In un'epoca in cui il dibattito sui dazi doganali torna prepotentemente alla ribalta, è fondamentale ripercorrere le lezioni della storia. Camillo Benso conte di Cavour, statista lungimirante e padre dell'Italia moderna, comprese l'importanza del libero scambio per la crescita economica. La sua visione, basata sull'abolizione delle barriere commerciali, si rivela oggi più attuale che mai.
I dazi, lungi dal proteggere le economie nazionali, si traducono in un freno allo sviluppo. Aumentando il costo delle importazioni, riducono il potere d'acquisto dei consumatori e limitano la competitività delle imprese. L'esempio di Cavour, che promosse accordi commerciali con le principali potenze europee, dimostra come l'apertura dei mercati favorisca la specializzazione produttiva, l'innovazione e la crescita del benessere collettivo.
L'imposizione di dazi genera inevitabilmente ritorsioni da parte degli altri paesi, innescando guerre commerciali che danneggiano tutti i soggetti coinvolti. Le imprese, private dell'accesso a materie prime e componenti a prezzi competitivi, vedono ridursi i propri margini di profitto e sono costrette a trasferire i maggiori costi sui consumatori.
In un mondo globalizzato, in cui le catene del valore sono interconnesse, i dazi rappresentano un anacronismo. L'esperienza di Cavour ci insegna che la prosperità economica si costruisce attraverso la cooperazione e l'integrazione, non attraverso l'isolamento e il protezionismo.
L'Italia, paese esportatore per vocazione, ha tutto da guadagnare dall'apertura dei mercati. Le nostre imprese, eccellenze nel settore manifatturiero e agroalimentare, necessitano di un accesso agevolato ai mercati internazionali per competere con successo. I dazi, al contrario, minacciano di compromettere la nostra competitività e di frenare la nostra crescita economica.
In un momento storico in cui le sfide globali richiedono soluzioni condivise, l'Europa deve riaffermare il proprio impegno a favore del libero scambio. L'esempio di Cavour, precursore dell'integrazione europea, ci ricorda che la prosperità si costruisce attraverso l'apertura, non attraverso la chiusura.