martedì 24 dicembre 2019

We'll Come back



Uscendo dallo stadio dopo la partita contro il Barcellona in Champions anni fa, guardando Nic ci dicemmo che per noi il trofeo poteva finire li. Il riferimento era al doppio scontro contro Messi annichilito a San Siro e poi maramaldo al Camp Nou teatro di sogni europei nel 1989, ma non pensavamo certo a un esilio così lungo dal calcio che conta. La vita come lo sport è fatta di cicli, di cadute e di riprese. Quella del Milan non è forse la peggior crisi nella sua storia, quella che passò dai primi anni del 900 fino al primo scudetto del dopoguerra durò ben 43 anni, qualcuno dice come i traditori che nel 1910 diedero poi vita all’inter e fu forse la più lunga. Ora gli anni dall’ultimo scudetto cominciano a diventare tanti e il decennio che finisce è stati più funestato dagli obbrobri che dalle perle da ricordare. Ci riprenderemo, torneremo a splendere, ci vorrà tempo, forse si, al momento neppure quantificabile, ma rimango un inguaribile ottimista, consapevole che l’affetto e l’amore per una squadra e per i propri colori si vede maggiormente nel momento del bisogno e della sconfitta.

martedì 17 dicembre 2019

Provaci ancora Henry



Il destino cinico e beffardo alle volte reca degli scherzi particolari. Il 30 settembre 1918 gli eserciti alleati stanno per dare la spallata definitiva per le truppe tedesche, la guerra è a una svolta, la comunità è matura per una fine delle ostilità: si combatte ma si sa già come andrà a finire. A est la rivoluzione russa ha smembrato l’Europa e una nazione. A ovest gli americani stanno dominando. Sulle Argonne avvengono gli scontri più brutali in uno di questi il soldato (private) Tonde in un furioso corpo a corpo ferisce un nemico ma per nostra sfortuna lo risparmia. La pietà che si confà anche fra nemici non gli permette di affondare il coltello nell’addome di un caporale tedesco e di ucciderlo. Mai pietà fu più nefasta, quell’uomo aveva un destino e un futuro terribile si chiamava Adolf Hitler. Pensate cosa sarebbe successo in caso contrario, la guerra non sarebbe scoppiata? nessun odio razziale verso gli ebrei? Nella storia le sliding doors capitano spesso, e sono ciniche e beffarde come i due minuti e la rotta sbagliata dei Dauntless americani che piombano alle Midway e cambiano il corso della storia, come i norvegesi che impediscono ai nazisti di recuperare l’acqua pesante ecc. La storia è infarcita di questi episodi certo che quella pallottola il soldato inglese poteva sprecarla

mercoledì 11 dicembre 2019

Qui Vincit non est Victor nisi Victus fatetur


Devo proprio essere un matusa io ho sempre pensato che Vae Victis fosse l’allocuzione latina che si rifà alla storia della prima discesa a Roma dei Galli capitanati da Brenno che saccheggiarono la Città eterna, dopo la vittoriosa, per i celti, battaglia di Allia nel 390 a.c. e pretesero e imposero un pagamento in oro consistente che solo l’ardire di Furio Camillo (pare leggenda) riuscì a contrastare. Ebbene da ieri ho scoperto che è il nome dato a una discoteca all’inizio degli anni 90 a un famoso videogioco e a un parastinchi. E ovviamente si è subito scatenata una polemica simil storica pronti a dare patenti di adesione a una fazione piuttosto che a un’altra. Sorrido pensando a un campione dell’arte pedatoria che ha bisogno di uno stimolo latino per ringhiare sulle caviglie avversarie, forse paragonandosi a un legionario romano pronto a non voltare mai le spalle al nemico. Eppure la storia che inneggia a esempi di grande ardimento spesso e volentieri racconta di catastrofi militari, di fughe impietose, di ritirate strategiche e di massacri epocali (Canne, Teutoburgo, Carre solo per ricordarne alcuni di famosi). L’iscrizione è vero serviva per infondere coraggio, poi però dovevi scendere sul campo e fare di necessità virtù. Di Leonida, tanto per citare un altro esempio, questo spartano, vissuto un secolo prima di Brenno, non ne sono esistiti molti. Forse varrebbe la pena di insegnare ai viziati giocatori di football che la vita del legionario era dura, anni lontani da casa, lunghi periodi oziosi a centinaia di chilometri, una vita passata a costruire e a disfare accampamenti quando in marcia, a spendere la diaria alla ricerca di compagnia femminile in luoghi lontani e come unico pensiero il ritorno a casa dopo anni a fare la vita contadina e a mettere su famiglia. Niente di così eroico, e, se si combatteva, era meglio non essere feriti, o la morte oppure rimanere illesi, le ferite, se non curate portavano comunque alla dipartita e a un gita senza ritorno nei Campi Elisi. Quindi meglio evitare i detti latini o se proprio ne devo citare uno mi piace quello che avevano gli opliti, i fanti della prima linea, sul loro scudo (qui vincit non est victor nisi victus fatetur – chi vince non si può considerare tale se il vinto non lo riconosce), certo però che in quel caso hai voglia a metterti un parastinco con quella scritta – non ci stà

Sul Monte Musinè cambiano i destini dell'Impero Romano


In hoc signo vinces, quante volte abbiamo sentito questa frase che di fatto segna la dicotomia tra religioni nell’impero romano con la vittoria del cattolico Costantino contro Massenzio a Ponte Milvio a Roma e il conseguente passaggio dal paganesimo al cristianesimo. Una battaglia che di fatto portò in auge per l’ultima volta l’Impero Romano e così i seguaci del cristianesimo, dopo due secoli quasi sempre di tormenti e di persecuzioni, conquistavano il palcoscenico di Roma. Ma prima di arrivare a Ponte Milvio ci furono altri passaggi e altre battaglie. Forse non tutti ricordano come il primo scontro avvenne proprio ad Augusta Taurinorum nel 312 tra il giovane Costantino supportato dalle truppe che avevano stanza in Britannia e che giunse in Italia attraverso il Passo del Moncenisio forte di 90.000 fanti e 8000 cavalieri. Il suo esercito era in gran parte formato da popolazione barbare, come Celti, Germani e Britanni. Ormai l’esercito era affare loro mentre i Romani preferivano darsi ad altri lavori. Il primo scontro avvenne in Italia nei pressi di Segusia (l’odierna Susa), la città venne presa e messa a ferro e fuoco ma Costantino non esagerò e si diresse verso Torino dove Massenzio lanciò contro un altro esercito dotato di un forte contingente di cavalieri pesanti. Costantino si dimostrò abile stratega e con una cavalleria più leggere seppe tenere a bada quella avversaria e con abili manovre tattiche mise in fuga l’esercito di Massenzio. Le truppe di Costantino vennero così acclamate dalla popolazione di Torino e a lui personalmente, proprio dentro le mura cittadine di Torino, venne decretato un vero e proprio trionfo, il suo buon rapporto con i torinesi di fatto gli aprì le porte delle altre città del Nord e con estrema facilità il giovane rampollo romano battè facilmente Massenzio ancora a Brescia e a Verona dove ebbe ragione delle truppe del rivale capitanate da Ruricio pompeiano il generale a cui Massenzio aveva sfidato la conduzione dell’esercito. Con il Nord libero Costantino ebbe vita facile e potè arrivare a Ponte Milvio con molte più chance da giocarsi, la leggenda o la storiografia poi narra come dietro la sua ultima vittoria ci fosse anche il passaggio armi e bagagli sotto un'altra religione, probabilmente un bell’accordo preventivo che la storia ha voluto ricordare e tramandare con quella particolare apparizione. E la stessa avvenne, come ricorda un enorme croce di 15 metri sul Monte Musinè, l’ultima montagna prima di arrivare a Torino cui dista in linea d’aria tra i 15/20 chilometri, l’opera eretta nel 1901 porta proprio alla base la famosa scritta IN HOC SIGNO VINCES che di fatto cambiò la storia dell’impero romano e perché no dell’Italia. 

mercoledì 4 dicembre 2019

La settima arte e Torino


Se Biella è la patria della televisione per via della storica emittente Telebiella che grazie a Peppo Sacchi ruppe il monopolio Rai negli anni settanta del secolo scorso. Torino rappresenta la vera e propria patria della Settima Arte. Nel marzo 1896, infatti, a pochi mesi dalla prima proiezione con il cinématographe avvenuta il 28 dicembre 1895 davanti al pubblico del Gran Cafè del Boulevard des Capucines a Parigi, i fratelli Louis e Auguste Lumière mostrarono per la prima volta la loro invenzione in Italia, proprio a Torino. Nel novembre del 1896, in via Po fu proiettato il primo spettacolo a pagamento d'Italia. Fu una selezione di persone tra cui il Sindaco dell’epoca di Torino per vedere questa nuova formula di intrattenimento, l’organizzazione di Vittorio Calcina un fotografo che rappresentava, una sorta di franchising, i fratelli Lumiere. Fu una serata didattica che faceva vedere l’arrivo di un treno in stazione, bimbi che giocavano insomma momenti classici e diedero il via all’aspetto commerciale con la gente che era affascinata da questa nuova forma di intrattenimento. Ma se il buongiorno si vede dal mattino ricordiamo che proprio a Torino sono nati il primo multisala nel 1983 (L’Eliseo) e il primo cinema d’Essai nel 1971 (il Romano nella Galleria Cisalpina) Nel 1904 nacque a Torino anche la prima casa di produzione la Ambrosio, il ragionier Arturo Ambrosio, che aveva uno studio fotografico in via Roma 2, si appassionò del cinema, e dopo due anni di studi e di proiezioni come "La prima corsa automobilistica Susa Moncenisio" fondò una delle prime case di produzione cinematografica del nostro Paese, quella che divenne poi la Ambrosio Film. Insomma un amore per il cinema che da sempre ha appassionato Torino. Torino è sempre stata al centro dell’attenzione del mondo del cinema fino agli anni trenta, sotto il Regime Fascista venne poi realizzata nel 1937 Cinecittà di fatto trasferendo nella capitale la Settima Arte con il contributo della studiosa Maria Adriana Prolo, la stessa che raccolse i primi materiali per la costituzione del Museo Nazionale del Cinema che oggi ha sede nei locali della Mole Antonelliana e che cominciò a ospitare i cimeli proprio in una sala della Mole concessa dal Comune. Migrò poi a Palazzo Chiablese per poi tornare in Via Montebello solo nel 2000. Cinema storici fanno da cornice a Torino e proprio uno di questi è l’Ambrosio il nome è connesso a quello del Ragioner Arturo, di cui abbiamo parlato prima, ma i capitali e il progetto furono dell'avvocato Cavaliere Giuseppe Barattolo, fondatore insieme ad Ambrosio e altri dell'Unione Cinematografica Italiana nonché grande animatore anche durante il Ventennio della cinematografia italiana. Il cinema Ambrosio è nato nel 1914, e si trova in quello che all'epoca era Palazzo Priotti, poi Frisetti e infine Priocca, uno stabile del 1913. Insomma se la storia è un film Torino ne è la sua degna rappresentante.

lunedì 2 dicembre 2019

la storia grazie ad amazon



A volte un film se fatto bene ti permette di scoprire qualcosa che non sai. Ignoravo la vita di Michiel de Rutyer uno dei personaggi probabilmente più famoso d’Olanda un ammiraglio che grazie alla sua perizia ha saputo trascinare l’Olanda tanto da farla diventare una potenza e mettere alla berlina l’Inghilterra dopo tre guerre combattute sui mari. Guerre di natura economica c’erano i commerci con il nuovo mondo e la geopolitica per il predominio continentale. La piccola Olanda contro la perfida Albione e un successo che di fatto cambiò anche certe gerarchie. Insomma una pagina di storia forse poco conosciuta e che modificò anche i confini e i destini della varie superpotenze. Per una volta grazie Amazon che mi hai fatto riscoprire la storia



c'è sempre un complotto


Fine anno tempo di premiazioni e di mensole stabili su cui posizionare trofei ambiti. Gioco forza pensare che i più grandi miti pedatori se le suonino di santa ragione per un simulacro pronto a fargli gonfiare il petto per una carriera o un anno di successi. E non importa che il valore del premio sia nulla nei confronti di un pngue conto in banca ciò che conta, modello bambino dell’asilo, è poter dire all’avversario io ne ho cinque tu solo quattro. E come in ogni banda che si rispetti interviene anche il tuo compagno di squadra per avvalorare la qualità e il valore di un premio, tutti pronti a pavoneggiarsi per il simulacro in attesa dei like dei tifosi. Siamo all’isteria pura. Un campione se tale dovrebbe comportarsi accettando anche la sconfitta ma non sempre così e così dinieghi, musi lunghi in attesa della prossima premiazione. Ma il teatro dell’assurdo è la teoria del complotto quella messa in atto dal buon Chiellini secondo cui il premio non è stato dato a Ronaldo per colpa di una società abbandonata come il Real Madrid. Insomma il potere dei forti, la stessa squadra contro cui il Giorgione nazionale protestò facendo il gesto dei soldi percepiti dall’arbitro che aveva osato fischiare un rigore al 93 contro la Juve. Non cresceremo mai e allora viene in mente quello che mi ha riferito il buon Bartoletti viene un momento in cui bisogna ritirarsi e lasciare parlare gli altri di calcio. Ecco mi sa che questo è il momento

Quando i referendum non mobilitano gli elettori: il caso della Prussia del 1931

  I referendum sono uno degli strumenti più importanti della democrazia diretta, ma la loro efficacia dipende soprattutto dalla partecipazi...