E’ finita la parte di campionato post covid e devo dire che
mai come in questo periodo ho visto una squadra, grazie anche a una buona
condizione atletica, in grado di giocare imponendo il proprio stile e i propri fraseggi.
Insomma una squadra che lotta per vincere. I punti e le reti sono li a
testimoniare che forse dopo qualche anno, dopo la parentesi cinese e anche
alcune incomprensioni societarie si è forse trovata la giusta quadra del nuovo
Milan post Berlusconi. Una nuova era sta per nascere, sarà quella di Mister Arnoult,
quella di Mbappe (magari fosse così). Finalmente una squadra in grado di
competere e di giocarsela fino alla fine (odio questo termine ma rende bene l’idea).
Noi milanisti siamo avvezzi ai purgatori; la metà degli anni settanta, la serie
B prima comprata poi guadagnata sul campo, gli anni delle minestre riscaldate (Sacchi,
Capello) e poi questa lunga parentesi. Rimane la certezza che dopo un periodo
buio c’è sempre una nuova squadra da osannare, le basi ci sono basta aspettare
e poi potremmo anche Fly better
domenica 2 agosto 2020
Fly Emirates, Fly better Fly Milan
2 Agosto a Canne una battaglia che poteva cambiare i destini dell'Europa
216 a.C.: era un anno decisamente afoso la strada verso la
Puglia era decisamente trafficata, ispanici, celti e i pericolosi cartaginesi
era da tre anni che stavano imperversando su tutta la penisola, portando disordine
e caos. Erano guidati da un condottiero valido, un tattico sublime, in grado di
cambiare il corso della battaglia e degli eventi: Annibale della Famiglia Barca.
I romani solitamente esperti e quadrati anche nella gestione delle guerre non
avevano ancora capito come affrontarlo (o meglio uno ci aveva provato con la
sua tattica, mordi e fuggi e attendista, ma non era stato compreso al meglio) e
pensavano con il coraggio e con i numeri di sbaragliarlo. La presenza di
Annibale stava sfaldando il fronte comune degli alleati romani nella penisola e
quindi una risposta doveva essere data, ma la fretta si sa è sempre una cattiva
consigliera. I due eserciti si stavano fronteggiando da tempo sull’Ofanto e all’alba
del 2 agosto ci fu lo scontro in campo aperto. Annibale aveva perso i suoi
elefanti ma aveva molte armi e tipologie di combattenti al suo servizio, fra
cui i cavalieri numidi e i frombolieri delle baleari, mentre i romani agivano
con la consueta tattica e schieramento, ben noto ad Annibale. Con maestria l’Africano
impigliò in rete l’esercito romano e lo accerchiò, mentre la cavalleria si
sbarazzò di quella romana e di fatto giungendo alle spalle delle coorti di
fanteria li intrappolò in un cerchio brutale e crudele. Il massacro durò ore e
alla fine 8 legioni romani erano scomparse con perdite tra i 40.000 e i 70.000
uomini fra cui anche i capi. Fu una tremenda sciagura per Roma ma Annibale
inebriato dal successo non seppe approfittarne appieno e permise al nemico di
riprendersi, anche se alla sera di quel due agosto nessuno scommetteva sul
futuro della Città eterna
Bangle, cento di queste panchine
Una notizia di cronaca o per meglio dire di territorio mi ha
fatto particolarmente piacere ieri. Si inaugurava la centesima panchina – bench
- progettata e realizzata da quel esteta del gusto piemontese che risponde al
nome di Chris Bangle. Cittadino di Clavesana, suo buen retiro, ha realizzato un
concetto semplice di vita molto piemontese. Fermarsi per ammirare la bellezza
del territorio piemontese di Langa, nel particolare, ma molto più semplicemente
anche dell’intero territorio alle pendici delle Alpi del Nord Ovest. Cento
luoghi di osservazione per comprendere appieno la bellezza di un territorio
unico nel suo genere. Dalle panchine
luoghi in cui meditare si può apprezzare al meglio la terra, i filari dell’uva,
e la concretezza di una terra che, se ascoltata sa donare il meglio di se
stessa. Ho avuto modo di apprezzare la genuinità di un uomo come Chris Bangle
che anni fa ha deciso di rimanere a vivere nelle Langhe, contagiato dalla
bellezza dei sapori della nostra terra, e poi quando si lavora a contatto con
questa terra si produce meglio. Teniamolo a mente noi piemontesi
domenica 26 luglio 2020
26 luglio 1945 dopo aver battuto i tedeschi Churchill perde le elezioni
26 luglio 1945 all’alba di una nuova era, alla fine della
seconda guerra mondiale tramontava il mito di Winston Churchill, l’alfiere per
eccellenza della Gran Bretagna che aveva guidato il suo popolo nell’ora più
buia portandola dal baratro alla vittoria epocale contro il nazismo. E così
mentre a Potsdam si decidevano i destini dell’Europa il popolo inglese che
tornava alle urne dopo dieci anni decise di affidarsi ai labour di Clement Attlee,
un guaio anche per il processo di pace che perdeva uno dei suoi leader più carismatici
e nel breve volgere di qualche settimana aveva perso un altro dei suoi
protagonisti come Roosvelt. Era un mondo diverso ma la Russia divenne così il
partner che ottenne forse di più da quelle trattive imponendo di fatto una
cortina di ferro che durò per oltre 40 anni. E’ il destino di chi vince quello alle
volte di cadere alla linea del traguardo nel momento di massima visibilità e
chissà, come spesso si recita in questi casi come sarebbe cambiato il mondo se churchill
fosse stato della partita fin dal 1945 e non dal 1950 quando tornò al potere,
ma come avrebbe detto Ottaviano Augusto “acta sunt fabula”
sabato 25 luglio 2020
Un calcio alla retorica e alla narrazione sportiva che trasforma tutto in epica
Prendo lo spunto da un articolo comparso oggi sul Foglio che condivido in toto. La retorica e lo storytelling sportivo negli ultimi anni ci
hanno letteralmente ammorbato con storie da libro cuore nel mondo pedatorio che
forse poco hanno a che fare con la ruvidezza di questo sport. Le storie che
sentivo da piccolo erano quelle dell’Assassino, noto locale di Milano, una
sorta di buen retiro in cui i campioni della Milano, che non era quella da bere,
si ritagliavano spazi a tavola gustando cibo e narrando storie di pallone. Il
calcio era quello delle basette lunghe, dei calzettoni arrotolati, non dei
parastinchi con la scritta vae victis, sul campo si correva a perdifiato e le storie
erano quelle preparate e oscurate dalle magie degli allenatori mito: da Nereo a
Liddas, da Giuanin di Cusano fino all’Osvaldo della Bovisa. Storie di normalità
non di eccesso. Se per gli inglesi la fantasia era per Best, noi preferivamo il
pragmatismo dell’Abatino. Le serate di San Siro, del Prater, del Bernabeu rimanevano
nel cuore di chi le poteva vivere. Oggi la rete ha avvicinato probabilmente
molti più spettatori, il Var ha distrutto l’insindacabile giudizio dell’arbitro
e le mille e più telecamere hanno tolto il mistero di un rito che era solo fra
22 pardon 23 in campo. Il racconto di chi vede lo spettacolo non è più solo
dedicato all’atto tecnico ma si perde nei mille e più rivoli di una
comunicazione che deve essere, a prescindere, spettacolare e carica di retorica,
anche a costo di banalizzare estremamente il tutto. Le penne, o per meglio dire
le tastiere di chi scrive, devono correre dietro a pettegolezzi di mercato, a
gossip improbabili, a marketing selvaggio comunicativo per raccontare dettagli e
numeri che forse con lo sport e la bellezza di un atto sportivo non c’entrano assolutamente
nulla. Il tifoso e il giornalista si mescolano in un tourbillon in cui non si
capisce più chi fa cosa e se, un tempo, il processo del lunedì, era un siparietto,
quasi comico, per prendere le distanze dallo sport giocato. Oggi il contorno ha
superato l’atto sportivo, ci sarà un limite a tutto questo? io francamente lo spero. Nel frattempo come
ammiccherebbe il buon Brera, un Dogliani per annacquare il ricordo.
Ti conosco mascherina
Ha fatto sicuramente discutere la fotografia, in cui in modo goliardico,
alcuni amici di differenti schieramenti sportivi si sono posizionati di fronte
al monumento simbolo del Torino dopo Superga, il Filadelfia. Foto che doveva
essere privata (ma nell’epoca di Istagram e facebook esiste ancora la privacy
quando siamo noi i primi a violarla ??) ma che è diventata di pubblico dominio
scatenando le ire delle opposte fazioni. Il consiglio e il suggerimento può
andare nelle opposte direzioni, la prima è quella di respirare profondamente e
di farsi una grassa e grossa risata, lo sfottò ci sta e chi ha frequentato le
curve, come il sottoscritto, sa benissimo che è il sale del tifo purchè non
diventi né becero né violento e magari finisca alla fine della partita. In
seconda analisi se vai nella sede storica del Torino con una mascherina della
Juve, allora un po’ di provocazione, anche se non muore nessuno, è perché la
cerchi. Nel sancta sanctorum del tifo però l’appartenenza a una tribù è vista
come un rito incontrovertibile in cui ci sono regole ferree, nei discorsi fra
gli stessi tifosi, invece di dedicarsi all’analisi di una singola partita, si
passano ore a disquisire sulla storia, quasi sempre fatta di soprusi, se
contro, di bravura, se a favore. Insomma non ne usciremo mai credo proprio,
ognuno convintamente attaccato sulle proprie posizioni. Era bello quando i
tifosi, anche fra i dirigenti lo facevano con garbo e ironia, due su tutti l’avvocato
Agnelli e Peppino Prisco e i giornalisti erano tali e non un’appendice della
curva. Sarebbe bello tornare indietro ma immagino sia difficile se però tutti
insieme facciamo uno sforzo e ci dedichiamo meno alle polemiche e più all’atto
sportivo
domenica 19 luglio 2020
We shall back ? we are just come back
Decisamente i migliori in questo periodo post lockdown, come
se la Pandemia avesse scatenato il sacro furore rossonero, vittorie di
prestigio, reti a pioggia e un gioco in velocità da far invidia ai migliori
preparatori. Merito di un gruppo che ha ritrovato fiducia e che nonostante le
mille e più traversie sta ritrovando stimoli e voglia di tornare nell’élite del
calcio. Un distacco di cinque anni, un’eternità per quello a cui eravamo
abituati ma dopo la fine del rapporto berlusconiano e l’infelice parentesi
gialla, siamo tornati a essere una società. Certo qualche tassello manca ancora
ma la speranza di ritrovare la giusta via c’è. Il calcio è business è quindi un
modello tedesco alla Rangnick è necessario, così come una guida tecnica in team,
molti buoni acquisti effettuati da Rebic a Salemakers e altri in arrivo per una
squadra che dovrà essere attiva e veloce in attesa di essere ceduta ad Arnault
in un futuro non troppo lontano. Il tempo delle vacche magre sembra essere
finalmente finito forse c’è speranza di un futuro migliore e allora torneremo a
essere corsari anche in Europa
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