Una categoria forse in disuso,
oggi c’è il giornalista tifoso, colpa dei social, colpa dell’eccessiva
esposizione mediatica del fatto che tutti si sentono deputati a sentenziare su
qualsiasi aspetto, non esiste più la mera analisi, ma la velina a favore o
contro a prescindere. Nessuno ne è immune, gli articoli tecnici, si contano
sulle dita di una mano, le belle prose dei Viola, dei Mura e dei Brera sono
monumenti del bel tempo che fu. E in tutto questo chi ci perde è l’obiettività
e la serena analisi sia dopo una vittoria e ancor di più dopo una sconfitta.
Tutto nasce dall’ultima partita di Champions la finale tra Real e Juve vissuta
non come un atto tecnico, la sfida tra due filosofie calcistiche, ma una sfida
di contrapposizione sia in Italia che in Spagna. Il titolo emblematico Voi Gufi
noi Cardiff, vale più di mille parole. Una lotta tra il bene e il male, tra chi
era a favore e chi contro, non una disamina calcistica. E il guaio, per la
squadra italiana, che è stata contagiata da questa retorica. L’ha patita e ha
pagato dazio sul campo, una sconfitta più psicologica che non fisica, quasi
come se la Coppa fosse un atto dovuto, da consegnare prima del tempo. Ed è per
questo che forse per chi l’ha persa che fa ancora più male. Giornalisti che si
sono lanciati in paragoni strani (uno su tutti Sconcerti, nomen omen, peggiore
poi la difesa d’ufficio a fine partita), fini commentatori televisivi che hanno
dato fiato a commenti e a riflessioni fuori luogo. Sarebbe bello tornare a parlare
dell’atto sportivo, di moduli e di gioco senza esaltare troppo prestazioni
tecniche normali. Un tempo questo era deputato al periodo estivo in cui i sogni
erano legittimi per tutti e allora si abbondava di fantasia, perché mancava
giustamente il calcio giocato, adesso è così tutto l’anno
giovedì 8 giugno 2017
martedì 30 maggio 2017
Il calcio è un gioco (da professare responsabilmente)
foto tratta da GOAL.COM
Non vorrei fare un tottilegio ma
a mio modo di vedere i peana celebrati per la dipartita romana del pupone
nazionale mi sono sembrati un po’ eccessivi. Certo la festa è stata giusta e ci
mancherebbe, in un mondo dove i vessilli non contano più, la fedeltà, peraltro
remunerata, nei confronti di un lavoro fa specie. Un mondo dove tutto si
consuma in un attimo e bandiere e atti d’amore che sembravano infiniti vengono
messi alla berlina dopo poco. Una festa che doveva rimanere circoscritta al suo
cerchio famigliare, la Roma, e che doveva finire tributandogli il giusto
omaggio. Ero a San Siro il giorno in cui Maldini finì la sue esperienza
rossonera e comprendo e ho vissuto quelle emozioni, giuste e di passione. Non necessariamente da far diventare un
fenomeno sociale, anche perché, lo stesso Francesco Nazionale è da tempo e con
lui altri grandi pedatori (Ronaldo su tutti) testimonial pubblicitario di una
piaga nazionale come quella del gioco (lotto ecc). Nelle pubblicità il capitano
gioca in modo impareggiabile sulla sua simpatia ma diventa di fatto un esempio da
non imitare. Hai voglia di dire gioca responsabilmente ma quante sono le
persone che possono rovinarsi giocando compulsivamente a lotterie ecc. Lui la
fortuna l’ha toccata e percepita facendo quello che sapeva fare meglio, per cui
Francè parliamo di calcio
venerdì 26 maggio 2017
Non tutto è spettacolo. Telefono Azzurro
foto repubblica
C’è un caso mediatico che sta
sconvolgendo il web, dedicato come sempre all’arte pedatoria, ovverosia le
presunte affinità elettive granata del figlio del difensore della Juve Bonucci.
Prima il derby con la maglia granata portato da Papà, poi la passeggiata
rabbuiata sul campo di Venaria e infine l’abbraccio affettuoso con Gallo
Belotti. In effetti il piccolo sta diventando una sorta di emblema di anti-juventinità
e meriterebbe di essere già affisso nella Hall of Fame del Filadelfia. Un caso
verrebbe da dire, ma mi piacerebbe che non lo diventasse, e non solo per l’età del
piccolo, ma anche e soprattutto, per non scatenare le orde di tifosi pro e
contro che non hanno certo bisogno di bandiere e vessilli da sventolare. Mi immagino
il prossimo 3 giugno, che farà il piccolo ? Esulterà per l’ennesimo trofeo vinto
dal babbo o lo sbeffeggerà come la metà degli italiani in caso di fato avverso
?? E se fosse una sorta di ambasciatore per portare il babbo a giocare nel
Torino ? Dubbi sicuramente amletici, quello che mi auguro è che il clamore
mediatico su di lui si spenga al più presto. Il piccolo deve crescere con le sue gioie e
le sue delusioni, come ogni bimbo che si rispetti, ma senza che ne venga creato
un caso. Facciamolo crescere e anche la sua famiglia lo preservi un po’,
purtroppo non è tutto spettacolo.
lunedì 15 maggio 2017
Grazie di tutto Mike
Stagione straordinaria quella del
basket, vale la pena sottolinearlo, perché alle volte si perde il filo della
logica quando si analizza il contesto di una singola partita. L’eliminazione
per mano di Verona, quasi sempre corsara a Biella negli ultimi anni, ha
lasciato il segno e qualche scoria che, siamo sicuri, dopo l’estate sarà
smaltita. Ma ora purtroppo brucia ancora. La pietra dello scandalo è stato
considerata quella di Mike Hall, giocatore sublime ma forse colpevole di aver
giocato come un giocatore normale gli ultimi 45 minuti al Forum. Non al cento
per cento ? forse, non si è impegnato ? difficile (quando sei sul campo ti butti
su ogni pallone), si doveva giocare con altri interpreti ? probabilmente, ci
sono stati errori ? certamente. Fin qui il campo delle ipotesi plausibili, poi è
diventato quasi una corsa a trovare il colpevole e l’estroso americano nel
mezzo a fungere da parafulmine. Il
commento migliore lo ha forse fornito coach Carrea abbiamo perso, punto, ci può
stare in un campionato di arrivare sul finale e poi perdere così. I play off
sono una brutta bestia, è l’elegia del momento, di chi ha i nervi più saldi, e
una squadra giovane può anche permettersi di non averli. Verona ha fatto quello
che doveva fare, un gruppo esperto ma con meno qualità cestistica, ha puntato
sul gioco ruvido e ha avuto ragione. Noi ci dovremmo godere la stagione
magnifica e strutturarci per fare ancora meglio la prossima, ringraziando chi
ha lavorato e chi ha regalato perle di gioco ad alto livello come Mike Hall.
Andrà via ? probabilmente si. Magari già giocherà i play off in Spagna ? Può
anche darsi, ma ciò non toglie che in due stagioni abbia contribuito a una
salvezza non per nulla scontata, la prima volta, e una magia dopo l’altra nella
seconda. Mi ricordo ancora la faccia buia seduto sul parquet dopo la finale
persa con Bologna, era il più arrabbiato di tutti, se non è amore per la maglia
quello. E allora guardiamo il bicchiere mezzo pieno e salutiamolo come si
conviene a un grande campione. Se poi rimane qui e guadagna qualche soldo in
più tanto meglio. Come on Mike
venerdì 12 maggio 2017
Un anno vissuto a bordo campo. Pensieri a bordo parquet
Una stagione vissuta all’ombra
del parquet, tempo di addii, tempo di pagelle consuntivo di una stagione che ha
lasciato solo un boccone amaro, l’ultimo purtroppo, ma che ha regalato una
serie record di gioie.
Pagelle stagionali
Venuto 8,5 prestazioni le sue
molto pragmatiche, non ci sono virtuosismi, ma la certezza di stare sempre sul
pezzo, capace con le sue bombe chirurgiche di indirizzare alcune partite, play
intercambiabile e cuore angelico anche per la sua difesa della Curva nell’ultima
partita. Un gesto non banale nei
confronti di un altro giocatore che non ha capito che lo sport vuol
anche dire rispetto.
Ferguson 9,5 capace di segnare
anche 40 punti a partita, tira dalla lunga, dalla media e poi, lui piccoletto, con
le sue palombelle in entrata, una sorta di marchio di fabbrica a
contraddistinguere la sua passione per la palla a spicchi. Bravo anche nella
gestione degli assist è migliorato nella difesa, suo tallone d’achille l’anno
scorso. Nel momento della difficoltà a volte si carica di tiri per svegliare la
squadra. Biella è la sua dimensione
Hall 9 i suoi tiri impossibili e
poi i suoi sguardi con la tribuna e con la curva questo il racconto della sua
stagione, il Balotelli buono del basket è qui, genio grande genio, passaggi no
look e traiettorie che non sono umane. Chi ha avuto il piacere di vederlo sul
campo ha apprezzato tutto questo. Spiace che nelle ultime partite sia stato un
po’ limitato da qualche acciacco. Ma pagherei oro per rivederlo al Forum
De Vico 8,5 essere capitano vuol
dire tanto in una squadra a maggior ragione se sei giovane, svolge il ruolo con
il piglio di un campione consumato. La sua maturazione dai tempi di Danna e
delle vittorie con i babies non lo hanno snaturato ed ha consacrato la sua
stagione con approcci mentali e fisici tosti. Pronto per l’A1 ?
Tessitori 7,5 alterna buone
giocate sotto i tabelloni ad errori a volte pesanti, però è l’uomo in più che
Biella non aveva sotto i tabelloni, unico neo i falli commessi che a volte limitano
la sua presenza in campo. Stazza di razza se rimane agli ordini di coach Carrea
può fare un salto di qualità
Wheatle 7,5 giovane, giovanissimo
eppure così determinato, l’immagine di questo campionato è la rubata contro Bj
Raymond e il suo affondo in contropiede. Struttura fisica eccellente, buone
visioni di gioco e qualità eccelse, non mi stupirei di vederlo un giorno
giocare in NBA. Stagione di assoluta crescita e uno dei pilastri della risalita
in serie A1. Il prossimo anno ?
Pollone 8 la piacevole sorpresa
di questa stagione, i minuti di questo ragazzo sono aumentati così come la responsabilità
che si è preso in alcune partite. Difesa a volte aggressiva, tiri aperti
accettati e buon rincalzo. Avanti così
Massone 6 il suo talento non si
discute ma lo abbiamo visto poco sul campo, nella prossima stagione vorremmo vederlo
di più prendendosi maggiori responsabilità, ha i numeri e le qualità per essere
uno dei migliori talenti del futuro, ma deve crederci
Rattalino 6 stesso discorso fatto
per Massone in potenza è un grande giocatore di basket ma deve struttarsi e
credere nelle sue possibilità
Udom 8 giocatore molto elegante,
può essere utile sotto i tabelloni oppure nel tiro dalla lunga, vale lo stesso
discorso fatto per Tessitori per quanto riguarda i falli ma ha tutto per essere
ancora di più uno dei migliori acquisti fatti dalla squadra per il futuro
Carrea 10 il regista è importante, è l’uomo che ha saputo costruire un giocattolo quasi perfetto, un campionato
vinto, una finale di coppa. Paga l’inesperienza della squadra giovane nei play
off e forse non arringa troppo il gruppo. Ma sa di basket come pochi, anche per
lui una stagione di crescita e di consacrazione, che la prossima sia quella
della festa. Fossimo nella società lo blinderemmo con un contratto a lunga
gittata.
Sambugaro 10 silente, poco
appariscente eppure ha costruito una squadra e un gruppo unici; ha avuto il
merito di non apparire mai e di non voler essere sopra le righe in un mondo che
potrebbe essere tutta immagine. Con
Carrea costruisce un duo dinamico e giovane. Biellese a vita
Angelico 10 mette i soldi e mette
passione in quello che fa. Ha stile e classe e per chi lavora nel mondo dell’abbigliamento
sembra quasi un must. Aveva parlato a inizio stagione di un progetto a media
percorrenza e quello rimane l’obiettivo. Solidità e competenza
Parterre stampa 9 se la curva
Barlera è il sesto uomo in campo il gruppo affiatato di commissari tecnici a
bordo campo (giornalisti) non è da meno. Sportivi e tifosi dell’Angelico
comunque sempre, gli arbitri non ne abbiano a male sappiamo essere competenti e
seri e soprattutto sereni nei giudizi, ma solo se sono a favore dei rossoblù.
Anche questa squadra è affiatata soprattutto per merito anche della
comunicazione della società (Rosia 10) che coccola e vizia gli addetti ai
lavori.
Curva Barlera. hanno incitato e
supportato la squadra per tutta la stagione encomiabili solo applausi.
lunedì 8 maggio 2017
L'Allenatore nel pallone
foto tratta da goal.com
La gara per entrare in Europa
dalla porta di servizio sembra una disputa a ciapa no. Se la seconda squadra
meneghina si fa uccellare dai liguri, anche i diavoli rossoneri non sono da
meno e super Dzeko uccide le ambizioni dei milanesi. Insomma l’ennesimo anno
senza avere soddisfazioni se non di seconda mano (anche se una supercoppa araba,
con viaggio a Doha non è stata male come regalo di fine anno. Dove sta l’errore
di questi anni, soprattutto in una mancanza di programmazione e di definizione
degli obiettivi. La lunga marcia verso la Cina ha sfiancato non solo i tifosi
ma anche la società e di converso anche i giocatori, costretti a sobbarcarsi un
carico di dubbi sul futuro. Ora a 270 minuti dalla fine tutto da decidere sul fronte
sportivo prima di fare programmi e proclami. Dopo 4 stagioni e cinque
allenatori diversi credo sia giunto il momento di tenere salda la barra sull’head
coach. Non avrà l’esperienza di un Ancelotti, ne la grinta di Sinisa però l’areoplanino
sa il fatto suo ha creato un gioco e una filosofia, se gli danno un paio di
innesti giusti (tra cui una prima punta quanto mai necessaria) allora forse
potremmo dire di aver svoltato e potremmo ricominciare a pensare di tornare nei
gradini più alti
venerdì 5 maggio 2017
Il Sando è una famiglia e sono orgoglioso di farne parte #forzaragazzi
Quando a luglio ho cominciato a
seguire il Sandomenico, non avrei pensato che il colore gialloverde mi entrasse
così repentinamente nel sangue. Certo lo sport è un buon veicolo comunicativo,
la parte atletica ha la sua predominanza, ma il raccontare le storie di uomini,
la passione di un percorso; alle volte ti avviluppa e ti porta a viverle in
prima persona. Ricordo la prima trasferta in quel di Quattordio, in coppa
contro la Santostefanese, un risultato rotondo e forse anche inaspettato. La
vicinanza con Nicola che illuminava sui nomi, ancora sconosciuti all’epoca,
degli attori in campo, e la sua bonaria pazienza nel darmi cifre e ritratti. E
poi a poco a poco, risultati e partite, partite e incontri e sei entrato nel
mondo del Sandomenico. Un mondo fatto di passione, di gruppo, di
professionalità ma cordiale. I ramarri è l’epiteto a cui sono accostati, ma è
la storia quella che appassiona, la volontà di un gruppo che si palesa ogni
maledetta domenica. E così son venute anche le trasferte a Torino contro
Atletico e Lucento. L’odore acre della salciccia che impregnava il campo dell’Atletico
aveva un sapore bellissimo come la rete realizzata da Ligotti al sette. Una
storia positiva che ha avuto un interruzione ad aprile, ci sta’, non può sempre
essere tutto perfetto, il finale thrilling fa parte della vita e dello sport,
ma una cosa non è mai mancata, l’incoraggiamento, la passione e la voglia di
fare bene, sia in tribuna che in campo. Le difficoltà si superano se si fa
parte di una famiglia e di un progetto. Ecco a distanza di mesi, posso dire che
anch’io mi sento parte di questa famiglia, del progetto e della voglia di stare
insieme e alla domenica la voglia è quella di andare verso il campo, l’età non
consente sgroppate sulla fascia come Azzalin e Sasso, ma l’attenzione del
cronista e dell’appassionato è li a Rocchetta. L’emozione più forte ? quella di
aver letto in trasferta i nomi dei ragazzi in campo, con la passione che ci
mette lo speaker del mio Milan a San Siro. La gioia più grande ? quella deve ancora
venire e saremo li a festeggiare insieme con Gigi Beppe Matteo e Andrea, in
tribuna come sul campo perché ormai il gialloverde è tatuato sulla mia pelle.
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