci può stare in un campionato di arrivare sul finale e poi perdere così. I play off sono una brutta bestia, è l’elegia del momento, di chi ha i nervi più saldi, e una squadra giovane può anche permettersi di non averli. Verona ha fatto quello che doveva fare, un gruppo esperto ma con meno qualità cestistica, ha puntato sul gioco ruvido e ha avuto ragione. Noi ci dovremmo godere la stagione magnifica e strutturarci per fare ancora meglio la prossima, ringraziando chi ha lavorato e chi ha regalato perle di gioco ad alto livello come Mike Hall. Andrà via ? probabilmente si. Magari già giocherà i play off in Spagna ? Può anche darsi, ma ciò non toglie che in due stagioni abbia contribuito a una salvezza non per nulla scontata, la prima volta, e una magia dopo l’altra nella seconda. Mi ricordo ancora la faccia buia seduto sul parquet dopo la finale persa con Bologna, era il più arrabbiato di tutti, se non è amore per la maglia quello. E allora guardiamo il bicchiere mezzo pieno e salutiamolo come si conviene a un grande campione. Se poi rimane qui e guadagna qualche soldo in più tanto meglio. Come on Mike


Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...