Il nome di Eriberto Ramella Germanin è comparso il 25 agosto 2026 sulle pagine del Corriere della Sera, riportando alla luce una vicenda del Biellese che racconta bene il clima politico e sociale nel quale il fascismo iniziò ad affermarsi. Ramella Germanin era socialista, consigliere provinciale e assessore del Comune di Cossila. Aveva 38 anni quando, il 13 maggio 1921, venne ucciso a Favaro durante un'aggressione squadrista.
Per comprendere quanto accadde bisogna tornare all'Italia del primo dopoguerra. Il Paese usciva dal cosiddetto Biennio rosso del 1919-1920, caratterizzato da scioperi, occupazioni delle fabbriche e delle terre, crescita delle organizzazioni socialiste e sindacali e una fortissima conflittualità sociale. Nel Biellese, territorio industriale e operaio, il movimento socialista aveva radici particolarmente profonde.
Tra la fine del 1920 e il 1921 lo scenario cambia rapidamente. Alla mobilitazione socialista si contrappone la crescita dello squadrismo fascista: spedizioni punitive, assalti alle sedi politiche e sindacali, alle cooperative e alle Camere del lavoro, intimidazioni e violenze contro militanti e amministratori socialisti. È in questo contesto che si arriva al 13 maggio 1921.
Quel giorno a Favaro è previsto un comizio del giovane avvocato e candidato liberale Anton Dante Coda. Nel paese arrivano anche gruppi di squadristi fascisti che sostengono la sua candidatura.
Ramella Germanin gestisce una trattoria a Favaro ed è proprio attorno al locale che prende forma l'episodio. Secondo le ricostruzioni disponibili, alcuni fascisti entrano nella trattoria e iniziano le provocazioni. La tensione cresce rapidamente e lo scontro si sposta all'esterno, nel clima già molto acceso che accompagna il comizio.
Ramella Germanin viene affrontato in evidente inferiorità numerica – il Corriere della Sera ricorda l'episodio come un'aggressione «dodici contro uno» – e nel corso degli scontri viene raggiunto mortalmente da colpi d'arma da fuoco. Anche suo fratello Edmondo rimane gravemente ferito.
La morte di Ramella Germanin provoca una forte reazione nel Biellese e viene proclamato uno sciopero generale di protesta.
C'è poi un aspetto della storia che merita di essere ricordato. Gli squadristi presenti a Favaro sostenevano in quella fase la candidatura di Anton Dante Coda, ma il percorso politico dello stesso Coda avrebbe successivamente preso una direzione molto diversa. Dopo l'affermazione del fascismo entrò progressivamente in contrasto con il regime e il suo studio torinese divenne un luogo d'incontro dell'antifascismo. Durante la Resistenza sarebbe poi entrato nel Comitato di Liberazione Nazionale, in rappresentanza dell'area liberale.
Una parabola che restituisce anche la complessità di quegli anni, nei quali alleanze, posizioni politiche e schieramenti erano destinati a cambiare profondamente con la trasformazione del fascismo da movimento protagonista delle violenze squadriste a regime.
L'uccisione di Ramella Germanin avviene infatti nel maggio del 1921. Mussolini non è ancora al governo e manca quasi un anno e mezzo alla Marcia su Roma, ma la violenza politica è già diventata uno degli strumenti attraverso i quali il fascismo conquista progressivamente spazio e potere sul territorio.
La vicenda di Eriberto Ramella Germanin racconta quindi, attraverso una storia piemontese, il passaggio dal Biennio rosso alla reazione squadrista e mostra come l'affermazione del fascismo non inizi improvvisamente nell'ottobre del 1922. Prima della Marcia su Roma ci furono le piazze, le spedizioni punitive, gli assalti alle organizzazioni dei lavoratori e gli scontri che attraversarono città e piccoli centri italiani.
E il 13 maggio 1921 quella violenza arrivò anche davanti alla trattoria di Eriberto Ramella Germanin, a Favaro.

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