Ci sono città che si visitano e altre che, quasi senza accorgersene, invitano a rallentare. Tubinga appartiene alla seconda categoria. Forse perché è una città universitaria, forse perché tra queste strade sono passati filosofi, poeti e pensatori, o forse semplicemente perché tutto sembra predisposto per camminare senza una meta precisa, osservare e lasciare spazio ai pensieri.
La prima cosa che colpisce è l'architettura tedesca del centro storico, con le case a graticcio, le facciate strette e i colori che interrompono qualsiasi idea di una Germania grigia e severa. Gialli, rossi, verdi, azzurri si rincorrono lungo le vie e intorno alle piazze, creando un'atmosfera calda, quasi fiabesca. E poi ci sono i piccoli bar, i tavolini all'aperto, le persone che si fermano a parlare e quei dettagli che raccontano molto più di un monumento: le ceste e le cassette di libri lasciate fuori dalle porte, libri da guardare, sfogliare, prendere, come se in una città legata da secoli alla cultura fosse naturale che anche i libri abitassero le strade.
Tubinga è del resto una città nella quale il pensiero ha lasciato tracce profonde. Qui hanno studiato o vissuto figure come Hegel, Hölderlin e Schelling, e passeggiando per il centro è difficile non percepire questo rapporto particolare tra la città, l'università e la cultura. Non è una presenza monumentale o celebrativa: sembra piuttosto qualcosa che continua a vivere nella quotidianità.
Poi si arriva al Neckar e Tubinga cambia ancora. Le case colorate si specchiano nell'acqua, le caratteristiche barche attraversano lentamente il fiume e per qualche momento il paesaggio può ricordare, in piccolo e con un'identità completamente diversa, il rapporto che Venezia ha costruito con i suoi canali. Non una piccola Venezia, perché Tubinga non ha bisogno di assomigliare a nessun'altra città, ma un luogo nel quale l'acqua diventa parte dell'architettura e del modo stesso di vivere lo spazio urbano.
Ed è probabilmente questo ciò che mi è rimasto maggiormente dell'ultima visita. Non un singolo edificio o un monumento, ma un'atmosfera: le case colorate, l'acqua, i libri fuori dalle porte, i bar, gli studenti, le strade raccolte e quella sensazione di trovarsi in una città costruita a misura di persona.
In un'epoca nella quale attraversiamo sempre più velocemente città, informazioni e perfino pensieri, Tubinga sembra suggerire esattamente il contrario: fermarsi, camminare, osservare.
Forse non è un caso che tanti pensatori siano passati da qui. Ci sono luoghi che aiutano a correre e produrre, altri che invitano a consumare. Tubinga sembra fatta per qualcosa di molto più semplice e oggi quasi prezioso: camminare e pensare.
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