sabato 30 maggio 2020

Warum amico olandese …. Lettera aperta


Caro Jeroen, uso il nome più diffuso in Olanda, per identificarti in senso lato dopo aver visto come la stampa olandese sbeffeggia gli italiani dipinti come consumatori seriali di caffè e pizza e dediti solo al fancazzismo più sfrenato, senza lavorare e pronti solo a prendere il sole godendo della vita. Caro Jeroen si sono un consumatore seriale di caffè, l’espresso è un ottimo corroborante per affrontare la vita e il lavoro, la pizza rigorosamente Apicella per me, è un elemento irrinunciabile. Ti stupirò invece sotto l’aspetto lavorativo, sono partita iva da 25 anni, rischio di mio in quello che faccio e credo di poter affermare che poche volte ho mancato di lavorare come gran parte dei miei connazionali, certo i fancazzisti non mancano sia in Italia che nella fulgida batavia, credo sia un retaggio comune. Vivo in una nazione carica di cultura e di bellezza e francamente anche migliore della tua ma non credo di averla mai fatta pesare questa differenza. Se poi guardiamo la storia mentre i Romani dominavano il mondo le tribù, perché tali erano, che risiedevano tra Rotterdam e Amsterdam vendevano i propri servigi ai migliori offerenti, mentre dall’italico suolo vi portavano un po’ di civiltà. Avete poi cercato con le città anseatiche di dominare il continente, puntando sul commercio e sui dazi ma l’inventiva latina, anche sul fronte commerciale, aprendo nuove rotte vi ha messo in disparte. Sono stato ad Arheim e mi ricordo di aver sorseggiato un thè nella casetta dove i colonnelli britannici, fecero altrettanto e hanno poi trattato la resa ai nazisti durante l’operazione Market Garden e pensavo che proprio da li nasceva quell’idea di Europa unita, tra popoli differenti potesse diventare realtà e dove ognuno dei popoli che ne fanno parte portasse una propria caratteristica a favore di un’integrazione continentale. Evidentemente mi sbagliavo ma sono pronto a offrirti un buon espresso e a spiegarti che Noi siamo diversi e migliori di come la tua stampa ci dipinge, abbiamo cultura, inventiva, storia, gastronomia, qualità e la vogliamo condividere ma vorremmo rispetto non chiediamo molto    

mercoledì 27 maggio 2020

Mefistofele - molto piu di una macchina


TORINO E IL Piemonte da sempre sono la patria dell’automobile ma anche delle notizie curiose e in grado di emozionare, nel 1908 e la Mefistofele di Sir Eldridge è una vettura italiana iscritta nella tabella dei record mondiali assoluti di velocità su terra, la prima apparizione in veste originale avviene appunto nel 1908 sulla pista inglese di Broooklands nella gara contro la vettura inglese Napier di Selwin Edge. Quella che si attuò fu una vera e propria sfida lanciata dall’inglese a Felice Nazzaro, capo equipe della squadra Fiat riconosciuto come campione internazionale, la macchina messa a disposizione poteva contare su una potenza di 175 cavalli che giù in prova aveva sviluppato una potenza di 190 kmh, una follia per quei tempi. La prova consisteva in dieci giri di quel circuito della lunghezza di quasi 4 chilometri e mezzo. Nazzaro si superò e condusse a termine quella prova facendo registrare la velocità di 193 kmh, eravamo all’otto di giugno del 1908 e il pubblico ribattezzò il mezzo Mefistofele, chiamandolo a gran voce. Il pilota fece presto ritorno a Torino, ma la macchina cambiò diversi proprietari da George Abercromby a Noel Macklin per arrivare a dopo la prima guerra mondiale a John Duff che la comprò per sole 100 sterline, cambiarono alcuni pe<zi e la macchina venne poi rimontata dal pilota Eldridge che aggiunse un motore d’aereo il Fiat A12 bis e sul cofano fece scrivere a lettere cubitali FIAT, il 6 luglio 1924 venne tentato un nuovo record e questa volta il mezzo arrivò alla velocità di 236,340 kmh orari, ma il record non venne omologato perché l’automobile mancava della retromarcia. Risistemata con la marcia mancante il 12 luglio tornò in pista e si aggiudicò tre record del mondo sul chilometro lanciato a 234,980 kmh, sul miglio lanciato, poco sotto e sul chilometro da fermo a 137 kmh insomma un portento, la macchina poi dopo il secondo dopoguerra torno di proprietà della casa automobilistica piemontese, un modo per suggellare i record ottenuti ma anche per consacrarne la storia     

domenica 24 maggio 2020

Indicium per tutti


La delazione (indicium) fu un mezzo ampiamente utilizzato perché consentiva, a basso costo e in tempi rapidi, di conoscere dinamiche riguardanti un singolo soggetto, un nucleo di persone, un possibile movimento eversivo, una corrente politica avversa. La pratica era molto utilizzata soprattutto nell’antica Roma e nei periodi più burrascosi ed era anche un modo per molte persone per sopravvivere, garantirsi risorse, e vivere della carità dello Stato. Ne fece un gran uso Nerone durante il suo Regno ma era una pratica che si sviluppo soprattutto durante il tardo impero. Ebbene oggi dopo aver letto della notizia degli assistenti civici, in teoria per vigilare in pratica forse anche per altro mi chiedo se siamo in uno stato di diritto, oppure se si torna indietro nei tempi, se non a quelli romani ai fascicoli di informazione dell’intelligence dei Savoia o peggio del ventennio  

1939 - Mirafiori



Mentre in Europa soffiavano i venti di una guerra che avrebbe sconvolto il mondo a Torino veniva inaugurata la Nuova Fiat Mirafiori era il 15 maggio del 1939. I numeri e la costruzione sono imponenti così come li racconta il foglio dell’epoca. Uno stabilimento costato due anni di lavoro e un costo di 180 milioni di lire dell’epoca. 300.000 i metri quadrati disponibili per una forza lavoro prevista di 22.000 unità. Quale segnale premonitore dell’immane tragedia che si sarebbe verificata negli anni a venire 1700 metri quadrati di rifugi sotterranei. Nell’anno che precede l’entrata in guerra di Mussolini la Fiat produce 53.000 autovetture e un fatturato ragguardevole di 2,39 miliardi di lire. Il capitale sociale che è stato portato ai 400 milioni di lire rimarrà invariato fino al 1947. Nel frattempo viene mandata in produzione un auto che farà epoca come la 1100 proprio nel luglio 1939 e che sarà prodotta in oltre due milioni di esemplari. All’inaugurazione della fabbrica in quel giorno presenti il Senatore Agnelli e tutte le maestranze farà presenza lo stesso Duce che però arriva a bordo (atto voluto oppure no?) di un Alfa Romeo, ma non è l’unico passaggio negativo per Benito Mussolini, si accalora per un discorso pronunciato davanti alle maestranze ma le sue pause che presumono una certa accondiscendenza e sulla quale il Duce attende l’ovazione del popolo trovano un certa freddezza dei lavoratori. Fatto che fa infuriare il Cavaliere che sperava in ben altra attenzione e che lo porta ad abbandonare il Palco, salvo poi tornare poco dopo a salutare romanamente la folla dei lavoratori. Non un grande esordio per il Duce quindi che era tornato proprio alla Fiat dopo ben sette anni dalla sua ultima apparizione nel 1932. E il nome invece come era stato scelto? Si trattava di un omaggio alla sua sposa effettuato dal Duca Carlo Emanuele I alla fine del Cinquecento che fece costruire la villa di Miraflores tra il Po e il Sangone, una località amena di pace, una sorta di buen retiro, dove si trovavano i poeti e i letterati del tempo.

Lega Anseatica ? Ancora ? NO Grazie


In principio era il parallelo con il 1300 la grande pandemia d peste, quella conosciuta come la Peste Nera che decimò e di parecchio la popolazione europea e costrinse gli Stati a limitare viaggi e affari, era il periodo in cui gli Stati nazionali non esistevano e gli Imperi si disgregavano a favore di piccole comunità che che stringevano rapporti di affari e di buon vicinato. I soldi venivano dai traffici che molte di queste città realizzavano e se l’Italia era famosa per le repubbliche marinare, perennemente in lotta. Nel Nord Europa i traffici erano regolamentati da un gruppo di città – Lega Anseatica - che aveva Lubecca il suo motore insieme ad Amburgo. Anni felici e un gruppo di municipalità che crebbe in modo esponenziale avendo una propria regolamentazione che riuniva città tedesche, olandesi, belghe e del Nord Europa. Dazi pesanti per chi non ne faceva parte e molta autoreferenzialità. Ma con l’avvento delle potenze spagnole, portoghesi e francesi il potere di queste leghe diminuì, le nuove rotte commerciali, i traffici scoperti diedero la mazzata finale. Tecnologia, politica e commercio furono le chiavi di lettura negative. Ora a distanza di tempo cercano di tornare in auge proprio quei figli di quelle potenze, ponendo veti, restrizioni e un sistema di governo differente. Inutile dire abbiamo già dato, insieme non determinarono le scelte di quell’epoca, insieme non determineranno il futuro dell’Europa, se ne facciano una ragione e discutano confrontandosi solo unendo le qualità ne usciremmo vincitori ma senza imposizioni

domenica 17 maggio 2020

Basta ricordi e racconti si torni a giocare


Speriamo che finisca questo lockdown sportivo fatto di racconti, di storie, di ricordi e di passato. Lo sport è vita, è sfida, è mettersi in gioco quotidianamente per raggiungere risultati e record. In questi tre mesi ne abbiamo sentite e lette di tutti i colori, e qualche volta anche le fake news hanno preso il sopravvento. Torno sul fatto di cronaca dell’autobiografia di Giorgio Chiellini, da cui fuoriesce una polemica al giorno, che francamente hanno stufato anche se fossero un piano di marketing, l’ultima dedicata a Sergio Ramos. Un ricordo non propriamente oxfordiano e per chi lavora nello stesso settore non propriamente bello, quando si taccia il collega di essere più che sportivo un furbo. Il tutto ha scatenato una ridda di commenti e qualche buontempone ha addirittura soffiato sul fuoco postando una notizia falsa ripresa persino da giornalisti che ne hanno così decretato importanza e discussione e che pone un dubbio su una categoria che dovrebbe fare della verifica delle fonti il proprio mantra. In più ci si mette Rizzoli che parlando di arbitri, ex colleghi, e polemiche invita i giocatori a non protestare altrimenti i direttori di gara potrebbero innervosirsi e non essere sereni nei giudizi (ma siamo seri?) urge effettivamente che si torni a giocare e al più presto così forse termineranno sproloqui e ricordi, rimarremo sulle polemiche fresche di giornata ma non si può avere tutto nella vita

L'intelligence ai tempi dei Savoia



Il Piemonte dopo i moti del 1821 con Santorre di Santarosa e quelli successivi del 1830 è una sorta di polveriera sempre pronta a scoppiare, le fitte trame mazziniane hanno facile presa soprattutto nella borghesia e nell’esercito, dove miete un numero crescente di consensi. L’Amministrazione piemontese è preoccupata e ne ha ben donde visto che nel 1833 si prepara una sorta di sollevazione popolare che dovrebbe partire nelle intenzioni degli insorti da Alessandria eGenova per poi costringere il Monarca Carlo Alberto all’esilio, viene segnalata una riunione preparatoria a Locarno. La congiura viene scoperta grazie a una rissa in cui viene coinvolto un sottufficiale che spiffera i piani e tutto va all’aria. Tutto questo costringe il Ministro degli Affari interni conte Tonduti dell’Ascarene a vigilare e a scatenare i propri segugi non solo nelle grandi città ma nei piccoli centri urbani Questo è un modo per recuperare informazioni e per tenere sott’occhio la popolazione. Ne abbiamo un chiaro esempio a Corio nel Canavese dove vengono compilati dei rapporti che mettono in evidenza sia nomi che situazioni da monitorare. Ma più che un vero e proprio movimento di insurrezione quello che emerge è un club di quelli che oggi chiameremmo leoni da tastiera: nella relazione si legge che i convitati all’osteria Rostagno del paese si radunano molte persone che leggono con assiduità e commentano gli scritti della Giovine Italia mazziniana portati li dall’Avv. Canaperia, tra gli avventori l’Avvocato Data, lo speziale Ferrero, i fratelli Marchiolatti, uno studente di filosofia tale Bartolomeo Monaco e anche l’avv. Oberti di Rivara” tra le altre segnalazioni si raccolgono anche elenchi di Lanzo capitanati da un certo Casetti e aspetto quasi ludico gli affiliati Giovanni Enrico e Cerva Giuseppe si esercitano al tiro al bersaglio con un effige del Re, quando si dice lo sprezzo del pericolo. Insomma l’intelligence sabauda aveva il suo bel da fare per cercare di sopravvivere e di mantenere al potere il re anche se Carlo Alberto dopo quello che ero successo in passato non era certo affidabile 

Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...