martedì 17 aprile 2018

Lezioni di stile anche nel football


Ci si accorge che si diventa vecchi quando si ha una forte nostalgia per il passato, anche nel mondo pedatorio non sono solo le immagini in bianco e nero (e qui non si parla di Juve) a stimolare questa fantasia ma il fatto che grazie a tv e mondo social tutti possono dire il contrario di tutto. E così capita che un giocatore dica una cazzata, un comico che per  fare audience dia spago allo stronzata e relativo cartone di insulti rispedito al mittente. Cui prodest? Ma alla discussione, ai profili dei suddetti che troveranno schiere di adepti pronti a seguire un profilo invece che l’altro, con sponsor a contendersi i favori di un soggetto piuttosto che l’altro. Insomma una fantastica querelle di cui avremmo fatto a meno. La nostalgia nasce dal fatto che la famosa partita del Bernabeu sarebbe stata approcciata in tutt’altro modo alla fine con una battuta di fine umorismo, anche ironico da parte dell’Avvocato, lui sapeva vincere con stile e quando perdeva lo faceva con il sorriso sulle labbra. Da Pinturicchio a Coniglio Bagnato per poi non considerare nel palmares la Coppa del 1985. Altro stile e altro lignaggio, anche se istigato dal culto del potente era di un altro pianeta. Ma erano i tempi dei giornalisti fini e preparati e non urlatori, un po’ come la politica, un po’ come il giornalismo. Lo diceva mio nonno che avremmo rimpianto quel periodo. Ora governa il pressapochismo e l’ignoranza. Mala tempora

mercoledì 4 aprile 2018

I cross al bacio di Raymond Colin Wilkins



Il segno dei tempi che passa quando un idolo della tua gioventù, quello per cui tifavi ai tempi dell’università milanese e che ti portava a San Siro a godere delle sue  giocate come Razor Wilkins trapassa, è inevitabile. E allora andiamo di coccodrillo. Le frontiere erano riaperte da poco tempo , dopo il poco brillante esordio di Joe Jordan e la meteora Luther Blisset, ecco la coppia inglese che precedette il Milan degli olandesi Raymond Colin Wilkins e Mark Hateley, un doppio indovinato in grado di aumentare l’autostima dei tifosi del Milan. La capocciata di Hateley fu il preludio a un periodo di successo, l’avvento di Berlusconi la consacrazione, il suo stile pacato pulito in grado di aprire le difese avversarie. Era un Milan da Coppa Uefa ancora non in grado di scalfire lo strapotere del Napoli di Maradona e della Juve di Platini, ma ci fece fare quel salto di categoria quanto mai indispensabile e malta per i successivi traguardi raggiunti dopo. Un quinto posto e una finale di Coppa persa contro la Sampdoria di Souness l’epilogo di quella stagione, ma i cross di Raymond Colin erano una spettacolo, allora ci divertivamo con poco  

lunedì 2 aprile 2018

Elezioni in Germania 1929 / 1933 corsi e ricorsi storici.


Oggi quando si parla del passato lo si tratta sempre con una sorta di insofferenza, dicendo che quello che è stato non potrà mai più tornare, poi però leggi la storia, la confronti e un po’ di spavento ti prende perché poi alla fine i concetti e i temi della politica sono sempre gli stessi. L’economia, il lavoro, i privilegi della kasta, la manipolazione dell’informazione, la nascita degli estremismi. Guardate la Germania post crisi del 1929. Elezioni federali del 1930 il Partito socialista e quello Comunista mettono in guardia dal pericolo degli estremisti soprattutto rivolti nei confronti del Partito Nazionalsocialista che passa in due anni dal 2,6 % al 18 %. Le elezioni vengono vinte dai socialdemocratici, ma la situazione è ingovernabile. Hitler deve il suo successo a Gobbels che gli orchestra una campagna elettorale grintosa, non ci sono ancora le folle oceaniche in piazza per Hitler, anzi gli avversari attirano di più in termini di consenso. Ma la rabbia e la frustrazione della gente, per motivi economici (ma pensa) premia il partito Nazista. Di fatto una situazione ingovernabile con il Centro Moderato ridotto ai minimi termini. Chiamato a reggere le sorti del governo Bruning, che in poco meno di due anni tiene a battesimo prima un governo di Grosse Koalition (ma è un vizio allora) e poi un esecutivo di centro destra. Al suo posto Franz Von Papen nel giugno del 1932 che porta a nuove elezioni. Questa volta i nazisti fanno un grosso balzo in avanti che ancora però non gli garantisce il dominio assoluto. Temi della campagna la delegittimazione del sistema politico, la grande crisi economica e il lavoro. Il 37 % va ai Nazisti, il 22 al SPD e il 14,6 ai Comunisti. La crisi del sistema politico con un governo come quello di Von Papen detto dei baroni (potremmo chiamarlo Tecnico ??) qualche scandalo che faceva parlare portarono a nuove elezioni già nel novembre 1932, ma in questo caso il partito Nazista, proprio per le sue posizioni ondivaghe perse due milioni di elettori, pur restando il primo partito politico con il 33 %, arretra SPD al 20 mentre avanzarono forte i comunisti al 16,9, mentre i partiti di centro rimasero sostanzialmente stabili. Questa volta l’accordo tra il centro e la destra porta al potere Hitler e fu l’inizio della fine per il popolo tedesco, le successive elezioni del 5 marzo 1933 sanciscono “democraticamente” la vittoria di Hitler con il 43 % dei suffragi (i sondaggi gli davano il 51 ma si sa anche allora prendevano poco) l’incendio del Reichstag porta all’arresto di tutti i deputati comunisti, il resto della storia la sapete

mercoledì 28 marzo 2018

Il disagio sociale la cura è la prevenzione



Il disagio sociale che porta le persone a togliersi la vita è sicuramente una piaga della nostra società, la realtà biellese non né è immune e spesso, fatti di cronaca, riportano alla luce l’epilogo di una storia di sofferenze. Chi scrive, come molti, ha avuto i suoi lutti in famiglia, determinati da un disagio che non è stato colto in tempo per evitare l’estremo gesto, per cui la sensibilità sul tema è quanto mai presente nell’animo di chi scrive. Proprio per questo motivo e dopo aver fatto un tentativo tre anni fa in consiglio con altri colleghi (che generò un tavolo tecnico alla presenza di esperti Asl che presero decisione di non proseguire sul discorso barriere), ho chiesto agli estensori della mozione di rimandare l’argomento in consiglio a una successiva riunione tecnica, ritenendo luogo più consono quello rispetto alla seduta pubblica. La discussione ingenerata in quel consesso non mi è piaciuta per niente, è sembrato solo un modo per guadagnare un minimo di notorietà che, un tema del genere, non meritava. Da qui la manifesta volontà di non proseguire la discussione sul tema e la successiva uscita, di tutti i consiglieri del PD, dall’aula consigliare. Non è una questione di pudicizia e men che meno di nascondere la testa sotto la sabbia come solerti commentatori hanno sottolineato, ma quello di rimandare a un più elevato consesso, dotato delle necessarie competenze, la risoluzione del tema. Ben sapendo che qualsiasi verdetto avrebbe incontrato il mio pieno appoggio. Il clamore mediatico che poi è stato suscitato con la posa di un’installazione artistica che, nelle intenzioni dell’autore, dovrebbe far riflettere e che invece trovo di cattivo gusto (giudizio personale) non ha fatto che scatenare i partigiani di due filosofie come se stessimo assistendo a una partita di calcio. Ma qui in gioco non c’è una vittoria di una fazione sull’altra, qui si sta parlando di un tema profondo come il disagio sociale e credo, sommessamente, che maggiore attività di prevenzione con incontri mirati nelle scuole (per aiutare i più giovani) oppure un sostegno ai tanti, associazioni comprese, che lavorano sul dialogo e sulla prevenzione al disagio possa fare di più di una qualsiasi barriera mentre una sedia penzolante nel vuoto evoca purtroppo brutti ricordi.

martedì 27 marzo 2018

Dai nostri 643 cuori un unico grido. Tutti a Balaklava


Guardando le varie ricorrenze e soprattutto i corsi e i ricorsi storici la data odierna era quella che indicava la dichiarazione formale tra i governi inglesi e francesi da una parte e russo dall’altro della Guerra di Crimea. Una dichiarazione che viene fatta nel 1853 ma, che per le lentezze dei vari eserciti, e anche di una verifica di quelli che erano gli equilibri europei verrà giocata solo più tardi. Lo scontro avviene nella penisola della Crimea dove si fronteggiano gli eserciti europei e dove muove i primi passi, dopo la sconfitta di Novara, anche il novello esercito piemontese. Guidati dai fratelli biellesi Alfonso e Alessandro, la Campagna di Crimea darà il via alla presenza dell’Italia (all’epoca ancora regno di Sardegna) nel contesto europeo. Sarà l’occasione per i “pistapauta” come era affettuosamente chiamati i fanti piemontesi, di entrare in azione contro eserciti ben più rodati. Scontri pochi ma epici, la famosa carica di Balaklava (la light brigade inglese contro i cannoni russi) e quella della Cernaia in cui di distinsero i nostri. Più che morti in battaglia a migliaia morirono sotto i colpi delle malattie epidemiche per un risultato che poteva essere anche raggiunto a tavolino, ma si sa all’epoca la forza delle armi voleva essere una dimostrazione di forza quanto mai importante per incutere timore all’avversario. Strano solo notare che, nella recente guerra delle spie, a distanza di 165 anni sia ancora in atto uno scontro muscolare tra Russia da una parte e Inghilterra ed Europa dall’altra, attaccheremo mica ancor la Crimea? Impareremo mai ?? No !!!! E allora tutti a Balaklava

Cos'è il genio se non equilibrio sul bordo dell'impossibile


Non pensavo che a questo punto della stagione dopo la fase deficitaria con Montella e l’innesto di Ringhio potessimo essere a una sorta di punto di svolta della stagione. E che siamo tornati a essere un pelino importanti è la determinazione con cui il marchio viene attaccato. Prima sul fronte societario, fallimento in Cina della cosiddetta cassaforte del Presidente LI e lungo elenco di articoli che ci spiegano che siamo falliti (ma stipendi e resto sono puntuali mah) poi ci attaccano per un murales imbrattato per i 110 anni dell’Inter, non mi sembra di aver visto la squadra tirare pomodori sul suddetto dipinto, manco fosse l’urlo di Munch. Probabilmente torni a fare paura, rientri nel cosiddetto calcio che conta e allora vai di discredito che è uno dei mantra della comunicazione social e non solo di questo periodo. La madre di tutte le partite si giocherà sabato contro la Juve, la potentissima Juve allo Stadium. Abbiamo il vantaggio di poter giocare contro una squadra che ovviamente penserà al Madrid (si sa la Champions ormai è una sorta di ossessione) e quindi la possibilità di fare il colpaccio potrebbe essere lì da cogliere. Sinceramente preferirei vincere non in campionato ma alla finale di Coppa ma quella partita è lontana e quindi il tifoso si gode il momento. Certo è che potrebbe essere l’occasione per chi doveva spostare gli equilibri di farlo veramente. Vedere gioire Bonucci allo Stadium sarebbe di per se uno spettacolo e forse ricaccerebbe in gola tutti gli sfottò di questi mesi. Ma non facciamoci la bocca buona, la speranza è di aver finalmente intrapreso un cammino positivo, i successi arriveranno

giovedì 22 marzo 2018

Le cinque giornate di Milano. 170 anni fa


170 anni fa la prima guerra d’indipedenza scoccava al momento in cui i milanesi si liberavano del gioco austriaco dopo 5 giornate di scaramucce nel centro città. Il Maresciallo Radetsky cercava di preservare la fuga delle sue truppe e abbandonava la città forte di una guarnigione di 8000 uomini insufficiente però a reggere l’assalto delle truppe piemontesi. Cinque giorni in cui il popolo mise a dura prova la resistenza delle truppe regolare austriache. Più di 400 furono i caduti per la libertà, in gran parte operai e popolani contro circa duecento militari stranieri. 5 giorni in cui cambiò letteralmente il mondo; non a caso fare un 48 è diventato poi un modo di dire. La libertà per i milanesi è durata poco, la sconfitta dei piemontesi a Custoza riportò a Milano le giubbe bianche con conseguente fuga di gran parte dei rivoltosi. Fa specie pensare che il centro della rivolta fosse in Via Montenapoleone, ora movida modaiola. Così come mi fa sorridere pensare alla figura dello storico calzolaio Pasquale Sottocorno (io ho abitato tre anni in quella via al Civico 7, durante l’università) che il 21 marzo incendiò la porta del Genio permettendo a Luciano Manara di conquistare il Palazzo. Barricate e fucilate in centro, popolo contro militari, una rivoluzione

Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...