domenica 25 agosto 2024

Professionisti al microfono: i commentatori sportivi la voce del ciclismo


 

Per chi ha fatto la radio la voce ha un potere fondamentale, l’etere su cui rimbalza il timbro delle corde vocale da un senso compiuto a una notizia, a un’azione, a un qualsiasi messaggio. Sul fronte sportivo credo che ricordiamo non solo l’evento ma anche il modo con cui questo è stato raccontato con emozione e con trasporto. Il campioni del mondo scandito tre volte da Nando Martellini nel 1982 ha lo stesso valore dell’andiamo a Berlino Beppe urlato al microfono da Fabio Caressa, Nel calcio il radiocronista Francesco Repice nel suo profondo respiro che annuncia quello che milioni di radioascoltatori non possono vedere e cioè il rigore sbagliato dall’Inghilterra nella finale dell’Europeo è una delle sensazioni migliori percepite. Tutto questo non per mitizzare persone ma l’emozione di un racconto trasmesso. Per questo motivo al Tour dell’avvenire mi sono trovato a tu per tu con le voci ufficiali di Giro d’Italia e del Tour che commentavano l’ascesa al Colle delle Finestre dei corridori. Vedere la capacità di reggere il ritmo per decine di minuti, preparati sulle vite di ogni singolo ciclista, dettagli sul percorso, storie di vita e tecniche. Un florilegio di informazioni che denotano prima di tutto un enorme amore per il lavoro che stai facendo. Un modello di giornalismo che dovrebbe essere valorizzato e insegnato a scuola


mercoledì 14 agosto 2024

17 agosto 1914 Stalluponen il primo scontro Germania Russia


In guerra nel passato come nel presente, le mobilitazioni la velocità di esecuzione dei piani unite alle tecnologia diventano sempre più fondamentali nella riuscita di un’operazione, e, senza citare Sun Tzu, solo il generale che ha preparato bene il piano lo può realizzare. Nell’estate del 1914 i tedeschi avevano apparecchiato il piano Schlieffen per vincere velocemente sul fonte occidentale per poi dedicarsi all’Est Europeo e ai russi, giudicando in sei settimane il tempo delle truppe dello Zar per posizionarsi. In realtà Samsonov e Von Rennekampf i due generali di Nicola II riuscirono in un paio di settimane a invadere la Prussia con 200 mila uomini ma non avevano ne la potenza di fuoco necessaria ne la preparazione. Bastarono poco più di 40 mila tedeschi ai comandi di Hindenburg e Ludendorf a sbrigare la pratica. Il 17 agosto a Stalluponen il tedesco von Francois si trincerò con le poche truppe a disposizione su un altura in attesa dei russi che attaccarono alla baionetta in stile ottocentesco. Fu una strage per gli attaccanti che persero quasi diecimila uomini. I tedeschi poi ripiegarono su Gumbinnen e successivamente su Tannenberg dove i tedeschi ebbero la meglio distruggendo completamente le due armate zariste, la prima di una serie di vittorie sul fronte orientale. L’esercito russo è sempre stato in tutte le guerre quello che ha pagato un tributo altissimo in termini di vittime militari sia nella prima che nella seconda guerra mondiale, frutto spesso dell’insipienza della catena di comando

lunedì 12 agosto 2024

Dopo 81 anni sempre a Char'kov si combatte. Chi vincerà stavolta ?


 Le operazioni militari in Ucraina e in Russia, oltre a manifestare una certa preoccupazione per l’estensione di un conflitto che rischia di degenerare, riportano tristemente alla memoria quello che successe 81 anni fa. I nomi sono sempre gli stessi Char'kov sul suolo ucraino e Kursk su quello russo. All’epoca Guderian, richiamato in servizio in fretta e in furia da Adolf Hitler, che aveva dimenticato gli sgarri della battaglia di Natale del 1941 (il generale lo aveva letteralmente mandato a stendere difendendo i suoi soldati) aumentando la produzione di carri armati nel mese di febbraio condusse alla vittoria, l’ultima per la Wermacht, sul saliente ucraino di Char'kov in quella che è ricordata come la terza battaglia di quella zona tra il 5 e il 23 marzo del 1943 i russi persero una caterva di carri armati e furono costretti alla difensiva. L’azione successiva sviluppata tra luglio e agosto dallo stesso Guderian prevedeva lo sondamento nella zona di Kursk, l’operazione Citadelle in codice, qui la superiorità sovietica in armi e carri armati fece la differenza, così come nella successiva battglia di Char'kov, la quarta, 3000 carri armati i sovietici e solo 560 quelli tedeschi. Pur lasciandone quasi 2000 sul terreno oltre a migliaia di morti in più rispetto ai tedeschi il 23 agosto del 1943 il fronte su sfondato in quella che fu la città più contesa sul fronte orientale. Ora ancora una volta la chiave di quel teatro è la stessa città. Gli ucraini con gli aiuti occidentali riusciranno a tenerla, Senza aiuti la Russia riuscirà a sfondare, ancora una volta la storia viene in soccorso, se non riesci a chiudere la partita in poco tempo corri il rischio di perderla, ma purtroppo gli strateghi militari sembrano sempre dimenticare gli esempi del passato.


domenica 21 luglio 2024

Roma caput mundi anche su Prime Video


 

Those about to die, devo ammettere che il titolo in inglese non è assolutamente accattivante il Morituri te salutat aveva un fascino migliore decisamente. E così nell’attesa della famiglia dei Severi sugli schermi in Panavision dei cinema per novembre, prime delizia con una serie americana, diretta da quel regista fracassone che risponde al nome di Roland Emmerich. Da Indipendence Day a le idi di luglio è un attimo e questa volta a essere sotto i riflettori è la Gens Flavia, quella che salì al soglio imperiale dopo la parentesi di Nerone. Due sono le cose per cui è ricordata la lotta contro i Giudei e il Vesuvio con il disastro di Pompei. Quello che emerge dalle dieci puntate è un plot avvincente in cui la fanno da padrone le gare sulle bighe e gli intrighi di Palazzo. Si tratta di intrighi in realtà abbastanza romanzati, Domiziano, presentato come un complottista della peggior risma, in realtà fu un abile amministratore che però perse il lume della ragione dopo un tentativo di omicidio Sicuramente per gli amanti del genere qualche licenza poetica di troppo su sangue e sesso, ma nel complesso orchestrata bene sullo svolgersi della trama. Per gli effetti speciali invece ripassare, fatti male come le corse delle bighe o gli improbabili alligatori nel fondale del Colosseo. Quello che è certo è la passione per la storia e per gli intrighi e in questo senso Roma ha sempre manifestato un certo fascino che sarà riverdito dalla prossima uscita del film di Ridley Scott

domenica 14 luglio 2024

Altro che Netflix i Severi meglio di Game of Thrones

Non c’è dubbio che col prossimo Gladiatore tornerà di moda l’antica Roma anche se il periodo utilizzato per raccontare il sequel del fortunatissimo film di Ridley Scott pesca in un Impero che sta andando verso la decadenza. Uno Stato gravato dal peso di una corruzione altissima, da una burocrazia fuori controllo in balia di cordate che si scannavano fra di loro. Insomma tutti gli elementi per fargli fare una serie di successo. Roma aveva raggiunto il suo massimo con gli Imperatori di adozione quelli che andarono da Nerva a Marco Aurelio, un epoca di sfarzi, di conquiste che segnarono l’apogeo della storia millenaria dell’Urbe condita. Dopo la parentesi di Commodo effettivamente ucciso da un sottoposto ma non in arena e il breve interregno dell’imperatore Pertinace di Alba (i piemontesi erano ancora malvisti nella capitale), il periodo successivo fu dominato, si fa per dire visti gli intrighi dalla famiglia dei Severi, a parte l’interregno di un anno di Macrino. E in questo periodo le congiure, gli assassini e i cambi di casacca erano all’ordine del giorno. Il ritratto, che presumo sarà visibile anche nel gladiatore II, tra la lotta tra Geta e Caracalla e all’orizzonte Eliogabalo, il primo imperatore transgender che si sposò cinque volte tre volte con donne e due con uomini presentano una società in completo disfacimento che andava verso la dissoluzione come poi sarebbe effettivamente avvenuto in seguito

domenica 23 giugno 2024

Operazione Barbarossa: mai contraddire il capo. il tentativo di Ivan Proskurov

L’europa era troppo piccola per entrambi, due dittatori con un ego smisurato, che si temevano e anche rispettavano, eppure all’alba del 22 giugno 1941 uno decise di fare le scarpe all’altro. Alle 3.15 di mattina 146 divisioni di cui 19 corazzate e 14 di fanteria motorizzata attraversarono il confine tre milioni mezzo di uomini andavano contro 202 divisioni dell’Armata Rossa di cui 171 in prima linea. Un tale movimento di uomini e mezzi non doveva certo passare inaspettato, le soffiate pure. Il lavoro dell’intelligence russa fu perfetto Ivan Proskurov capo del servizio segreto russo avverti giorni prima dell’imminente pericolo. Per l’uomo nato a Zaporisha, città tristemente nota attualmente per la guerra, per tutto ringraziamento, venne fucilato non si poteva contraddire il leader maximo che aveva predetto che la guerra con Hitler sarebbe avvenuta non prima del 1942. E che dire dei cinque soldati tedeschi disertori che passarono le linee qualche giorno prima dell’attacco. Sostenitori della sinistra cercavano la redenzione politica e storica e furono invece passati per le armi come nemici del popolo. Non solo l’agente russo a Tokyo che invece diede il giusto consiglio sul patto di non belligeranza tra giapponesi e russi, fu venduto all’impero nipponico e successivamente impiccato. Insomma le sliding door della storia anche in questo caso ci sono state, quello che poteva essere e non fu. In ogni caso mai contraddire il capo lo sa bene Berja che visse all’ombra di Stalin e che gli sopravvisse anche se per pochi mesi. Le nefandezze fatte e perpetrate gli si ritorsero contro

domenica 9 giugno 2024

I cattivi maestri che interpretano la storia, quanti travagli


 


Gli ottant’anni dallo sbarco in Normandia sono diventati per colpa di alcuni mezzibusti una macchietta e un meme continuo. Il confine cacofonico tra Normandia e Lombardia ha fatto si che da commemorazione e da festa di liberazione la battaglia dell’Europa sia diventata un inutile orpello a vantaggio di un retorica che ne ha eso a minimizzare i contenuti. L’editoriale di Travaglio sul fatto ne è un curioso esempio. Il giornalista ricordando l’evento e non meglio identificati storici ha scritto che “lo sbarco fu un inutile massacro di soldati mandati al macello senza preparazione ne copertura, un flop che sortì l’effetto di ringalluzzire i tedeschi“. Un delirio di affermazione senza un costrutto ne storico ne di analisi. La preparazione ci fu eccome con uno sforzo bellico di prim’ordine, la battaglia fu cruenta e in due mesi i tedeschi furono spazzati via e dopo la liberazione di Parigi le forze alleate marciarono verso la Germania, la guerra non sarebbe certo finita se gli Americani fossero rimasti in disparte a curarsi nel pacifismo intransigente dei travaglio. Altro tema portato avanti gli Ucraini erano alleati dei tedeschi, certo, assolutamente, ma il giornalista si dimentica che nel 1932/33 Stalin di fatto fece uccidere milioni di ucraini (la stima parla di 7 milioni) mettendoli alla fame, logico ipotizzare che nel momento in cui la Wermacht attaccò la Russia, gli Ucraini corressero in massa ad aiutare i tedeschi. Uno degli ultimi bandi di reclutamento nel 1943 vide oltre 300 mila ucraini chiedere armi per difendersi dall’arrivo dei russi. E ricordiamo tra l’altro che i russi erano alleati di Hitler nell’aggressione alla Polonia (Katyn e 40.000 ufficiali polacchi massacrati con un colpo alla nuca sono stati effettuati su mandato di Stalin). Poi solo la grandeur di Hitler lo portò a sbagliare il bersaglio attaccando ad est. Ecco sarebbe utile che nel momento in cui si fanno analisi geopolitiche lo studio della storia fosse fatto in maniera seria e non manipolandola a proprio favore. Ma ho la vaga impressione che sia fatica sprecata.

Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...