Fare giornalismo non è facile, un
mestiere in cui anche se hai emozioni, sensazioni e tifi per qualcuno devi necessariamente
mantenere uno stile sobrio e di racconto nel presentare aprioristicamente il
tuo lavoro. Devi essere critico certamente, ma questa caratteristica non deve
mai rasentare la partigianeria e il tifo altrimenti non svolgi bene il tuo
lavoro, devi fare il cronista raccontando ciò che vedono i tuoi occhi senza
lasciarti influenzare. Le emozioni possono anche esserci, ma quando parli di
politica, di sport, di manifestazioni è sempre opportuno raccontare e mai
scendere in commenti da tifoso e se proprio devi lo fai rappresentando e permettendo
ai tuoi lettori di valutare tutte le opzioni. A volte sono importanti i tempi,
i silenzi e il puntare attraverso una regia accorta su dettagli e particolari
che sappiano rendere l’emozione. Purtroppo, anche con l’avvento dei social
tutto questo è stato derubricato, tutti si sentono investiti del sacro furore
di fare critica, spesso senza averne nemmeno le competenze, ma su un elemento
il commentatore deve fare tesoro, quello di fare sentire la passione per il suo
lavoro, cercando di porre le domande giuste o i giusti quesiti che farebbero
gli spettatori a casa. Quest’anno, per la terza volta ho condotto, grazie alla
collaborazione di una super squadra molto affiatata, la diretta di una
manifestazione che è passione tradizione e territorio: il Palio di Asti. Uno sforzo
collettivo di cinque ore in cui abbiamo cercato, come televisione del
territorio, di dare massimo risalto ai colori, ai saperi e ai sapori di un
evento unico nella nostra regione. E il pubblico ci ha ripagato con commenti
benevoli e con numeri importanti riconoscendo alla nostra testata il merito di
un buon lavoro. Certo si può sempre migliorare (ad esempio i sottotitoli per i
non udenti è una legittima richiesta) ma vedere al contempo che chi dispone di
molti mezzi in più non è stata apprezzata, e anzi apertamente criticata, ci
rende orgogliosi di aver fatto bene il nostro lavoro e di aver raggiunto il
nostro scopo. Oggigiorno nonostante l’avvento incessante dei social la
televisione e l’uso delle immagini video è ancora di più da considerare come un
elemento imprescindibile della comunicazione del futuro
martedì 3 settembre 2019
domenica 25 agosto 2019
l'arte di vincere la si impara nelle sconfitte (cit. s. B.)
Come recitava Pep Guardiola “è la
bellezza dello sport a volte ridi a volte piangi”. Beh ad agosto non è facile
lacrimare per la propria squadra ma è peggio forse farlo a maggio o a giugno se
poi nel corso della stagione sei riuscito a raddrizzare le sorti della
stagione. Per chi è milanista dentro (fin dai tempi dell’abatino per
intenderci) questi colori hanno sempre recitato dolori e sprofondi incredibili
a gioie inenarrabili. Per cui la sconfitta contro Udinese ci sta (6 tiri in
porta a zero, 9 angoli a 4 la dicono più lunga dello striminzito 1 a 0 con cui
si esce dalla Dacia Arena - la dacia non mi è mai piaciuta). Per noi con i
capelli quasi grigi ricordare Barbuti (1986) e la Fiorentina di Baggio e Diaz
(0 2 alla prima giornata) è un analgesico che fa bene. Per chi è stato
orgogliosamente nella cadetteria (una volta pagando una volta gratis citando il
simpatico Prisco) non si avvilisce certo verranno altri tempi e altre vittorie,
bisogna avere pazienza. Certo veniamo da anni bui, comprensibili con il cambio
della società, ma teniamoci a mente questi momenti perché, quando torneremo e
torneremo, allora sarà bello ricordare le difficoltà. Non moriamo mai ho
passato indenne le forche caudine di Verona (1973), quella sporca Faccenda
(1982) e la notte di Istanbul, che volete che sia un Becao
domenica 21 luglio 2019
i bogia nen
il 19 luglio 1747 sul Colle dell’Assietta,
furono i reggimenti piemontesi inferiori di numero rispetto ai francesi 32 a 13
a tenere in scacco i francesi e a respingerli con perdite ingenti i transalpini
persero oltre cinquemila uomini sui ripidi fianchi del colle mentre i
piemontesi ebbero solo duecento caduti. Una battaglia certo non decisiva per la
guerra di successione austriaca conclusa con la pace di Aquisgrana l’anno
successivo ma che rivelò la tempa dei combattenti piemontesi che con la famosa
frase bogia nen di fatto rimasero sul terreno a difendere non solo la propria
vita ma il proprio territorio. Era un periodo differente inerpicarsi in
montagna con fucili pesanti (sui sei sette chili) con polvere e vettovaglie
rendono l’idea di una guerra forse fuori dal tempo ma al tempo stesso romantica
e foriera di grandi emozioni. Le stesse viste oggi in quota con i figuranti che
rifanno il verso a quell’episodio in un tripudio di colori e di folklore
storico che rendono magico quel posto e che rende con i vecchi forti presenti
sul territorio un Piemonte quanto mai denso di storia e di cultura
giovedì 18 luglio 2019
La Via del Sale dove ogni metro percorso vale una fotografia
E’ ormai diventata una piacevole
abitudine quella di partecipare all’inaugurazione della Via del Sale la strada
sterrata di montagna che collega Limone Piemonte alla Liguria. Un percorso
lungo ma assolutamente da non perdere, un vero e proprio paradiso come ammicca
il Sindaco Vassallo di Tenda che mette in contatto tre regioni e due stati di
fatto. E vedere la folla di moto, di quad e di bici, assistite che la percorrono
rende l’idea di un successo quell’outdoor cuneese quanto mai foriero di percorsi
e di opportunità di essere contaminati dalla natura. Il percorso non è certo
agevole, un minimo di preparazione è quanto mai opportuna ma l’ingresso nel
forte a poche centinaia di metri dal rifugio Le Marmotte di Limone ti mette giù
a contatto con una realtà da favola, poi il percorso si inerpica e vedere dall’alto
il lungo serpente di sentiero che conduce alla cima dei colli cuneesi regala panorami
da sogno. Se avete uno smartphone non smetterete di scattare immagini che
andranno a ingrossare l’archivio del vostro profilo instagram perché l’emozione
i colori e i diversi scenari che incontrerete valgono veramente la pena. Un
consiglio non fate gara ma gustatevi ogni singola pedalata e metro del percorso
ne resterete affascinati
Mercato:boni boni i miei meloni !!!!!!!
Nell’epoca dei mille annunci,
dell’iperconnessione continua, dello scrivere ogni dieci minuti sulla tua
squadra del cuore, soprattutto in estate è tempo di sparate, alcune folli altre
meno, per aumentare il chiacchiericcio da bar. Arriveranno nell’ordine Messi
Ronaldo Sanchez Griezmann e M’Bappe. Alcune presunte promesse diventano fior di
giocatori con la segreta speranza di diventare fiordi giocatori o alla meno
peggio presunti pipponi invernale. Ogni anno aumenta in modo sconsiderato il
potere dei procuratori che alzano la posta, lanciano presunti campioni e
lavorano non solo per sistemare i propri assistiti ma anche il proprio conto in
banca. E poi ci sono i commentatori che se non vedono azioni di mercato cominciano
a rivendicare un’aura negativa sulla squadra. Insomma rimpiango i tempi in cui
con Arrivaldo la Gazzetta titolava per l’acquisto di un top player al Milan in
un’estate parca di notizie. Il nuovo corso rossonero bada molto alla sostanza e,
in una squadra con discrete figure calcistiche (Bonaventura, Caldara, Conti),
che l’anno scorso hanno pagato un discreto tributo alla sfortuna domina un
senso pratico sconosciuto nelle ultime stagioni. Ho ancora nelle orecchie il “passiamo
alle cose formali” che segnò una stagione pasticciata e carica più di annunci
che di programmazione. E come ammiccano i vari Saronni e Serafini forse questa
rinnovata serietà potrà non accendere gli animi ma dare tranquillità e
praticità quanto mai utile per ritornare in alto. Io ci credo
martedì 9 luglio 2019
Ricerca e innovazione. Città studi e Po.in.tex un seminario venerdì
Come contribuire alla diminuzione dell’impatto
sull’ambiente e sulla salute causato dalle sostanze tossiche che si sviluppano
in seguito all’utilizzo di composti antifiamma contenenti bromo,
formaldeide e antimonio? In quest’ottica il progetto LIFE-FLAREX è di notevole
interesse per le aziende che si occupano di finissaggio, di produzione di tessuto, nonché di produzione e
formulazione di prodotti per il finissaggio.
I primi dati di questi studi di progetto hanno analizzando i migliori
prodotti di finissaggio tessile disponibili, migliorando le tecnologie
innovative per l’applicazione di prodotti antifiamma.
A tal fine il Polo
di innovazione tessile (Po.in.tex), gestito da Città Studi Biella, organizza un
workshop dedicato ai primi risultati del progetto europeo LIFE-FLAREX,
che lavora appunto sulla riduzione dell’impatto ambientale causato dai prodotti ritardanti di fiamma utilizzati nel
finissaggio tessile.
L’evento avrà
luogo a Città Studi Biella venerdì 12 Luglio 2019, a partire dalle ore 9.30, e sarà
condotto in forma di workshop tecnico e operativo, con dibattito
conclusivo.
In quest'ottica è di particolare importanza condividere con le aziende
le informazioni sulle tecnologie più innovative
del settore, nonché sui potenziali
sostituti delle sostanze chimiche attualmente in uso.
Il programma del
workshop comprende:
- una sezione
tecnica di presentazione dei primi risultati, a cura di Ine De Vilder,
ricercatrice presso CENTEXBEL (centro di ricerca e competenza su tessili e
materiali plastici di Gent, Belgio) e di Nora Boisseree, ricercatrice
presso il centro tecnologico LEITAT di Terrassa (Spagna).
- una sezione
di approfondimento sul regolamento REACH, a cura dell'Associazione
Tessile e Salute di Biella e del Centro Tessile Serico di Como.
La partecipazione al workshop è gratuita ed aperta a tutti, previa
registrazione al sito di Po.in.tex www.pointex.eu
Po.in.tex è uno dei 4 cluster europei partner del progetto LIFE- FLAREX.
La casa non si affitta nè si butta giu
La passione il colore è sempre
quello, troppi ricordi belli, troppe partite viste nella Scala del calcio per
mollare anche dopo 8 anni di poche soddisfazioni. Non si è mollato nemmeno sull’orlo
della doppia retrocessione 80 e 82 in un momento in cui dire che eri rossonero rappresentava
una sorta di sfiga perenne. E poi l’apoteosi, le vittorie in Europa nel mondo nel
campionato. E ora dopo un oblio durato qualche anno ancora qui a sperare di
tornare laddove ci compete. E’ finito il ciclo di Silvio, la Cina non ha mai
fatto per noi e ora la serietà, per dirla alla Diego, dei commercialisti e dei
fondi, ma si guarda sempre ai due colori. Andrà bene o andrà male non importa.
Su una cosa però mi sento di spendermi: San Siro, per chi lo ha visto, per chi
lo ha vissuto è un icona da non abbattere ne prestare. Quella è casa nostra, e
le case, si sa, a volte hanno bisogno di restyling ma non si cedono ne si
abbattono. Quella è la nostra casa, quello è il nostro tempio
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