Se
fosse un film con Russell Crowe si potrebbe chiamare “Un’ottima
annata”.
Se fosse un’opera d’arte sarebbe la La nascita di Venere. Se
fosse una partita di calcio entrata
nella leggenda sarebbe il Italia–Germania 4-3. Ma
la bellezza che sta regalando questa stagione Orange
non ha paragoni. Per raccontarla bisogna scavare nella memoria e
tornare indietro di dieci anni, a quel rigore di Ramon che consegnò
lo scudetto agli astigiani e aprì una pagina indimenticabile della storia.
Oggi
quella storia sembra aver ritrovato nuova linfa. Con la larga
vittoria contro i vicentini del Cornedo, Patanè
ha centrato con una squadra interamente autoctona tutti gli obiettivi
della stagione: campionato
vinto, finali di Coppa raggiunte e Under 19 qualificata per la decima
volta alle finali di Coppa Italia.
E il campionato giovanile non è ancora finito: anche lì gli Orange
guidano la classifica. Alla
domanda sul perché di questo successo, Patanè ha parlato di una
filosofia prima ancora che di una squadra:
un gruppo cresciuto nel tempo, con serietà e lavoro quotidiano,
senza mai farsi travolgere dall’entusiasmo ma costruendo passo dopo
passo.
Lo
si è visto al PalaBrumar,
contro Cornedo: il tunnel di Francalanci a un monumento come Amoroso,
l’anticipo di Angelino su Del Gaudio. Non è irriverenza, è la
voglia di crescere, la dimostrazione che ogni giocatore sente di
poter dare qualcosa in più. La
partita è stata lo specchio della stagione: un primo tempo di
attesa, prudente, poi lo shock dell’uno-due veneto. Ma questa
squadra non va in affanno, respira, si ricompone e, trascinata dal
suo capitano, cambia il destino della gara. Proprio come ha fatto
durante tutto l’anno.
Certo,
nel futsal anche gli episodi contano e a volte aiutano. Ma in
casa, quest’anno, nessuno ha dettato legge
– eccezion fatta per Crema – ed è lì, tra le mura amiche, che
gli Orange hanno costruito il loro percorso. Adesso
si va alle finali con la leggerezza di chi ha già raggiunto qualcosa
di grande e con la consapevolezza di avere ancora molto da dire.
Senza pressione, ma con la forza di un gruppo che sa quello che vale. E
se da quelle finali dovesse arrivare qualcosa di più, qualcosa che
assomigli a una coppa, allora non sarà soltanto un’ottima
annata.
Sarà
una stagione destinata a restare nella
memoria di Asti
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