mercoledì 13 maggio 2026

LUIGI Nava il temporeggiatore


Il generale Luigi Nava è una figura che ancora oggi divide gli storici. Per alcuni fu un comandante troppo prudente, quasi paralizzato dal timore di sbagliare; per altri fu uno dei pochi ufficiali italiani della Grande Guerra a comprendere davvero cosa significasse mandare migliaia di uomini a morire sulle montagne.

Nell’estate del 1915, mentre l’Italia entrava nella guerra con l’idea di un’avanzata rapida verso le linee austro-ungariche, Nava comandava la 4ª Armata sulle Dolomiti. Davanti aveva montagne impossibili, creste di roccia, neve, artiglierie piazzate in alto e soldati che spesso combattevano più contro il freddo che contro il nemico. Cadorna pretendeva offensiva immediata, velocità, aggressività. Nava invece rallentava, studiava, consolidava le posizioni. Non voleva lanciare i suoi uomini in assalti che riteneva inutili e sanguinosi.

Per il comando supremo quella cautela divenne quasi una colpa morale. In un esercito dove il valore si misurava nella capacità di attaccare a ogni costo, Nava appariva debole, esitante, poco “guerriero”. Il 25 settembre 1915 venne rimosso dal comando con accuse pesantissime: mancavano, secondo Cadorna, energia e decisione.

Ma il punto vero è proprio questo: Nava era un pusillanime o semplicemente un comandante che aveva troppo rispetto per la vita dei suoi soldati? Probabilmente entrambe le letture contengono una parte di verità. Non aveva il temperamento aggressivo che la guerra totale pretendeva, ma intuiva con lucidità che quelle montagne avrebbero divorato intere generazioni. In un’epoca in cui molti generali misuravano il successo contando i metri conquistati, lui forse guardava anche il numero dei morti.

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