Ho sempre
pensato che quando ti confronti con la giustizia, lo fai per dimostrare la tua
innocenza al di là di tutto, quando patteggi lo fai perché ammetti una colpa, perché
te ne freghi delle regole e cerchi con un escamotage di bruciare regole e di
fare l’opportunista. Intervistando l’Avvocato Gatti abbiamo appreso che la
giustizia sportiva ha una sua etica in cui, se non abbiamo capito male, conta
di più ammettere che professare l’innocenza e quando mancano anche alcuni riscontri
la stessa giustizia è inflessibile. Così con il beneplacito dei benpensanti l’allenatore
dei campioni d’Italia, quelli che si professano campioni sul campo, stanno per
diventare campioni anche in tribunale. Vabbè sapevo, mica era un illecito, e così
tra campioni che scommettono, quelli che taroccano, ci saranno anche quelli che
sanno, che sapevano ma che non dicevano. Probabilmente il suo padrone Agnelli
sarà fiero dell’operato del suo duca del suo vice e di tutta la schiera dei suo
gloriosi giocatori. Il discorso è vale la pena di vincere così ? vale la pena
credere in persone che fanno dei trucchetti il proprio modo di operare. La
giustizia sportiva deve rivedere alcuni suoi concetti e principi ma sarebbe
opportuno che si partisse anche dalle società e che non ci fossero questi
giochetti. Al di la del far play finanziario sarebbe ora di cominciare a
parlare di etica se vogliamo che oltre ad essere uno sport seguito diventi
anche un modello.
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