martedì 20 febbraio 2018

LInchiesta. DATABOOM


Ho sempre apprezzato le inchieste della Gabanelli e il suo programma all’inizio era un pezzo di giornalismo salutare che apriva a volte inquietanti squarci sul mondo italiano, poi, forse anche per una probabile stanchezza nel ricercare in continuazione scoop e situazione da indignazione (quella che ha fatto la fortuna di tanti politici nostrani – più bravi a ricercare lo scandalo che a rimediare a presunti torti) ha sbagliato alcune inchieste e alcuni servizi non erano proprio da premio Pulitzer. E’ venuto fuori a quel punto il personaggio, buono per diventare Presidente della Repubblica, pronta per sfornare altre improbabili indagini.
Insomma prigioniera di un clichè costruito negli anni. Quando può capitare in una sorta di turnazione in una redazione di non avere più il supporto del video, eccola capace di cambiare canale e di andare in quel cimitero di elefanti che sta diventando la rete di Cairo. Da qui la promozione a un servizio. chiamato pomposamente Dataroom – ovverosia dati e nuove tecnologie al servizio dell’informazione. A occhio direi che non è proprio venuta bene questa prova.
A maggior ragione sull’inchiesta su Mr Li il nuovo Presidente del Milan. L’accanimento mediatico sul cinese che vuole sfondare sul mondo del pallone e su cui hanno sparato veramente tutti non rende giustizia a un’inchiesta che si basa su supposizioni e su congetture piuttosto che su basi reali. Dubito fortemente che il tycoon di Arcore avrebbe ceduto una società se non a fronte di precise garanzie (sarà anche pirla in politica ma non negli affari), inoltre ci sono specifiche prassi che devono essere portate a termine. Bilanci, iscrizioni, stipendi, mica pagheranno tutto coi soldi del Monopoli ?
Esiste poi una regola non scritta che il Presidente di una società di calcio che gestisce anche un quotidiano nazionale non si metta a sparare contro una diretta concorrente per i posti che contano nel calcio italiano (imparasse a vincere un derby magari) insomma una tempesta in un bicchier d’acqua. Diamo fastidio come milanisti ? probabile? Non piace il cinese in grado di fare fortuna? problemi loro, ma per una volta tanto lasciateci il piacere di guardare un squadra che si sta rigenerando dopo aver vissuto un declino di qualche stagione.
Sovviene anche un'altra domanda tutti questi soloni mentre fallivano società di serie A e B dov’erano ? e in quel caso le situazioni erano ben più gravi. Databoom

sabato 3 febbraio 2018

Le manipolazioni della storia


Quanti anni ci vogliono perché un fatto sia derubricato dalla storia? Quanti articoli o atti politici sono necessari perché una storia possa essere riscritta a piacimento? Quanti errori sono stati fatti nello studio e nell’insegnamento della storia, moltissimi. Quanto tempo è necessario perché vecchie pratiche e inni tornino di moda? Mai abbastanza verrebbe da dire. aveva ragione Gobbels se dite una bugia ripetetela più volte con convinzione estrema e poi alla fine questa diventerà realtà. E’ servita per creare un alibi, “notte dei lunghi coltelli, per crearsi un nemico, (gli ebrei) e per nascondere gli esiti della guerra. Alla fine non ha salvato la vita dei gerarchi, ma per dodici lunghi anni ha portato gloria e onore agli estensori e disgrazie e miseria a un numero incalcolabile di persone.
Negazionismo e rivisitazione della storia sono poi diventate un classico, quando la democrazia lascia troppo adito ai processi già emessi dalla vita e dalla storia il rischio è che la cenere che cova sotto le macerie torni a bruciare. Una legge contro il fascismo giusta e corretta andava fatta nell’immediato dopoguerra, oggigiorno ha solo il sapore di un revival e quindi non ottiene l’effetto sperato. Non aver estirpato determinate convinzioni (treni in orario e similia) ha permesso ai professionisti delle fake news (non sono un invenzione di Grillo purtroppo) il proliferare di un'altra verità storica. Il mito della vittoria mutilata nella prima guerra mondiale che ha aperto la strada al fascismo non ha insegnato nulla ??  Bisogna combattere le false notizie con pervicacia e con costanza. Spiegando anche negli infimi dettagli tutte le porcherie di quel regime che altro non era che uno stato assistenzialista, privo di meritocrazia costruito sulla delazione e che ha creato miseria e disperazione, altro che paese del bengodi con la schiena dritta.
Adesso i polacchi emettono una legge per stabilire ciò che è giusto non corretto, il proliferare di governi di destra che mostrano i muscoli (Austria e Ungheria ad esempio) non è altro che una vendetta postuma dello zar Putin per distruggere l’idea di un Europa unita e forte. In fin dei conti proprio l’Europa aveva contribuito nel 1989 a distruggere l’impero sovietico, un Europa debole e con molte contraddizioni (vedi Polonia) servirà su un piatto d’argento al monarca russo (tanto amato dai nostri italici ) il successo che cerca.

venerdì 2 febbraio 2018

Arvedse e n'gamb


Il piemontese è una lingua romanza appartenente al gruppo delle lingue gallo celtiche, lingua di raccordo tra il lombardo e l’occitano ma possiede caratteristiche fonetiche e sintattiche particolari- Nella regione Piemonte sono state utilizzate storicamente otto idiomi, di cui quella che prende il nome di piemontese è l'unica ad essere centrata e racchiusa quasi interamente nel territorio della suddivisione amministrativa.  Il piemontese deve ritenersi una lingua regionale o minoritaria riconosciuta fra le lingue minoritarie europee ed è censita dall’Unesco. Nel 1999 il Consiglio regionale del Piemonte ha riconosciuto la lingua come emblema della regione

Partendo da questo assunto è stata realizzata una puntata speciale di Vivi in Piemonte (canale 13 del digitale terrestre) sulla lingua, con ospiti che grazie alla loro attività ne perseguono anche la salvaguardia. Dialetto come cultura e tradizione, dialetto come lavoro, come migrazione (si pensi alla numerosa colonia piemontese in Argentina), dialetto come musica (omaggio a Gipo Farassino), dialetto come comicità (si pensi alle puntate di Ciau Bale realizzata da chi ora cura i testi di Crozza). Insomma un inno d’amore nei confronti della nostra “lengua” e un apprezzato riconoscimento delle nostre tradizioni (storiche e militari)

Venerdì 2 e domenica 4 febbraio alle ore 2045 sul canale 13 del Digitale Terrestre

mercoledì 31 gennaio 2018

Quelli di Piazzale Loreto


Spesso quando si parla di Piazzale Loreto la memoria corre sempre all’esposizione dei cadaveri dei gerarchi fascisti alla fine della guerra, una sorta di orrore e di macelleria messicana come viene chiamata dai più, con i cadaveri presi a calci e sottoposti ad altre vessazioni. Crudeltà verrebbe da dire, sicuramente, ma siccome la storia ha un suo antefatto è meglio ricordare anche i trascorsi-Dal settembre 1943 come tutti sappiamo e con la liberazione di Mussolini dalla sua prigione del Gran Sasso di fatto l’Italia viene suddivisa in aree dal sud Liberato all’Italia Centrale teatro di guerra, al Nord con i partigiani che tennero in scacco le forze nazi-fasciste fino alla fine della guerra. Partigiani che furono fucilati a migliaia, imprigionati, seviziati in una lotta fratricida senza quartiere. L’8 agosto del 1944 a Milano in viale Abruzzi viene compiuto un attentato contro un camion tedesco in cui perdono la vita sei persone, nessun milite della RSI e tantomeno un tedesco. Scatta la rappresaglia (in questo caso ingiustificata perché nessun tedesco è rimasto coinvolto nel fatto) e vengono portati in piazzale Loreto 15 detenuti da San Vittore. Vengono fatti allineare al muro e fucilati alle sei di mattina dai militi della Ettore Muti. I cadaveri in questa afosa giornata di agosto saranno lasciati tutto il giorno sul marciapiede pubblicamente vilipesi e oltraggiati dai militi della stessa Muti e dalle ausiliarie della RSI. La gente viene fatta scendere dai mezzi pubblici e costretta, armi alla mano, ad assistere al macabro spettacolo. Una scena spaventosa che non sarà dimenticata dalla gente di Milano.

I fucilati cono giovani, in gran parte operai, qualcuno partigiano, anche un capitano degli alpini e sono uno spaccato della società che voleva rinascere.

 

  1. Gian Antonio Bravin commerciante, 36
  2. Giulio Casiraghi 45, tecnico della Marelli
  3. Renzo del Riccio 21, meccanico socialista
  4. Andrea Esposito 46, operaio
  5. Domenico Fiorani, 31 Perito industriale
  6. Umberto Fogagnolo 43 ingegnere della Marelli
  7. Tullio Galimberti 22 impiegato
  8. Vittorio Gasparini, 31 dottore e capitano degli alpini
  9. Emidio Mastrodomenico 22 agente di PS
  10. Angelo Poletti 32 operaio all’Isotta Fraschini
  11. Salvatore Principato 52, militante socialista perseguitato politico
  12. Andrea Ragni 23 partigiano
  13. Eraldo Soncini, 43 operaio alla Pirelli
  14. Libero Temolo 32, operaio alla Pirelli
  15. Vitale Vertemati 26 meccanico

martedì 30 gennaio 2018

Arbitri AVARiati


 

Nel marasma del calcio italiano alla prese con le elezioni per il rinnovo delle cariche presidenziali, uno dei punti più bassi del football italiano, ma potremo continuare a scavare. L’attenzione mediatica è tutta rivolta alla Var, tutti pronti a denigrare la tecnologia come foriera di chissà quale maleficio, pronta la telecamera a schierarsi a favore dei potenti di turno. Verrebbe da dire menomale che Silvio non c’è più altrimenti il Milan sarebbe la madre di tutti gli scandali. Ma non è questo il punto la tecnologia ha tolto dubbi sulle reti (altrimenti non avremmo pareggiato il derby con Zapata lo scorso anno e forse avremmo uno scudo in più con Muntari) e ha permesso alla terna o cinquina di avere uno strumento per togliere i dubbi. Pare fin troppo ovvio che gli errori, pur se in modo infinitesimale, possano sussistere e che questi siano determinati dal libero arbitrio arbitrale, ma almeno abbiamo ridotto i danni. Invece i soliti tifosi da tastiera sono pronti, e non potrebbe essere da meno, a scrivere e a scagliarsi contro la tecnologia perché la stessa è pilotabile.
Sembra di assistere allo scontro tra gli illuminati, di galileiana memoria, e l’oscuro potere dogmatico della Chiesa. Quasi che si voglia togliere il sale del calcio. A me francamente sembrano ridicoli per due aspetti e andiamo sul concreto, Cutrone voleva colpire la palla con la mano ?? la risposta è ovviamente negativa. Si poteva annullare? certamente Si ma dopo averla vista cento volte l’azione rimani sempre con il dubbio. Il tocco di mano di Koulibaly è volontario o involontario? non alzando la mano propendo per la prima ma certo tutto l’entourage dei sofisti juventini dirà l’esatto opposto. Quindi rimane la discussione che è poi quella che deve andare avanti per tutta la settimana, altrimenti che scrivi ??, o meglio ancora fino a fine stagione. Con il beneplacito consenso di chi, come il sottoscritto pensa che alla fine vinca sempre il migliore, anche se come direbbe Rocco, sperem de no



lunedì 22 gennaio 2018

Non lo guardo più ........ forse


Il Milan non lo guardo più questo il mantra che l’ex Presidente sta ripetendo come un amante delusa dopo aver abbandonato il club solo pochi mesi fa. Verrebbe da dire che probabilmente non lo guardava più da tempo, dall’ultimo scudetto di Allegri nel lontano, ormai 2011. Raggiunto l’apice nel 2007 il tetto del mondo, il club più titolato ha ritenuto chiusa questa esperienza. Comprensibile per carità dopo venti e più anni di successi più continentali che italici, ma aveva raggiunto un suo traguardo. Gli ultimi anni sono stati un canto del cigno tra ritorni di fiamma con alcuni personaggi Pippo, Seedorf su tutti e campionati anonimi. La vendita era scontata, è solo arrivata con qualche anno di ritardo. L’abdicazione nazionale era una sorta di abbandono anche della vita politica. Monti, Letta, Renzi e Gentiloni sono stati i governi che si sono succeduti con il grande assente. Ora che sente di tornare in sella e che i sondaggi gli danno ragione, eccolo pronto a tornare in campo, come un vecchio Carletto Mazzone qualsiasi, pronto a promettere impegni e attenzione, anche al Milan. Perché se dice che non lo guarda in effetti lo fa. Pronto a riprendersi la scena con gli schemi vincenti. A lui non piacciono gli operai alla Gattuso, da lì l’idiosincrasia per il giovane trainer, lui ama l’estro di classe, il finisseur, l’attaccante in grado di inventare qualcosa. Ero a San Siro a gennaio del 2008, l’esordio di Pato quando promise di risolvere il problema della monnezza a Napoli (5 a 1 per i ragazzi) e in realtà sotterrò i napoletani sotto una messe di reti. Quell’anno vinse le elezioni e andò al Governo, un’amministrazione deficitaria e che portò poi a Monti. Non vorrei che si ripetesse la scena, anche perché questa volta a capo del Governo potrebbe mettere Galliani

sabato 20 gennaio 2018

Se avanzo seguitemi ma .... se mi imbosco non cercatemi


Stavo pensando alla retorica che spesso il fascismo usava per pavoneggiarsi e per fare vedere i muscoli ostentando il classico clichè della forza bruta. Frasi ne abbiamo sentite a bizzeffe: se avanzo seguitemi se indietreggio uccidetemi (in effetti), oppure "meglio il pianto di una sconfitta che la vergogna di non aver mai lottato (sic.)" Insomma il carattere temuto e irriverito di una persona che si mette in discussione sempre e comunque e che lotta per le proprie idee. Facendo un leggerissimo passo indietro andiamo a scoprire chi era veramente Benito Mussolini noto interventista che anelava a una patria combattente per riprendersi Trento e Trieste. Animo nobile e gentile verrebbe da dire, ma, se poi, si scava a fondo l’umile bersagliere, che termina la guerra col grado di caporalmaggiore, Benito Mussolini, la prima linea l’ha vista poco.

Secondo il testo redatto dallo storico Franzinelli Mussolini si trovò impegnato in zone periferiche rispetto ai grandi attacchi e alla dura vita del soldato, anzi aveva tutto il tempo per raccogliere e serrare le sue filippiche e invettive a favore della guerra e del sacrificio dell’Italia. Infine venne ferito durante un’esercitazione il 23 febbraio 1917, un infortunio banale, ma che sfruttò ad arte, non solo esaltando il suo sprezzo del pericolo ma, come un imboscato qualsiasi, fece ben 18 mesi di convalescenza (la sua cartella venne falsificata ad arte per evitargli il ritorno sul campo, e quindi Caporetto e Vittorio Veneto furono vissute in panchina). Da li si esercitò e fece quello che gli veniva meglio, scrivere a profusione contro l’invasore tedesco. Più avanti i suoi diari vennero fatti sparire per il suo forte spirito antitedesco, come si dice la carità di patria e il nuovo alleato imponevano ben altri riti.

Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...