Niente, proprio vero che il milite ignoto non ha pace, dopo
le contumelie multiple per il manifesto andino con tanto di cartina
sudamericana, anche il secondo manifesto ufficiale cade su un particolare,
sicuramente non di primaria importanza, ma decisamente fuori luogo. Il milite
viene identificato con un copricapo che è riconducibile alle dotazioni in voga
presso l’esercito francese. E passi che i francesi mandarono un paio di
divisioni sul fronte italiano e furono tenute a riposo nel mantovano, mentre i
nostri ragazzi andarono a coprirsi di gloria a Bligny e in molti non tornarono
da quell’esperienza. Ma ricordare il milite ignoto, cioè uno di quei 660.000
caduti italiani al fronte, mi sembra francamente eccessivo con un’icona
francese. I generali Joffre, Castelnau, Foch non avevano grande stima dei
militari italiani ma guardavano al nostro impegno utile come diversivo per il
fronte occidentale, da sempre considerato come quello imprescindibile. Eppure,
lo testimonia Ludendorff, capo di stato Maggiore tedesco, la fine della prima guerra
mondiale fu determinato dal crollo austro – ungarico sul fronte italiano che
impedì ai tedeschi di tener botta ancora per l’inverno del 1918 per arrivare a
una pace onorevole nel 1919. Ecco perché un minimo di sano patriottismo italico,
che ovviamente non è nazionalismo spietato, ma solo rivendicazione di quello
che abbiamo fatto, meriterebbe maggior enfasi. Continuo a ritenere e non mi
stancherò di farlo, che la storia non è solo un orpello inutile e una materia
da prendere con le molle; ma è una scienza che andrebbe studiata con maggior
impegno, una materia utile per il futuro della nostra conoscenza. Nella storia non
c’è solo militarismo e date ma vi sono relazioni, economie, scoperte, opportunità.
In fin dei conti se hanno scritto dei libri come Von Clausewitz riletto a uso e
consumo dei manager vuol dire che la storia e l’esperienza passata dei nostri
avi ci insegna qualcosa o no ?
sabato 6 novembre 2021
Proprio non si vuole onorare la storia italiana. L'elmetto del Milite ignoto è francese
Gli Orange ingranano la terza senza subire reti
Il derby è sempre una partita
maschia, senza respiro, tanti contrasti, tante palle sporche, ma è sempre una
partita combattuta tra due squadre che cercano di primeggiare e di portare a
casa tre punti fondamentali per la rispettiva classifica. Ed è stato così al Palasanquirico
con Patanè e Tabbia pronti ad affrontarsi a viso aperto per uscire dalle secche
del turno precedente. Una partita in cui Celentano e compagni hanno cercato di
imporsi tenendo il pallino del gioco, mentre l’Avis Isola ha cercato le
ripartenze in contropiede con un ispirato Douglas Corsini. Molti i tiri tentati
soprattutto dalla lunga che hanno sibilato soprattutto nel primo tempo al lato
della porta difesa dagli ospiti, ma poi come spesso accade basta un episodio
per indirizzare al match. Ed è stato il giovane del Bianco, prodotto della
cantera orange a dare una scossa quanto mai salutare e a timbrare in un
rimpallo il vantaggio sul crepuscolo del primo tempo. Più dinamica la ripresa
con continui capovolgimenti di fronte e con le difese a fare da padroni Corsini
da una parte e Curallo dall’altra. Alla fine Tabbia negli ultimi tre minuti ha
provato il portiere di movimento ma la porta di Tropiano non è stata
impensierita per la terza volta in altrettante partite interne che porta l’imbattibilità
interna di Erik a 120 minuti effettivi. Tre punti d’oro per gli Orange che si
issano al terzo posto della classifica dietro la Domus e il sorprendente Nizza
al termine di una partita in cui se sono mancate le reti sono invece state
dispensate diversi cartellini gialli. E ora testa alla prossima bisogna
cominciare a vincere in trasferta
Orange Futsal vs Isola d’Asti 1 –
0 (1-0 pt)
Marcatore: 15’37” Del Bianco (O)
giovedì 4 novembre 2021
PORT - ami via. Maledetta Europa
Pronti e via e la stagione di Champions per il Milan rischia di arrivare alla fine già alle idi di dicembre, pazienza capita, le competizioni a volte danno a volte tolgono, bisogna affrontarle con filosofia e guardare sempre gli eventi sul campo con il piglio di un tifoso ma anche con quello dell’occhio critico di chi guarda al allo sport. Il girone di per se era tosto, certi arbitraggi hanno decisamente pesato nell’economia dei risultati ma obiettivamente il valore della squadra è ancora inferiori ai pari grado europei. Quindi se eliminazione sarà, nulla da obiettare; c’è un aspetto positivo che forse i più giovani non ricordano ovverosia il primo Milan di Berlusconi quello che stava per diventare uno squadrone incappò in una pesante sconfitta interna in quel di Lecce (campo squalificato per le intemperanze contro il Warengem per il rigore a centrocampo di Mutombo) contro l’Espanyol, la squadra di Lopetegui era animata dal Pichi Alonso, Inaki e Losada e non ci fece capire nulla, eppure quella era la squadra dei vari Maldini, Gullit, Virdis Baresi Galli che di li a pochi mesi avrebbe trionfato nel 1989 a Barcellona davanti a 90 mila entusiasti. La seconda squadra di Barcellona arrivò poi fino alla finale contro il Leverkusen, persa poi ai rigori dopo essere stata acchiappata negli ultimi minuti con Cham Bum. In quella stagione in campionato il duello era tra Napoli e Milan che poi l’anno successivo avrebbero dominato in Europa. Insomma pazienza e sangue freddo e anche se la storia non si ripete mai i buoni auspici fanno sempre piacere, ai gufi juventini e interisti ricordo che in quella stagione la seconda squadra di Milano fu battuta sempre dall’Espanyol mentre i prodi di Venaria subirono l’onta della sconfitta contro i greci del Panathinaikos
i nostri nonni, la nostra storia
La prima guerra mondiale ha rappresentato per l’Italia il
primo conflitto in cui di fatto è nata la Nazione, l’unità d’Italia si è
cementata nelle trincee sul carso e negli altipiani trentini prima ancora che
dal punto di vista giuridico. Una guerra aspra, dura, in cui la tecnologia l’ha
fatta da padrone e in cui i fanti erano carne da macello. Milioni di morti sui
vari teatri di guerra per una supremazia, territoriale, economica e di prestigio.
Era la dipartita del vecchio mondo, del vecchio modo di fare la guerra, da
scontro di movimento, si pensi alle guerre napoleoniche, si passava alla guerra
di posizione, quella in cui bisognava lottare per un centimetro. Ogni paese,
ogni municipio in Italia è disseminato di steli, di marmi che ricordano il
sacrificio dei propri figli, e ogni muro civico contiene i nomi di decine se
non centinaia di soldati che spesso, nell’età migliore, tra i venti e i trent’anni
si sono arresi di fronte a una pallottola o a una granata, ma era il concetto,
fuor di retorica di una nazione che combatteva per un obiettivo e per una
finalità. Eppure, non sono dati purtroppo falsi, da allora si sono scritte fior
di pagine su Caporetto e sulla nostra sconfitta piuttosto che sulla volontà
della rivincita maturata a Vittorio Veneto. La memorialistica e la storia
parlano di 200 titoli per la sconfitta contro a malapena 20 che citano il 1918.
Questa purtroppo è sempre stato un vezzo puramente italico guardare alla
negatività piuttosto che all’aspetto positivo. In questo siamo profondamente
diversi dalle altre popolazioni europee.
L’esempio classico: Dunquerke una sconfitta colossale trasformata in una vittoria e in una resistenza integerrima. Da noi Adua, Custoza, Lissa Caporetto sono stati sempre sinonimo di tragedie infinite con colpe e imputati, eppure ognuna di questa pagina meriterebbe magari uno studio approfondito. Oggi però è la giornata del ricordo e della testimonianza per tutti i nostri caduti e a loro deve andare la nostra riconoscenza
domenica 31 ottobre 2021
A proposito di proteste e di parallelismi con la storia
sabato 30 ottobre 2021
Il Leon ruggisce all'ultimo secondo, Ibra non basta
Cronaca di una partita folle quella maturata sul campo del Leon che gli Orange perdono al fischio finale dopo una ribattuta sulla linea e il tiro dell’attaccante lombardo che va a gonfiare la rete dei piemontesi a tempo scaduto. Una squadra tignosa quella del Leon che ha tenuto per tutti i 40 minuti un atteggiamento battagliero e si porta a casa un successo insperato per come si era messa la contesa. La partita è decollata a metà del primo tempo e Celentano e compagni mettono il naso avanti con una punizione millimetrica di Ibra, ma a parte un palo di rimbalzo il Leon non impensierisce mai Tropiano. Nella ripresa gli Orange hanno l’opportunità di rimpinguare il tabellino ma la bravura del portiere e l’imprecisione degli avanti tengono la partita in bilico. Alla tecnica Orange i lombardi rispondono con grinta e tenacia e su una palla rubata in ripartenza beffano Tropiano per il pareggio. Ma la situazione dura poco e ancora Ibra di rapina sotto porta manda avanti gli Orange. Negli ultimi cinque minuti il tecnico lombardo si gioca il portiere di movimento ma non sortisce grandi risultati ma è lesto l’attaccante lombardo su un'altra ripartenza e a 50 secondi dalla fine impatta per il 2 a 2. Patanè si gioca il portiere di movimento e per ben due volte la palla non ne vuole sapere d’entrare, anzi a un secondo dalla fine la beffa. Se il pari poteva stare stretto la sconfitta è proprio difficile da digerire, ma il campionato per fortuna è lungo
Leon vs Orange 3 – 2 ( 0 -1 pt)
Marcatori 2 Ibra
giovedì 28 ottobre 2021
Tutta la potenza della Radio: voce e narrazione
Per chi scrive la potenza delle onde medie di frequenza oltre che
prima palestra giornalistica ha sempre avuto un fascino incredibile. Innanzitutto
il contatto con il pubblico e con l’etere, il fatto che la tua voce possa
giungere nelle case, nelle auto e in ogni luogo in cui le onde hanno presa. Poi
il linguaggio radiofonico: diretto immediato pungente rapido. In tv devi
guardare la telecamera, i tuoi gesti possono confondere, c’è sempre una paura atavica
di primo piano. In radio hai di fronte il microfono ed è la potenza della tua
voce, la tua capacità di improvvisazione, anche di realizzare effetti speciali
artigianali. Il suono è vita, le parole sono potenti. Ed è bello che stia
tornando così in voga anche negli ultimi tempi. C’è stata la commistione tra
radio e tv visti su alcuni canali digitali, ma l’etere, il microfono alto nella
stanza, l’insonorizzazione e la ricerca del suono perfetto sono elementi unici.
Due poi gli elementi storici da ricordare e che magnificano la potenza della
radio, un'unica e un mezzo di distrazione di massa soprattutto negli anni
trenta del secolo breve. L’utilizzo del mezzo radiofonico da parte dei nazisti
che ne avevano intuito le potenzialità, bombardando a ripetizione gli
ascoltatori con le stesse informazioni e la trasmissione più angosciante e
incredibile effettuata da Orson Wells il 30 ottobre 1938: la guerra dei mondi,
che generò, anche in modo forse un po’ romanzato, pathos e paure collettive.
Insomma il consiglio è fatevi catturare dalla radio, dai conduttori e dalle narrazioni
e se siete giornalisti alle prime armi non disdegnate di fare gavetta anche in
una piccola radio di provincia, scoprirete un mondo
Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931
I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...
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(fonte www.arkistudio.eu) TUA MADRE E’ MORTA La parola Collegio ha sempre evocato nelle menti di tutti una connotazione negativ...
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D. La tua storia è quella di un ragazzo cresciuto in questo territorio, che ha calcato parquet diversi ma che è tornato all’origine. Che si...
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Pascolati , un presidente con un grande aplomb, british style, ma mosso da una grande passione che lo morde e lo lacera dentro. Immancabi...






