Pota vi saluta un Bresciano. Se vi
era un modo corretto per sdrammatizzare credo che Balotelli lo abbia trovato.
Una partita che non è certo uguale alle altre per il Milan Verona vuol dire due
scudetti persi a distanza di diciassette anni. Solo chi li ha vissuti entrambi
può capire e non importa se nel 1973 avevi solo sette anni. La mattina dopo a
scuola bruciava eccome, anche se eri piccolo. Anche perché quello era un mito,
era la stella, era la squadra dei caciavit milanesi contro i bauscia meneghini.
Erano altri tempi. E quando si andava alle riunioni della mitica Fossa dei
Leoni (quanto ci manca) e in ogni coro il riferimento a Verona c’era eccome. Ma
era un altro calcio e soprattutto anche in presenza di atleti provenienti da
altre latitudini non vi erano quegli odiosi buu che spesso sentiamo provenire
da diverse curve. Posso fischiare un giocatore avversario ma di certo gli devo
il rispetto come uomo. Sarebbe meglio che un'altra cultura sportiva prendesse
il sopravvento ovverosia quella di tifare, modello maggioranza inglese, i
propri beniamini incitandoli a fare spettacolo. Ma tutto questo è una questione
di etica così come fanno sorridere le difese di un sindaco, non mi interessa
ovviamente la tessera politica, che difende a spada tratta i suoi concittadini.
In realtà sarebbe meglio che desse il buon esempio e che incitasse si la
propria squadra ma cercasse anche di educare il proprio popolo alla civile
convivenza. Ma forse questo è chiedere troppo saremo dei provocatori ??
sabato 24 agosto 2013
Riscopriamo le cose semplici e Biella tornerà grande
Il nostro viaggio all’interno
dell’universo Pallacanestro Biella si arricchisce di altri due tasselli importanti
che danno la dimensione di una struttura sportiva. Chi lavora spesso il dietro
le quinte, la gestione del cosiddetto apparato non è facile, ci vogliono
persone tignose, dure che lavorano sodo, che mettono in pratica i dettami di
quanto programmato. Che non disdegnano magari di sporcarsi le mani con compiti
che spetterebbero ad altri, ma in un gioco di squadra, sul parquet come davanti
a un computer, non esistono ruoli definiti. Il risultato finale è l’unico
giudice supremo, è una storia fatta di scoperte, di novità, ma anche di routine,
che poi spesso routine non è. Il risultato a cui arrivare è la palla a due, il
fischio degli arbitri ma tutto quello che sta dietro a questo è fatto di dure settimane
di lavoro, ci vogliono persone preparate e serie che gestiscano anche i più
semplici dettagli.
E qui entra in gioco Giulia
Marino, ti aspetteresti di tutto ma non una persona che ha studiato e si è
laureata in lettere con una tesi dedicata al mondo aulico dell’Egitto e al
ruolo della donna in quella società. Eppure, e non lo dice solo il sottoscritto
che condivide con Giulia studi classici, coloro che si cimentano negli studi
umanistici diventano risorse insostituibili nella gestione di una società, per
via forse di una forma mentis che ti ha abituato a studiare e a programmare il
lavoro in un certo modo. Poi puoi fare pubbliche relazioni e il pubblicista
come il sottoscritto, e puoi dedicarti con successo anche nel mondo
organizzativo di strutture anche sportive come fa Giulia.
E’ il destino di noi letterati ma
dentro però devi avere il sacro fuoco della passione, e quella di Giulia è sicuramente
il basket: figlia di un cestista della squadra dei Caimani, una formazione in
voga negli anni ottanta a Biella, famosa per essere fallosissima, mi ricordo un
derby alla Marruca con il San Biagio (io immodestamente ero in quella
formazione) tiratissimo e vinto dagli alligatori nostrani, gente fissile ma dotata
di precisione al tiro che ti incuteva timore. Giulia ha proprio l’imprinting
dei Caimani: l’obiettivo sempre in testa, il risultato finale e la passione per
la palla a spicchi costruita e maturata negli uffici di Pallacanestro Biella,
del botteghino, del Palascatola e del Forum la creatura che le è stata affidata
negli ultimi tempi
Ma com’è iniziato il suo rapporto con Biella
Davo un
mano al botteghino e poi nel 2005, appena laureata Marco mi ha dato questa
opportunità, Abbiamo fatto una prova e poi da li siamo andati avanti. Son partita dalla biglietteria e poi la campagna
abbonamenti, affiancavo prima Elena e poi Sonia, poi tutte le attività di
supporto amministrativo e infine il progetto del Forum. Oggi seguo la parte
istituzionale i rapporti con la parte pubblica: Comune di Biella e Regione Piemonte,
campagna abbonamenti, le palestre in giro, insomma non manca il lavoro
Chiedere se è cambiata nel corso
degli anni la Pallacanestro Biella la risposta è schietta e genuina: forse non siamo più stati quella vecchia pallacanestro che
era al Palapaietta ci siamo imborghesiti negli ultimi anni dobbiamo tornare a
girare la polenta con il bastone Negli ultimi anni si è imborghesito anche il pubblico
non si era mai visto fischiare la squadra alla prima giornata Dobbiamo
riscavare nelle nostre fondamenta e trovare il vecchio spirito. Il gioco deve
essere di squadra
I ricordi sono tanti ma: Gara cinque dei playoff a Roma è uno dei momenti più belli
gente che mi chiamava da ogni dove, tifosi impazziti. Ma è bello ricordare
anche il match contro Ferrara per la salvezza nel 2010 la notte prima nessuno
di noi dormì eravamo tesissimi
Un ambiente quello sportivo
particolare dove le richieste sono particolari e a volte bizzarre e devi
trovare una soluzione per tutti. Richieste che ti
sembrano così impossibili che pensi di essere su scherzi a parte come quella
volta nel 2007 che Baio mi disse che arrivava Steven Marbory e io non ci credetti fino che arrivò al
parcheggio con autista e moglie al seguito .
Quando chiedi da dove deve
ripartire Biella la risposta è semplice, molto biellese, dobbiamo tornare a
fare girare la polenta con il bastone, un modo originale per dire che servono
le cose semplici ma fatte con amore e parafrasando il vecchio motto di Federico
Danna tirarsi su le maniche e pedalare e in questo Giulia e il gruppo della
Pallacanestro Biella non hanno avversari se poi arrivasse qualche giocatore
nubiano allora per Giulia sarebbe il massimo
mercoledì 21 agosto 2013
Libertas Astense di nuovo in pista – il 25 agosto si riparte
Agosto per chi fa sport non è il
mese adatto per il riposo ma è tempo per cominciare a prepararsi per i prossimi
appuntamenti. Smaltita la sbornia per il campionato vinto e dominato nella
serie C e che ha spalancato le porte della categoria superiore la Libertas
Astense affila le armi o meglio le
scarpette per la prossima stagione.
Domenica prossima 25 agosto alle ore 10
presso il centro Mombarone Wellness Center di Acqui Terme gli atleti
sotto la supervisione del Mister Gianfranco Lotta e sotto l’occhio vigile del
Direttore Sportivo Marco Cortese si ritroveranno presso questo fiore
all’occhiello dello sport piemontese partner per l’occasione della squadra
astigiana. Si tratta di una vera e propria cittadella dello sport, immersa
nelle colline del Monferrato: che offre
6 ettari di impianti che hanno ospitato preparazioni di atleti e squadre di
alto livello, ma anche famiglie e sportivi che cercano un luogo dove è
possibile praticare ogni disciplina in tutta tranquillità, senza rinunciare al
piacere di prendersi cura di se stessi (www.mombarone.it).
Il sodalizio sviluppato
consentirà di temprare i venti giocatori in organico e di cominciare a provare
schemi e velocità. Anche perché il primo test match della stagione, banco di
prova importante, si terrà già sabato 31 agosto al Palasanquirico in un
quadrangolare che vedrà esordire la Libertas in quella che diventerà la vetrina
principale della prossima stagione. Il campionato invece vedrà la Libertas
debuttare a Prato mentre l’appuntamento per tutti i tifosi è per sabato 12
ottobre contro i Bassotti
Come testimonia il Presidente
Paolo Lasagna: (..) l’obiettivo è quello di fare un campionato tranquillo
togliendoci qualche soddisfazione, la squadra si è rinforzata con giocatori che
hanno militato in campionati di categoria superiore, e quindi ora sotto con la
preparazione. Una società rinnovata ma che ha tenuto ben salde le sue radici. La
scommessa della Libertas è anche il calcetto femminile una delle poche realtà
piemontesi che parteciperà al campionato federale e che diventerà senza ombra
di dubbio una delle eccellenze regionali in questo sport.
Antonio Sburlati del Centro
Sportivo Mombarone dopo aver ospitato in
passato squadroni come il Genoa Juventus e Torino é ben lieto di aprirsi al calcio a 5 con
una delle squadre emergenti della regione (..)"la nostra intenzione è quella di diventare un centro di
riferimento per il calcio a 5 nella regione, organizzando una scuola di calcio
per i bambini e i ragazzi e quest'anno per la prima volta il campionato di
serie D"(..)
SI parte.
Coach Corbani: il basket a Biella un emozione da costruire insieme ( basket inside)
Le vacanze sono finite, la gloria dell’Europeo under 20 è purtroppo un ricordo, anche se molto molto piacevole, Biella incombe, entro una settimana si riunirà al Palazzetto il nuovo corso voluto da patron Angelico. Alle sette di sera disquisendo con il barista del Palascatola (l’ex palazzetto) sui preliminari di Champions in attesa dell’arrivo dalla Valtellina del coetaneo Fabio Corbani, tra il cronista e l’head coach sono solo quindici i giorni di differenza. La classe, quella d’oro, è del 1966 anno di boom economico. E poi arriva a bordo della sua auto, look ancora da vacanziero ma solo per oggi e si concede due chiacchiere tra un Gabriele Fioretti indaffarato a curare i dettagli della nuova avventura e un Nick Air Minessi, perfettamente calato nel suo ruolo
Seduti nella prima fila delle tribune del Palazzetto ci accingiamo a conoscere meglio Corbani che si concede in esclusiva ai lettori di basket inside
Sei stato giocatore, arbitro e allenatore di basket una vita per la palla a spicchi ma quale il ruolo preferito ?
Giocatore assolutamente perché è il ruolo più divertente, quello in cui riesci a scaricare tutta l’adrenalina; lo sogno anche di notte di giocare, poi però bisogna fare delle scelte, capire i propri limiti. Allenare mi ha entusiasmato fin da subito e ho deciso di percorrere questa strada sono stato fortunato, non so se bravo questo solo il tempo lo potrà confermare, ho conosciuto molti allenatori validi. Sono stato guardia e playmaker anche se preferivo tirare possibilmente da tre.
Ho smesso di giocare a 18/19 anni ho avuto dei problemi alla schiena e nel momento in cui aumentavano i carichi di lavoro ho dovuto purtroppo scegliere di abbandonare il basket attivo. La meta era il negozio di All basket naturalmente zona piazza cinque giornate, poi frequentavo il Verziere, il campetto di Marinai d’Italia e quello di Milano II zona est di Milano
Prima maglia comprata ?
Son sempre stato tifoso di Varese pur abitando a Milano, ho sempre avuto passione per questi colori – Ignis Ciaocrem le mie maglie, ma poi dopo aver allenato una squadra di fatto diventi tifoso delle società per cui alleni, sette anni a Milano non si dimenticano di certo, quindi il tifo è rivolto alla società per cui tu ti metti in gioco e per cui vivi per tutta la giornata
da osservatore esterno cosa manca a Milano per tornare sul trono d’Italia ?
Sono su un bellissimo gradino hanno riportato entusiasmo in città, vincere non è facile, bisogna passare attraverso momenti difficili, anche delle sconfitte che sono in grado di farti maturare. Poi con il tempo si impara a vincere e quindi ci si diverte, mi auguro possano assaggiare la vittoria e possano tenersela e godersela. Io penso arriveranno a questo e poi potrebbero aprire un ciclo. Le metropoli sono importanti come volano del grande basket italiano, esemplare il caso di Roma quest’anno
Da avversario cosa ti piaceva e temevi di Biella ?
Pubblico fantastico quello di Biella si temeva quando venivi a giocare in questo impianto e vedere e sentire la gente era piacevole perché ti gasi tantissimo, ogni canestro lo senti di più. Biella ha fatto grande pallacanestro per oltre dieci anni e qui si è respirata grande professionalità e qualità.
Ritrovi giocatori che conosci molto bene come hai costruito questa squadra e cosa ti aspetti da questa stagione ?
Viaggiando mentre venivo qui avevo molti pensieri e particolari li ho allenati quasi tutti e in contesti completamente diversi, ogni giocatore è diverso a seconda dell’ambiente in cui cresce e gioca. La squadra è stata costruita con criterio rispettando budget e obiettivi e spero tutti possano letteralmente incastrarsi nella maniera migliore per una stagione proficua
L’esperienza con i giovani e la conquista dell’alloro europeo quali le sensazioni e quando hai capito che poteva arrivare l’oro ?
Ci siamo radunati con l’idea che volevamo andare a medaglie, non avevamo pressione, non eravamo i favoriti, anche la Federazione non ha messo pressione, un trofeo costruito giorno dopo giorno, siamo sempre stati sereni e abbiamo voluto provarci in assoluta serenità. Mai un episodio spiacevole o di tensione tutto molto tranquillo e sereno e così è stato anche più facile smaltire tensione e gare.
Obiettivo Lega Gold ?
A priori non si può dire, nelle mie esperienze in questo campionato con piacenza puntavamo a salvarci abbiamo invece fatto i playoff, è tutto molto relativo Torino e altre squadre hanno costruito bene, ma lo stiamo facendo anche noi e poi il giudice supremo sarà il campo
Presenta la tua squadra ?
Murta – gli ho detto che stavamo cercando un sesto esterno che giocherà poco e farà più il tifoso ma ti permetterà di crescere ma a casa. Ha accettato e con molto serenità si ritaglierà qualche soddisfazione
Chillo non gli ho promesso minuti ma un progetto ha scelto di venire con noi e glie ne sono grato
Raspino grande atleta pongo molta fiducia in lui questo è il suo campionato il suo palcoscenico ideale, lui deve stare sereno, ma può dare tantissimo alla causa
Laganà è un talento, acerbissimo non ha un ruolo definito, ma settimana dopo settimana scopriremo per lui le caratteristiche migliori e sarà un giocatore su cui puntare tantissimo
Infante è un giocatore di gruppo, di generosità, di combattimento sempre positivo
Lombardi è un giocatore che può fare tutti i ruoli che può fare qualsiasi cosa ha un potenziale atletico immenso, trasmette energia
Mathis ho avuto la fortuna di averlo anni fa; fa giocare bene i suoi compagni di squadra un leader
Voskuill è un giocatore pazzesco, un gran realizzatore un tiratore un cecchino non sarà forse un atleta ma il range di tiro è qualcosa di impressionante
Hollis giocatore molto tecnico particolare nel ruolo del 4, giocatore con grande tiro, molto elegante ci dovrà dare consistenza, a rimbalzo sarà la nostra chiave
De vico è stato bravo Federico Danna a portarlo a Biella ha fatto benissimo le giovanili, si deve completare, ma con lui dovremmo avere pazienza non dobbiamo bruciarlo
Se dico Venti ottobre cosa ti viene in mente ?
Derby; partita importante Torino ha fatto una grande squadra quella partita sarà una grande sfida perciò sicuramente sarà intrigante
Cosa ti aspetti da Biella ?
Un nuovo ciclo ma nessun paragone con il passato noi siamo in grado di riportare questo club a buoni livelli ma dobbiamo prima di tutto ricreare entusiasmo squadra diversa rispetto a quelle viste negli ultimi anni – la cosa fondamentale sarà avere entusiasmo, partecipazione e condivisione di quello che si sta facendo tra giocatori, staff, società e tifosi. Quello che chiedo ai tifosi e alla gente è di venire al palazzetto se non ci sono le emozioni diventa tutto molto triste.
Sicuramente ci dobbiamo provare insieme e il pubblico ci deve dare emozioni un tiro di Voskuill da dieci metri con i tifosi che ti sostengono sarà una gioia impagabile e da raccontare agli amici così come una schiacciata di Raspino con il Palazzetto pieno. Un emozione da costruire insieme.
Corbani sorride ti saluta con un abbraccio caloroso e via a parlare con Fioretti e Minessi perché si deve costruire la Biella che tornerà a sorridere e masticare il buon basket perché la spalla a spicchi è un emozione che ti trascini dentro (basketinside)
c'è sempre una differenza
Penso sia incredibile che una sentenza della Cassazione ci induca a parlare della Resistenza, ma l’improvvida citazione del senatore Pdl Malan e le successive polemiche seguite sulla comparazione Berlusconi/Gemisto di fatto portano, anche a livello locale, a parlare della lotta di Liberazione. Lungi da me dal polemizzare con l’On. Delmastro, credo che alla fine ognuno rimarrà convinto delle proprie idee. Lui che la Resistenza non sia stata altro che il frutto di una guerra civile in cui, alla fine, i comunisti si son fatti giustizia da soli. Il sottoscritto reputa invece quegli anni come il principio fondante della nostra Repubblica, pur vituperata e probabilmente troppo sbeffeggiata da politici che si son dimenticati della collettività a favore degli interessi personali.
So che non piacerà all’On. Delmastro, ma il ventennio subito dagli italiani sotto Mussolini non fu così felice e non solo per la mancanza di un contradditorio politico, e del confino per chi non la pensava come il regime. Non eravamo quella grande potenza che Mussolini e il regime fascista volevano far credere. Dovemmo far uso dei gas per avere ragione degli etiopi per creare un impero inesistente. Stringemmo alleanza con il regime nazista abbracciando credo e ideali inumani, ci facemmo trascinare in un conflitto che ci devastò e ci umiliò.
Migliaia di soldati furono mandati a morire nelle steppe e nelle desolate lande russe, nel deserto africano, nei fondali dell’atlantico in virtù di una gloria effimera. Quanti lutti ebbe a sopportare l’Italia prima di liberarsi del gioco fascista? Dopo l’otto settembre si perpetrò l’ennesimo tradimento nei confronti dell’Italia. Mussolini acconsentì, di fatto, all'occupazione militare della penisola da parte della Wehrmacht, si costruì un impero personale, la Repubblica di Salò, con cui cercò di perpetrare la sua fortuna a scapito degli italiani.
Quanti furono i lutti degli italiani in quel periodo? Tantissimi. Mi è capitato spesso di ricordare i tanti che si immolarono: Salussola, Curino, Mottalciata, Borgosesia, Varallo, Ronco, Trivero, l’Alpe Noveis, Biella in Piazza Martiri e a San Cassiano, Villa Schneider e mille altri posti disseminati nelle nostre province. Luoghi in cui ogni sasso, ogni strada, ogni sentiero è stato macchiato dal sangue di italiani/italiane, per lo più giovani, fucilati, impiccati e uccisi dalla ferocia dei tedeschi e dalle Milizie della RSI.
Ci saranno state probabilmente anche alcune pagine oscure nella lotta di liberazione ma mai come le tante lacrime e il sangue versato copiosamente da tanti biellesi in quel periodo, riconosciuto con una medaglia d’oro al valor militare che il Presidente Sandro Pertini appuntò sul Gonfalone della città di Biella nel 1981 a imperituro ricordo della nostra storia. Quest’anno ricorre il settantesimo dell’inizio di quel periodo che cominciò, con lo sciopero degli operai, con il rifiuto di andare avanti in un delirante conflitto, il ricordo è doveroso, così come la memoria perché è giusto ricordare per cosa si combatteva. La libertà di espressione e di pensiero contro le paure e i ricatti, l’eguaglianza delle persone di ogni credo razza e religione contro la supremazia della razza.
Beppe Rasolo –Presidente Anpi Alta Valle Strona
martedì 20 agosto 2013
Tua Madre è morta : Cronache dal Collegio Dal Pozzo
(fonte www.arkistudio.eu)
TUA MADRE E’ MORTA
La parola Collegio ha sempre evocato
nelle menti di tutti una connotazione negativa, un sostantivo che evoca
punizioni e reclusioni e quando da adolescente leggevi qualche testo antico i
riferimenti al collegio e ai convitti erano latenti come forieri di caserma e
punizioni.
La prima volta che nel mio cervello
risuonò tale sostantivo era il giugno/luglio del 1983 annata disgraziata
l’ennesima stroncatura scolastica aveva fatto risuonare quel nome nel cervello;
occorreva riparare e rimediare all'errore e se si voleva un futuro diverso bisognava
rinchiudersi lontano da casa.
Fu così che il Collegio Dal Pozzo
diventò una realtà per la mia esistenza. Dubbi, ansie, perplessità e non lo
nascondo una fottuta paura cominciarono a prendermi. Cos’era quel posto
distante cinquanta chilometri da casa in cui si andava ? Cosa sarei riuscito a
combinare in Via Duomo che non avrei potuto fare a casa ? Chi avrei incontrato
? Ne ero proprio sicuro ??. Più si avvicinava la data più i dubbi aumentavano.
Era un cambio epocale, una sorta di militare ante litteram, un carcere forse.
A distanza di trent’anni ritengo quell'esperienza formativa ed educativa anche se all'epoca non riuscivo a
comprenderla appieno.
Ho conosciuto molti personaggi in
quel luogo: persone che ho imparato a temere, a rispettare e con il corso del
tempo ad apprezzare e ad amare come se tutti facessimo parte di una stessa
famiglia, perché quella del CDP è stata una grande famiglia.
Ma partiamo dall'inizio.
L’arrivo 269 all’alba
25 settembre 1983 era una domenica
che annunciava l’autunno, il tempo era uggioso, il pranzo fu trangugiato in
pochi attimi e l’ansia cominciò a prendermi alla gola, stavo per entrare in un
luogo che mi avrebbe ospitato per i prossimi due anni. Al momento non sapevo
che ne sarebbe stato di me, avrei resistito un giorno, un mese, un anno, qual
era la mia tempra ? Sarei riuscito a rimanere in quel luogo, avrei anche superato il doppio salto terza e
quarta, era non solo un obbligo verso di me e verso la mia famiglia era una
scommessa l’avrei vinta ?
Mentre si scendeva a Vercelli in
macchina a passo d’uomo, mia padre non ha mai amato la velocità a differenza di
me, ma in quell’occasione non me ne lamentai, era un’occasione per stare ancora
qualche momento in più con la mia famiglia.
Sono sempre stato tifoso del Milan e
la mia infanzia salvo rare eccezioni è stata contraddistinta da delusioni
calcistiche, il Milan degli anni settanta e dei primi anni ottanta non era un
squadrone e un personaggio come Gianni Rivera era un lusso che forse non ci
potevano permettere. Avevo già perso due scudetti all'ultima giornata (72/73)
eliminazioni dalle coppe, il simulacro della stella era stato un punto d’arrivo
e poi le due retrocessioni una sul campo e una per meriti extra-calcistici
quindi come me (due sonore bocciature) il Milan aveva subito due volte. In quel
pomeriggio il Milan dopo essere tornato in serie A soccombeva a Roma (3 a 1)
dopo una buona partenza. Gli auspici e le stelle erano quindi nuovamente
contro.
I marciapiedi di Vercelli non sono
stati mai ostici come quel pomeriggio, un gelato per il commiato, una
passeggiata in piazza Cavour e vedere i miei genitori che mi salutavano un po’
sommessi e piangenti era una pugnalata. Davanti a via Duomo cominciavano ad
arrivare macchine, automobili potenti e rombanti, sinonimo di un opulenza forse
troppo grande per me, signore ingioiellate e uomini inappuntabili scendevano a
scaricare la prole, in qualche caso recalcitrante.
Mi sentivo un pesce fuor d’acqua,
Entrato nel corridoio iniziale cominciai a incrociare i compagni di corso c’era
una montagna umana: lo Smilzo che continuava a sbraitare e a urlare e
sinceramente incuteva un certo timore, mi vide e come prima frase di benvenuto disse: Tua madre è morta. Ma lui era un vecchio.
Vecchio e nuovo termini che avrei
cominciato a comprendere presto non si trattava solo di enunciare due aggettivi,
erano due sostantivi belli pesanti il confine tra i privilegi e i soprusi, tra
il permesso di muoversi e di parlare e quello di ascoltare rigorosamente in
silenzio.
La differenza risaltava agli occhi ma
come avrei poi imparato a conoscere più tardi, i nuovi li vedevi tutti con lo
stesso sguardo allunato perso nel vuoto che vagavano alla ricerca di un unico
elemento positivo. I vecchi ti guardavano già con l’occhio del predatore che
pregusta la sua preda.
Nella palestra, ma chiamarla tale era
una pura bestemmia contro le più elementari norme di sicurezza con grate alle
pareti che la facevano somigliare alla New York di Jena Plinski, troneggiavano
pile di cartelle blu, cariche di libri e con ognuna allegata una scheda, e un
cartellino quello del convittore.
Non poteva il mio sguardo non
ricadere sulla frase dantesca tratta dal Paradiso (..) Apri la mente a quello
che ti paleso ecc. (..) La mia mente vagava alla ricerca di un unico elemento
che potesse farmi sopportare quel delirio che già si stava manifestando.
Cominciai a vagare in quei dieci metri di corridoio che avrei percorso a
chilometri nei mesi successivi, sguardo basso e poca confidenza, ogni tanto
risuonavano suoni sinistri e inquietanti. Si trattava degli urti che le porte
del bagno facevano sbattendo contro il muro, era un suono usato sapientemente
per terrorizzarci da parte dei vecchi. Un po’ come quando i celerini per
disperdere i manifestanti battono gli sfollagente contro gli scudi, l’effetto
ero lo stesso.
Alla sirena delle ventuno tutti
contro il muro nel corridoio, pistolotto del precettore e poi a due file su per
le scale a raggiungere il ricovero per la notte, al primo piano una gruppo si
staccava, al secondo un altro e noi, quelli più sfigati, al terzo la camerata.
Si trattava di uno stanzone venti per venti in cui quella sera ci trovammo in
una quindicina.
Li cominciammo a scioglierci gente
che proveniva dalla stesso luogo, differenti storie, qualche racconto una
situazione più rilassata, anche se per poco, dopo un po’ prendemmo subito
conoscenza con il sistema di controllo stile Alcatraz. Il precettore via cavo
al microfono ci informava che di li a poco si sarebbero spente le luci, quindi
sotto le coperte. Ma dopo aver sistemato la propria roba, come potevi dormire
alle 9,30, nemmeno quando avevo sei anni riuscivo ad addormentarmi a quell'ora
imparai poi in seguito a rimanere in studio almeno potevi star su fino alle
undici. I vecchi della camerata dettero ancora prova di sé, al mattino
successivo mi sarei risvegliato completamente foderato di carta igienica e con
il dentifricio nelle orecchie.
Quella notte fu una sorta di inferno
ma più per l’ambiente che non per la compagnia, quella luce rossa che mi
avrebbe accompagnato per due anni e che alimentava anche le cellule
fotoelettriche ti entrava negli occhi. Era iniziato un nuovo periodo mancavano
269 giorni all’alba.
mercoledì 14 agosto 2013
Biella con Hollis squadra al completo e pronta (basketinside)
Mancano
pochi giorni al raduno per impostare una stagione che dovrebbe essere quella
del rilancio, cambiata radicalmente la struttura societaria, anche se la base
da cui ripartire è stata ritrovata in casa puntando sulla voglia di riscattare
un annata decisamente storta, ora bisogna dedicarsi ai giocatori. L’incognita
ma è legittimo a questo punto della stagione è determinata dalla parte
sportiva. Un coach nuovo anche se reduce da una vittoria di prestigio agli
europei under 20 con due pedine biellesi (Laganà e Lombardi) e una pattuglia di
nuovi giocatori che fatta esclusione per Raspino e De Vico oltre ai sopracitati
babies avranno l’ardito compito di ricreare un ambiente propositivo per il
basket a Biella.
Con l’arrivo di Damon Hollis Biella ha chiuso ufficialmente il
suo mercato; iniziato con Infante e proseguito con Voskuil, Donte Mathis e gli italiani Matteo Chillo e
Luca Murta. Nomi forse non famosissimi e capaci di evocare la piazza così come
fatto dalla vicina Torino che con Mancinelli e Amoroso sembra aver pescato il
jolly. L’idea che magari ci confermerà Corbani a partire da lunedì prossimo è quella di un team coeso senza grandi stelle
in grado di giocare un basket rapido e veloce, penetrante e bruciante e con
pedine di sicura esperienza nella serie cadetta come Mathis, Voskuil e anche
Infante. La freschezza e la gioventù anche dei babies italiani potrebbe fare il
resto. Inoltre una new entry come Damon Hollis fresco vincitore in Ungheria
potrebbe dare quella vitalità in più.
Come hanno già detto tutti, Presidente
Angelico in testa, si vorrebbe vedere al Forum un basket spettacolare e
possibilmente vincente. Nessuna promessa di pronto riscatto il fatto di essere
già qui a giocarsela vuol già dire tanto, le sorprese nello sport sono dietro l’angolo
e anche la finale di A2 dello scorso anno ha dato dimostrazione di uno sport
dove, più che il grande nome conta il progetto e la coesione del gruppo. Ancor
prima di Ferragosto Fioretti e Minessi erano alle loro scrivanie a lavorare
pronti a far scattare la gran voglia di Biella e per un ritiro in cui non è
ancora sicuro se sarà a Novarello la voglia di tirare a canestro al Forum è già
a un buon livello
Iscriviti a:
Post (Atom)
Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931
I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...
-
(fonte www.arkistudio.eu) TUA MADRE E’ MORTA La parola Collegio ha sempre evocato nelle menti di tutti una connotazione negativ...
-
D. La tua storia è quella di un ragazzo cresciuto in questo territorio, che ha calcato parquet diversi ma che è tornato all’origine. Che si...
-
Pascolati , un presidente con un grande aplomb, british style, ma mosso da una grande passione che lo morde e lo lacera dentro. Immancabi...



.jpg)


